Trump attacca Meloni che risponde alle provocazioni con il silenzio
A Palazzo Chigi per ora si sceglie di non rispondere al post con cui Donald Trump ha sferrato l'ennesimo attacco, ma sarà difficile non leggere alla luce di questo ogni gesto e parola quando il presidente Usa e Giorgia Meloni nelle prossime ore s’incroceranno alla cena dei leader Nato, e poi mercoledì mattina nella sala del summit ad Ankara. La premier, assicurano i suoi, alla vigilia si è focalizzata sulla preparazione della due giorni in Turchia, con riunioni di Governo sui dossier aperti, in cui, assicurano, non ha mai fatto riferimento al tycoon. Sarà impossibile non parlarne nella consueta conferenza stampa di fine summit. La strategia per ora è non dare peso al post ma è pesante di per sé quel meme con il riferimento alla necessità di un ordine di restrizione, richiamo esplicito allo stalkeraggio, dopo le parole con cui Trump ha accusato la premier di averlo “implorato” al G7 per una foto.
La serie di attacchi personali ha scardinato ogni tentativo diplomatico di ricucire dopo le tensioni che ora rendono lontane anni luce le immagini del vertice Nato di un anno fa, quando i due leader erano seduti assieme alla cena al Palazzo Reale a L'Aja e parlarono a lungo. Dalla “special relationship” al “restraining order needed”, la fiducia reciproca che c'era allora è svanita. Nessuno lo ammetterà ma, secondo la voce che circola nel Governo, ci sarebbe stato qualche ripensamento sulla partecipazione in massa di Ministri alla festa del 4 luglio in ambasciata. “Bisogna andare avanti”, lavorare sul “delicato vertice Nato” senza “cadere in provocazioni” è il pensiero della Meloni. Crea perplessità a Chigi l'ipotesi, che arriva da Washington, di un Trump adirato per impegni disattesi dalla premier; attacchi così violenti, si ragiona a Roma, non sono stati riservati neanche allo spagnolo Pedro Sanchez.
Di certo i segnali che arrivano dal Dipartimento di Stato Usa e dal Pentagono indicano la volontà di continuare a collaborare, assicurano fonti governative. Subito dopo il post di Trump e in mattinata, ha parlato con il vicepremier Antonio Tajani. Le dichiarazioni del presidente americano, ha chiarito il Ministro degli Esteri, “si commentano da sole. Fin dall'inizio abbiamo detto che non avremmo risposto a dichiarazioni di questo tipo, quindi andiamo avanti. Siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni”. L'altro vicepremier Matteo Salvini ha glissato sul meme (“Non commento più queste cose”), sulla stessa linea si è espresso anche Guido Crosetto, atteso ad Ankara con Meloni e Tajani (che dovrebbe vedere Marco Rubio).
Per tutto il giorno alla Meloni sono arrivati messaggi di solidarietà e vicinanza. Dal presidente del Senato Ignazio La Russa, per “l'incomprensibile attacco di Trump”, a quello della Camera Lorenzo Fontana, secondo cui “tra Paesi alleati il confronto deve fondarsi su rispetto, responsabilità e collaborazione, soprattutto davanti alle sfide comuni”. Ma anche dalle opposizioni: “Siamo tutti italiani, non possiamo accettare attacchi, minacce o insulti da capi di governo stranieri”, dice la segretaria del Pd Elly Schlein, rimproverando però all'esecutivo di aver avuto “un atteggiamento molto schiacciato”. Sulla stessa linea il leader M5S Giuseppe Conte: “Dobbiamo respingere al mittente le dichiarazioni di Trump, ma è certo che Meloni l’ha assecondato in tutto e adesso paghiamo le conseguenze. “Le frasi di Trump sono infami. Ora Meloni si svegli”, l'esortazione di Matteo Renzi.
Al vertice Nato di Ankara le spese per la difesa saranno al centro del dibattito
Rispettare gli impegni con la Nato e far quadrare i conti del proprio bilancio: è il dilemma che si trovano a dover affrontare i 31 Stati alleati, con il timore di dover subire una reprimenda dal presidente Donald Trump al vertice di Ankara. Proprio durante i lavori del summit la Nato dovrebbe pubblicare i nuovi dati sulle spese per la difesa. Lì di fatto si vedrà chi veramente ha impresso la svolta invocata dal nuovo corso alla Casa Bianca. Per il Segretario della Nato Mark Rutte si tratta di “riequilibrare” una relazione iniqua con Washington, ma per gli Stati membri della Nato, soprattutto quelli con i conti pubblici in difficoltà e dove l'opinione pubblica è meno sensibile alla difesa e al conflitto ucraino, è un compito non da poco. Se già in molti facevano fatica ad arrivare all'obiettivo del 2% fissato nel 2014, figurarsi ora con i nuovi target decisi al vertice dell'Aja dello scorso anno: un 5% totale articolato in 3,5% per la difesa “core” e 1,5% per investimenti collegati alla sicurezza (cyber, infrastrutture, mobilità militare, ecc.).
Questui traguardi andrebbero raggiunti in un decennio ma Trump vorrebbe vedere subito uno sprint. Il leader dell'Alleanza atlantica Mark Rutte ha rivendicato un aumento del 20% delle spese per la difesa in un anno da parte gli Alleati europei e dal Canada, definendolo “un cambio di passo storico verso una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell'Europa.” In testa alla classifica dei Paesi Nato per spesa militare in rapporto al Pil c'è la Polonia, che nel 2025 destina alla difesa il 4,7% della propria economia, seguono Estonia e Stati Uniti, entrambe al 3,4%, quindi Lettonia con il 3,2% e Grecia e Lituania appaiate al 3,1%. Si tratta dei Paesi che, già oggi, si avvicinano maggiormente al nuovo obiettivo del 3,5% di spesa “core” per la difesa.
Nella fascia intermedia si collocano Finlandia (2,5%), Danimarca (2,4%), Regno Unito, Romania e Svezia (tutti al 2,3%), seguiti da Norvegia e Ungheria (2,2%) e da Germania, Francia e Repubblica Ceca, ferme al 2,1% del Pil. Chiudono la graduatoria gli Alleati attestati sul 2% del Pil, cioè il precedente obiettivo fissato dell'Alleanza: tra questi figurano Italia, Belgio, Canada, Paesi Bassi, Portogallo, Croazia, Slovacchia, Slovenia, Turchia, Lussemburgo, Albania, Bulgaria. La ribelle Spagna lo scorso è riuscita a strappare una formulazione ad hoc, sostenendo di poter raggiungere gli obiettivi di capacità assegnati spendendo circa il 2,1% del Pil, senza dover arrivare al 5%.
Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni domani a Napoli; a settembre il programma
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si ritroveranno mercoledì in Piazza del Gesù a Napoli per rendere dare forma, dopo l’incontro al ristorante del 16 giugno, al cantiere dell'alternativa. A introdurre i leader saranno il governatore della Campania Roberto Fico e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, poi i quattro si alterneranno sul palco. Il perimetro programmatico, come i diretti interessati amano ripetere dal giorno dopo il referendum, è già delineato: l'ombrello, insistono gli alleati, è quello della Costituzione, difesa in occasione della riforma della Giustizia poi bocciata e “minacciata dall'autonomia differenziata così come dalla legge elettorale”. Il 15 luglio, poi, mentre alla Camera proseguirà la battaglia contro il Bignami bis, il campo progressista - o “l'Alleanza per la Costituzione e la democrazia”, come proposto da Conte - si trasferirà, a Padova. A fine settembre, invece, i leader si vedranno per il tavolo programmatico. “Il nostro dovere è farci trovare pronti” al voto anticipato “in qualsiasi momento.
Per questo da settembre costruiremo insieme il programma dell'alternativa”, dice chiaro la Schlein. Il 19 e 20 settembre, a Milano, il M5S chiuderà il percorso di ascolto, con iscritti e cittadini, ma Conte non prevede slittamenti a ottobre dell'appuntamento con gli alleati: “Io dico anche a fine settembre. Una volta che termina il processo di Nova, saremo in condizione di portare questi risultati e di confrontarci con le altre forze politiche per esaminarli insieme”, assicura. Al centro qualcosa comincia a muoversi, anche se Ernesto Maria Ruffini stoppa con un lapidario “non ne sono a conoscenza”, la proposta di un coordinamento tra le forze centriste lanciata nei giorni scorsi dal fondatore di Progetto civico Italia Alessandro Onorato. Prima il programma, a partire da quello della coalizione e, infine, il leader: questa la tabella di marcia. Matteo Renzi, che in piazza non ci sarà (ma in tutta Italia saranno presenti i banchetti di Iv per la campagna anti Meloni 'Quando c'era lei' e la raccolta delle firme per le preferenze), continua a ripetere: “Nel 2027 la partita è molto semplice: se la sinistra sta insieme, vince la sinistra. Se stai diviso, la Meloni si prende il Quirinale”.
“L'alleanza progressista nelle Regioni c'è e sta già governando bene. Da lì non si restringe, al massimo si allarga”, lo rassicura la Schlein, che per la scelta della leadership ribadisce: “O faremo l'accordo per chi prende un voto in più o per la forza che ha più consenso o faremo le primarie, a cui io mi sono già dichiarata disponibile”. Non la pensa esattamente così Giuseppe Conte: “Le primarie possono essere un ottimo strumento per alimentare il processo di partecipazione e allargare anche il perimetro della nostra coalizione facendo partecipare i cittadini. Poi ovviamente di fronte a chi dice che l'unica alternativa è scegliere il partito che ha più voti, dico che non l'abbiamo fatto mai per le Regionali perché si cerca quello più competitivo. Quindi se proprio dobbiamo poi valutare altri criteri, non c'è solo un'alternativa, ma più alternative. Sono tutte questioni che affronteremo a tempo debito”.
Alla Camera
L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 12.30 per l’esame del ddl sull’accordo Italia-Albania per la cooperazione strategica in diversi settori, del ddl sul reclutamento del personale ricercatore e docente universitario e del ddl sui giovani e il servizio civile universale. Infine, discuterà sulle mozioni sugli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali esaminerà gli schemi d’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. La Giustizia svolgerà audizioni sul ddl e sulle pdl sulle circoscrizioni giudiziarie, esaminerà il ddl sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti e la pdl sul processo penale a carico di imputati minorenni. La Affari Esteri ascolterà i rappresentanti di “Cuba Decide”, sulla crisi socioeconomica a Cuba. La Difesa discuterà sullo schema di DM sullo sviluppo e alla messa in operazioni di un satellite geostazionario avanzato per telecomunicazioni. La Bilancio svolgerà audizioni ed esaminerà il DL sulle infrastrutture. La Cultura terrà delle audizioni sul DL sullo sport e i grandi eventi.
La Ambiente svolgerà audizioni sulle risoluzioni sulla finanza di progetto e ascolterà Corrado Perugini sulla proposta di nomina a presidente dell'Ente parco nazionale dei Monti Sibillini. Esaminerà e ascolterà il dottor Vincenzo D'Errico sulla proposta di nomina a presidente dell'Ente parco nazionale del Gargano. La Trasporti ascolterà le comunicazioni del Presidente Salvatore Deidda sulla programmazione dei lavori. La Attività Produttive svolgerà audizioni sull’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia e sull’indagine conoscitiva sul settore tessile. Discuterà sulla pdl per il sostegno dell’erogazione dei servizi pubblici nei comuni soggetti a rilevanti variazioni della popolazione conseguenti alla pressione turistica. La Affari Sociali proseguirà l’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA nelle regioni. La Agricolturasvolgerà audizioni sulle pdl e sul ddl per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
Al Senato
L’Assemblea del Senato non si riunirà questa settimana. L’aula di palazzo Madama tornerà riprenderà i suoi lavori martedì 14 luglio alle 10.00 per esaminare il ddl sulla protezione dei dati personali, il ddl sul monumento nazionale della miniera di Montecatini Val di Cecina in provincia di Pisa e il ddl sulla giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà audizioni ed esaminerà il ddl sull’Inno nazionale in Costituzione. Esaminerà gli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per il trasferimento di funzioni, il ddl sulla riforma della polizia locale e con la Giustizia proseguirà l’esame del DL sulla giustizia e sui migranti. La Politiche dell’Ue esaminerà la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2026 e per il 2025 e dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell'Unione europea.
La Bilancio si confronterà sullo schema di Dlgs sul Testo Unico sugli adempimenti e l’accertamento. La Finanze svolgerà audizioni sul ddl sul conto corrente. La Ambiente svolgerà audizioni ed esaminerà i ddl sull’energia nucleare sostenibile. Ascolterà l'ingegnere Corrado Perugini e discuterà sulla proposta di nomina a presidente dell'Ente parco nazionale dei Monti Sibillini e si confronterà sullo schema di Dlgs sulle emissioni industriali. Dibatterà sul ddl sull’efficientamento dell'illuminazione pubblica e degli edifici pubblici, sul ddl sul Parco nazionale dell'Etna, sui ddl sulle isole minori e sul ddl sulla CCUS. Proseguirà l’esame della proposta di risoluzione sullo strumento dei contratti fiume, dei ddl sulla tutela dei minori nella dimensione digitale e dei ddl sulla riforma della RAI.
La Industria svolgerà audizioni ed esaminerà il ddl sulle grotte d’Italia e svolgerà audizioni e si confronterà sui ddl sui prodotti agroalimentari di qualità. Esaminerà l’affare assegnato sulle aree di crisi industriale complessa in Italia e lo schema di DM sulla ripartizione per il 2026 del fondo derivante dalle sanzioni amministrative irrogate dall’AGCM. Discuterà sui ddl sull’attività di acconciatore ed estetista e proseguirà l’esame del ddl sulle reti delle città madri del made in Italy, del ddl sul registro nazionale dei pizzaioli e del ddl sullo spreco alimentare.

