Meloni e 16 leader, “Bilancio non penalizzi Coesione e nuove sfide Ue”
A margine del Consiglio europeo, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Presidente della Romania, Nicușor Dan, hanno promosso a Bruxelles una riunione informale dei Capi di Stato e di Governo degli Stati membri del gruppo “Amici della Coesione”, dedicata al coordinamento politico sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. Secondo quanto reso noto da Palazzo Chigi, nel corso dell’incontro è stata confermata la volontà comune di mantenere una posizione unitaria nel negoziato sul futuro bilancio europeo, in una fase ritenuta cruciale per la definizione delle priorità strategiche e dell’architettura finanziaria dell’Unione. I leader presenti hanno ribadito la convinzione condivisa che il prossimo bilancio dell’Unione debba consentire di affrontare le nuove sfide strategiche senza penalizzare le politiche previste dai Trattati, con particolare riferimento alla politica di coesione, alla Politica agricola comune e alla Politica comune della pesca. Palazzo Chigi ha inoltre evidenziato che l’incontro si inserisce nel percorso di lavoro avviato nel dicembre 2025 e culminato nella dichiarazione presentata al Consiglio “Affari generali” del 26 maggio. I partecipanti hanno sottolineato il ruolo di tali politiche quali investimenti essenziali per il futuro dell’Europa, in grado di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, la sicurezza alimentare, la competitività e la resilienza delle comunità europee. Alla riunione hanno preso parte i rappresentanti degli Stati membri aderenti al gruppo “Amici della Coesione”: Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Ungheria.
Giorgetti, “Neutrali su Opas Intesa-Mps, ma possibili prescrizioni”
Il Ministero dell’Economia e delle finanze conferma l’obiettivo di uscire dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, ma intende procedere nella finestra di mercato ritenuta più opportuna, con l’obiettivo di massimizzare l’incasso derivante dalla cessione della partecipazione residua. Nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito che l’operazione non presenta profili di urgenza e che la tempistica dovrà tenere conto sia dell’andamento del titolo sia del più ampio processo di consolidamento in corso nel settore bancario. Il Mef, che tra l’autunno del 2023 e l’autunno del 2024 ha ridotto la propria partecipazione in Mps dal 64,23 per cento all’11,73 per cento, detiene attualmente una quota pari al 4,863 per cento, con un controvalore teorico indicato in circa 1,6 miliardi di euro. Il ministro ha ricordato come l’istituto senese, in passato scarsamente attrattivo per il mercato, sia progressivamente tornato al centro dell’interesse degli operatori. Per la dismissione della quota residua, la modalità più probabile resta quella dell’Accelerated Book Building, procedura accelerata di raccolta ordini già considerata una delle soluzioni più idonee. La decisione sui tempi, tuttavia, sarà assunta valutando anche l’evoluzione del cosiddetto risiko bancario, che coinvolge Intesa Sanpaolo, Unipol e Banco Bpm. In relazione all’Opas di Intesa Sanpaolo, per la quale sono attesi il deposito del documento di offerta alla Consob e le richieste di autorizzazione alle autorità competenti, Giancarlo Giorgetti ha richiamato la presenza della notifica ai fini del golden power. Il ministro ha precisato che tale strumento, gestito da un gruppo di coordinamento interministeriale presso la Presidenza del Consiglio, viene utilizzato con particolare cautela e può rilevare anche in operazioni tra soggetti italiani, qualora emergano profili connessi alla sicurezza nazionale. Il titolare del Mef ha indicato una posizione di neutralità del Ministero rispetto al processo in corso, precisando tuttavia che l’esercizio del golden power potrà comportare, in astratto, valutazioni su eventuali prescrizioni da applicare all’operazione. Il riferimento ha richiamato precedenti valutazioni relative ad altri dossier bancari, tra cui quello riguardante Unicredit. Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato la reazione delle opposizioni. La senatrice del Partito Democratico Cristina Tajani ha ritenuto necessario un chiarimento, sostenendo che il ministro dell’Economia debba mantenere un ruolo di arbitro e non di parte nel processo, e prospettando una richiesta di informativa del Governo in Parlamento qualora non arrivino precisazioni. Nel corso dell’audizione, Giancarlo Giorgetti ha inoltre evidenziato la solidità del sistema bancario italiano, richiamando anche le valutazioni positive espresse dal Fondo monetario internazionale. Sul fronte del credito, il ministro ha segnalato che il 2026 si è aperto con una fase di crescita, pur rinviando alle prossime evidenze per valutare gli effetti dell’aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea. Il tema dei tassi resta al centro del confronto europeo. Il capo economista della Bce, Philip Lane, ha indicato che l’economia dell’area euro potrebbe sostenere un livello dei tassi leggermente superiore all’attuale 2,25 per cento senza perdere slancio, lasciando intendere la possibilità di ulteriori rialzi. L’audizione ha riguardato anche il rinnovo dei vertici della Consob. Giancarlo Giorgetti ha definito la mancata nomina del presidente un’anomalia, chiarendo tuttavia che il potere di proposta non spetta al ministro dell’Economia. Il ministro ha auspicato che la nomina possa intervenire nel più breve tempo possibile. Nel confronto è stato richiamato anche il nome di Federico Freni, a lungo indicato tra i possibili candidati alla presidenza. Sul dossier Banco Bpm e sulla posizione di Crédit Agricole, autorizzata a salire fino al 29,9 per cento, Giancarlo Giorgetti ha richiamato la necessità di rispettare le regole, pur ribadendo, con una metafora sportiva, una preferenza per la tutela degli interessi nazionali nelle competizioni tra operatori italiani e stranieri.
Finanza: Comitato Politiche Macroprudenziali, principali rischi connessi da incertezza scenario globale
Il Comitato per le politiche macroprudenziali ha esaminato le condizioni del sistema finanziario italiano, rilevando che, nell’attuale fase, i principali rischi restano collegati a un contesto internazionale ancora caratterizzato da elevata incertezza. Al termine della riunione, svoltasi presso la sede della Banca d’Italia a Roma, è stato evidenziato che intermediari, famiglie e imprese presentano condizioni finanziarie complessivamente solide, pur rimanendo esposti ai rischi geopolitici globali. Negli ultimi mesi, i mercati finanziari hanno mantenuto un funzionamento ordinato. Alla riunione hanno partecipato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che ha presieduto i lavori, la Presidente vicaria della Consob, Chiara Mosca, il Presidente della Covip, Mario Pepe, il Presidente dell’Ivass, Paolo Angelini, e il Direttore generale del Tesoro, Riccardo Barbieri Hermitte. A livello globale, il Comitato ha segnalato che le quotazioni sui principali mercati azionari si collocano su livelli elevati, in particolare nel comparto tecnologico. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale viene considerato un fattore in grado di offrire nuove opportunità agli operatori finanziari, ma anche di accentuare vulnerabilità e rischi, soprattutto di natura operativa e cibernetica. Tali profili sono oggetto di attenzione da parte delle autorità italiane, che ne hanno evidenziato la rilevanza agli intermediari vigilati.Il Comitato continua inoltre a monitorare l’andamento degli investimenti delle famiglie in certificates, strumenti caratterizzati da elementi di complessità valutativa e potenzialmente idonei a esporre i detentori a rischi di perdite significative. Nella seconda metà del 2025, l’ammontare di tali strumenti detenuto dalle famiglie è rimasto sostanzialmente stabile, pur attestandosi su livelli elevati. Nel corso della riunione è stato fornito un aggiornamento sulle attività del gruppo di lavoro promosso dal Ministero dell’Economia e delle finanze in materia di investimenti delle famiglie in criptoattività. Sono state esaminate le possibili iniziative da assumere nelle sedi competenti, a livello nazionale ed europeo, per ampliare il quadro informativo relativo al collocamento di tali strumenti. Il Comitato ha infine valutato il quadro analitico e operativo a supporto delle proprie competenze in materia di indici di riferimento utilizzati nei contratti finanziari, il cui completamento è previsto nella seconda metà dell’anno. Sono state inoltre esaminate le possibili modalità di seguito alle raccomandazioni preliminari formulate dal Fondo monetario internazionale nell’ambito del Financial Sector Assessment Program dedicato all’Italia.
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