Il Pil va oltre le attese: +0,2% nel trimestre; esulta il Governo
La crescita dell'economia italiana rallenta il passo, ma va comunque meglio delle previsioni mettendo da parte una dote preziosa per il Pil del 2026: se pure i prossimi trimestri restassero invariati, infatti, la crescita è già due decimi di punto sopra le previsioni del Governo e fa quindi ben sperare. L'esecutivo rimarca il risultato, attirandosi le critiche delle opposizioni. Ma ad andare meglio delle attese sono tutti i big dell'Eurozona, dimostrando la capacità dell'area euro di resistere alle incertezze dello scenario geopolitico.
La stima preliminare sul secondo trimestre diffusa dall'Istat fissa l'asticella del Pil al +0,2% rispetto al trimestre precedente e al +1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta di un “lieve rallentamento congiunturale”, osserva l'Istat, rispetto al trimestre precedente, che era salito dello 0,3%. Il dato è comunque superiore alle attese: gli analisti avevano infatti scommesso su un +0,1%. La variazione congiunturale, spiega l'Istituto di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei servizi e di una diminuzione nell'agricoltura e dell'industria; dal lato della domanda, il Pil è trainato dalla componente nazionale al lordo delle scorte e zavorrato dalla componente estera netta. Il risultato del secondo trimestre dà slancio alla crescita acquisita per il 2026, che sale allo 0,8%, 2 punti percentuali sopra il +0,6% stimato dal governo nel Documento di finanza pubblica di aprile.
“Nonostante il contesto internazionale negativo l'economia italiana cresce oltre le aspettative e le stesse prudenti previsioni dei documenti di finanza pubblica”, sottolinea il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, in questi giorni alle prese con gli incontri con i Ministri in vista della manovra e la messa a punto delle comunicazioni che farà mercoledì alle Camere sulla clausola di salvaguardia per le spese sull'energia. “Ancora una volta l'Italia fa meglio delle previsioni”, plaude sui social la premier Giorgia Meloni, che ne approfitta per pizzicare le opposizioni: “E mentre a sinistra c'era chi tifava per il rallentamento dell'Italia, i fatti raccontano un'altra storia”. Un post “disperato”, replica il M5S, ricordando che l'Italia è “nei bassifondi di ogni classifica”. Meloni festeggia perché il comparto produttivo “è moribondo e non completamente morto”, ribatte Nicola Fratoianni di Avs.
Emergenza migranti a Ceuta, l’Italia valuta lo stop a Schengen
Le forze di sicurezza marocchine non hanno neanche provato a fermare le migliaia di persone che nel giro di poche ore, prima per mare poi attraversando via terra la frontiera, hanno cambiato il volto di Ceuta, porta d'ingresso dell'Europa in Africa. Per giorni i droni, i sistemi laser e le motovedette della Guardia Civil hanno inseguito nel buio i giovani, molti minorenni, che tentavano di raggiungere a nuoto la costa spagnola aggirando la scogliera frangiflutti del Tarajal. Ma la situazione è improvvisamente degenerata, con migliaia di persone che si sono riversate verso l'enclave spagnola alla luce del giorno, correndo verso la doppia barriera di confine. Le immagini di ragazzi fradici che raggiungono la riva e delle colonne umane lunghe chilometri sulle colline confinanti con Ceuta hanno riportato la città autonoma all'incubo del maggio 2021, quando oltre 8.000 migranti attraversarono la frontiera in appena 48 ore, provocando una grave crisi umanitaria e diplomatica con Rabat. Ora Madrid è pronta a mobilitare l'esercito per far fronte alla situazione.
Mentre Bruxelles segue l'evoluzione della crisi e assicura il massimo impegno per proteggere le frontiere della Ue, a Roma la premier Giorgia Meloni si è detta pronta a sospendere Schengen con la Spagna dopo un confronto con il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. “Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l'immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, ha scritto sui social la premier. Sulla stessa linea anche il Ministro degli esteri Antonio Tajani. Immediata la replica di Madrid che per protesta ha convocato l'ambasciatore di Italia in Spagna. “Questo messaggio del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica è indegno”, ha scritto il Ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, replicando al post di Tajani.
Intercettazioni, emendamento salta con la fiducia. Rimane il nodo preferenze
Settembre si annuncia un mese decisamente caldo per la maggioranza e il Governo. Dopo la pausa estiva il Senato riprenderà i lavori il 9 settembre partendo dall'esame della legge elettorale con il nodo sulle preferenze. Il braccio di ferro tra FdI e FI ancora non è risolto, ma un'intesa potrebbe essere facilitata dall'accantonamento, almeno per ora, della norma sui reati spia nelle intercettazioni, che Giorgia Meloni voleva far inserire nel decreto su giustizia e migranti e su cui il partito di Antonio Tajani ha alzato un muro. Alla fine, l'esecutivo ha posto la questione di fiducia a Palazzo Madama e quell'emendamento, così come gli altri, è decaduto. Ma l'obiettivo a Palazzo Chigi è solo rinviato. Il decreto approderà alla Camera dopo il via libera con la fiducia (92 voti favorevoli e 63 contrari) al Senato, dove non sono mancate scintille tra Pd e FdI, con la dem Simona Malpezzi che ha chiesto l'intervento del Gran giurì dopo le parole che le ha rivolto il senatore meloniano Marco Lisei (“Va con un passamontagna assieme ai suoi amichetti dei centri sociali a lanciare pietre, bombe o spaccare le teste ai nostri agenti”).
Al termine dell'ennesima giornata calda in Parlamento, a Palazzo Chigi resta l'idea di riproporre in un altro veicolo normativo il ripristino di una serie di reati per i quali le intercettazioni di un'indagine possono diventare fonte di prova per un'altra. Non entrerà però, a quanto si apprende, nel decreto omnibus atteso il 4 agosto in Cdm, in quanto non ci sarebbe omogeneità di materia con le misure legate principalmente a Pa e Protezione civile. Nelle prossime settimane si studierà una nuova soluzione per rispondere all'esigenza denunciata dall'allarme del Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. I meloniani dovranno fare i conti con FI, che finora in Parlamento ha stoppato ogni tentativo, respingendo l'idea di “tornare alle intercettazioni a strascico”: “Non accetteremo mai la controriforma”, è l'avvertimento degli azzurri, che propongono agli alleati l'apertura di un tavolo tecnico dedicato alla riorganizzazione organica del tema intercettazioni.
Ma per ora la reazione di FdI è decisamente fredda. La partita s’intreccia con quella della legge elettorale per cui non è detto che si arrivi al mandato al relatore. Ignazio La Russa con i capigruppo ha concordato di prevedere il termine per gli emendamenti il primo settembre, l'esame in Aula dal 10 e la chiusura per il 15. La parola d'ordine è niente forzature, anche per evitare irrigidimenti delle opposizioni che potrebbero allungare i tempi. Ma Meloni teme soprattutto le resistenze di quei senatori di FI che si considerano vicini ad Arcore, e vedono nelle preferenze il rischio di favorire “signori delle tessere e influencer”. Ma senza preferenze la legge elettorale rischia di non passare al vaglio della Corte Costituzionale, e addio premio di maggioranza, è il messaggio che filtra dai piani alti dell'Esecutivo su input della premier. All'inizio della settimana, fra lunedì e martedì, dovrebbero confrontarsi gli sherpa del centrodestra.
Nordio invia alla Procura generale le carte sul caso Almasri. Polemiche
Il caso Almasri conta un nuovo capitolo. Mercoledì sera il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico, accusato di crimini contro l'umanità, arrestato a Torino a gennaio 2025, poi rilasciato e riportato a Tripoli con un aereo dei servizi. La mossa, di fatto obbligata, arriva a pochi giorni di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima l'interpretazione della norma adottata a suo tempo dal suo dicastero, disponendo che il Guardasigilli doveva “immediatamente trasmettere al Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale”, salvo comunicare “alla stessa Corte d'appello la dichiarazione motivata di non dare corso a tali richieste per l'esigenza di tutela di princìpi costituzionali preminenti”.
Sul piano pratico, la trasmissione delle carte adesso non cambia nulla in quanto l'ex comandante del carcere di Mitiga, dopo essere stato rimpatriato con un volo di Stato italiano, è in Libia da tempo. Ben diverso, però, il peso politico della trasmissione degli atti. All'epoca il Guardasigilli, difendendo l'operato del Governo, aveva rivendicato di non fare “da passacarte”. Ed è questo il motivo per il quale, senza nascondere l'irritazione, fonti di Governo fanno ora notare che la sentenza della Consulta ridurrebbe la sua funzione. Non solo: la decisione di inviare il fascicolo è arrivata dopo due giorni di valutazioni ai massimi livelli del Governo. Proprio martedì Nordio è stato a Palazzo Chigi per un colloquio, durato circa due ore, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, un'occasione, era poi trapelato, per un focus sulle carceri. Ma alla luce di quanto è avvenuto poche ore dopo non si può affatto escludere che in quelle due ore si sia parlato, ampiamente, anche del capitolo Almasri.
Intanto le opposizioni attaccano. “Alla fine, avevamo ragione noi” tuona Nicola Fratoianni di Avs, “Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in Procura per l'arresto del criminale libico. Un Ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale dovrebbe dimettersi un minuto dopo”. Sulla stessa scia Angelo Bonelli: il Guardasigilli “è stato smascherato. Per mesi ha difeso l'indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al Parlamento una versione falsa per coprire una delle pagine più vergognose di questo Governo”. Per Bonelli, “un ministro smentito in questo modo dalla Corte costituzionale non può restare al suo posto. Si dimetta”.
Critiche anche dai componenti M5S nelle commissioni Giustizia: “Avevano ragione tutti tranne Nordio e il Governo Meloni. Nel frattempo, i buoi sono ampiamente scappati dalla stalla e Almasri l’hanno condannato i libici, ma alla Cpi non è stato consegnato”. Secondo il segretario di Più Europa RiccardoMagi “non c'è solo il caso del torturatore libico”. “Dalla grave vicenda della grazia a Ruggero con cui ha persino tentato di fare pressione sul Quirinale passando per l'indifferenza totale per il sovraffollamento delle carceri fino alla riforma dell'imputabilità per minori: un disastro senza precedenti per la giustizia italiana”.
Battaglia e tensioni alla Camera sulle chat di Delmastro
Slitta il voto in Aula sulle chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, che, dopo la lettera inviata dal Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi alla Camera, torna alla Giunta delle autorizzazioni. La sterzata innesca una battaglia parlamentare, a suon di norme e pareri, sulla possibilità di visionare le chat inviate come allegato alla missiva di Lo Voi. Il presidente Devis Dori (Avs), sostenuto dal Pd e dal resto del centrosinistra, dà il via libera alla consultabilità del materiale della Procura da parte dei componenti della Giunta, nonostante la contrarietà evidente di FdI. La maggioranza, a sua volta, si appella a Lorenzo Fontana chiedendogli la convocazione della Giunta per il regolamento di Montecitorio, una mossa che porta, a fine giornata, al congelamento della possibilità di accedere agli atti fino a lunedì, quando si riunirà l'organismo incaricato di dirimere le controversie interne a Montecitorio.
Nelle polemiche incrociate, tra il centrosinistra, che accusa FdI di voler tenere nascoste le chat, e i meloniani, che rispediscono le accuse al mittente dicendosi pronti a votare in Aula già la prossima settimana, interviene lo stesso Andrea Delmastro, che rivela di aver inoltrato al Capo della procura di Roma, via pec, la corrispondenza con Caroccia via Chat “non avendo alcunché da nascondere”, augurandosi “che ora cessino le inaccettabili strumentalizzazioni” di chi “ha alzato solo fango” e ricordando infine di non essere neanche indagato. Il film della giornata, ambientato a Montecitorio, va avanti tra colpi di scena dal mattino fino a sera. La decisione di riesaminare il caso, alla luce della nuova iniziativa dei pm, arriva intorno alle nove durante la riunione dei Capigruppo. E irrita fortemente Forza Italia che per voce di Enrico Costa mette a verbale “l'anomalia” di fermare i lavori assembleari per un documento dei pm ricevuto un'ora prima della riunione dei presidenti. Si crea “un precedente”. Ma, alla fine, il dossier fa retromarcia e torna in quella giunta che, a maggioranza, solo la scorsa settimana si era espressa contro l'acquisizione delle conversazioni di Delmastro da parte della Procura.
Le opposizioni, favorevoli all'approfondimento, avvertono: è “imprescindibile votare” in Aula “al più presto”. “Mica vorrete scappare sotto l'ombrellone con le chat?”, provoca il deputato di Avs Marco Grimaldi. FdI stoppa le polemiche sul nascere: “Siamo disponibili a trattare la questione la prossima settimana”, scandisce la meloniana Sara Kelany. Che in Aula, è protagonista di momenti di forte tensione con il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi, tra urla e proteste. L'Ufficio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni si riunisce sia al mattino, sia nel primo pomeriggio per fissare il nuovo cronoprogramma e decidere se i membri dell'organismo possano accedere alle chat inviate dalla Procura o meno. Il centrodestra è contrario, Dori si assume la responsabilità di decidere come presidente, alla luce di precedenti e dà il via libera. Alla mossa risponde soprattutto Fdi tirando in ballo Fontana e la Giunta per il regolamento, ottenendo il congelamento dell'autorizzazione. Tutto è rimandato a lunedì quando si riunirà sia la Giunta per il regolamento sia, con ogni probabilità, quella per le autorizzazioni che dovrà decidere se serva un'ulteriore integrazione istruttoria o se si possa andare in Aula.
- Il Pil va oltre le attese: +0,2% nel trimestre; esulta il Governo
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