Meloni e Macron rilanciano le relazioni tra Italia e Francia
L'idea del lancio di una coalizione post-Unifil in Libano, un chiarimento sulla guerra in Iran dopo la “ricostruzione entusiastica e semplicistica” del segretario generale della Nato Mark Rutte e la spinta per un ruolo dell'Ue in vista del processo di costruzione di una “pace giusta e duratura” in Ucraina: i dossier internazionali tengono banco in occasione del trentaseiesimo vertice Italia-Francia, che si svolge alla Villa Eilenroc di Antibes. La premier Giorgia Meloni tiene il punto sulle questioni più calde incontrando, con nove ministri per ognuna delle due delegazioni, il presidente francese Emmanuel Macron per la prima volta nell'ambito di un summit bilaterale di alto livello dalla firma del Trattato del Quirinale del 2021. Sono sette gli accordi intergovernativi scambiati, ad ampio spettro: dal cronoprogramma di Difesa 2026-2031 all'intesa sulla creazione di una “Squadra mista” per il contrasto all'immigrazione clandestina, passando per lo spazio, l'agricoltura, la cultura e i trasporti.
“È necessario garantire una presenza internazionale che scongiuri un pericolosissimo vuoto di sicurezza”, dice la presidente del Consiglio con riferimento al Paese dei cedri. Italia e Francia hanno preso la decisione di lanciare “una coalizione per il sostegno del Libano post-Unifil”, valutando anche “presto una Conferenza internazionale per l'avvio dell'iniziativa”. A farle eco è l'inquilino dell'Eliseo: “Per il Libano, la Francia e l'Italia hanno un ruolo particolare, perché entrambe contribuiscono all'Unifil e insieme al presidente Meloni vogliamo lanciare una coalizione su un meccanismo post-Unifil, naturalmente in collaborazione con l'Ue e Onu, per rafforzare la sovranità in Libano ed evitare che il suo territorio diventi il punto di partenza di una nuova escalation regionale”.
Il vertice è anche un'occasione per la premier per specificare la sua posizione sul conflitto in Iran, dopo la polemica sulle parole di Mark Rutte: “Noi non abbiamo mai partecipato al conflitto. Il Governo ha fatto esclusivamente quello che ha dichiarato in Parlamento, come del resto lo stesso Rutte ha confermato anche dallo Studio Ovale. Il segretario generale” della Nato “nella sua entusiastica ricostruzione ha messo insieme cose diverse tra loro, confondendo la tipologia dei voli autorizzati e lui stesso ha corretto e puntualizzato. Antonio Tajani ha parlato con il suo omologo iraniano. Mi pare che si sia compreso che c'è stata da questo punto di vista un'incomprensione”.
Insomma, la premier si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Lo fa anche quando viene sollecitata sul rapporto con Macron, costellato nel corso di questi anni anche da tensioni. In ogni caso, sia da Macron sia da Meloni arrivano parole chiare sul livello delle relazioni bilaterali: “Senza Italia e Francia, l'Europa e l'Occidente non sarebbero quello che sono. Noi siamo due grandi nazioni fondatrici dell'Ue con interessi convergenti in moltissimi campi”, dice la presidente del Consiglio. Macron commenta: “Francia e Italia sono partner naturali e indispensabili”, che “condividono interessi e progetti comuni” e il vertice dimostra “la solidità della partnership”.
La Camera celebra la Costituente. Futuro Nazionale non c’è
L'aula della Camera si veste a festa con i tricolori e, al completo, celebra l'Assemblea costituente e i suoi 80 anni. Era il 25 giugno del 1946 quando i padri e le madri costituenti si riunirono per la prima volta, nel progetto comune di partorire la Costituzione. Sergio Mattarella, accolto in piazza da un picchetto d'onore interforze, torna nell'Aula alla Camera per la seconda volta dal suo ultimo giuramento, il 3 febbraio 2022. L'allestimento è quello da cerimonia solenne. Entra alle 11.00 scortato dai presidenti delle Camere, Ignazio la Russa e Lorenzo Fontana. Ad accoglierlo, con un lungo applauso, 700 persone, tutte in piedi. Fra vertici istituzionali, parlamentari, Ministri, una delegazione di studenti. C'è la premier Giorgia Meloni.
Poco più in là l'ex presidente della Camera Laura Boldrini e accanto Gianfranco Fini. Fra i leader di partito Elly Schlein è vicina a Giuseppe Conte e prima della cerimonia parlano a lungo. Le tribune sono intervallate dalle bandiere tricolori, altre spuntano ai lati dei coristi tutti in nero e in piedi, là dove normalmente siede il Governo. Al centro gli orchestrali diretti da Michele Mariotti, tutt'intorno deputati e senatori, seduti in ordine sparso. L'aula al completo non consente di rispettare la tradizionale divisione degli schieramenti. Saltano all'occhio alcune assenze, quelle di parecchi leghisti (compresi i capigruppo) e di tutta la squadra di Futuro Nazionale.
Degli otto deputati della “sporca dozzina” di Roberto Vannacci non c'è traccia. Mancano all'appello pure numerosi Ministri: nove sono assenti giustificati, perché volati ad Antibes per vertice Italia-Francia, compreso Antonio Tajani. L'altro vicepremier Matteo Salvini è in ufficio al ministero alle prese con l'amministratore delegato di Fs Stefano Donnarumma pronto alle dimissioni. A scaldare l'Aula sono alcuni passaggi del discorso di Sergio Mattarella, che ripercorre l'avventura dei Costituenti, segnati da applausi. Le mani battono più forti sui nomi di Giacomo Matteotti e Giovanni Amendola, citati come “martiri assassinati dal fascismo”. Ma è la musica, nell'ultima mezzora, a superare ogni imbarazzo e ridurre le distanze politiche.
FdI ricorda Almirante e boccia sonoramente l’apertura di Alemanno a Vannacci
FdI ricorda a Milano il fondatore del Movimento sociale italiano Giorgio Almirante e rivendica, con le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, che della sua figura “nessuno si può appropriare perché ha una precisa storia e coerenza”, nessuno che non siano i suoi diretti eredi, i FdI. E forse il messaggio è rivolto anche a Gianni Alemanno, che mercoledì è uscito dal carcere di Rebibbia e poco dopo è andato a cena con Roberto Vannacci, in cui l'ex sindaco di Roma vede un novello Almirante e al cui partito aderirà da ora in poi perché “non si può pretendere di avere il monopolio della destra”. Il presidente del Senato, che ha dialogato con Michele Emiliano, non nomina mai Alemanno ma parla dell'ex generale quando gli chiedono cosa penserebbe il fondatore del Msi di chi dopo un anno cambia partito: “Non mischiamo il ricordo di Almirante con le problematiche di Vannacci perché facciamo cadere tutto molto in basso, non ci sto”. A bocciare apertamente l'adesione dell'ex sindaco di Roma a FN è, a margine del convegno su Almirante, il capo delegazione di FdI al Parlamento europeo Carlo Fidanza.
Gianni Alemanno “è un mio amico personale, a lui auguro il meglio sul piano personale, sul piano politico non siamo d'accordo evidentemente. Lui vuole fare legittimamente le sue scelte e le sue valutazioni e noi facciamo le nostre”. Il convegno dedicato al fondatore del Msi è anche il momento di rivendicare per FdI di avere raccolto il testimone di Almirante e di quella fiamma tricolore, che ancora c'è nel suo simbolo. “Almirante fu tra i più lucidi a denunciare la degenerazione e la corruzione del sistema politico dell'epoca, che poco dopo la sua scomparsa venne scoperchiata dalla famosa inchiesta di Mani Pulite” spiega Arianna Meloni. “Furono quelli gli anni in cui la mia generazione raccolse quel testimone e quella fiamma, che ancora oggi è viva nel nostro simbolo, rappresenta quella preziosa eredità”. Se fosse ancora vivo il leader della destra potrebbe vedere al governo quelli che si considerano i suoi eredi e “sarebbe contento dell'evoluzione che la sua fiamma ha compiuto con Giorgia Meloni” rivendica La Russa.
Nasce il coordinamento dei centristi: da Magi a Onorato
Le manovre di convergenza sono iniziate. Varie anime del centro stanno cominciando a ragionare su un “coordinamento politico”, che potrebbe partire già nei prossimi giorni con un tavolo. Ad annunciarlo è stato Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico. L'obiettivo è mettere insieme qualche realtà ora sparsa: ci saranno anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi, quello del Psi Enzo Maraio e il fondatore dei comitati Più Uno Ernesto Maria Ruffini. Magari chissà, potrebbe uscirne anche una foto sullo stile di quella del campo largo, dove c'erano i leader del primo blocco della coalizione progressista: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Avs). All'appello del tavolo centrista manca il presidente di Iv Matteo Renzi, che ha già lanciato la sua sfida ai concorrenti: “Noi ci siamo, se altri del centro vogliono fare una cosa diversa lo facciano. Chi rappresenta questo mondo lo decideranno gli elettori”. Per la verità, Magi non esclude il dialogo con Renzi ma pone delle condizioni, a lui come agli altri.
La prima è dettata da un'emergenza delle ultime ore: l'approvazione in Commissione alla Camera di un emendamento alla legge elettorale ribattezzato “anti Vannacci” ma che, di fatto, mette i bastoni fra le ruote anche e soprattutto a Più Europa, imponendole una difficoltosa raccolta firme per presentarsi alle elezioni. Per questo, per stringere alleanze, chiede di condividere la battaglia contro quella norma. Il primo chiamato a rispondergli è proprio Matteo Renzi, risparmiato dalla clausola delle firme e che con l'esclusione di Più Europa avrebbe un competitor in meno. L'aggregato centrista potrebbe attrarre qualche personalità per adesso senza una forza alle spalle: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è da sempre fra gli sponsor del Progetto civico di Onorato e ha anche aperto l'assemblea nazionale del neonato partito, il 12 giugno all'Eur a Roma.
Ma ci sono in ballo anche figure come l'ex capo della polizia Franco Gabrielli o il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “Arriveremo rapidamente a una sintesi” ha detto Onorato, “creiamo un nostro contenitore”. Un test saranno le primarie: se va in porto la nuova legge elettorale “il centrosinistra le farà. Noi non siamo per partecipare al dibattito fra Schlein o Conte, metteremo in campo un nostro o una nostra candidata”. Con tanti leader e tante leader a dividersi i centristi, la scelta non sarà facile né indolore. Oltre alla casa riformista di Renzi e al nascituro coordinamento, al centro ci sono forze, come Azione o lo Spazio pubblico di Pina Picierno, intenzionate a costruire un polo a sé stante rispetto a centrodestra e centrosinistra.
Salvini manda via l’ad di Ferrovie Donnarumma
Arriva al capolinea l’esperienza di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs. L'ad lascerà il gruppo ferroviario nei prossimi giorni, come ha comunicato il ministero dei Trasporti dopo l'incontro tra il manager e il Ministro Matteo Salvini. Donnarumma “chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni”, afferma una nota il ministero. “Salvini ha ringraziato l'ad per il lavoro svolto” ed “entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell'azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall'interno”, spiega il Mit, sottolineando che il Ministro ha espresso “soddisfazione per i target Pnrr raggiunti, che vedono Fs vicina al traguardo dei 25 miliardi di euro, per l'enorme sforzo dell'azienda nel coniugare 1.300 cantieri al giorno, con un miglioramento della puntualità del 7% a giugno e per il ritorno all'utile per 30 milioni di euro nell'ultimo bilancio dell'azienda”.
In pole position per la sostituzione di Donnarumma c'è l'attuale ad di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, sul quale, però, pende la spada di Damocle del processo per la strage di Brandizzo del 31 agosto 2023 che costò la vita a cinque operai. Al tempo il manager era ad di Rfi: il mese scorso la procura di Ivrea ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone al termine delle indagini e tra queste c'è anche Strisciuglio.
Sulle dimissioni di Donnarumma attacca l'opposizione, che chiede a gran voce anche quelle di Salvini, definito dal Pd il “peggior Ministro dei Trasporti della storia della Repubblica”. Le dimissioni del manager “certificano il fallimento del Governo”, incalza il capogruppo del Pd in Commissione Trasporti della Camera Anthony Barbagallo. Salvini “chiede e ottiene le dimissioni dell'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Stefano Donnarumma, ma non se ne va lui, il terminator dei trasporti italiani”, aggiunge Angelo Bonelli. “Salvini, invece di prendersi le proprie responsabilità, scarica su un manager di grande esperienza e competenza i propri fallimenti politici e comunicativi”, scandisce Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali Italiani.
Alla Camera
Nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera si riunirà alle 9.30 con la discussione sulla proposta di legge elettorale. Per quanto riguarda le Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
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