Al via un Consiglio Ue estremamente complicato e ricco di tensioni
Sarà Consiglio Ue “più complicato del previsto”: così un diplomatico a Bruxelles definisce il summit in programma oggi e domani. Sul tavolo la trattativa sul Multiannual Financial Framework (MFF), il bilancio dell'Unione, ma anche la questione “urgentissima” del costo dell'energia e la crisi in Ucraina, che vive un momento particolare dopo la decisione di Donald Trump sul gasolio russo. Domani a Bruxelles è atteso il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Giorgia Meloni, in Senato, ha ribadito il “sostegno” dell'Italia, che “non è un'alternativa alla pace” ma al contrario “la rende possibile”. La premier è anche però tornata a chiedere un maggior protagonismo dell'Europa, con la nomina di un negoziatore (senza risparmiare 'frecciate' a Francia e Germania, che insieme al Regno Unito “ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme”). E del negoziatore si parlerà in Consiglio, anche perché ora è Zelensky che lo chiede; non ci sarà però una decisione, ma un confronto sull'“identikit”. Quanto all'uscita di Trump, anche Meloni l'ha criticata in quanto “molto rischiosa e contraddittoria”, che mina anche il sistema di sanzioni messo in campo dall'Ue; le stesse critiche dovrebbero essere contenute anche nelle conclusioni del Consiglio. Sul bilancio europeo il summit segnerà l'inizio della vera discussione, a partire dalla nuova nego-box messa a punto dalla presidenza irlandese (che non piace a nessuno).
L'Italia è tra i capofila degli “Amici della coesione”, coloro che si oppongono ai tagli alla Pac e ai fondi per la coesione. I tagli generali proposti dall'Irlanda (8%) per far felici i frugali non convincono Roma perché indeboliscono un bilancio già scarso, soprattutto sulle sfide della competitività. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa vorrebbe chiudere entro dicembre. Le proposte sono molte: il roll over del Newx Generation Eu, o possibili strumenti di debito mirati (ma c'è il no dei frugali). In scaletta anche il MO, con in particolare il ripristino della libertà di navigazione: l'Italia ha chiesto il potenziamento della missione Aspides, che è l'unica cosa che può dare all'Ue una rilevanza critica nella regione. Sul tavolo anche la questione dell'allargamento (l'Italia spinge per l'accelerazione su Montenegro e Albania). La Commissione, la scorsa settimana, ha anche rilanciato il tema dell'adeguamento del processo decisionale con il superamento del voto all'unanimità, tema su cui la presidente del Consiglio è nettamente contraria. Il testo delle conclusioni, si prevede, sarà “molto articolato” e di sicuro non mancheranno le tensioni.
Tensione tra i 27 sull'energia, ma c’è il via libera dall’Ue al decreto bollette
La crisi energetica e le modalità su come affrontarle sono il primo punto all'ordine del giorno del Consiglio Ue e se il senso di urgenza sul dossier è ampiamente condiviso è sulla strategia da mettere in campo che l'intesa tra i 27 è lontanissima. L'Italia è tra i Paesi che chiederà misure nel breve periodo, che vadano ad affrontare di petto gli effetti della crisi energetica sull'inflazione. Ma un nutrito gruppo di capitali, le nordiche, Berlino e Madrid, tra le altre, resta convinto che il nodo sia la dipendenza dai fossili e che si possa superarlo solo proseguendo ancor più rapidamente sulla strada della decarbonizzazione. É su questo che, probabilmente, si registrerà un cortocircuito. La Commissione Ue, in questo senso, non vuole arretramenti sull'exit strategy dalle fonti fossili ma a Ursula von der Leyen toccherà il compito ascoltare le richieste dei leader e di mettere sul tavolo un ventaglio di soluzioni.
La presidente dell'esecutivo Ue ha già in mente di prorogare il cosiddetto temporary framework a favore delle industrie energivore, allargandolo nel tempo e nei destinatari. Il dialogo strategico sulla raffinazione in Europa e il lavoro per aggregare la domanda di energia sono altre due carte che metterà sul tavolo ma probabilmente non basterà. Giorgia Meloni approderà al Consiglio Ue sulla scia della lettera inviata a von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità. Il tema, formalmente, non è all'ordine del giorno, è molto difficile, tuttavia, che non approdi sul tavolo. Su questo fronte la partita non si può giocare al summit Ue - in fondo solo Italia e Grecia hanno chiesto formalmente maggiore flessibilità - ma nelle retrovie. Innanzitutto, la Commissione ha di fatto dato via libera al decreto bollette, spiegando che si va verso “un accordo di massima” che permetta alla misura di non violare le norme sugli aiuti di Stato.
Il decreto prevede che la tassazione europea sulle emissioni (Ets) per i produttori di elettricità con il gas venga spostata sulle bollette dei consumatori, di modo da innescare un abbassamento del prezzo all'ingrosso dell'elettricità, ritenuto superiore all'aumento della bolletta. Ed è su questo principio che si sta sviluppando l'intesa tra Ue e Roma. Sulla flessibilità a tenere i contatti sono il commissario Valdis Dombrovskis e i ministri delle Finanze di Italia e Grecia. Palazzo Berlaymont non ha chiuso all'idea di usare il gettito extra-Iva per misure temporanee e mirate a favore di famiglie imprese. Roma ha ribadito a Bruxelles che la richiesta di flessibilità è pensata per stare dentro le regole del Patto, conditio sine qua non per sperare in un'intesa con l'Ue.
Consiglio Ue, due risoluzioni per mettere in difficoltà Vannacci e le opposizioni
Due risoluzioni, di cui una ad hoc sull'Ucraina, con l'obiettivo di mettere in luce le spaccature del campo largo ma, soprattutto, per mettere all'angolo la parte più lontana della coalizione di centrodestra: Roberto Vannacci. L'appuntamento del Consiglio Ue diventa l'ennesimo campo su cui si gioca la sfida elettorale. In poche righe si chiede di “continuare a sostenere ogni sforzo, in tutte le sedi europee e internazionali, affinché l'Ue promuova e sostenga attivamente ogni iniziativa diplomatica concreta finalizzata al raggiungimento di una tregua immediata sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Russia e Ucraina, al fine di intervenire in soccorso della popolazione civile già duramente provata”.
Il guanto di sfida è stato lanciato a FN per dimostrare che gioca a favore dell'opposizione pur decantando l'appartenenza al centrodestra. “Sono certa che il cambio di posizione in finale di legislatura sia genuino e non sia, diciamo così, determinato dal rischio di una mancata rielezione nei partiti nei quali eravate stati eletti” ironizza la premier Giorgia Meloni in replica alla Camera, “Ma in questo caso sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi candidaste con le nuove tesi che sostenete. In tutti gli altri casi siamo di fronte a uno dei tanti casi di trasformismo che abbiamo visto nella storia parlamentare e mi perdonerà se questo rende le sue argomentazioni per me meno interessanti”. Il voto dei vannacciani è contrario, come ampiamente previsto. L'altro obiettivo, spiegano diversi ministri in Transatlantico, è mettere in evidenza le divisioni dell'opposizione che, quando si parla di politica estera, non riesce ad avere una linea unitaria e ieri ha presentato 5 diverse risoluzioni.
C'è chi ipotizza che l'input sia arrivato direttamente da Palazzo Chigi, nello specifico dal sottosegretario meloniano Giovanbattista Fazzolari. La maggioranza, infatti, ha limato fino all'ultimo le due risoluzioni, “pesando”, spiegano, parola per parola un contenitore che i rumors di Palazzo già definiscono “risoluzione trappola”. L'opposizione non ci sta e il capogruppo dem a Palazzo Madama Francesco Boccia trova la scelta della doppia risoluzione “una forzatura inaccettabile”. Nelle repliche la stessa presidente del Consiglio contrattacca: “Mi chiedo cosa ci sia in questa proposta che non sia sostenibile. Forse non siamo liberi di sostenere lo stop degli attacchi russi contro l'Ucraina? Perché se così fosse, vi prego, almeno non mi fate la morale sulla difesa dell'interesse italiano e sulla libertà di difendere posizioni nell'interesse italiano”.
La premier Giorgia Meloni riapre sullo sconto Irpef in manovra
Giorgia Meloni rilancia lo sconto sull'Irpef per il ceto medio. “Sono ovviamente più che favorevole all'estensione dell'aliquota Irpef al 33%” oltre l'attuale soglia dei 50mila euro”, ha detto alla Camera facendo propria una delle misure più dibattute della prossima legge di Bilancio. La proposta era stata ipotizzata da più esponenti del governo già subito dopo l'ultima manovra pensando di arrivare alla soglia dei 60mila euro ma nell'ultima settimana aveva perso quota, a favore dell’ipotesi di utilizzare le risorse necessarie, 2,7 miliardi all'anno, su altri capitoli. Tre milioni e trecentomila contribuenti ora tornano a sperare: “Molto dipende dalle risorse di cui potremo disporre”, ha precisato la premier, senza nascondere che si è a caccia di coperture e ricordando le richieste fatte alla Commissione Ue.
Al centro ci sono due punti: il primo è che lo shock energetico inflazionistico venga considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole; il secondo è che si possa usare, almeno in parte, l'extragettito Iva dovuto all'aumento dei prezzi per misure “temporanee e mirate” a favore d’imprese e famiglie. “Taglieremo ancora le tasse”, ha promesso poi in un messaggio a Confesercenti. Qualcosa in più si capirà dal documento programmatico di bilancio approvato dal Cdm e atteso a Bruxelles oggi, che conterrà, oltre alle previsioni macroeconomica, “elementi” sulla prossima manovra. Per chiudere il provvedimento il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti vorrebbe aspettare l'esito del confronto con Bruxelles sulla clausola di salvaguardia Nec per energia e difesa, in modo di portare alle camere una manovra con contenuti “definiti”.
Martedì è arrivato il via libera del Parlamento allo scostamento di bilancio da 28,8 miliardi fino al 2028 ma per l'approvazione definitiva serve ancora la pronuncia del Consiglio Ue, che è attesa all'Eurogruppo del 9 novembre. Per questo il termine del 20 ottobre per la presentazione del disegno di legge, che non è perentorio, probabilmente non sarà rispettato. Intanto, fa discutere maggioranza e opposizione la mancata indicizzazione all'inflazione degli scaglioni dell'Irpef, delle detrazioni e della no tax area. È il meccanismo del fiscal drag: l'inflazione erode i redditi e se le fasce di tassazione rimangono uguali di fatto aumenta il peso del fisco. Un aumento dei salari per compensare l'inflazione si può tradurre in maggiori tasse versate, in una trappola chiamata drenaggio fiscale.
Alla Camera
Dopo che ieri si sono tenute le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. L’aula di Palazzo Montecitorio riprenderà i propri lavori lunedì prossimo alle 11.00 con la discussione generale di diversi provvedimenti, tra cui il decreto-legge per assicurare la continuità operativa d’impianti d’interesse strategico nazionale.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Trasporti con la Ambiente svolgerà audizioni e si confronterà sul decreto-legge sui veicoli EURO 5. Tutte le altre, invece, non terranno seduta e riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
Al Senato
L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per l’esame del decreto legge sui prezzi petroliferi e le infrastrutture e attività energetiche strategiche. A seguire svolgerà le interrogazioni e alle ore 15.00 le interrogazioni a risposta immediata.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Giustizia si confronterà sul ddl per la riforma dell’ordinamento professionale del commercialista, sul ddl per il rilascio degli immobili e sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative. Dibatterà sul ddl sull’allontanamento del minore, svolgerà, infine, delle audizioni sul ddl sulla legittima difesa e sui ddl sulla disciplina del condominio negli edifici. La Cultura svolgerà audizioni e proseguirà l’esame del decreto-legge sulla scuola. Tutte le altre, invece, non terranno seduta e riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
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