L’asse Meloni-Merz fa infuriare Sanchez. Macron tenta la distensione

Le alleanze a Bruxelles sono “variabili”, lo riconosce la stessa Giorgia Meloni, ma stavolta l'iniziativa italo-tedesca arriva a sollevare la dura protesta dello spagnolo Pedro Sanchez: il prevertice convocato prima del Consiglio informale di Alden Biesen è un metodo “divisivo”, fanno sapere fonti del governo spagnolo. Alla riunione alla fine hanno partecipato 19 Paesi e la Commissione Ue, la premier ha spiegato che intende renderlo un formato strutturato, replicando il modello applicato sull'immigrazione: “Se Paesi si organizzano per cercare di fornire al Consiglio, che è quello che poi decide, elementi più precisi e una convergenza già definita, questo può aiutare il Consiglio e può aiutare la Commissione”. 

Parole distensive la Meloni le aveva rivolte in particolare alla Francia, che pure ha deciso di partecipare al prevertice: “C'è sicuramente un motore italotedesco, una convergenza con Merz, ma è qualcosa che non si fa contro o escludendo qualcun altro: la Francia partecipa al tavolo sulla competitività ed è un bene perché è un Paese importante”. Anche Merz e Macron hanno voluto smussare le distanze: dopo il prevertice si sono presentati insieme al doorstep del Consiglio informale, assicurando “concordia” sugli obiettivi. Insomma, l'iniziativa sembrava “assorbita”. Ma a far risalire la tensione è stato Pedro Sanchez: “I negoziati si sono svolti a livello di sherpa, secondo fonti governative, e quando l'incontro ha iniziato a prendere forma la Spagna ha dichiarato di non ritenere opportune tenere riunioni preliminari che escludessero alcuni Paesi. In seguito, l'Italia ha deciso di non invitare la Spagna, che si era opposta all'incontro”. 

Dunque, spiegano le fonti spagnole, “abbiamo comunicato al Governo italiano che questo tipo d’iniziativa mina i principi fondamentali dell'Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontana ulteriormente”. Da Palazzo Chigi arriva però una versione diversa: dopo il prevertice, Meloni e Sanchez hanno avuto modo di confrontarsi a margine del Consiglio informale, e “nel corso del colloquio, il Presidente Sanchez non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito alla riunione di coordinamento”. Insomma, nessun pentimento sull'iniziativa, che anzi Meloni vuole “strutturare” e che ha già un prossimo incontro fissato: “I leader hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio Ue di marzo per mantenere alta l'attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”. Si vedrà dunque presto, tra poco più di un mese, che piega prenderà l'iniziativa dei Paesi “like-minded” che in questo caso sono i tre quarti dei membri dell'Ue. 

L’Ue ha capito che non c’è tempo da perdere sulla competitività

Al ritiro dei leader europei nel castello di Alden Biesen il messaggio è apparso chiaro: l'Ue avverte l'urgenza di reagire al peggioramento del quadro economico e alla pressione geopolitica globale e punta a tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni concrete. I 27 sono insomma pronti ad agire. A dominare la giornata sono stati gli interventi di Mario Draghi ed Enrico Letta. L'ex presidente della Bce ha evidenziato “il deterioramento del contesto economico” e “l'urgenza di affrontare tutte le questioni” già sollevate nel suo rapporto. Draghi ha insistito su più fronti: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi dell'energia e possibilità di ricorrere, se necessario, alle cooperazioni rafforzate. In particolare, si è soffermato sul tema degli investimentie sulla necessità di strumenti finanziari comuni, sui quali restano le aperture di Francia e Spagna, mentre ancora una volta dalla Germania ha alzato un muro. “Non posso approvare” il tema del finanziamento con eurobond, ha chiarito il cancelliere Friedrich Merz: la Costituzione tedesca è chiara, si tornerà a parlare dei finanziamenti nel confronto sul nuovo Bilancio Ue

Il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa ha parlato di un “senso di urgenza” condiviso tra i 27 e di “consenso unanime nella necessità di spingere sull'agenda della semplificazione” per “arrivare a risultati concreti in marzo”. Alla linea dell'ex premier italiano si è affiancata quella di Enrico Letta, che ha indicato il completamento del mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. “Il Mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità”, ha spiegato ai leader invitandoli a passare da 27 mercati nazionali a uno spazio economico realmente integrato. Senza una forte integrazione dei mercati finanziari, ha avvertito, “sarà impossibile essere sufficientemente competitivi”. Letta ha proposto un One Market Act articolato su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni, con l'obiettivo di ottenere risultati concreti già tra il 2026 e il 2028 e convogliare il risparmio europeo verso investimenti e crescita. 

Nel dibattito è emersa anche la disponibilità a procedere più rapidamente con gruppi di Paesi. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi sull'integrazione dei mercati dei capitali: “Preferirei procedere con i 27, ma questi due pilastri sono enormemente importanti e dobbiamo avanzare ora” avvertendo che in assenza di passi avanti si prenderà in considerazione “la cooperazione rafforzata”. La Commissione Uepresenterà una roadmap sul One market act già a marzo. Il vertice non era decisionale ma è servito a dare finalmente il là alle scelte operative: tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, i leader hanno riconosciuto che la competitività economica è ormai parte integrante della sicurezza dell’Ue. 

Il governo è al lavoro sul nuovo decreto bollette. Pronti 315 milioni

Un fondo di 315 milioni di euro coperti dal Mase per dare un contributo straordinario di 90 euro alle famiglie che hanno il bonus sociale per la bolletta della luce, ma un contributo straordinario può essere riservato dai venditori di energia elettrica per il 2026 e 2027 anche ai clienti domestici che non hanno un bonus sociale ma un Isee annuale che non va oltre i 25.000 euro. È una delle misure per ridurre le bollette di luce e gas alle famiglie e alle imprese (il taglio atteso secondo indiscrezioni sarà dai 2,5 ai 3 miliardi) contenute in una bozza del decreto-legge preparato dal Governo e che andrà in Cdm la prossima settimana. Il decreto-legge cercherà di andare incontro anche alle esigenze delle pmi come recita il titolo del provvedimento di 12 articoli “Misure urgenti di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas e di riduzione delle bollette elettriche in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, nonché misure urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico”. 

Sul dossier energia “ci sono delle dinamiche e risposte che servono a livello nazionale”, ma il tema è anche “europeo”, ha sottolineato Giorgia Meloni. La bozza del decreto indica che sarà promossa la concorrenza nel mercato nazionale del gas naturale all'ingrosso e si provvederà alla sua integrazione nel mercato Ue. Per farlo l'Arera introdurrà “un servizio di liquidità entro un limite massimo di spesa di 200 milioni di euro” che prevede “la sottoscrizione di contratti tra l'impresa maggiore di trasporto di gas naturale italiana”, ovvero Snam, “e operatori selezionati tramite procedure competitive che avranno il diritto di ricevere un premio e l'obbligo di formulare offerte di vendita sui mercati a pronti del gas naturale a prezzi specifici”. 

200 milioni saranno attinti dalle risorse rinvenienti dalla vendita da parte dell'impresa maggiore di trasporto di gas naturale, secondo i termini e le modalità definiti dall'Arera del gas stoccato. L'Autorità presenterà, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, al Mase “una proposta per la piena integrazione dei mercati del gas naturale italiano e tedesco attraverso le infrastrutture in territorio svizzero”. Il decreto prevede la riduzione della componente Asos (oneri di sistema) delle bollette elettriche e il sostegno alle utenze non domestiche, disposizioni per promuovere la contrattazione di lungo termine della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese, per la riduzione degli oneri di sistema derivanti dalle bioenergie, per la riduzione degli oneri del gas naturale per la produzione di elettricità. 

Le opposizioni attaccano sulle limitazioni delle ispezioni parlamentari nei Cpr

Il testo definitivo ancora non c’è ma già la lettura delle bozze del ddl sull'immigrazione ha fatto scattare non solo le proteste delle Ong per il blocco navale ma anche la dura reazione delle opposizioni che hanno scovato tra i 17 articoli una misura che, a una prima lettura, limita i poteri ispettivi dei parlamentari ponendo dei paletti al libero accesso ai Cpr. Un fatto “molto grave” per cui vanno presi provvedimenti subito, stralciando eventualmente la norma al suo arrivo in Parlamento se non ci dovesse essere prima una “marcia indietro”, chiedono alla Camera PdAvsM5S e +Europa. La norma, come si legge nell'ultima bozza, riscrive le regole per le visite ai Cpr, prevedendo che possano accedervi senza autorizzazione, tra gli altri, “i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell'ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei Centri che ne fanno richiesta”, andando così a limitare, dice Riccardo Magi, le regole attualmente in vigore contenute nella direttiva Lamorgese del 2022 che invece prevede “l'accesso senza autorizzazione” da parte di “membri del Governo e del Parlamento nazionale e coloro che li accompagnano per ragioni del loro ufficio”. 

Solo con il libero accesso “ci possiamo rendere conto delle effettive condizioni di detenzione”. Sarebbe peraltro “irrealistico” consentire i soli colloqui sulla base delle richieste dei migranti perché “nessuno degli ospiti dei Cpr conosce i parlamentari che andranno in visita”. Ma il Viminale assicura che non c'è “nessun intervento” sulle prerogative parlamentari e che “la norma intende mettere ordine sul tema degli accompagnatori del singolo parlamentare”, una “retromarcia” cui deve seguire “una riscrittura”, avverte Magi perché “così com'è scritta, riguarda chiaramente” anche “i parlamentari”. Intanto il centrodestra difende a spada tratta la nuova stretta contro l'immigrazione irregolare, pienamente “in sintonia con le regole europee”, come sottolinea il vicepremier Antonio Tajani e che archivia “la stagione delle porte aperte e dell'immigrazione incontrollata voluta dalla sinistra”, come si legge in uno dei dossier tematici preparati dall'ufficio studi di FdI per i parlamentari. 

Vannacci guarda alle politiche del 2027, “pronto a correre da solo”

Obiettivo: le elezioni del 2027 con o senza il centrodestra. Anzi, Roberto Vannacci rilancia: “Corro anche da solo, non c'è nessun problema”. L'ex vicesegretario leghista, e da dieci giorni leader di Futuro Nazionale, si prepara alle prossime politiche che si terranno fra un anno. Forte delle nuove adesioni e, a breve, del sostegno del Mondo al contrario: l'associazione, nata sulla scia del suo libro-scandalo e che vanta circa 5000 soci, è pronta a seguirlo. Resterà un'associazione culturale ma almeno fino al 2027 offrirà fondi e personale alla nuova creatura dell'ex generale, per contribuire a consolidare il partito in Italia. Lo metterà per iscritto lunedì sera: l'assemblea voterà una modifica al proprio statuto per aggiungere la postilla transitoria (riferita all'impegno fino al 2027) e il paletto sull'uso del simbolo di FN, esclusiva dell'eurodeputato e del partito. Mentre continua il suo tour in Italia, Vannacci si porta avanti. Promette un pacchetto di misure sulla sicurezza che potrebbe presentare a marzo (forse in una conferenza stampa alla Camera) insieme ai “futuristi”. 

In un'intervista a Sky Tg24 ammette che preferisce nettamente quella definizione, piuttosto che “vannacciani”, e ribadisce il suo campo d'azione e le probabili alleanze. Per l'ex vicesegretario leghista, la coalizione di centrodestra resta “la collocazione del mio partito”, ma con il distinguo del supporto al Governo e il dissenso sull'invio di armi a Kiev, uno sdoppiamento cristallizzato dal voto splittato in Aula dai tre deputati di FN (sì alla fiducia al Governo, no al decreto Ucraina). E comunque su una possibile alleanza, taglia corto: “Lo vedremo all'approssimarsi delle politiche del 2027. Dovranno essere fatte scelte e dovranno essere fatte a più teste”. Apre le porte a Mario Adinolfi, presidente del Popolo della famiglia, e le chiude a Fabrizio Corona e ai partiti di Sud chiama NordItalexit

Si concretizzano invece le adesioni a FN, le ultime il segretario del Carroccio di Modena Guglielmo Golinelli, ex deputato con 18 anni di militanza alle spalle e Gian Carlo Locarni, vicesegretario provinciale a Vercelli e nel Carroccio da più di 20 anni. Finora per Vannacci il bottino più ricco di arruolati è nella sua Toscana dove se ne contano almeno 8 mentre al sud Francesco Battista si è dimesso dal ruolo di segretario della Lega a Taranto. Il partito di Matteo Salvini però guarda avanti. Oggi ha convocato il consiglio federale a Milano e in cima alle priorità c'è la manifestazione del 18 aprile con i Patrioti di tutta Europa a Milano, in difesa dei valori dell'occidente. Ai piani alti del partito negano che la riunione possa discutere anche del successore di Vannacci come vicesegretario. Al di là dei tempi, il super favorito è al momento Luca Zaia.

  1. L’asse Meloni-Merz fa infuriare Sanchez. Macron tenta la distensione
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