Meloni è pronta per celebrare il governo più longevo della Repubblica

Parte il conto alla rovescia per il grande evento di FdI organizzato per celebrare lo storico traguardo raggiunto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il governo più longevo non ignora diverse incognite tra cui l'aumento della benzina con un provvedimento atteso soprattutto da imprese e famiglie che rischia di ridursi a semplice proroga. C’è non solo l'allarme migranti ma anche l'allerta sicurezza, senza contare una maggioranza che, sotto l'effetto Vannacci, ogni giorno perde consensi e rischia di annullare gli effetti della nuova legge elettorale. Che il dossier sia centrale nel dibattito politico è un dato di fatto, anche per le ripetute uscite da parte del generale che col suo Futuro Nazionale rappresenta una spina nel fianco della maggioranza. Per Meloni la crescita di FN resta un problema, i sondaggi continuano a darlo in ascesa.

L'ordine di scuderia, tuttavia, resta quello di celebrare e combattere le ombre con i diversi punti luce che via della Scrofa ha racchiuso in una brochure di 28 pagine in cui si ripercorrono tutti gli obiettivi centrati finora, grazie alla stabilità di Palazzo Chigi: dall’occupazione record al sostegno alle famiglie passando per il taglio delle tasse fino all’attenzione riservata dall’esecutivo al fronte sicurezza, che secondo alcuni potrebbe essere oggetto di un annuncio da parte di Meloni. L'obiettivo resta quella di non farsi rosicchiare consensi proprio da Vannacci soprattutto su questo tema. Come ricordato via social anche dalla sorella della premier Arianna, il Governo domani diventerà il più longevo della storia della Repubblica italiana: 1.413 giorni di fila. “Meno sbarchi, più rimpatri”, e ancora “più agenti, più controlli”, “tolleranza zero contro la criminalità”, alcuni degli slogan dell'appuntamento di Bari. Con Antonio Tajani e Matteo Salvini, che si collegheranno da remoto all’evento, la premier ha discusso anche di questo nel lungo pranzo organizzato nella sua casa romana.

Il leader della Lega è quello che appare più in difficoltà, alle prese con l’ala nordista del partito che chiede un netto cambio di linea, richieste finora respinte dal vicepremier e ministro dei Trasporti che anzi rilancia in ottica legge di bilancio i desiderata del Carroccio proprio sul versante sicurezza, con l’obiettivo di portare a 10mila i militari nelle strade italiane chiedendo un contributo spese alle banche e riproponendo anche la castrazione chimica dopo quanto avvenuto a Torino. In attesa di capire se il 22 settembre arriveranno buone notizie dall'Istat sulle revisioni ufficiali dei conti relativi al 2025, passaggio cruciale per valutare l'effettiva uscita dell'Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo e capire quindi il perimetro reale della prossima manovra, Meloni domani rivendicherà la stabilità e il percorso del Governo dall’ottobre del 2022. La premier sta limando il discorso che terrà dal palco dopo gli interventi degli alleati, uno sguardo al passato, pensando però all'imminente futuro che porterà di nuovo al voto.

La Lega di Matteo Salvini chiude al ballottaggio

Matteo Salvini mette in chiaro tutta la contrarietà sua e della Lega sull'introduzione del ballottaggio nella riforma della legge elettorale. “Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno, chi vince vince”. Niente doppio turno, quindi, e a chi gli chiede se dirà agli alleati di votare no all'emendamento in materia replica con un “sì”. Del resto da giorni le perplessità del partito rispetto al ritorno in campo di questa ipotesi erano circolate sottotraccia, insieme a quelle maturate dentro FI ma anche in una parte di FdI. Il punto dolente lo esplicita lo stesso Roberto Vannacci, il convitato di pietra di questa riforma, e c’è il rischio che, a conti fatti, il doppio turno finisca per favorire FN anziché depotenziarlo. “Prima il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che FN corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo. Poi hanno fatto due conti e capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto voto utile, ancora più italiani sceglierebbero FN”. Di qui, a suo avviso, la frenata.

E che il destino del ballottaggio nella riforma sia in qualche modo segnato, sembra esplicitarlo anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che, pur non vedendolo con sfavore, ammette che la possibilità che il ballottaggio rientri nel testo è “improbabile ma non impossibile. Inferiore al 50%”. Da capire, se una decisione finale sarà presa, che fine farà la proposta di modifica depositata, solo per l'Aula, dal senatore di FdI Marcello Pera. C'è ancora un po' di tempo, comunque, almeno fino a quando il testo, il 9 settembre, arriverà in Assemblea. Intanto le opposizioni attaccano: “A Salvini” accusa il capogruppo Dem al Senato Francesco Boccia “non piace questa legge elettorale, a Tajani forse, ma al resto di FI meno; la Meloni un giorno dice una cosa un giorno un'altra. Si fermino e la smettano con questo Porcellum pasticciato e incostituzionale”. Contro la riforma e sulle modifiche da fare “il campo progressista è assolutamente unitario”, osserva il pentastellato Luca Pirondini mentre “il centrodestra è spaccato e litiga su tutto”. “Ci opporremo nella maniera più forte a questa truffa contro gli elettori”, sottolinea il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro.

Da oggi, come spiegato dal presidente della Commissione e relatore Andrea De Priamo (FdI), dopo le ammissibilità, intorno all'ora di pranzo, dovrebbero iniziare le votazioni. Non è certo che si arrivino a esaminare già in Commissione gli emendamenti della maggioranza che, nel caso in cui si andasse senza mandato al relatore, andrebbero comunque rivotati in Aula. Ma “sarebbe comunque intanto un segnale”, si osserva dalla maggioranza. Intanto tra le richieste di modifica della maggioranza ne spunta una che rispolvera un tema che aveva fatto discutere alla Camera: la riscrittura delle aree geografiche per la circoscrizione Estero contenuta in emendamenti a firma di Roberto Menia (FdI); sempre dal partito della premier arriva un odg che propone di ridisegnare i collegi uninominali sulla base delle province. Da capire, poi, il destino della proposta della senatrice Paola Ambrogio (FdI) che abbassa da 42 a 41 la soglia oltre la quale si vince il premio di maggioranza.

Tajani lancia l’allarme sulle ingerenze russe sul voto

Da una parte Antonio Tajani è “convinto” del rischio di tentativi di “condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota”, dall'altra Matteo Salvini denuncia “un'ansia anti-russa” che lo “preoccupa”. I due vicepremier manifestano visioni diverse rispetto agli scenari di guerra ibrida e alle ricadute sull'Italia e le altre democrazie europee, un disallineamento che riemerge nel giorno in cui il Financial Times dedica un servizio a Roberto Vannacci definendolo nel titolo “il cavallo di Troia” di Mosca “che mette alla prova Meloni”, e rimarcando la sua capacità di far presa su pacifismo e malcontento. “Mi aspettavo di più da voi”, risponde sarcastico, “con mano tremante”, il leader di FN al quotidiano finanziario britannico, rifiutando l'etichetta di “Manchurian candidate” e ringraziando per la pubblicità gratuita. A margine della riunione informale dei ministri degli Esteri, Tajani non ha escluso che “possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei paesi dell'Ue, interferendo sulle libere elezioni” e ha evidenziato che “bisogna vigilare”.

“Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io” ha osservato l'altro vicepremier Matteo Salvini “ma non voglio mancare d'intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non ho l'ansia che i russi invadano Tor Bella Monaca”. Da tempo i reparti di intelligence e sicurezza in Italia fanno i conti con un trend di attacchi hacker e di atti di disinformazione veicolati su canali social filorussi, specialmente su Telegram. Ma, secondo fonti informate, non si registrano particolari impennate recenti dopo quella marcata tra il 2024 e il 2025. Con le elezioni che si avvicinano, il tema può tornare d'attualità nel confronto politico. Nei mesi scorsi a Palazzo Chigi era iniziata un'interlocuzione con Carlo Calenda sulla proposta di scudo democratico avanzato da Azione, contro le ingerenze straniere nella politica.

La dinamica è simile a quella descritta dal Financial Times, mettendo in fila le valutazioni di alcuni analisti che ipotizzano una possibile influenza russa dietro l'ascesa politica di Vannacci. Nel suo manifesto, ricorda ancora il Ft, FN sostiene “l'importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa” per ridurre i costi energetici italiani e afferma che Roma dovrebbe rivalutare tutti gli impegni derivanti dai trattati internazionali, compresa l'ipotesi di un'uscita dalla Nato. “Mi stupisce l'eleganza del piano” la replica sarcastica di Vannacci, pubblicando una foto realizzata con l'IA in cui brinda a vodka al “Financial Lies: invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o di hackerare le elezioni, l'Fsb si è apparentemente accontentato di far lamentare un generale italiano per le sue vacanze estive rovinate dalle bollette del carburante”. L'ex leghista, inoltre, si oppone all'idea “che il disaccordo con l'ortodossia di Bruxelles sia ormai empiricamente equivalente alla slealtà verso l'Occidente”.

Si riaccende il dibattito sul fine vita, ma la legge nazionale è bloccata

Il Veneto diventa la prima Regione di centrodestra ad approvare una legge sul fine vita ma, anche se in Parlamento il progetto di normativa nazionale è destinato a restare arenato. A inizio giugno il testo, a prima firma del dem Alfredo Bazoli e sostenuto da tutte le opposizioni, è stato portato in Aula in Senato, ma ci è rimasto giusto il tempo di essere rispedito alle Commissioni competenti, su richiesta di FdI. Formalmente l'obiettivo era quello di proseguire la composizione delle differenze, anche nella stessa maggioranza di governo, ma da subito è apparso quasi impossibile. E lo confermano le reazioni politiche alla svolta veneta. Non è un caso che, a dispetto della gelida reazione di FdI e Lega, da FI non manchino commenti positivi. Anzi per FI Alessandro Cattaneo dice con chiarezza che il provvedimento va approvato “entro la fine della legislatura”. Il Veneto dimostra, secondo l'azzurro Paolo Emilio Russo, “che il Parlamento può e dovrebbe approvare una legge nazionale organica che risponda alle nuove esigenze e sensibilità degli italiani, aiuti le famiglie ad affrontare impreparati situazioni difficili, ed eviti allo stesso la frammentazione regionale per garantire a tutti i cittadini italiani, da Nord a Sud, le medesime tutele”.

Nel centrodestra FI negli ultimi mesi ha lavorato infatti a diversi tentativi di mediazione. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, i due capigruppo da poco nominati, Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno rilanciato il tema. Ma di fatto si è rivelata una battaglia in solitaria del partito, e nemmeno di tutti gli azzurri ma in particolare di quelli considerati più vicini a Marina Berlusconi. Mentre nella Lega di Matteo Salvini da oltre un anno è stata lasciata libertà di coscienza sul tema, all'interno di FdI c'è una fortissima cautela sul dossier. Giorgia Meloni ne ha parlato anche nel suo incontro con papa Leone XIV, poco più di un anno fa, mentre in Senato andava in scena il braccio di ferro sul ruolo del SSN. Mentre in Parlamento non si scioglieva lo stallo, alcune Regioni hanno legiferato. Ora la palla passa alla maggioranza e al Parlamento.

Il Ppe e le destre fermano la missione Ue sullo Stato di diritto in Italia

I popolari europei fanno asse di nuovo con le destre, questa volta sullo Stato di diritto in Italia. Il partito guidato da Manfred Weber ha deciso di difendere il Governo guidato da Giorgia Meloni. Ieri sera, infatti, il Gruppo di monitoraggio sulla democrazia, un organismo interno alla Commissione Libe del Parlamento Ue, ha bocciato la mozione promossa da Socialisti, Verdi e Left, appoggiata anche dai liberali di Renew Europe, per avviare una missione di monitoraggio sullo stato di diritto in Italia. La votazione si è svolta a porte chiuse. L’iniziativa dei progressisti, intrapresa più di un anno fa, si è scontrata contro il muro del Ppe, Ecr, Patrioti ed Europa delle Nazioni sovrane. Il gruppo di lavoro, creato nel 2018 dopo gli omicidi della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, ha invece votato a favore della missione in Grecia e confermato quella in Ungheria. Resta da deciderne un'altra.

In pole position c'è la Romania, ma le forze progressiste italiane vorrebbero riproporre il nostro Paese, anche se sembra difficile che ciò avenga in un anno elettorale. Tra i più battaglieri vi è Alessandro Zan(Pd), che, assieme agli altri promotori della mozione, ha più volte sollevato dubbi sul rispetto dello Stato di diritto in Italia in merito alla giustizia, alla libertà di stampa, agli spyware e ai diritti delle famiglie arcobaleno. Nel maggio 2025 l'organismo parlamentare ha affrontato il dossier Italia, organizzando audizioni con esponenti della società civile, della comunità Lgbtiq+ e di giornalisti, tra cui il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, che riferì sul caso Paragon, e l'ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Furono invitati anche i Ministri dell'Interno e della Giustizia Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, che tuttavia non parteciparono inviando funzionari governativi.

Alla Camera

L’Assemblea della Camera e le relative Commissioni torneranno a riunirsi la prossima settimana.

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 9.00 di mercoledì 9 settembre. Per quanto riguarda le Commissioni, questa settimana si riunirà solamente la Affari Costituzionali che si confronterà sui ddl sulla legge elettorale il cui termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto ieri alle 12.00.



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