Il No vince con il 56,3%. Affluenza al 58,9%, un record

Il referendum ci consegna un risultato netto: il No ha vinto con il 56,3%, mentre il Sì si è fermato al 46,3. La riforma costituzionale della giustizia sulla separazione delle carriere viene bocciata dagli elettori italiani, che si recano in maggioranza ai seggi con un'affluenza del 58,9%. Il risultato è evidente già dalle prime rilevazioni statistiche e si va allargando consolidandosi già a metà pomeriggio, e naturalmente viene accolto con sentimenti contrari nei comitati schierati sui fronti opposti. Poco prima delle 15.00, però, una notizia scuote il mondo della magistratura: il presidente dell’Anm Cesare Parodi comunica ai colleghi le sue dimissioni irrevocabili, una decisione maturata per gravi motivi familiari legati alla salute di un congiunto. Parodi, procuratore aggiunto a Torino, sceglie di rendere nota la sua scelta a ridosso della chiusura delle urne, per evitare qualsiasi collegamento con l’esito del referendum. Per quanto riguarda l'analisi del voto, il No vince in tutte le regioni salvo LombardiaVeneto e Friuli Venezia Giulia

Secondo il consorzio Opinio Italia gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati avrebbero votato sì solo nell'82,1% dei casi e no nel 17,9%, quelli della Lega sì nell'85,9% dei casi e no nel 14,1%. Più allineati i seguaci di FdI (88,8% di sì e 11,2% di no). Nel centrosinistra: gli elettori del Pd avrebbero votato per il 90,4% no e 9,6% sì; quelli del M5S nell'87% no e 13% sì; quelli di Avs per il 93,1% no e 6,9% sì. A spingere il fronte contrario alla riforma, secondo Lorenzo Pregliasco di Youtrend, “è stata l'idea di difendere la Costituzione (nel 61% dei casi)” ma, “indubbiamente anche un voto di opinione che ha due facce: quella dell'elettorato moderato preoccupato per il rischio di un'eccessiva concentrazione dei poteri sull'esecutivo e quella del voto di protesta, contro il Governo”. Per il suo istituto, infatti, il 31% di chi si è espresso contro la separazione delle carriere l’ha fatto proprio per “dare un voto di opposizione al Governo Meloni”. Da considerare anche l'età dei votanti: i giovani si sarebbero espressi in grande maggioranza per il No. 

Meloni accetta la sconfitta al referendum e non si dimette

Il no alla riforma della giustizia rappresenta per Giorgia Meloni la prima vera sconfitta da quando è a Palazzo Chigi. La premier, che si è spesa in prima persona, non è riuscita a slegare l’appuntamento con le urne dal giudizio sul Governoe così quello emerso alla fine appare come un risultato dal chiaro connotato politico, che tuttavia non porterà la Meloni a lasciare la guida del governo. Niente dimissioni, nessun voto anticipato, avanti fino a fine legislatura. Lo chiarisce lei stessa nel video di 46 secondi pubblicato sui social dopo nemmeno due ore dalla chiusura dei seggi. “Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l'Italia e verso il suo popolo”. Meloni, dopo aver votato al mattino nel seggio in zona Tor de Cenci, quadrante sud della Capitale, segue la giornata lontano da Palazzo Chigi e a giochi fatti non può che riconoscere che “gli italiani si sono espressi con chiarezza, rispettiamo la loro decisione”. 

La leader di FdI, che dopodomani sarà in missione in Algeria, esprime “rammarico per un'occasione persa di modernizzare l'Italia, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della Nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Insomma, nessun passo indietro. Linea ribadita anche dal fedelissimo della premier a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari: “Gli italiani si sono espressi in senso contrario, e ne prendiamo atto con rispetto. Continueremo a portare avanti quella che per noi è una vera rivoluzione: rispettare, fino in fondo, il programma di governo”. E quindi anche la nuova legge elettorale, quello “Stabilicum” compatibile col premierato che già oggi nell’Ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera potrebbe subito tornare al centro del dibattito. In primo piano, tuttavia, c’è anche la posizione del Guardasigilli Carlo Nordio, della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro

Il trio, chi per un motivo chi per un altro, ha complicato non poco l’avvicinamento al referendum e c’è chi giura che la resa dei conti interna non tarderà ad arrivare. Due big di via della Scrofa come Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami parlano di “analisi, riflessioni, valutazioni” all’orizzonte, col responsabile organizzazione di FdI che aggiunge: “Certamente se ci sono state delle sbavature nella campagna elettorale, ovviamente hanno pesato”. Per il momento escludono contraccolpi anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini ma dovremmo aspettare le prossime settimane per comprendere fino in fondo quale sarà la postura e la strategia dei partiti della coalizione.

Il campo largo fa festa e guarda già alle politiche, ma prima le primarie

Con la vittoria del referendum la spallata a Giorgia Meloni è stata data e il voto contro la riforma Nordio apre di fatto la campagna elettorale del campo largo per le prossime politiche. Il risultato è oltre le attese, scaccia i fantasmi che pure si erano manifestati, dopo quella prima rilevazione dell'affluenza che aveva sorpreso e spiazzato tutti. Quella corsa al voto all'inizio aveva preoccupato molti, a cominciare dal Pd, perché gli stessi sondaggisti facevano fatica a spiegare cosa stava succedendo. Poi sono arrivati i risultati e le conseguenti dichiarazioni. “Un avviso di sfratto” al Governo, per Giuseppe Conte, la dimostrazione che “batteremo Meloni alle politiche”, assicura Elly Schlein. Per Nicola Fratoianni è la prova che “cambia il vento”, Angelo Bonelli si dice certo che “l'opposizione è maggioritaria nel Paese” e anche secondo Matteo Renzi “il centrosinistra può vincere”. Certo, il lavoro è ancora lungo nel campo largo, è significativo che i leader non organizzino un'unica conferenza stampa tutti insieme, si ritrovano solo in piazza alla festa organizzata dalla Cgil e dai comitati per il no, dopo aver commentato ciascuno nella propria sede di partito. 

Non a caso Fratoianni avverte: “La vittoria del no è un punto di partenza, non di arrivo. Sbagliare ora sarebbe imperdonabile”. Anche perché il dato finale del voto conferma un fenomeno a cui il centrosinistra dovrà fare molta attenzione: i no alla fine sono quasi tre milioni in più dei voti presi da Pd-M5s-Avs messi insieme nel 2022 alle politiche, nonostante un'affluenza di circa 5 punti inferiore. Vuol dire, come riconosce la stessa Schlein in conferenza stampa, che “c'è una parte di elettrici ed elettori che hanno votato no e che non aveva votato noi, ma soprattutto credo che non avesse proprio votato”. Elettori che hanno voluto colpire il governo Meloni ma che non è scontato riportare alle urne quando ci sarà da scegliere un partito e non basterà dire un no. Su questo già le letture sono diverse: per l'ala sinistra del Pd sono soprattutto “giovani”, elettori che “difendono la Costituzione”, per i riformisti si tratta di quei cittadini di centrosinistra che non amano un'offerta sbilanciata a sinistra ma che sono contro Meloni. Soprattutto, poi, diventa ineludibile la principale questione irrisolta nella coalizione: la scelta del candidato premier

È Conte a spiazzare tutti aprendo alle primarie, ma alle sue condizioni: “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie. Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai cittadini”. A differenza del passato queste primarie saranno molto più complicate, questa volta non si tratta solo di incoronare un leader sostanzialmente già scelto, la competizione potrebbe essere vera e avere esiti imprevedibili, soprattutto se anche i centristi dovessero presentare un proprio candidato, come Matteo Renzi. Schlein usa la solita prudenza, ribadisce di essere pronta ma senza accelerare: “Discuteremo di tutto: modalità, tempi. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Discuteremo di tutto insieme alle altre forze progressiste”. Del resto, continua il parlamentare Pd, “difficile a questo punto immaginare una strada diversa dalle primarie”. 

Alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 14.00 per discussione generale del ddl sulla Croce Rossa italiana, sul disegno di legge costituzionale su Roma Capitale, sulla ratifica dell'accordo tra Italia e Uzbekistan sulla cooperazione di Polizia, sulla pdl per l’adesione al Protocollo emendativo della Convenzione relativa alle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili, sulla pdl di ratifica dell'accordo tra Italia e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria e il ddl sull’accordo Italia-Emirati Arabi uniti di cooperazione nel settore della difesa.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà audizioni sullo schema di Dlgs sulla parità di trattamento fra uomo e donna. La Esteri svolgerà audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nell’Artico. La Difesa discuterà sullo schema di DM sull’acquisizione del Sistema satellitare ottico. 

La Ambiente esaminerà il DL relativo agli interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito Calabria, Sardegna e la Sicilia, nonché ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi e svolgerà audizioni e dibatterà sullo schema di Dlgs sul ripristino della natura. Infine, esaminerà la pdl sull’edilizia residenziale pubblica. La Trasporti svolgerà audizioni sull’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico locale non di linea. La Affari Sociali svolgerà audizioni ed esaminerà il ddl e le pdl sul caregiver familiare.

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 16.30 per esaminare il ddl sulla valorizzazione della risorsa mare.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà il DL sulla sicurezza pubblica. Si confronterà sul ddl sull’intesa con le Assemblee di Dio in Italia e sul ddl per il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla.

La Giustizia svolgerà audizioni, si confronterà sui ddl sul contrasto alla violenza sessuale e dibatterà sul ddl sull’allontanamento del minore. Si confronterà e svolgerà audizioni sul ddl sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti e alcoldipendenti. Esaminerà il ddl sulla riforma degli ordinamenti professionali, il ddl sulle indagini informatiche e i ddl sul reato di apologia della criminalità organizzata. Discuterà sul ddl sull’apologia dei reati di associazione di tipo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso, sui ddl sui beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e sul ddl sui beni immobili confiscati alla mafia assegnati a Enti non profit. Si confronterà sul ddl sui detenuti in aree insulari e sul ddl sul cognome ai figli. Svolgerà audizioni sui ddl sulla crisi da sovraindebitamento ed esaminerà lo schema di Dlgs sulla tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. 

La Affari Esteri e Difesa ascolterà il Direttore Nazionale degli Armamenti amm. sq. Giacinto Ottaviani ed esaminerà lo schema di DM sulla cessione gratuita della Nave Garibaldi, discuterà sul ddl sulla giornata per i periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star e sullo schema di DM sull’acquisizione del Sistema satellitare ottico. La Politiche dell’Ue dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea. La Bilancio esaminerà lo schema di Dlgs sui tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale e lo schema di Dlgs sul riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. 

La Cultura proseguirà l’indagine conoscitiva sulla povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica. La Ambientesvolgerà audizioni sul DL concessioni e commissari straordinari e proseguirà l’esame del ddl sulla valorizzazione della risorsa mare. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs regolamento sul ripristino della natura. La Attività Produttivedibatterà sui ddl sulla vendita del pane, sul ddl sulla giornata della ristorazione e proseguirà l’esame dell’affare assegnato sulle aree di crisi industriale complessa in Italia. Discuterà sul ddl per l’introduzione della rete delle Città madri del made in Italy, sul ddl sul registro nazionale dei pizzaioli professionisti, sul ddl per la riduzione dello spreco alimentare e sul ddl sull’attività di acconciatore ed estetista.

La Affari Sociali svolgerà audizioni sul ddl sulla farmaceutica ed esaminerà il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale e sui ddl sulla sostituzione mitocondriale. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs sul riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

  1. Il No vince con il 56,3%. Affluenza al 58,9%, un record
  2. Meloni accetta la sconfitta al referendum e non si dimette
  3. Il campo largo fa festa e guarda già alle politiche, ma prima le primarie
  4. Alla Camera
  5. Al Senato



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