Tensione al Senato sulle preferenze, poi la maggioranza si ricompatta
La maggioranza procede sulla legge elettorale ma continua a navigare a vista. Il centrodestra respinge, gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze e, sempre senza defezioni, vota il suo emendamento unitario in materia che prevede anche i capolista bloccati. Alla fine, FdI, che forse avrebbe voluto qualcosa di più, festeggia con i cartelli in Aula con le scritte “Con noi le preferenze, con loro zero preferenze”. La premier Giorgia Meloni sui social rivendica: “Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile”. Ma è l'epilogo dell'ennesima giornata vissuta con non poche fibrillazioni. Rientrano le tensioni e non va a segno la trappola architettata dalle opposizioni ma i prossimi scogli già si intravedono. Uno è certamente quello delle quote di genere. L'emendamento approvato dalla maggioranza fa saltare, infatti, le quote previste per i capolista nel Rosatellum. Un punto che, in passato, aveva visto la protesta di diverse parlamentari, anche di maggioranza.
Altra questione destinata a creare polemica è, poi, quella inserita nella norma per cancellare quella anti-cespugli (che eliminerà qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio) che prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima in volta in Parlamento. Un “norma truffa della casta” la definisce Giuseppe Conte. Il nodo più grosso, almeno per il momento, sembra superato ma non senza fibrillazioni. In mattinata, infatti, si confermava in transatlantico la notizia che FdI stava valutando gli emendamenti di opposizione sulle preferenze. Roberto Vannacci dai social lanciava la sfida: “Siano coerenti, le votino”. Ma dalle parti di FI e della Lega si rispondeva con un fermo no: o si va sull'emendamento su cui c'è un accordo o salta tutta la legge. Ma che in FdI ci abbiano pensato lo confermano in qualche modo anche le parole del sottosegretario Alberto Balboni: “il sub-emendamento è una provocazione, ma il tema c'è e non sarei contrario a soluzioni che amplino” le preferenze. Viene convocata una riunione di maggioranza con la ministra Elisabetta Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli sherpa. Ciò che emerge dalla riunione dà il segno che le acque non si sono ancora placate: il governo, memore forse anche dell'incidente alla Camera proprio sulle preferenze sul quale era stato dato parere favorevole e, quindi, l'esecutivo era tecnicamente andato sotto si rimette all'Aula.
Nel frattempo, la frattura si ricompone e la maggioranza fa sapere che voterà compattamente contro gli emendamenti dell'opposizione. E dopo poche ore c'è la conferma. “Tra un emendamento strumentale e mantenere gli accordi di maggioranza” scandisce Lucio Malan “che permettono la reintroduzione dal '92 delle preferenze, non abbiamo dubbi: manteniamo la parola sulle preferenze e votiamo contro questo emendamento”. “Noi siamo una coalizione che fa sintesi” incalza Maurizio Gasparri “mentre voi litigate su primarie, secondarie”. Sono preferenze “farlocche” con i capolista bloccati, replicano dai banchi dell'opposizione, dai quali partono urla 'Vergogna!'. Matteo Renzi rilegge in Aula un discorso della premier in favore delle preferenze e aggiunge: “Dovete vergognarvi!”. Poco dopo è la volta dell'emendamento di maggioranza, approvato compattamente con tanto di cartelli dai banchi di FdI. Il centrodestra esulta. “Bene le preferenze, la sinistra e Vannacci fanno polemiche strumentali”, dice Maurizio Lupi. “Passa la nostra battaglia”, rivendica Antonio De Poli dell'Udc. L'opposizione invece resta sulle barricate.
Il Cdm proroga il taglio accise fino al 17 settembre
Arriva una nuova proroga dello sconto fiscale sul gasolio: la riduzione di 17 centesimi al litro, che sarebbe scaduta stasera, sarà in vigore fino a giovedì 17 settembre compreso. La decisione è stata adottata con un nuovo decreto-legge, che finanzia il taglio con 85 milioni di euro e che contiene anche misure per accelerare permessi e concessioni per aumentare la produzione di gas e petrolio. La premier Giorgia Meloni ha annunciato “nuovi provvedimenti” sui carburanti “in arrivo la prossima settimana”, e ha detto che occorre “aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas”. Lo scopo è “ridurre la dipendenza dall'estero, pagare meno, garantire costi più bassi a famiglie e imprese, difendere la sicurezza energetica della nazione”. Il nuovo decreto-legge, ha spiegato la premier, “permetterà allo Stato di nominare dei commissari che aiutino le Regioni a tagliare i tempi e a rilasciare molto più velocemente permessi e concessioni per la ricerca, l'esplorazione e l'estrazione di idrocarburi sul nostro territorio”.
La premier ha rivendicato “28 gigawatt in più di rinnovabili, tre volte meglio di quello che è stato fatto nello stesso periodo da chi oggi ci fa la morale sull'energia green”. E poi “il coraggio di riaprire la strada del nucleare”. Il governo avrebbe voluto smettere con i tagli fiscali generalizzati sui carburanti, non più sostenibili dalle casse pubbliche e favorevoli soprattutto ai più ricchi, che consumano di più. L'obiettivo politico era passare ad aiuti mirati alle categorie più colpite, cioè i meno abbienti e gli autotrasportatori. Ma nella maggioranza non è stato possibile raggiungere un accordo su quali misure adottare, e soprattutto su dove trovare i fondi per finanziarle. Così, si è tornati a prorogare il taglio fiscale per una sola settimana. Il tutto in attesa di trovare la quadra sui provvedimenti mirati. Da marzo, i sostegni ai carburanti sono costati oltre 2 miliardi di euro, e trovare le coperture è sempre più difficile.
Il governo aspetta con ansia il 22 settembre, quando l'Istat renderà noto se l'Italia è scesa sotto il 3% di rapporto deficit/Pil. In questo modo, il paese uscirebbe dalla procedura di infrazione della Ue, e l'esecutivo avrebbe qualche margine di bilancio in più per intervenire. La Lega preme per un contributo dalle banche, ma gli altri partiti di maggioranza frenano. Si valuta anche una tassazione degli extraprofitti delle società energetiche, in particolare per l'attività di raffinazione. Ma le resistenze delle imprese e le perplessità dei politici restano fortissime. Come erogare gli aiuti, è l'altro grosso problema. Per aiutare i meno abbienti, si potrebbe ricorrere a un contributo sulla carta “Dedicata a te”, ma la Lega è scettica, temendo che vada soprattutto a stranieri ed evasori fiscali. Un sostegno abbastanza semplice da adottare sono le carte carburanti per i dipendenti. Ma il vicepremier Matteo Salvini vorrebbe un aiuto anche per gli autonomi, più difficile tecnicamente.
Il candidato al Comune di Milano divide il centrodestra
Lavori in corso nel centrodestra per il candidato sindaco di Milano. Forza Italia punta sul sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, che in questi giorni ha intensificato le comparsate in tv. Ma la Lega frena e chiede un nome più “riconoscibile” insistendo sull'europarlamentare Silvia Sardone che conosce la città “casa per casa”. Nel centrosinistra, invece, per l'ufficializzazione dei candidati (al plurale in caso di primarie) resterà tutto fermo almeno fino alla fine della Festa dell'Unità in corso in città, con il segretario metropolitano del Pd Alessandro Capelli che insiste sull'importanza di lavorare, intanto, “sul programma”. Nel mentre sono stati definiti quelli che saranno i “13 saggi” fra docenti universitari ed esponenti del Terzo settore e della società civile, che scriveranno la Carta dei valori in vista delle prossime comunali. Nel centrodestra, da giorni Forza Italia spinge su Perego di Cremnago.
Gli azzurri, che hanno sempre rivendicato la paternità sulla scelta del nome del candidato, virano sul profilo politico dopo aver puntato per mesi su un civico proponendo anche la corsa dell'economista Carlo Cottarelli e 'stoppando' sempre quella del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, sponsorizzato dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma la Lega, tramite il segretario provinciale Samuele Piscina, dice no alle “fughe in avanti nei telegiornali”, mettendo nero su bianco una personale rosa di nomi in cui il sottosegretario alla Difesa non compare. Al contrario, ci sono Sardone, l'ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, il giornalista Giovanni Terzi e anche Lupi. La scelta, commenta Piscina, deve ricadere “su chi Milano la vive davvero ogni giorno”. Caratteristica che, in realtà, chiede anche il capogruppo di FdI a Palazzo Marino, Riccardo Truppo: “Ciò che conta è l'estrema conoscenza della città”.
Dall'altra parte del campo, il dibattito va avanti a suon di sfide editoriali. L'ex direttore di Stampa e Repubblica Mario Calabresi, che ha dato la sua disponibilità e che Azione vorrebbe incoronare senza passare dalle primarie, è in tour per presentare il suo nuovo libro La voce degli altri. Il 19 Calabresi sarà a Pordenonelegge e il 22 al teatro Franco Parenti mentre sabato sera sarà sul palco della festa del Pd di Milano insieme a don Luigi Ciotti. L'assessore di Municipio Lorenzo Pacini, pronto a candidarsi alle eventuali primarie, ha scritto Una cosa di sinistra “per riformare la sinistra a partire dai giovani”. L'altro nome forte, oltre alla vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo e all'assessore Emmanuel Conte, è quello del capogruppo Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino che ancora non ha ufficializzato la sua eventuale candidatura, ma porta avanti da mesi una campagna di ascolto per la città. L'attesa di tutti è per capire se alla fine la scelta del candidato arriverà con le primarie.
La Bce alza i tassi mentre il caro petrolio torna agita i mercati
Proprio nel giorno in cui la Bce è tornata ad alzare i tassi di interesse di riferimento per tutta l'eurozona, il caro petrolio ha messo a segno nuovi balzi rialzisti. Uno altro shock, che stavolta ha proiettato al rialzo tutti i tassi di mercato sull'obbligazionario pubblico nel mondo, nella prospettiva che sia l'istituzione europea, sia le Federal Reserve, sia altre banche centrali siano costrette a muovere ulteriormente verso l'alto il costo del danaro. Questo ha finito per favorire letture più aggressive e restrittive anche delle comunicazioni direttorio Bce, che altrimenti avrebbero mantenuto una linea abbastanza cauta e prudente. La presidente Christine Lagarde ha accuratamente evitato di sbilanciarsi verso qualsivoglia indicazione sulle mosse future.
“I mercati fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro. E vi posso assicurare che tutta la discussione di oggi è stata focalizzata sulla decisione che abbiamo preso. Non abbiamo per nulla discusso di alcun tipo di percorso futuro, perché siamo assolutamente seri” sulla procedura decisionale che prevede di non vincolarsi su alcuna decisione futura. Peraltro, se dul breve termine le aspettative di inflazione restano “a livelli elevati”, sul lungo periodo la maggior parte degli indicatori restano vicini all'obiettivo del 2% di inflazione della Bce. D'altra parte, secondo il comunicato del Consiglio, ora ci si attende che l'inflazione resti “ben al di sopra dell'obiettivo per un periodo prolungato”. L'istituzione monetaria ha infatti rivisto al rialzo le previsioni di inflazione, ma anche quelle di crescita economica. Ora si attende più 3 percento dei prezzi al consumo per la media dell'eurozona quest'anno, più 2,3 percento nel 2027 e più 2,1 percento nel 2028.
Per il Pil aggregato dei Paesi, più 0,9 percento sul 2026, più 1,4% nel 2027, mentre ha confermato l'attesa di un più 1,5% sul 2028. Tuttavia, la peculiarità stavolta è che le stime vedono una gamma molto dilatata di possibili scenari, con implicazioni contrapposte nei due estremi per la politica monetaria. Nello scenario più negativo, quest'anno la crescita economica dell'eurozona si fermerebbe allo 0,8%, ma soprattutto il prossimo anno sarebbe ridotta allo 0,4%, laddove nel 2028 risalirebbe all'1,4%. All'opposto per lo scenario meno negativo si stima 0,9% di crescita quest'anno, 1,5% il prossimo e 1,6% nel 2028. Per l'inflazione nello scenario più avverso quest'anno raggiungerebbe il 3,3%, nel 2027 salirebbe al 5,4% e nel 2028 si attesterebbe 3,2%. Nello scenario meno negativo, invece, segnerebbe 2,9% quest'anno, 1,9% il prossimo e 1,8% nel 2028. E questo divario potrebbe spiegare l'attuale prudenza della Bce.
Al Senato
L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per proseguire il confronto sulla proposta di riforma della legge elettorale.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Giustizia esaminerà il ddl per il rilascio degli immobili. Si confronterà sullo schema di Dlgs sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, sui ddl sulla legittima difesa e sul ddl sui detenuti sottoposti a regime speciale in aree insulari. Dibatterà sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative e sul ddl sull’allontanamento del minore. Infine, inizierà l’esame del DL sul crollo dell’immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. La Bilancio proseguirà l’esame dei ddl sul rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 e disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026. Si confronterà sullo schema di Dlgs sulle emissioni industriali e le discariche dei rifiuti. La Affari Sociali ascolterà la Fondazione Giacomo Brodolini e Confetra sullo schema di dlgs relativo al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali. Tutte le altre Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
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