Dal G7 l'Europa si prepara alla missione per Hormuz
L'atteso accordo tra Washington e Teheran spalanca le porte a quella missione per lo Stretto di Hormuz che il presidente americano aveva chiesto diverse settimane fa, ottenendo il costante rifiuto degli Alleati perchè, infatti, mancava la “condizione necessaria” per intervenire: il cessate il fuoco e l'intesa tra i belligeranti. Il G7 di Evian, tuttavia, ha registrato il ritrovato asse transatlantico, agevolato dal formale impegno dell'Europa a operare per garantire la libertà di navigazione nello Stretto. Il dossier dal Lago di Ginevra planerà ora a Bruxelles al tavolo del summit dei 27. La più recente bozza di conclusioni ha messo nero su bianco “gli sforzi” dei Paesi Ue e dei loro partner per garantire la libertà di navigazione e puntualizza che qualsiasi accordo non deve alterare la “governance” di Hormuz. Per l'Ue, di fatto, serve un ritorno allo stato pre-guerrama con uno Stretto non più minato dai Pasdaran: nessun pedaggio imposto da Teheran sarebbe accettato da Bruxelles. “Il Consiglio Ue ricorda il ruolo dell'operazione di difesa marittima Aspides, ne sottolinea il potenziale contributo alla stabilizzazione della regione e ne chiede il rafforzamento” si legge nella bozza di conclusioni del summit. Modalità e tempistiche della missione europea restano ancora incerte e comunque legate agli iter legislativi nazionali.
La Francia e la Gran Bretagna sembrano avere fretta. Il cancelliere Friedrich Merz, che mercoledì ospiterà il vertice degli E5 (con Parigi, Varsavia, Londra e Roma) per fare il punto dopo il G7, punta a ottenere il mandato del Bundestag entro la pausa estiva. La premier Giorgia Meloni si è mostrata più cauta: ha sottolineato che non si sa ancora “se sarà necessaria domani” l'autorizzazione del Parlamento e ha rimarcato che ci sono “sessanta giorni”, a partire dalla firma dell'intesa Usa-Iran, per capire le modalità d’intervento. L'intenzione degli europei resta quella di non forzare la mano, passando comunque dalla via diplomatica. Al momento, la situazione a Hormuz appare ben lontana dalla normalità: dall'inizio della settimana i registri di navigazione hanno segnalato il passaggio di meno di una ventina di navi, rispetto alla media delle 120 al giorno del periodo pre-guerra.
Oltre duecento petroliere e oltre trecento navi mercantili, secondo gli ultimi dati di martedì, erano ancora ferme nell'area. Le perplessità su un passaggio che sia davvero sicuro e la presenza delle mine, nonostante le rassicurazioni di Donald Trump, stanno frenando il ripristino del traffico. A Bruxelles, non a caso, sono convinti che per ritornare ai flussi d’import di gas e petrolio pre-conflitto potrebbero volerci mesi. Di tutto questo i leader dei 27 parleranno giovedì e venerdì a un summit Ue dove, sul fronte mediorientale, resta caldo e divisivo anche il dossier israeliano. Nella bozza di conclusioni la condanna verso “le azioni unilaterali di espansione” in Cisgiordania è netta ma sull'embargo ai prodotti degli insediamenti il quorum è lontano, laddove sulle sanzioni al ministro oltranzista Ben Gvir manca l'unanimità. Le prossime ore diranno se le dure parole di Trump nei confronti di Benyamin Netanyahu faranno da sponda decisiva a chi, in Ue, vuole dare un segnale forte al governo israeliano.
Per Meloni Vannacci fa il gioco della sinistra
Della domanda su Roberto Vannacci in conferenza stampa ne avrebbe fatto volentieri a meno e figurarsi in occasione del G7 di Evian che Giorgia Meloni ha definito “molto importante” perché ha consentito di lavorare “bene insieme con una convergenza su tutti i temi che non era scontata”. Il riferimento abbastanza facile da cogliere è anche all'allineamento degli Stati Uniti sull'Ucraina, quella posizione che prevede sostegno a Kiev e pressioni, sanzioni comprese, sulla Russia per portarla al tavolo della pace che i leader hanno sottoscritto senza eccezioni. E, d'altra parte, proprio il rapporto Donald Trump era uno dei grandi temi di questo vertice dopo mesi di tensioni. La freddezza sembra essersi sciolta, tanto da far parlare Meloni di “rapporto immutato”. La premier ironizza sui vari siparietti carpiti dai cronisti e ci tiene a dire che tra i due non ci sono stati solo scherzi e battute, ma non avalla nemmeno l'idea del disgelo in quanto tale, come se gli scontri pubblici non fossero quasi esistiti. Nessuna recriminazione, spiega, perché “siamo due persone che hanno un loro carattere abbastanza forte” e “difendono con determinazione il loro interesse nazionale” ma “alla fine ognuno capisce ovviamente quale può essere il punto di vista dell'altro e quindi siamo ripartiti direttamente parlando di ciò che va fatto”.
A un anno dalle elezioni, mese più mese meno, scindere la stabilità interna e le prospettive della coalizione di governo dai grandi scenari di politica estera è di fatto impossibile. E infatti la domanda sulle possibilità o meno che Futuro nazionale entri a far parte dell'alleanza di centrodestra prima del prossimo test elettorale di certo non arriva inaspettata per la presidente del Consiglio. La premier dice che è una tema che non si è posta, poi ributta la palla nel campo del generale: “Mi pare che il movimento dell'onorevole Vannacci abbia già dichiarato la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra”; d'altra parte “quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo Governo della storia guidato da una persona di destra non si vuole dare una mano, vedo una certa funzionalità per la sinistra”. Insomma, la Meloni non risponde esplicitamente alla domanda, come a rinviare il tema, ma ne fa una questione di coerenza sui temi piuttosto che di mero calcolo matematico.
“Una cosa che io ho imparato molti, molti anni fa è che la politica non è mai aritmetica, non pensate mai che se tu sommi 30 più 4 fa 34”. Per la premier il movimento di Vannacci è molto “pompato” dal centrosinistra e da alcuni media per indebolirla, ma che se venisse testato fuori dalla coalizione di centrodestra probabilmente i sondaggi sarebbero diversi. Ed è anche in questa ottica, viene spiegato da via della Scrofa, che la premier non avrebbe intenzione di frenare sulla legge elettorale che, peraltro, potrebbe spingere al voto utile. Di certo, su un punto Meloni contesta apertamente il generale, ed è sul reato di femminicidio che il leader di Futuro nazionale ha detto di voler abolire: “Lo rivendico, poi ognuno è libero di pensarla come vuole, ma sono contenta che ci sia oggi nel nostro ordinamento”, afferma. Vannaci o no, comunque, Giorgia Meloni torna dal vertice di Evian dicendosi soddisfatta.
L'Eurocamera approva le norme sui rimpatri e Meloni esulta
Il regolamento sui rimpatri approvato in via definitiva dal Parlamento Ue è il sigillo finale della nuova politica di gestione dei migranti inaugurata dall'Ue. Per alcuni è l'ultimo mattone issato sulla Fortezza Europa, per la Commissione Ue è il tassello che integra il Patto Migrazione e Asilo, appena entrato in vigore, e che servirà ad accantonare il basso tasso di decisioni di rimpatrio realmente effettuate. La norma, presentata dall'esecutivo Ue solo nel marzo 2025, sarà ricordata anche per essere tra i primi provvedimenti, assieme ai regolamenti sui Paesi terzi sicuri e sui Paesi di origine sicuri, a essere stata approvata da una maggioranza composta dai popolari del Ppe e dalle destre di Ecr, Patrioti ed Europa delle nazioni sovrane, che sono riusciti a raccogliere 418 voti (29 voti in più rispetto al mandato negoziale di marzo) contro i 218 delle sinistre che hanno respinto la legge. Divisi i liberali tra i 37 eurodeputati a favore, 21 contrari e 12 astenuti. Il regolamento introduce un quadro comune europeo per i rimpatri, imponendo l'obbligo di lasciare il territorio dello Stato membro interessato e di cooperare con le autorità. In caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o minaccia alla sicurezza, sarà possibile disporre il trattenimento fino a 24 mesi, prorogabile per altri sei mesi.
Le Autorità nazionali potranno effettuare perquisizioni e sequestri di effetti personali e dispositivi elettronici, previa autorizzazione, per agevolare l'esecuzione dei rimpatri. Il testo introduce inoltre la possibilità di trasferire i migranti, ad eccezione dei minori non accompagnati, verso centri di rimpatrio situati in Paesi terzi che abbiano concluso accordi con gli Stati membri. Esulta la premier Giorgia Meloni, che parla di “grande successo dell'Italia in Europa” per “un provvedimento storicofrutto soprattutto del lavoro del Governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell'Ue”. È una “rivoluzione” del Governo italiano e “dei conservatori europei nella lotta all'immigrazione illegale in Europa”, le fa eco il co-presidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini, perché “finalmente il problema non è più la ricollocazione dei migranti in Europa, ma la gestione dell'immigrazione viene fuori dai confini europei” e perché è stata introdotta “la possibilità di realizzare dei centri per i rimpatri negli Stati terzi, esattamente l'estensione del modello Albania a tutta Europa”. Protesta il gruppo dei Socialisti Ue.
Tensioni e polemiche dopo il vertice del campo largo
Alta tensione dopo il vertice dei leader del campo progressista hanno rilanciato i lavori sul programma in vista delle politiche. A far discutere sono più gli assenti che i presenti. Nell'osteria di Campo dei Fiori, accanto a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mancava la componente moderata del centrosinistra, da Matteo Renzi a Riccardo Magi. I fari si accendono così su una galassia centrista ancora lontana dal fare sintesi. “È la foto del campo stretto”, il commento più soft che arriva dai riformisti Pd. Dove, tra i malumori, i più agguerriti puntano il dito: “Quel vertice è un boomerang, un incidente che rischia di umiliare il riformismo centrista”, parole che riaccendo le frizioni interne ai dem, mentre si accendono i battibecchi tra chi c'era e chi no. Avs difende il perimetro della coalizione ritratto in foto e +Europa va all'attacco. Dalle file M5S, intanto, c'è chi torna ad alzare il veto su Renzi ingaggiando la sfida muscolare con Iv. Nel mezzo dei fuochi incrociati, dal Nazareno arrivano segnali distensivi. La segretaria avrebbe sentito personalmente sia Renzi che Magi, un modo per rassicurarli sul fatto che il vertice non deve essere affatto considerato come il tavolo di coalizione sul programma.
“Quello si aprirà a settembre”, è la linea tenuta dai vertici del Pd, dove si consolida un ragionamento: la coalizione non finisce in quella foto, il perimetro è quello delle alleanze per le regionali, con dentro anche Iv. Insomma, la segretaria, che ha convocato una Direzione nazionalemartedì prossimo, resta “testardamente unitaria”. Ma la linea non sembra essere condivisa; Giuseppe Conte ripete ai suoi una riflessione: “Nessuna preclusione, ma valutare bene i compagni di strada”. Chiara Appendino alza il tiro. “Renzi è inaffidabile, averlo in coalizione farebbe perdere voti e sarebbe tafazziano”, dice facendosi portavoce di una posizione non trascurabile nella pancia del Movimento. Renzi, in partenza per Chicago per l'inaugurazione dell'Obama Presidential Center, non raccoglie “le polemiche di chi pensa di essere autosufficiente”. Il leader di IV non sembra preoccupato e ai suoi ripete: liberarsi di Giorgia Meloni è un obiettivo troppo grande per lasciarlo naufragare tra litigi e veti. Intanto dal M5S lasciano intendere che i dubbi non sono su tutta la galassia centrista, e infatti Conte è stato uno dei primi a sostenere Progetto Civicodi Alessandro Onorato.
Alla Camera
Dopo che ieri ha approvato il DL sui prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per esaminare le mozioni sul settore dei giochi pubblici, le mozioni sulla revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti, le mozioni sulla riduzione del costo dell'energia e politiche a sostegno della crescita, le mozioni per il superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Ue, le mozioni sulla prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico; si confronterà poi sulla pdl per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà il ddl sulla legge elettorale. La Affari Esteri proseguirà l’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico. La Ambiente discuterà sul decreto-legge sul piano casa. La Trasporti svolgerà audizioni sul ddl sulla governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo d’interesse generale. La Attività Produttive proseguirà l’esame dello schema di Dlgs sui mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno.
Al Senato
L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle ore 10.00 per esaminare il ddl sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e il prelievo venatorio e il ddl per lo sviluppo della carriera dirigenziale e la valutazione della performance del personale delle Pubbliche amministrazioni. Come di consueto, svolgerà le interrogazioni e alle 15.00 le interrogazioni a risposta immediata.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà audizioni sugli schemi di intese preliminari per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia riferiti alle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto e alcune sul ddl sulla Polizia locale.
La Giustizia esaminerà il ddl sulla riforma dell’ordinamento forense, il ddl sulla riforma degli ordinamenti professionali, il ddl sull’allontanamento del minore e il ddl per il gratuito patrocinio in favore delle famiglie vittime di femminicidio. Dibatterà sul ddl sulla libertà dell’imputato durante l’udienza, sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative, su cui svolgerà anche audizioni, e sul ddl sui detenuti sottoposti a regime speciale in aree insulari. Svolgerà audizioni sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative.
La Affari Sociali esaminerà il decreto legge sul salario giusto, il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN, il ddl sulla delega farmaceutica, il ddl sul potenziamento dell’assistenza sanitaria e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale, sui ddl sulla sostituzione mitocondriale e sui ddl sull’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia. Si confronterà sul ddl sul registro dei dispositivi medici e sul ddl sulla tutela delle vittime dell’amianto.

