Meloni è al vertice degli E5: “Rafforziamo il peso europeo nella Nato”
Un'Europa più forte in una Nato più forte: Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia rilanciano questo impegno, ben consapevoli che aumentare gli investimenti nella sicurezza del continente sia il viatico principale in questo momento per abbassare le tensioni nel rapporto con gli Usa, il cui ruolo riconoscono “vitale” per l'Alleanza. Giorgia Meloni ha vissuto lo scontro in prima persona nei giorni precedenti il vertice degli E5 a Berlino, convocato per definire un approccio comune da tenere al summit Nato il 7-8 luglio ad Ankara, un appuntamento in cui, ha annunciato il tedesco Friedrich Merz, “daremo un forte segnale di sostegno all'Ucraina”, con un messaggio a Mosca: “È tempo di entrare nei colloqui di pace”. Meloni arriva a Berlino mentre a Roma va in scena un'altra giornata di polemiche, questa volta nate dalle dichiarazioni di Mark Rutte sui “500 aerei Usa decollati dalle basi in Italia per supportare Epic Fury”. Ma appare sorridente prima della riunione, cui il segretario generale della Nato si collega da Washington, dove ha incontrato Donald Trump per cercare di ricucire in vista del summit in Turchia.
Il messaggio della premier è sempre lo stesso: bisogna “rafforzare l'Alleanza Atlantica, rendere ancora più solido il legame transatlantico che rimane uno dei pilastri costitutivi dell'unità dell'Occidente”. E a distendere il clima arrivano anche gli elogi per la Meloni dall'ambasciatore Usa Tilman J.Fertitta: “Ha fatto un lavoro eccellente, ha portato l'Italia a diventare leader mondiale e gode di grande rispetto. Penso che gli italiani siano intelligenti e che continueranno a prendere le decisioni giuste nella loro leadership”. Non è ancora del tutto escluso che la premier partecipi al ricevimento per l'Indipendenza all'ambasciata americana, il 2 luglio. Intanto, alla vigilia del vertice Italia-Francia ad Antibes, c'è il summit con gli E5. Sulla terrazza della Cancelleria sono sorrisi e abbracci, anche con il dimissionario Keir Starmer, ringraziato dagli altri leader per la cooperazione assicurata alla guida del Regno Unito.
Tra la prima sessione e la cena di lavoro, le dichiarazioni alla stampa sono pensate per rendere l'unità del gruppo, 4 europei del G7 più la Polonia. “Gli E5 vogliono preservare l'unità transatlantica ed europea” in vista dei possibili negoziati sull'Ucraina, dice il polacco Donald Tusk; “Gli europei e gli americani si stanno avvicinando, lo abbiamo visto al G7”, rimarca il francese Emmanuel Macron; la cooperazione tra i sistemi industriali della difesa è una priorità condivisa: “Percorsi solitari sarebbero un errore nella difesa”, avverte Friedrich Merz. Per Giorgia Meloni “L'Europa deve assumersi le proprie responsabilità in termini di difesa e sicurezza portando avanti con decisione il cammino intrapreso per una componente più forte e solida dell'Alleanza atlantica” e, aggiunge, “incentivando la nascita di una robusta base industriale europea”. L'Italia arriverà ad Ankara con le spese per la difesa al 2,8% del Pil, con un +0,71% garantito “soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio”, come ha anticipato nei giorni scorsi Meloni, che insiste su un “approccio multidimensionale”.
Via libera in Commissione alla legge elettorale, ora c’è l’Aula della Camera
La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha licenziato il testo della riforma della legge elettorale che andrà in Aula domani alle 9.30 e verrà poi discusso a luglio con la possibilità per la maggioranza di usufruire dei tempi contingentati. Difficile, tra l'altro, ipotizzare che a questo punto il testo formulato a febbraio, ritoccato nel passaggio in Commissione, possa cambiare in maniera significativa. Tra i nodi rimasti aperti resta certamente quello delle preferenze che il centrodestra ha evitato di affrontare in questa fase. Altri argomenti che potrebbero inoltre essere ripresi in mano sono quelli del voto dei fuori sede, fortemente chiesto dalle opposizioni, e le circoscrizioni Estero. Intanto, spunta una norma già ribattezzata da qualcuno anti-Vannacci sulla raccolta delle firme. Per quanto riguarda il timing, nei piani del centrodestra la riforma potrà avere l'ok di Montecitorio entro la metà di luglio e al Senato entro quella di settembre non facendo, se possibile, ricorso alla questione di fiducia. Le opposizioni, intanto vanno all'attacco nel merito ma anche sul metodo: “Meloni ha paura e vuole cambiare le regole del gioco”, l'accusa dei Dem con Simona Bonafé.
L'esame degli emendamenti in Commissione si è fermato a poco meno della metà, il 49.54% delle proposte di modifica cioè 215 esaminati su 434, prima che la presidenza mettesse la tagliola per consentire il voto del mandato al relatore. No di tutto il centrosinistra e anche di Azione nel voto finale mentre i vannacciani non hanno partecipato e sono andati all'attacco della modifica che, con la riformulazione di un emendamento di Azione, prevedere l'esonero della raccolta delle firme per chi abbia un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato che si sia formato entro il 2025, ovvero Az, Iv, Avs e Nm ma non +Europa e Az. “E' una marchetta per il partito di Calenda”, accusa Edoardo Ziello (FnV). La proposta, secondo quanto viene riferito, in un primo tempo era stata formulata in maniera diversa, consentendo l'esonero anche al generale ma poi sono emerse alcune valutazioni in particolare riguardo alla tempistica che la raccolta delle firme comporta nella presentazione delle liste.
Pronto a dare battaglia Riccardo Magi che va all'attacco anche sulla bocciatura di una serie di suoi emendamenti per la raccolta delle firme digitali. Niente da fare anche per la proposta del centrosinistra in favore dell'alternanza di genere. Dal centrodestra soddisfazione espressa via nota del relatore di FdI Angelo Rossi: “Ora in Aula ancora con spirito di responsabilità”, sottolinea. Niente dichiarazione di voto per gli altri gruppi di maggioranza: la Lega, da sempre la più critica sulla riforma, ha parlato nel dibattito solo per controbattere a un attacco dei vannacciani sulle preferenze. La corsa sulla riforma della legge elettorale, tra l'altro, fa ripartire i rumors sul voto anticipato.
Salvini rinvia il “ritiro programmatico” della Lega: prima Tavolo chiuda lavori
Più spazio al Tavolo dei territori, per approfondire ed elaborare proposte. Solo quando questo lavoro di ricognizione sarà terminato, si terrà il “ritiro programmatico” inizialmente previsto il 4 e 5 luglio. Matteo Salvini fissa una nuova road map del confronto interno alla Lega e anche stavolta lo fa tramite una nota del responsabile Enti locali Stefano Locatelli. Prima di mettere intorno al tavolo parlamentare Ministri e governatori, serviranno dunque altre tre riunioni del Tavolo dei territori: una la prossima settimana, poi “seguiranno altre due riunioni già programmate, anche con la partecipazione di ospiti esterni chiamati a fornire contributi e approfondimenti su specifiche tematiche: attuazione dell'autonomia in tutte le regioni, sicurezza urbana, sanità e abbattimento delle liste d'attesa, attuazione del Piano Casa, accelerazione delle ZES, ambiente, rigenerazione urbana e sostegno alle aree ad alto tasso d’inquinamento”.
Nelle prossime settimane dunque “i componenti del Tavolo svilupperanno proposte operative sui singoli temi, valorizzando le esperienze e le esigenze provenienti dai territori”. Solo al termine di questo percorso di approfondimento e “una volta definito il quadro delle proposte elaborate dal Tavolo, sarà convocata la due giorni programmatica con il Segretario Federale e tutti i parlamentari della Lega, finalizzata a definire le priorità e le battaglie politiche da portare avanti in vista del 2027”, chiarisce Locatelli. L’esito “congela” al momento la situazione, e non sorprende l'ala nordista del partito: “Ce lo aspettavamo”. Il confronto interno che da tempo i governatori del Nord sollecitano viene così rinviato. “Al Tavolo porteremo sicuramente il nostro contributo”, spiegano ad esempio dalla Lombardia, "ma il punto è che bisogna ragionare sulla linea politica”.
Ma i fedelissimi del segretario non ci stanno: “La discussione interna sta diventando surreale. Al Tavolo chi vuole proporre idee per il Nord è liberissimo di farlo, se le ha. Ma più che altro sembra che ‘parliamo più di Nord’ sia solo uno slogan per coprire la mancanza di un’elaborazione politica. Si portano solo questioni nominali e organizzative, ma se Zaia diventasse il gran capo di tutte le Leghe al Nord, cosa dice? A parte i temi etici cosa vuole dire?”. E allora, è la conclusione del ragionamento, “viene il dubbio che sia tutto strumentale”. Quello che è certo è che nella Lega si respira una certa tensione e che toccherà a Salvini trovare una via d’uscita che possa rasserenare le diverse anime del partito a partire da quelle dei governatori del Nord.
Alemanno esce dal carcere di Rebibbia e va cena con Vannacci
Finita una battaglia, e pronto a un'altra, la prima combattuta in carcere ma “da innocente”, ora da uomo libero e in politica, accanto a Roberto Vannacci. La nuova vita di Gianni Alemanno comincia a 68 anni. L'ultimo anno e mezzo l'ha passato nel carcere romano di Rebibbia, condannato per traffico d'influenze illecite e abuso d'ufficio, nell'ambito dell'inchiesta Mondo di Mezzo. Esce dal carcere e viene accolto dal calore di amici e militanti, accorsi davanti a Rebibbia per abbracciarlo. Non c'è l'ex generale e suo nuovo traghettatore politico ma a lui l'anima storica della destra italiana riserva lo spazio più intimo di una cena. Scelgono la cucina sarda di un ristorante sulla Flaminia per brindare al ritorno in campo di Alemanno. In realtà il patto tra loro è stato sancito il 31 marzo, con l'adesione ufficiale dell'ex sindaco di Roma a Futuro Nazionale. A cena Alemanno offrirà simbolicamente le sue truppe: i 2000 iscritti al suo movimento, Indipendenza, confluito in FnV e che resterà in vita come associazione culturale per input e proposte ai futuristi. E insieme passeranno dalle parole ai fatti.
Del resto Alemanno non ha dubbi e tesse le lodi del suo nuovo partner: “Vannacci è l'uomo nuovo della destra italiana”. Soprattutto perché ha “il coraggio di cambiare”. Cioè quel che è mancato a Giorgia Meloni: la premier ed ex compagna in FdI “ha fatto il grande errore di convertire il bisogno di sovranismo della destra in conservatorismo”, denuncia. E a lei si rivolge dicendole che a questo punto dovrebbe chiamare Vannacci per ragionare di un'alleanza. Poi guarda avanti, al 2027: “Se Vannacci si muove bene, il partito può stare sopra il 10%”. A cena lo inviterà formalmente a settembre alla festa di Orvieto, storico ritrovo della destra sociale, e, c'è da immaginarsi, avrà in cambio almeno un incarico nel gruppo dirigente dei futuristi. “Io mi metto al servizio”, è la promessa.
Alla Camera
Nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. I lavori dell’Aula di palazzo Montecitorio riprenderanno domani alle 9.30 con la discussione sulla proposta di legge elettorale. Per quanto riguarda le Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
Al Senato
Dopo che ieri ha approvato definitivamente il decreto-legge sul salario giusto e il DL sul prezzo dei carburanti, nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato non si riunirà. I lavori dell’Aula di Palazzo Madama riprenderanno martedì della prossima settimana con l’esame del ddl sulla valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni e del DL sul piano casa.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali, con la Giustizia, svolgerà audizioni sul DL sulla giustizia e sui migranti. Alle 8.30 la Affari Sociali proseguirà l’indagine conoscitiva sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria nel quadro dell'efficacia complessiva dei sistemi di welfare e di tutela della salute ascoltando il Ministro della Salute Orazio Schillaci. A seguire, esaminerà il DL sul salario giusto, il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN, il ddl sulla delega farmaceutica, il ddl sul potenziamento dell’assistenza sanitaria e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale, sui ddl sulla sostituzione mitocondriale e sui ddl sull’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia. Si confronterà sul ddl sul registro dei dispositivi medici e sul ddl sulla tutela delle vittime dell’amianto.
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