Oggi parte il vertice di Tivat sull’allargamento dell’Ue
La voglia di Ue del Montenegro è stata evidente fin dall'organizzazione del vertice di Tivat. Il governo di Podgorica, infatti, ha optato per la soluzione più drastica: chiudere totalmente ogni accesso alla sede del vertice Ue-Balcani che si apre questa mattina, e che è stato anticipato dalla cena informale dei leader. Il summit a queste latitudini è considerato decisivo per dare l'ultima accelerata all'ingresso del Montenegro nell'Ue, con un anno scolpito nella pietra, il 2028. Il Paese ospitante, guidato dal presidente Jakov Milatovic, dopo decenni segnati dal potere di Milo Djukanovic, è in pole tra i candidati nei Balcani Occidentali, seguito di poco dall'Albania. Ma al vertice di Tivat, al quale oggi si unirà Giorgia Meloni, non si parlerà certo solo di Balcani.
L'arrivo di Peter Magyar alla guida dell'Ungheria ha ridato vigore al dossier sull’allargamento, i Balcani certo, ma soprattutto l'Ucraina e la Moldavia, veri e propri convitati di pietra in Montenegro: entrambi si preparano all'apertura del primo capitolo negoziale già nel mese di giugno. La presidenza di turno dell'Ue, detenuta da Cipro, ha dato via libera all'iter che, a cavallo del summit dei 27 del 18 e 19 giugno, dovrebbe certificare l'apertura del cosiddetto cluster 1, non a caso dopo che Magyar da Parigi ha annunciato l'intesa con Volodymyr Zelensky per la tutela della minoranza ungherese in Ucraina. Il nuovo “momentum” del dossier Allargamento rischia tuttavia, di svelare perplessità e reticenze finora rimaste nascoste.
Più di un leader europeo, lontano dai riflettori, sostiene che l'Ue non sia pronta ad accogliere un Paese demograficamente, militarmente ed economicamente importante come l'Ucraina. Non a caso la Germania, nei giorni, ha lanciato una proposta, un'adesione light per Kiev e Chisinau, in attesa dell'ingresso vero e proprio e alla vigilia del summit di Tivat la stessa Berlino, questa volta con Parigi, ha proposto di concedere a parte dei Paesi balcanici lo status di “osservatori” nelle riunioni delle istituzioni comunitarie. Si tratterebbe di un inedito per la storia dell'Unione, lo status di osservatore non è infatti previsto dai Trattati. La mossa ha però un obiettivo politico: avvicinare i Balcani Occidentali all'Ue nell'attesa di fare quadrato anche sull'Ucraina. È in questo contesto che s’inserisce la spinta dell'Italia all'integrazione dei Balcani.
Dopo il no della Lega slitta il voucher energia
Una riflessione su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia è in corso ma è sulla strategia da adottare che saltano subito fuori le divergenze, a partire dall'idea di mirare alle fasce più fragili della popolazione attraverso un voucher che nelle prime settimane della nuova guerra del Golfo era stato chiamato “antirincari”. Il voucher, che già all'epoca era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, non sarebbe piaciuto alla Lega, che avrebbe fatto arrivare forte e chiaro il suo niet in primis ai suoi ministri, Giancarlo Giorgetti compreso. Ma non convincerebbe troppo nemmeno il partito di Giorgia Meloni, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla. Così non sono arrivati nuovi provvedimenti in Cdm e la misura, assicurano da Chigi, non era mai stata all'ordine del giorno della riunione, la stessa premier avrebbe frenato, visti anche i mal di pancia interni alla coalizione. In diversi nella maggioranza assicurano che un approfondimento sulla quesitone era stato fatto in queste ultime settimane, arenandosi sullo scoglio della platea.
Guardare agli attuali destinatari della Carta “dedicata a te” (che è rivolta a tutti i residenti in Italia con un tetto di Isee, immigrati compresi), secondo la Lega, non avrebbe ottenuto il risultato di dare sollievo al ceto medio, a chi lavora ed è più colpito dagli aumenti di benzina e diesel perché ha la necessità di usare l'automobile per andarci. Sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori, peraltro, è sempre stato l'obiettivo dichiarato anche di FdI. Avanti allora con il taglio delle accise, che proseguirà per qualche altra settimana una volta calcolato l'extragettito Iva sui carburanti e arriverà attraverso “un decreto ministeriale, il meccanismo noto”, ha spiegato lo stesso Ministro dell'Economia, che è tornato a predicare cautela sull'utilizzo della nuova flessibilità concessa da Bruxelles. “Valuteremo con calma perché lo spazio non è esagerato e non possiamo permetterci di sbagliare di dosare le misure” ha detto, spiegando che bisogna capire bene “come aiutare le famiglie e come aiutare le imprese più meritevoli”.
I “parametri esatti” per declinare questa nuova flessibilità sull'energia, hanno sottolineato intanto da Bruxelles, “saranno definiti con precisione nelle prossime settimane”, anche attraverso “alcuni scambi” tra la Commissione e gli Stati membri, fermo restando che “non intendiamo sovvenzionare le bollette” e le misure devono andare nella direzione di “ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”. Gli interventi, insomma, vanno studiati con attenzione e, se ben calibrati, potranno spingere anche “la crescita”, ha osservato il titolare di via XX Settembre sottolineando ancora l'importanza del risultato in sede europea per mitigare gli effetti di una crisi che, a suo parere, “ancora non si sono interamente manifestati”.
Meloni firma gli ultimi sei accordi per la Coesione
Giorgia Meloni ha firmato gli ultimi sei accordi per la Coesione con i ministeri. L'importo complessivo degli investimenti attivati è di circa 1,7 miliardi. Gli Accordi sottoscritti si aggiungono ai 21 con le Regioni e le Province autonome e ai primi sette accordi raggiunti con i ministeri nell'ottobre 2025. “Le politiche di coesione rappresentano uno dei tasselli strategici dell'azione di Governo. Oggi completiamo il percorso avviato all'inizio di questa legislatura, chiudendo 34 accordi che valgono complessivamente oltre 50 miliardi. Risorse estremamente preziose, che finanziano interventi strategici per ridurre i divari territoriali e rendere l'Italia più forte, coesa e competitiva”, dichiara la premier. “Attiviamo oggi 1,7 miliardi in progetti per i nostri giovani nel campo dell'istruzione, per rilanciare il turismo quale fattore strategico della crescita, per rafforzare il nostro sistema sanitario, per aumentare la sicurezza delle nostre città, per promuovere una ricerca orientata alle nuove tecnologie e per rendere i nostri territori più resilienti rispetto agli eventi calamitosi”, aggiunge Tommaso Foti.
Nello specifico, i nuovi sei accordi sottoscritti riguardano il ministero dell'Istruzione, che avrà a disposizione 360 milioni di euro del Fsc per interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici attraverso lavori di adeguamento antincendio, bonifica amianto e messa a norma degli impianti e degli spazi per le attività didattiche, laboratoriali, sportive e ludico/ricreative; il ministero del Turismo, al quale andranno 121,14 milioni di euro al fine di contribuire allo sviluppo del settore turistico attraverso progetti d’innovazione per lo sviluppo della competitività nel turismo, investimenti per migliorare la qualità delle destinazioni; e il ministero della Salute, che beneficia di 90 milioni di Fsc, con interventi che si focalizzano sul potenziamento delle strutture sociosanitarie per minori e giovani adulti in carico alla giustizia minorile e sulla riqualificazione/potenziamento del parco tecnologico destinato agli Irccs.
Seguono il ministero dell'Interno, con una dotazione complessiva di circa 278 milioni di euro, di cui 180 milioni di risorse Fsc e 98 milioni di Fondo di rotazione per interventi in tema di digitalizzazione, energia e riqualificazione, quali l'implementazione del Disaster recovery (Dr) delle banche dati Interforze, il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza in ambiti strategici e urbani, la digitalizzazione dei processi e dematerializzazione degli archivi della Polizia di Stato e l'innalzamento dei livelli di sicurezza e resilienza dei suoi sistemi informatici; il ministero dell’Università, che riceve 381,18 milioni di euro, di cui 306,76 milioni di risorse Fsc e 74,41 milioni di Fondo di rotazione destinate al potenziamento delle Infrastrutture di ricerca (Ir) e del capitale umano ad alta specializzazione tecnico-scientifica, nonché' a progetti di ricerca applicata e di trasferimento tecnologico con attenzione in via prioritaria a tecnologie quantistiche, High performance computing (Hpc) e intelligenza artificiale; il ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare per un totale di 498,1 milioni per interventi di riduzione del rischio idrogeologico, di potenziamento del servizio nazionale della Protezione civile (Snpc), di mitigazione del rischio alluvionale e di sviluppo.
Archiviate le accuse a Berlusconi e Dell’Utri sulle stragi del 93
Il Tribunale di Firenze ha archiviato le accuse nei confronti dell'ex braccio destro di Silvio Berlusconi Marcello Dell'Utri nell'inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-94. La gip di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l'archiviazione per uno dei fondatori di Fi rilevando l'assenza di “elementi concreti” sui “contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri”. Il decreto di archiviazione risale a oltre 5 mesi fa, fatto questo messo in risalto dalla primogenita del Cav Marina: “Stupisce, e molto, che il decreto risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”. Marina Berlusconi ricorda come sia “la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico”.
Nella dichiarazione rilasciata dopo l’uscita della notizia rimarca come resti “il fatto che tutto questo accanirsi su una tesi insensata, e cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Fi, ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto soltanto una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”. “La verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia. Sono stati i governi Berlusconi a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l'Agenzia nazionale per l'amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali”. La manager parla di “fatti tanto concreti quanto inconfutabili”; “Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti”.
La Camera approva in prima lettura il ddl nucleare
Con 155 voti a favore, 86 contrari e 8 astenuti, l'aula della Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega al Governo sul nucleare. Il testo passa ora all'esame del Senato, ma il Governo punta all'approvazione della legge entro la pausa estiva e all'emanazione dei decreti delega entro la fine dell'anno. “Compiamo un passo importante per il futuro energetico dell'Italia”, festeggia il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin; con la misura, si pongono le condizioni perché il Paese sia pronto ad adottare l'atomo quando le nuove tecnologie saranno mature e disponibili, secondo il Ministro “all'inizio del prossimo decennio”. Il “nucleare sostenibile” significa per Pichetto “più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza”. Perché la domanda di energia, con la diffusione dell'IA, dei data center e dell'elettrificazione industriale, è destinata a crescere in maniera esponenziale: “Chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro.
Di “primo passo storico per l'indipendenza energetica” parla il vicepremier di Fi Antonio Tajani, sottolineando che non si tratta di una “scelta ideologica”, ma di uno “strumento necessario per garantire alle prossime generazioni energia pulita, prezzi competitivi per famiglie e imprese e maggiore sicurezza per il Sistema Paese”. Il tema era da affrontare urgentemente anche per il vicepremier in quota Lega Matteo Salvini: “È la cosa più importante per abbassare in prospettiva le bollette per le famiglie e per le imprese; quindi, dobbiamo partire con i progetti entro la fine della legislatura”. A sostenere la maggioranza nel voto in Aula Azione, Futuro Nazionale e il partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. Si astengono tutti i deputati di Italia Viva, Manfred Schullian di Svp e Francesco Gallo di Sud chiama Nord. A votare no, tra le polemiche, il Partito Democratico, il M5S e Avs.
Futuro Nazionale recluta altri 4 deputati, Vannacci: non ci ferma più nessuno
A poco più di una settimana dall'assemblea costituente del partito in programma il 13 e il 14 giugno all'auditorium della Conciliazione, Roberto Vannacci scalda i motori con il primo evento romano di Futuro Nazionale annunciando che il partito ha raggiunto quota 90 mila iscritti. “Non siamo un movimento, siamo un partito. FN è partito e chi lo ferma adesso? Non lo ferma Calenda, né la Piccolotti, né Bersani, né Marina Berlusconi. Se questi signori continueranno a parlare di noi raggiungeremo il 20% nel giro di poche settimane”, dice dal palco a una platea gremita che lo accoglie con un'ovazione. Colonna sonora “L'italiano” di Toto Cutugno, la location è il Salone delle Fontane all'Eur, il titolo all'evento “La mia patria è un'idea” organizzato dall'ex dirigente di An ed ex deputato del popolo della Libertà Francesco Biava. Il fu vicesegretario della Lega arringa con i suoi cavalli di battaglia: la remigrazione, la critica dell'Ue; da europarlamentare ammette candidamente: “Io non mi sento europeo”. È il giorno dell'annuncio che, dopo Laura Ravetto, altri quattro deputati transfughi stanno per aderire alla componente del Misto di FnV. Stavolta non solo dall'ex partito del generale, la Lega, ma anche da Fi.
Dal partito di Salvini sono pronti al passaggio il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof mentre dal partito di Tajani Davide Bergamini e Attilio Pierro. Vannacci non si sbottona: “Non confermo nulla ma non metto limiti alla provvidenza”. Possibile ma non confermata l'adesione del deputato Erik Pretto che pure ieri ha annunciato di aver lasciato la Lega per aderire al Misto. I nuovi ingressi saranno presentati sabato a Viareggio, mentre i rumors parlano di possibili transfughi anche da FdI. Alla conferenza stampa sono presenti anche il coordinatore nazionale di FnV Massimiliano Simoni e i due deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, artefici della nascita della componente alla Camera. Assente Emanuele Pozzolo, finito fuori strada col suo Suv nel biellese con un tasso alcolemico doppio rispetto al consentito. Vannacci lo difende a spada tratta: “Sarà sanzionato da quello che è previsto dal Codice della strada ma io non lascio nessuno indietro, non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico, a meno che non ci sia dolo, colpa grave o menefreghismo”.
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