La maggioranza si spacca sulle preferenze. FdI vota con FN. Oggi voto finale

Nuove votazioni e nuovo colpo di scena: la Camera dice ancora no alle preferenze, bocciando, dopo quello del centrodestra, anche l'emendamento di FN. La maggioranza si divide di nuovo, con FdI che, recitando il leitmotiv della “coerenza”, vota con i vannacciani mentre Lega e Forza Italia confermano la loro contrarietà. La riforma però non subisce battute di arresto, nonostante il pressing delle opposizioni che continuano a chiedere al centrodestra di fermarsi. E mentre prosegue lo scontro sulla parità di genere si arriva perfino a dare il via libera, all'unanimità, alla possibilità di voto per i fuorisede. In attesa di vedere come si chiuderà il primo round della partita, con il via libera di Montecitorio all'intero provvedimento che sarà, ancora una volta, a scrutinio segreto, “Abbiamo fatto la nostra battaglia a viso aperto”, sintetizza il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.

La scelta serve a sostenere la narrazione pro-preferenze da un lato e a mandare un segnale agli alleati dall'altro, anche perché rimane aperta la possibilità di riprovarci a Palazzo Madama, come non ha mancato di osservare, tra le polemiche, lo stesso Ignazio La Russa. “Ho parlato da presidente del Senato e ho ricordato che nel sistema bicamerale quello che viene votato in un ramo del Parlamento può essere cambiato dall'altro”, dice respingendo le accuse di avere svestito i panni di “arbitro”. “Se a qualcuno non piace, riformuli la Costituzione”. Ma sarà da vedere, di qui a settembre, se davvero Meloni vorrà andare fino in fondo con le preferenze. Il timing infatti, dopo le tensioni di questi giorni, non sembra cambiato: via libera della Camera, approdo al Senato dove il testo andrà all'esame della Commissione fino alla pausa estiva, e passaggio in Aula alla ripresa a settembre. Una modifica comporterebbe il ritorno alla Camera, inevitabilmente con la fiducia. Nessuno scaramanticamente scommette, nemmeno a taccuini chiusi, sull'esito del voto che arriverà questa mattina.

Ma l'andamento dei voti segreti di ieri, compreso quello sull'articolo 1 del testo, di fatto il cuore della riforma, con il meccanismo di voto che passa a sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione di liste che ottengono almeno il 42% dei voti, sembrerebbe ridurre il rischio di ulteriori sorprese, dall'esito peraltro imprevedibile. Le opposizioni si preparano all'ultima battaglia, accusando il centrodestra di avere negato la diretta tv per “nascondere ai cittadini il tracollo di una maggioranza finita nella “palude”. Assurdo che “la maggioranza fischietti come se non fosse successo nulla”, attacca la segretaria del Pd puntando il dito contro la premier rea di essere stata pronta a “sacrificare le altre donne per il potere”. Il riferimento è alla proposta, poi cassata in Aula, sulle preferenze che incideva sull'alternanza di genere, oggetto di un lungo battage delle deputate di opposizione. Uno dei motivi, ammettono a denti stretti i meloniani, che ha contribuito a fare saltare il banco.

Meloni vuole “andare avanti” ma veleni e sospetti tra alleati rimangono

I sorrisi e le battute durante la cerimonia dei Maestri della cucina e i post per rivendicare l'ultimo ddl sicurezza e rilanciare “l'impegno” a “riportare lo Stato dalla parte delle persone perbene” o per promettere che “continueremo a promuovere l'agroalimentare italiano”. Nel suo day after, Giorgia Meloni, almeno nella sua parte pubblica, vuole mandare un messaggio: “Andiamo avanti” perché la sconfitta sulle preferenze “è solo un incidente parlamentare”. Ma le riflessioni a Palazzo Chigi procedono, esaminando cause e responsabilità della spaccatura alla Camera, e tutti i possibili scenari. Le decisioni, lascia intendere la premier, si prendono a mente fredda. Si aspetta di vedere come andrà nelle prossime ore la conclusione delle votazioni sulla legge elettorale, così non sono al momento in programma vertici di maggioranza, seppure ci siano stati contatti tra i leader.

Meloni si confronta soprattutto con i suoi fedelissimi, prima e durante una giornata non priva di tensioni e del voto di FdI con su una proposta di FN sulle preferenze. Dopo settimane di attacchi incrociati, può sembrare un primo abboccamento con la forza di Roberto Vannacci, una cui eventuale entrata nel centrodestra è osteggiata dal mondo berlusconiano. Più che altro, però, viene spiegato come un messaggio agli alleati e se Lega e FI si risentono, si taglia corto fra i deputati della premier: “Ci potevano pensare prima di votare contro le preferenze: sono loro che devono fare una riflessione...”. L'accusa ai partiti di Antonio Tajani e Matteo Salvini è di aver disatteso gli impegni. Tra i meloniani si solleva il problema di “due vicepremier dimezzati che non controllano i rispettivi partiti”. Nella maggioranza si stimano fino a 40-50 franchi tiratori. 

I primi sospetti si sono concentrati soprattutto sugli azzurri vicini a Marina Berlusconi, ricorre il nome di Marta Fascina. La presidente di Fininvest, però, pare non sia stata consultata prima della decisione di FI di passare dal No al Sì all'emendamento sulle preferenze, e avrebbe preferito tenersi fuori dalle discussioni sulla legge elettorale. Ma la stessa premier, si racconta tra i meloniani, guarderebbe in casa Lega cercando i responsabili della figuraccia consumatasi per un solo voto di scarto. Nei tabulati si cerchiano di rosso tre nomi: il ministro Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Federico Freni, in Aula eppure “in missione”, e la viceministra Vannia Gava, anche lei presente ma fra quelli che “non hanno partecipato al voto”. E nel partito di Meloni si calcola che sarebbero stati 4 i voti recuperati se Fabio Rampelli non avesse dovuto presiedere la seduta al posto di Lorenzo Fontana.

Quanto basta a capire che lo scenario presenta rischi di fibrillazioni decisamente alte nella maggioranza. Dopo i tormenti delle prime ore, i segnali che arrivano da Palazzo Chigi spingono a escludere decisioni drastiche che potrebbero portare a elezioni anticipate a ottobre. Sarebbe un po' come divorziare e poi chiedere di sposarsi di nuovo con lo stesso partner, è l'esempio che rimbalza nel centrodestra, dove c'è la convinzione che in caso di crisi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accerterebbe immediatamente che non è possibile la formazione di un esecutivo diverso. Ora l'orizzonte diventa la prossima manovra, capolinea prima del voto fra febbraio e marzo 2027. Ma molto dipenderà da come verrà chiuso il capitolo legge elettorale. 

Vertice del campo largo alla Camera, accelerare sul cantiere dell’alternativa

All'indomani dello scivolone della maggioranza sulle preferenze, nel campo largo il confronto si sposta su come capitalizzare il successo. A fare un primo punto sono Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che si sono riuniti per circa mezz'ora nel corridoio della Corea, alle spalle dell'Aula. Un mini-summit per ragionare sulle prossime mosse in Aula, dove la riforma elettorale deve ancora completare il suo iter, volgendo però lo sguardo già oltre. Adesso la sfida è non disperdere il clima di ritrovata sintonia, dando sostanza a un campo che punta a diventare il più largo possibile e, incalza il leader del M5S, ad “accelerare”.

“La premier non può fare finta di niente”, è il messaggio che filtra dal Nazareno, dove la legge elettorale viene ormai considerata politicamente morta. Più del destino della riforma, però, nell'intero arco delle opposizioni pesa il segnale arrivato dall'Aula: per la prima volta si è incrinata l'immagine di una maggioranza fin qui apparsa granitica. E a rendere il colpo ancora più duro è la bocciatura dei due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini da parte dei loro stessi partiti. “Saremo pronti” ad andare alle urne “in qualunque momento, perché la vera notizia è che è crollata tutta la narrazione di questo Governo”, rivendica la Schlein, sostenendo che “il problema” è tutto interno al centrodestra. Il sit-in promosso da +Europa davanti a Montecitorio è la fotografia che il campo largo vuole tenersi stretta. C'erano tutti, fanno notare dal centrosinistra, Italia Viva compresa. Il primo banco di prova arriva subito in Aula: dopo il vertice dei leader, Pd, M5S e Avs votano compatti l'emendamento della maggioranza sul voto ai fuorisede. Non è il testo che avrebbero voluto, ma prevale il pragmatismo.

Fuori dall'Aula è invece Giuseppe Conte a spingere il cantiere dell'alternativa un passo più avanti. Il programma del Movimento “è quasi completato” e il confronto con gli alleati può partire già “la prossima settimana”, assicura, ridimensionando i distinguo sulla politica estera dove “le opposizioni sono molto più convergenti della maggioranza”, condividendo la priorità del “ripristino del diritto internazionale”. Per ora, però, il campo largo evita di forzare i tempi. La manifestazione unitaria di Padova viene ormai archiviata per evitare nuovi boomerang come a Napoli: meglio trasformare la sintonia di queste ore in “metodo di lavoro”, consolidare “l'intesa in Parlamento” e rimandare il vero salto di qualità ai tavoli programmatici dopo l'estate.

La maggioranza trova l'accordo: Valentino nuovo presidente Antitrust

Sbloccato il capitolo più complesso, quello della Consob, un altro tassello delle nomine pubbliche va al suo posto. La maggioranza ha trovato un accordo sulla presidenza dell'Antitrust, indicando in Saverio Valentino il successore di Roberto Rustichelli. Il nome di Valentino, avvocato, attualmente già componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato dal 13 giugno 2023, era circolato nelle ultime ore proprio a ridosso della scelta di Guido Staziper la presidenza della Commissione per la Borsa. L'indiscrezione ha quindi trovato conferma ufficiale nella nomina, come da procedura, da parte dei presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Il profilo è quello di un tecnico. Negli equilibri interni alla maggioranza, le tre Authority pubbliche scadute o in scadenza quest'anno sarebbero suddivise tra i tre partiti principali, con la Consob in quota Forza Italia, l'Antitrust in quota Fratelli d'Italia e l'Anac, che dovrà essere rinnovata a settembre, in quota Lega. Il partito del vicepremier nonché Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini punterebbe infatti a indicare un nome proprio per l'Autorità anticorruzione che vigila sugli appalti pubblici.

Alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per l’approvazione in prima lettura della pdl sulla legge elettorale.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali con la Affari Costituzionalidiscuterà sugli schemi di intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La Affari Esteri proseguirà l’indagine conoscitiva sull’impegno dell’Italia nella Comunità internazionale per la promozione e tutela dei diritti umani e contro le discriminazioni svolgendo audizioni. La Cultura esaminerà il DL sullo sport e i grandi eventi. Alle 13.30, la Attività Produttive ascolterà l’amministratore delegato di ENI Claudio Descalzi sulla congiuntura del mercato energetico in Italia e in Europa. La Agricoltura svolgerà audizioni sul ddl per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle ore 10.00 per esaminare le risoluzioni sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per il trasferimento di funzioni. 

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà il ddl sulla protezione civile e il ddl sulla riforma della Polizia locale. Con la Giustizia proseguirà l’esame del DL sulla giustizia e sui migranti e lo schema di Dlgs sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l'attività di polizia e di responsabilità penale e civile.

La Cultura discuterà sul ddl sulla riorganizzazione del Consiglio universitario nazionale, sul ddl sulla scuola d’infanzia musicale e sul ddl sulla Vespa Piaggio. Esaminerà i ddl sulle banche dati per le opere audiovisive e per i fonogrammi. Si confronterà sul ddl sulla valorizzazione delle abbazie e degli insediamenti benedettini medievali, sui ddl sulla comunità educante, sui ddl sull’inclusione degli studenti universitari con DSA e sui ddl sui corsi di primo soccorso nelle scuole secondarie. Infine, riprenderà l’esame dell’affare assegnato sulle Fondazioni lirico-sinfoniche.

La Industria esaminerà l’affare assegnato sulle aree di crisi industriale complessa in Italia e i ddl sull’attività di acconciatore ed estetista. Discuterà sul ddl sulle grotte d’Italia. Proseguirà l’esame del ddl sulle reti delle città madri del made in Italy, dei ddl sui prodotti agroalimentari di qualità, dei ddl sul registro nazionale dei pizzaioli e dei ddl sullo spreco alimentare. La Affari Sociali esaminerà il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN, il ddl sul potenziamento dell’assistenza sanitaria e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale, sui ddl sulla sostituzione mitocondriale e sui ddl sull’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia. Infine, si confronterà sul ddl sulla tutela delle vittime dell’amianto, sul ddl sulla cura della idrosadenite e sullo schema di Dlgs sui controlli sull'uso di sostanze farmacologicamente attive autorizzate come medicinali veterinari.

  1. La maggioranza si spacca sulle preferenze. FdI vota con FN. Oggi voto finale
  2. Meloni vuole “andare avanti” ma veleni e sospetti tra alleati rimangono
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  4. La maggioranza trova l'accordo: Valentino nuovo presidente Antitrust
  5. Alla Camera
  6. Al Senato



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