Manovra, via libera del Cdm a 26 miliardi. Giorgetti: «Questa manovra di bilancio è seria»
La legge di bilancio per il 2027 è una manovra seria, che conferma il rapporto di fiducia con le agenzie di rating e con i risparmiatori pur in un contesto economico non favorevole. È questa la valutazione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sul disegno di legge approvato mercoledì 28 ottobre dal Consiglio dei ministri per il triennio 2027-2029, ultima manovra della legislatura e quinta del governo guidato da Giorgia Meloni. Il titolare del Mef ha rivendicato la scelta di proseguire sulla direzione tracciata con le precedenti leggi di bilancio, continuando a garantire la solidità dei conti pubblici, e ha auspicato che la discussione in Parlamento «mantenga fede alla rotta» fissata dall’esecutivo. Già alla vigilia del Consiglio dei ministri Giorgetti aveva avvertito che si sarebbe fatto «quello che è possibile, non l’impossibile», riconoscendo però l’esistenza di un problema di ceto medio a cui dare una risposta sul piano fiscale. Il provvedimento vale complessivamente circa 26 miliardi di euro, più dei 23,5 miliardi indicati nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles a metà ottobre, e concentra le risorse sulle priorità già indicate dal governo: riduzione delle tasse, sostegno alle famiglie e alla natalità, incentivi al lavoro, imprese e sanità. Proprio al ceto medio è destinato l’intervento fiscale principale: il secondo scaglione Irpef, con aliquota al 33%, viene esteso ai redditi fino a 55mila euro, con un beneficio massimo stimato in circa 500 euro l’anno. Per i lavoratori autonomi la soglia di accesso al regime forfettario sale da 85mila a 100mila euro, mentre sul regime di esenzione Iva il governo avrà un anno per negoziare con la Commissione europea l’autorizzazione necessaria. Diventa inoltre strutturale l’esenzione dal bollo auto nella forma approvata in uno dei recenti Consigli dei ministri e viene prorogata la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, misura che secondo l’esecutivo ha interessato finora oltre 4,2 milioni di lavoratori. Per i giovani è previsto un premio da 2.500 euro per i lavoratori under 30, tassato all’1% e percepibile in dodici mensilità o in un’unica soluzione. Sul fronte abitativo la cedolare secca sugli affitti a canone concordato scende dal 10 al 5%, con un’aliquota dell’1% per i contratti stipulati con inquilini fino a 35 anni, e il regime viene esteso anche agli immobili commerciali. Tra le misure per le famiglie figurano un “salvadanaio” previdenziale per i nuovi nati e il rafforzamento del congedo parentale. Alla sanità sono destinati 3,4 miliardi aggiuntivi, che portano il Fondo sanitario nazionale a 146,3 miliardi nel 2027, con una quota vincolata alle retribuzioni dei medici di pronto soccorso; a questi si aggiunge un voucher da 300 euro per gli over 75 con una pensione fino a 28mila euro annui, utilizzabile per spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, farmaci e visite specialistiche, per una platea stimata in circa 5,5 milioni di persone e un costo di 1,6 miliardi. Confermati il bonus ristrutturazioni al 50% e il bonus mobili fino a 5mila euro, mentre plastic tax e sugar tax vengono rinviate di altri sei mesi. Sul capitolo previdenziale la manovra stanzia un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita, i cui interventi dovranno essere definiti durante l’esame parlamentare, senza la proposta della Lega del pensionamento a 64 anni; resta fuori anche l’intervento sulle tredicesime. Nella stessa riunione è invece slittato il decreto sulle bollette, che avrebbe dovuto introdurre un tetto al prezzo del gas ed è stato rinviato a un prossimo Consiglio dei ministri.
Manovra, da banche e assicurazioni oltre 5 miliardi. Ania: «Non siamo un giacimento fiscale da sfruttare»
Una quota rilevante delle coperture della legge di bilancio arriva dal settore finanziario. Il governo ha previsto a carico di banche e assicurazioni un contributo aggiuntivo superiore ai 5 miliardi di euro (fino a 6 secondo alcune stime), che questa volta passa per misure strutturali e non temporanee. La prima è un aumento di tre punti dell’Ires, che porta l’aliquota complessiva delle banche dal 27,5% al 30,5% e quella delle compagnie assicurative dal 24% al 27%. La seconda riguarda l’Irap: come ha spiegato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, l’intervento riduce dal 90% al 30% la deducibilità delle spese amministrative e degli ammortamenti dei beni strumentali, con l’esclusione delle società di gestione dei fondi comuni e delle società di intermediazione immobiliare. Per banche di credito cooperativo e popolari è prevista una franchigia che, secondo le prime valutazioni, tutelerebbe soltanto gli istituti di minori dimensioni. All’intero settore finanziario è chiesto inoltre un contributo attraverso la tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax, la cui aliquota sale dallo 0,2% allo 0,6%. Completano il quadro 700 milioni a carico delle società energetiche, tramite un aumento dell’Irap, altri 700 milioni dal comparto dei giochi e circa un miliardo di tagli alla spesa dei ministeri. A differenza dello scorso anno, quando con il settore era stato siglato un accordo triennale che prevedeva già 10 miliardi di contributi aggiuntivi, le misure sono state adottate senza un’intesa preventiva con gli istituti, che considerano tuttora valido quell’accordo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto che non vi è stato margine per un accordo, dicendosi comunque convinta che banche e assicurazioni comprendano la fase che il Paese sta attraversando, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva chiarito alla vigilia del Consiglio dei ministri che l’intesa era stata trovata all’interno della maggioranza e non con il sistema bancario. Il dossier ha diviso a lungo la coalizione: la Lega ha rivendicato la scelta di chiedere un contributo a un settore che prevede quest’anno profitti per 50 miliardi, mentre Forza Italia aveva espresso resistenze e il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato l’esclusione delle banche di prossimità dalla richiesta. Dal mondo finanziario sono arrivate le prime critiche. Il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, ha ricordato che le compagnie custodiscono il risparmio degli italiani e una parte rilevante del debito pubblico e non possono essere considerate una fonte di gettito per esigenze di cassa di breve periodo. Il direttore generale di Assonime, Stefano Firpo, ha definito pesante l’aumento della Tobin tax, che a suo giudizio riduce ulteriormente la competitività della Borsa italiana, in contraddizione con l’obiettivo di rilanciarla attraverso la riforma del Tuf. Secondo le stime di Equita, l’aumento dell’Ires avrebbe un impatto negativo medio tra il 4% e il 4,5% sull’utile per azione 2027 delle banche italiane, con UniCredit meno penalizzata per il peso delle attività estere; l’esecutivo sottolinea invece che gli interventi non incidono sul patrimonio di vigilanza degli istituti. Un’ulteriore parte delle risorse deriva dalla flessibilità concessa da Bruxelles con le clausole nazionali di salvaguardia, in particolare quella sull’energia, nella quale l’Italia ha ottenuto di far rientrare un pacchetto di misure del Pnrr per circa 3,4 miliardi, liberando così margini da destinare ad altri interventi. Secondo Giorgetti, le risorse della clausola finanzieranno, tra l’altro, l’efficientamento energetico di scuole, università, ospedali e impianti sportivi, una nuova edizione dell’energy release per piccole e medie imprese ed energivori e la mobilità ferroviaria sostenibile.
Bce, Lagarde lascia in anticipo la presidenza: «Voglio avere la libertà di parola»
La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde lascerà l’incarico in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, prevista per la fine di ottobre 2027. L’annuncio è arrivato giovedì 29 ottobre a Francoforte, nella conferenza stampa che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo, conclusa con i tassi di interesse invariati. Lagarde guiderà ancora due riunioni di politica monetaria, quella di dicembre e quella del 4 febbraio, che sarà l’ultima della sua presidenza. Alla base della decisione, ha spiegato, c’è la volontà di esprimersi liberamente e di impegnarsi anche su temi estranei alla politica monetaria, sui quali ritiene di poter dare un contributo. La presidente uscente ha aggiunto di non considerare più sostenibile, in questa fase, la neutralità che il ruolo impone, perché a suo avviso il dibattito pubblico è sempre più spesso alterato da ricostruzioni fuorvianti. Sulla transizione Lagarde ha escluso qualsiasi vuoto al vertice dell’istituto, assicurando che il successore sarà individuato per tempo. Tra i nomi più accreditati figurano l’ex governatore della Banca centrale olandese Klaas Knot, considerato un falco in materia di politica monetaria, e l’ex governatore del Banco de España Pablo Hernández de Cos. La nomina spetta al Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata su raccomandazione del Consiglio dell’Ue, dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce. Secondo le ricostruzioni dell’Adnkronos, sulla tempistica pesa anche il quadro politico francese: con l’avanzata dell’estrema destra euroscettica, il presidente Emmanuel Macron punterebbe a incidere sulla scelta del successore senza lasciare la partita a un’eventuale vittoria del Rassemblement National alle prossime elezioni. Il nome di Lagarde, che prima di approdare a Francoforte al posto di Mario Draghi aveva guidato il Fondo monetario internazionale ed era stata ministra delle Finanze nel governo Sarkozy, circola inoltre per la guida del World Economic Forum, mentre in Francia viene indicato come possibile carta per l’Eliseo in una fase di deficit elevato e turbolenze sui mercati. L’addio arriva in un passaggio delicato per la politica monetaria. Dopo i rialzi decisi tra giugno e settembre, che hanno portato i tassi dal 2% al 2,5%, il Consiglio direttivo ha optato per una pausa, mentre l’inflazione dell’area euro, salita al 3,8% a settembre per effetto dei rincari energetici, secondo Lagarde resterà ben al di sopra dell’obiettivo anche nei prossimi trimestri. Dal governo italiano è arrivato l’invito alla cautela del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che intervenendo a Economica 2026, la rassegna dell’Anpit, ha auspicato che la presidente uscente non alzi il costo del denaro prima di lasciare, una scelta che giudica potenzialmente «esiziale»: a suo avviso l’inflazione attuale ha un’origine esterna, legata alla crisi nello Stretto di Hormuz, e non deriva da un eccesso di domanda, per cui servirebbe piuttosto immettere liquidità e facilitare l’accesso al credito per sostenere crescita e competitività.

