In Cdm Meloni avvisa tutti i ministri sulla legge elettorale
Il richiamo ai ministri arriva direttamente nel Cdm che licenzia il decreto scuola. A Palazzo Chigi Giorgia Meloni affronta il nodo legato alla legge elettorale. La riforma alla Camera deve passare altrimenti le conseguenze sarebbero inevitabili, è il messaggio della premier che non vuole sorprese dal voto di Montecitorio su un provvedimento su cui sarà messa la fiducia. L’invito è quindi quello di essere presenti in Aula e di far arrivare l’input anche in Parlamento ai deputati della maggioranza. Senza via libera anche la legislatura subirebbe uno stop anticipato. Come spiega nel collegamento con la festa del Tempo al termine del Cdm, la Meloni considera d’altronde lo Stabilicum “un discreto lascito” al Paese “dopo quello a cui abbiamo assistito negli anni passati”. Il riferimento è alle norme inserite nella riforma “che consentono alle prossime elezioni ai cittadini di essere loro a decidere e scegliere il partito, la coalizione, il candidato premier, il programma, e pure il parlamentare dopo oltre 30 anni che per il Parlamento non c'erano le preferenze”.
Insomma, sottolinea, “dobbiamo essere contenti se verrà approvata definitivamente”. Per la leader di FdI ovviamente la legge andrebbe approvata perché chiuderebbe “la stagione dei giochi di Palazzo, dei governi arcobaleno”. Nel mirino c’è l’opposizione che resta bersaglio da colpire anche quando si parla delle prossime elezioni. “Disponibile a un confronto faccia a faccia con il leader del centrosinistra? È una disponibilità che avevo già dato, il problema qui mi pare piuttosto sapere se avremo un candidato premier vero a sinistra, perché io sono ferma alle proposte dei vari Speranza di usare un partigiano come prestanome da candidare premier per fregare la gente e non dirci prima del voto chi guiderebbe un governo di sinistra in caso di vittoria”. L’attacco alla sinistra prosegue poi anche quando il focus del discorso si sposta sul bollo e sul dl scuola.
“Non sono rimasta molto sorpresa del fatto che a forze politiche che ogni giorno propongono una nuova patrimoniale non piaccia il fatto che invece c'è un governo che non solo non introduce nuove tasse sulla proprietà ma che addirittura le taglia. Per loro è un sacrilegio perché per loro la strada giusta è mettere le mani nelle tasche dei cittadini e usare quei soldi per pagare provvedimenti disastrosi, penso al Superbonus. Non è la nostra ricetta, se ne devono fare una ragione, per le patrimoniali bisognerà aspettare un governo diverso da questo, ammesso che arriverà”. IN ogni caso in Cdm il richiamo sulla legge elettorale è stato fatto ora la palla passa ai partiti del centrodestra che devono garantire non solo la presenza ma soprattutto i voti necessari per l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale.
Via libera dal Cdm al decreto scuola. Le opposizioni e FN attaccano
Il governo, e Giorgia Meloni, dicono “stop alle classi ghetto” e, come spesso succede, fanno rumoreggiare le opposizioni. In particolare, per una norma, quella che vorrebbe allontanare i figli dal proprio nucleo famigliare se i genitori non conoscono l'italiano. Che però, spiega Giuseppe Valditara nella conferenza stampa dopo il Cdm, nel decreto Scuola non c'è. Nel dl è previsto un limite del 30% di studenti stranieri, il divieto di indossare indumenti che oscurano il viso come il burqa e il niqab, più fondi per il potenziamento linguistico, e persino corsi di italiano per i genitori che faticano con la lingua e sanzioni economiche per chi viola le norme fino a mille euro. Che per la presidente del Consiglio sono “strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”. “È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto”. Due punti su cui batte anche il vicepremier Matteo Salvini, che vede nel decreto appena approvato “una battaglia storica della Lega” che diventa “promessa mantenuta”. “Non passa lo straniero!”, chiosa il leader del Carroccio, che può esultare anche per aver dato il tasto stop al blocco degli Euro 5.
Di tutt'altro avviso sono nel campo largo. Specialmente Elly Schlein. Per la segretaria del Pd, “ciò che esce dal Cdm di oggi conferma che il governo meloni vive su un altro pianeta rispetto al Paese reale”. In un momento di difficoltà per scuole e famiglie, dice, “la risposta del governo è cacciare dalle classi i bambini stranieri. Ma chi pensano di prendere in giro? Dopo quattro anni di tagli e nessun investimento serio sull'edilizia scolastica, si inventano una nuova caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli, indicandoli come bersaglio”. “È un decreto vergognoso, che prova a nascondere dietro una nuova bandiera ideologica l'incapacità del governo di dare risposte ai problemi concreti della scuola pubblica. La scuola è aperta a tutti, come dice la nostra Costituzione”.
Il M5S, con il deputato Francesco Silvestri, prima della smentita di Valditara, irride la norma che avrebbe allontanato i figli dai “genitori ignoranti” nella nostra lingua: “E ora chi lo dice alla famiglia nel bosco? La vedete la propaganda becera della destra di Meloni?”. Un tema che non piace neanche a Riccardo Magi. Dopo averlo definito “disgustoso” anche perché “inventa la minaccia impellente dell'islamizzazione della nostra società” ed “è un concentrato di razzismo e ignoranza, nei fatti inapplicabile, frutto della propaganda becera di Meloni al rimorchio di Vannacci, che non aiuta la laicità della società, ma favorisce al massimo la dispersione scolastica”, il segretario di +Europa parla della beffa enorme della norma, arrivata “dopo mesi a farci la morale sulla famiglia nel bosco, con tanto di visita di Stato da parte del vicepremier Salvini e la solita passerella di esponenti di destra”.
Per Magi, “l'ipocrisia sta tutta qui: per la Meloni la famiglia è unica e indivisibile solo se sei funzionale alla sua propaganda. Se sei no vax e bianco ricevi una medaglia, se hai un colore diverso e magari sei pure islamico, ti tolgono i figli”. Per il duo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si tratta di “una propaganda indegna sulla pelle dei bambini e delle bambine”. Se a sinistra si storce il naso, neanche a destra il dl Scuola incontra il favore. Per FN è Rossano Sasso a parlare. Alcune cose si possono salvare, come il tetto del 30% agli studenti stranieri per classe e il divieto all'utilizzo di burqa e niqab, ma “manca qualsiasi norma contro la vera islamizzazione delle scuole: niente sul blocco delle chiusure degli istituti durante il Ramadan, niente sulle classi trasformate in piccole moschee, niente sugli imam in aula, niente sul divieto di censurare recite, canti natalizi e presepi”.
Tajani participa alla riunione Europa-Paesi del Golfo a New York
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha partecipato a New York alla riunione intitolata “Promuovere i partenariati Europa-Golfo per la sicurezza e la prosperità regionale”, aperta dal video messaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e dagli interventi del primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar e dal presidente della Finlandia. Tra i partecipanti, diversi primi ministri e ministri degli Esteri europei e dell'area del Golfo, oltre al segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo Jasem Mohamed Albudaiwi. L'evento, svoltosi nel quadro dello Europe Gulf Forum lanciato da Antenna Group e Atlantic Council, ha avuto l'obiettivo di discutere politiche concrete e promuovere iniziative congiunte tra Europa e Paesi del Golfo, con un focus sulla mitigazione delle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente e sulle condizioni per l'avvio di progetti post-conflitto nei settori economico, energetico, infrastrutturale e della sicurezza. Di fronte alle crisi attuali nello stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, il ministro Tajani ha confermato l'impegno italiano per la libertà della navigazione attraverso le missioni Aspides, Atalanta e Irini.
Il titolare della Farnesina ha rinnovato l'appello a tutti i Paesi Ue a contribuire al rafforzamento della missione Aspides, che ha un ruolo ancor più essenziale di fronte alla crisi nello Stretto di Bab al-Mandeb. Il titolare della Farnesina ha sottolineato come la collaborazione tra Europa e Golfo passi anche dalle connessioni logistiche, portuali, energetiche e digitali. Per questo l'Italia è determinata nel far avanzare progetti come il Corridoio Imec, per collegare l'Europa, il Golfo e i mercati asiatici. Tajani ha ricordato anche l'impegno italiano, a livello sia bilaterale che europeo, per rafforzare i rapporti Ue-Golfo ed espandere la rete di accordi di libero scambio sul modello di quello che si sta negoziando con gli Emirati Arabi Uniti. Il ministro ha indicato il prossimo vertice Ue-Consiglio di Cooperazione del Golfo come un'opportunità per rilanciare i negoziati da tempo in corso per un accordo tra le due organizzazioni.
Noi Moderati lancia Lupi nella corsa per Milano ma da Fi frenano
Dal consiglio nazionale del partito a Roma Noi Moderati lancia la candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano per il centrodestra. Non un nome nuovo, perché il leader del partito è sostenuto da tempo dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che si aggiunge alle altre due candidature, quella di Silvia Sardone rilanciata dal leader della Lega Matteo Salvini anche dal palco di Pontida, e quella di Matteo Perego di Cremnago sostenuta da Forza Italia. Ed è proprio lui a frenare spiegando che “saranno i leader dei partiti della coalizione a scegliere la persona più indicata per dare un'offerta ai milanesi diversa, dopo quindici anni in cui c'è una forte voglia di cambiamenti”. “È stato più volte fatto anche il mio nome, sono uno dei quattro leader del centrodestra e ne discuteremo insieme”, sottolinea Lupi che chiarisce come la linea di lavoro nella coalizione è quella di individuare i candidati delle grandi città che vanno al voto “entro la prima settimana di ottobre”. L'importante è che nella città che è governata dal centrosinistra da quindici anni e che il centrodestra punta a riconquistare “non si giochi a perdere”, dice Lupi.
Il pensiero va a quanto accaduto cinque anni fa quando il centrodestra arrivò all'ultimo minuto alla scelta del candidato, Luca Bernardo, che non riuscì nemmeno ad arrivare al ballottaggio contro Beppe Sala che vinse al primo turno. “Se la logica che aleggia nel centrodestra è che 'intanto perdiamo a Milano' e accontentiamo qualche alleato avverte Alessandro Colucci, coordinatore di Noi moderati in Lombardia e responsabile nazionale dell'organizzazione, noi a questo gioco non ci stiamo e lo diciamo da qui, dal Consiglio nazionale”. Se a Milano “vogliamo davvero tornare a vincere, Maurizio Lupi resta il miglior candidato sindaco che il centrodestra possa esprimere”, aggiunge Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati. In attesa che i leader nazionali si siedano al tavolo per decidere chi sarà il candidato sindaco a Milano c'è chi è già in campagna elettorale, come Matteo Perego di Cremngao che ha iniziato a girare i quartieri della città, soprattutto quelli periferici.
Il 2 ottobre ci sarà la direzione nazionale del Pd: nodi primarie e programma
Si avvicinano due passaggi cruciali per il Pd: la riunione della direzione nazionale, in programma per venerdì 2 ottobre al Nazareno e l'Assemblea Nazionale, prevista tra la fine del prossimo mese e l'inizio di novembre. Al primo punto della riunione di inizio ottobre, la relazione di Elly Schlein, mentre l'Assemblea dovrà definire la proroga del mandato della segretaria, che scade a marzo 2027 quando potrebbe essere in corso la campagna elettorale per le elezioni politiche. In ballo anche la cosiddetta “norma Anti Gori” per escludere dalle primarie altri candidati del Pd. In direzione sarà affrontata anche la delicata questione del programma del campo largo, a partire dalla politica estera e il nodo della guerra in Ucraina che da tempo divide il Pd dai 5 stelle. E ancora, il perimetro dell'alleanza e come costruirla. Sullo sfondo anche i complessi rapporti con i riformisti dem, che si vedranno per fare il punto della situazione sabato prossimo a Prato, mentre continua lo scontro interno sul ddl antisemitismo.
Con la segreteria sempre più vicina al no al provvedimento presentato dal centrodestra su cui l'ala moderata del partito si era espressa positivamente. “Sono molto amareggiato e rattristato. Un argomento così importante come l'antisemitismo meritava una convergenza delle forze politiche come richiesto da Liliana Segre, e questo specialmente in un Paese che ha conosciuto le leggi razziali del fascismo”, afferma Graziano Delrio, ex ministro ed esponente dei riformisti, in un'intervista al Corriere della Sera, commentando la volontà del partito di votare alla Camera contro il disegno di legge. Delrio fa anche riferimento alla radicalizzazione del centrosinistra sui temi della politica estera che può rappresentare “un problema per il Paese”. Sul fronte dei 5 stelle, il leader Giuseppe Conte attende le decisioni del Pd: Il tavolo sul programma? “Noi siamo pronti, aspettiamo gli alleati. Non possiamo certo riunirci da soli”, commenta l'ex premier conversando con i cronisti alla Camera.
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