Meloni e Merz sono pronti per guidare il rilancio dell'Ue
La base di partenza è fatta di tre priorità: semplificazione, neutralità tecnologica, accordi di libero scambio. L'obiettivo, tuttavia, va iscritto nel più ampio disegno di guidare il rilancio industriale e geopolitico dell'Europa. Giorgia Meloni e Friedrich Merz, con la dinamica partecipazione di Bart De Wever, si accingono a calare il jolly sul tavolo della competitività. Il prevertice convocato prima del summit nel castello di Alden Biesen avrà quasi gli stessi partecipanti, una ventina di leader su 27° ma condurre i giochi saranno Roma e Berlino. Ad aprire idealmente il prevertice sarà il paper redatto da Italia, Germania e Belgio. È nota, ad esempio, la battaglia contro il Green Deal, che va dalla richiesta di rivedere il sistema Ets e la Carbon Taxalla necessità di accelerare sulle misure omnibus. La novità, invece, sta nel concetto di freno di emergenza: in pratica si chiede di dare potere di intervento a uno o più Stati membri se, nel processo legislativo di una determinata misura Ue, dovessero emergere “eccessivi oneri burocratici”.
Ed è in questo indizio che si cela uno degli obiettivi strategici principali di Roma e Berlino, quello di trasformare la cooperazione rafforzata prevista dai Trattati in una cooperazione tra Stati. La gran parte dei 27 è ormai persuasa della necessità che il totem dell'unanimità vada superato. Meloni, fino a qualche tempo fa, non ne era affatto convinta ma la sua posizione, nell'asse con Merz, potrebbe risultare fortemente smussata. Una cooperazione tra Stati così concepita non equivale, tuttavia, al federalismo Ue targato Emmanuel Macron. Parigi, non a caso, è contraria al fatto che la cooperazione rafforzata diventi “metodo”. Ma i punti di attrito tra Merz e Macron non si fermano qui. Il caso del supercaccia franco-tedesco è ancora attualissimo, così come le posizioni quasi agli antipodi su debito comune e preferenza europea nel mercato industriale. Roma, in questo contesto, ha scelto Berlino.
Il vicepremier Antonio Tajani ha addirittura frenato su un vecchio pallino italiano come gli eurobond, spiegando che “ora al centro ora va messa la competitività”. Eppure, il nuovo asse italo-tedesco non piace a tutti, non certamente a Elly Schlein, secondo la quale “va nella direzione sbagliata”. Ma neppure a Mario Monti, che dalle pagine del Ft ha ammonito: “Roma e Berlino frammentano il mercato unico, la loro ricetta punta ai consensi, non alla competitività”. Al prevertice ci sarà Ursula von der Leyen nell'inedito ruolo di equilibratrice in queste ore. Ci sarà quasi certamente Emanuel Macron, ma molto probabilmente non Pedro Sanchez. Non sono attesi neppure Mario Draghi ed Enrico Letta, autori dei due rapporti che daranno il là al vertice dei 27 sulla competitività.
La Camera approva il decreto Ucraina. I vannacciani alla fine votano la fiducia
La fiducia alla Camera sul dl Ucraina alla fine passa con 207 voti favorevoli, compresi quelli dei tre vannacciani. Dopo una giornata di riflessioni e confronti sull'impatto politico del via libera o del non voto è proprio Roberto Vannacci ad annunciare la mossa, cui seguirà il no al decreto che autorizza il prosieguo degli aiuti militari a Kiev, provvedimento che, alla fine, viene approvato con 229 voti favorevoli e 40 contrari (M5S, Avs e vannacciani). “Un partito di destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare” ma “non rinunciamo alla nostra identità”, afferma il generale, che, in questo modo, non rompe con la maggioranza, ma si lascia mani libere. La scelta era prevista tra i FdI che ora stanno alla finestra, mentre la Lega minimizza: “Più che Futurismo di Marinetti è il trasformismo di Giolitti” punge il capogruppo Riccardo Molinari. “Noi rappresentiamo un partito orgogliosamente parte del centrodestra, che lo ha creato”, rivendica Paolo Formentini. Invece, Rossano Sasso, uno degli ex leghisti di FN, accende i riflettori sul “malessere di tanti colleghi” salviniani sull'Ucraina. Quindi lancia un appello alla maggioranza: “Noi ci siamo, però ascoltate”.
Giorgia Meloni “non ha più la maggioranza in politica estera” puntano il dito dal Pd, “La stabilità che continua a rivendicare è solo di facciata”. Diversa la lettura di +Europa con Riccardo Magi: ponendo la questione di fiducia è stata “lasciata una porta aperta all'ingresso dei putiniani in maggioranza.”. I partiti si dispongono così sullo scacchiere dell'Aula: il centrodestra di governo vota sì a fiducia e decreto; i tre vannacciani sì alla fiducia e no al decreto; Pd, Iv, Azione e Più Europa no alla fiducia e sì al provvedimento; da M5S e Avs doppio no a fiducia e decreto. Partita a sé quella degli odg: vannacciani, M5S e Avs si presentano con odg dai contenuti quasi sovrapponibili (stop alle armi a Kiev, maggiore sforzo diplomatico e trasparenza negli invii di armamenti), ma all'atto del voto pentastellati e rossoverdi dicono no agli impegni proposti da FN e viceversa, una scelta politica ben precisa che cela la necessità di marcare le dovute differenze e che deflagra in Aula nelle reciproche accuse di incoerenza. Alla fine tutti gli ordini del giorno delle tre forze politiche vengono bocciati.
Futuro Nazionale punta ad entrare nella maggioranza. Silenzio nel centrodestra
I vannacciani sono convinti: “Da oggi il centrodestra non sarà più lo stesso”. Nel centrodestra sono decisamente più cauti, il perimetro della maggioranza per ora non cambia anche se si comincia a studiare il trend nei sondaggi su FN di Roberto Vannacci. E Antonio Tajani mette in chiaro: “Ne parleremo quando sarà il momento opportuno ma la Lega ha giustamente diritto ad avere l'ultima parola” e al momento nel partito di Matteo Salvini non vogliono neanche sentir parlare dell'ex vicesegretario e di chi l’ha seguito nella sua nuova avventura. I rapporti sono decisamente cambiati rispetto a qualche settimana fa. “Salvini era quello che non avrebbe mai lavorato con i 5 Stelle e con Conte, poi ci ha fatto un Governo insieme.”, attacca Roverto Vannacci, rivendicando che il suo “è un partito di destra vera, fiera, orgogliosa”, mentre quella al Governo è “slavata”. E tiene le porte “aperte” anche a Forza nuova e Casa Pound, aggiunge indicando come alleati potenziali Mario Borghezio, il presidente del Popolo della famiglia Mario Adinolfi (che è candidato in Veneto per le suppletive) e lo youtuber anti-borseggiatori “Cicalone”.
L'ex generale è atteso dai suoi nelle prossime settimane a Roma e prosegue nella sua operazione di sottrarre forze alla Lega sui territori: a Firenze nelle ultime ore cinque esponenti leghisti hanno deciso di passare a FN. Nel giorno in cui compiono la loro prima mossa politica, il “Sì” alla fiducia accompagnato dal voto contrario sul decreto Ucraina, gli “incursori” di Vannacci lanciano un “segnale” alla maggioranza che per ora non riceve risposte di apertura. “Il dialogo può essere difficile ma non impossibile”, obietta Rossano Sasso, uno dei tre deputati di FN che ora siedono nel gruppo misto e stanno dialogando proprio con Adinolfi per associare il loro nome a quello del Popolo della famiglia, così da poter costituire una componente autonoma del Gruppo Misto. “C'è un dialogo aperto, stiamo discutendo i dettagli”, conferma Adinolfi, sottolineando che comunque la sua “collaborazione” con Vannacci è già stata sperimentata alle Regionali in Toscana ed ER; auspicando anche un salto in vista delle Politiche: l'idea del tridente con Vannacci e Fabrizio Corona “non è una boutade: sarebbe sciocco tenere divise queste energie”.
La segnalazione all'Agcom per violazione della par condicio da parte di Augusta Montaruli di FdI in merito ad un servizio di Report dell'8 febbraio chiude una giornata di scontro aperto sulla Rai. La polemica si apre la mattina con la riunione della Commissione di Vigilanza che segna la tredicesima fumata nera per il voto del presidente Rai. Nessun presente per la maggioranza. “Con lo stallo che perdura da oltre un anno e l'assoluto immobilismo della Giunta per il Regolamento, ho deciso di procedere oggi stesso con la convocazione dell'Ad della Rai Giampaolo Rossi”, dice la presidente Barbara Floridia. “La Rai sta colando a picco”, gli fanno eco i componenti del Pd nella Commissione che ha approvato il regolamento sulla par condicio per la Rai in vista del referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. “Meloni evoca presunte derive illiberali della sinistra ma sono accuse che vengono usate come foglia di fico per coprire il controllo crescente di Palazzo Chigi sul servizio pubblico”, affermano i componenti del Pd in vigilanza.
Da parte sua il capogruppo di FI al Senato Maurizio Gasparri spiega: “Noi riteniamo che si debba prima dare un assetto stabile alla Rai e non condividiamo l'ostracismo a proposte di garanzia che le minoranze respingono, volendo trasformarsi in una maggioranza. Quindi restiamo molto critici verso l'atteggiamento della presidente Floridia e delle sinistre della Commissione”. Quanto all'assetto un segnale viene dalla calendarizzazione del ddl di riforma della Rai, fermo da mesi in Commissione, che approderà nell'aula del Senato nella settimana dal 3 al 5 marzo, con la soddisfazione delle opposizioni che chiedono da settimana la conclusione dell'esame da parte e legano l'approvazione del Media Freedom Act dell'Ue allo sblocco sulle elezioni del presidente della Rai.
Intanto però ad agitare le acque di Viale Mazzini sono anche il caso Petrecca e la perdita dei diritti di Atp Finals, anche se il ministro Francesco Lollobrigida liquida la polemica sulla telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi da parte del direttore di Rai Sport: “È una polemica che fate voi tra giornalisti”. Non la pensano così i giornalisti Rai che, per solidarietà nei confronti dei colleghi della testata sportiva, annunciano per l'intera giornata di venerdì 13 febbraio uno sciopero delle firme in tutti i tg, gr, nei programmi di informazione della Rai e sul web.
Alla Camera
Dopo che ieri ha approvato, in prima lettura, il decreto-legge Ucraina l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi oggi alle 9.30 per esaminare la pdl per l’istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito, il ddl per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Diocesi ortodossa romena d'Italia e la pdl sull’insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri durante la permanenza in Italia.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sui ddl su Roma Capitale e sullo schema di Dlgs sulla procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico di soggiorno. La Esteri proseguirà l’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche dell’Artico e sull’impegno dell’Italia nella Comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni. La Difesa si confronterà sullo schema di Dlgs sulla revisione dello strumento militare nazionale e con la Affari Sociali esaminerà lo schema di Dlgs sulla revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare. Dibatterà sulla pdl sulla difesa e sicurezza nazionale nonché la clausola di compatibilità per l’applicazione delle disposizioni ambientali adottate dagli enti territoriali alle aree militari e sullo schema di DM sul GCAP.
La Cultura svolgerà audizioni sul riconoscimento delle lingue regionali, delle lingue locali e dei dialetti italiani. La Lavoro si confronterà sulle pdl sul congedo di maternità e di paternità obbligatorio. La Affari Sociali esaminerà le pdl per la prevenzione e la lotta contro l’HIV, l’AIDS, l’HPV e le infezioni e le malattie a trasmissione sessuale. La Politiche dell’Ue svolgerà audizioni sulla proposta di regolamento Ue che modifica la direttiva ePrivacy.
Al Senato
Dopo che ieri ha approvato definitivamente il decreto-legge elezioni, nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato tornerà alle 10.00 per la discussione delle interrogazioni e alle 15.00 per le interrogazioni a risposta immediata (question time).
Per quanto riguarda le Commissioni, la Giustizia svolgerà audizioni e si confronterà sul ddl sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti e alcoldipendenti, sullo schema di Dlgs sulla tutela penale dell’ambiente e sul ddl per le variazioni di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Esaminerà il ddl per la riforma degli ordinamenti professionali, si confronterà sul ddl sulla violenza sessuale e sui ddl sul cognome ai figli. La Affari Esteri e Difesa esaminerà, con la Affari Sociali, lo schema di Dlgs sulla sanità militare. La Politiche dell’Ue dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Ue. La Affari Sociali esaminerà il ddl sull’assistenza sanitaria per i cittadini italiani residenti all’estero.

