Ocse: il Pil italiano resiste, ma si riducono i margini per sostenere la crescita
L’economia italiana mostra una maggiore resilienza rispetto alle attese, ma le prospettive restano condizionate dalla riduzione dei margini disponibili per sostenere la crescita. È il quadro delineato dall’Ocse nell’Economic Outlook interim report di settembre, presentato a Parigi, secondo cui il Pil italiano crescerà dello 0,9% nel 2026, contro lo 0,5% stimato a giugno. Per il 2027 la previsione resta invece invariata allo 0,6%. A livello globale, l’Ocse prevede una crescita del Pil del 2,9% nel 2026, in rialzo rispetto al 2,8% indicato nel precedente Outlook, mentre per il 2027 la stima scende dal 3,1% al 3%. Secondo l’organizzazione, la crescita mondiale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, ma le riserve che hanno contribuito ad attutire lo shock energetico si stanno progressivamente esaurendo. Il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, ha sottolineato che la crescita globale è più debole rispetto allo scorso anno e che l’inflazione è tornata a salire. Da qui l’indicazione agli Stati membri di concentrare gli aiuti sulle categorie maggiormente colpite e di riportare la spesa pubblica su un percorso sostenibile. Per l’Italia, il nuovo capoeconomista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, ha evidenziato la maggiore solidità mostrata dall’economia rispetto alle previsioni formulate a giugno. Il secondo trimestre ha registrato una buona dinamica e anche il primo trimestre è stato rivisto al rialzo dall’Istat. Secondo Scarpetta, nella prima parte dell’anno la crescita è stata quindi più forte di quanto previsto in precedenza. A sostenere il Pil italiano sono stati soprattutto i consumi e gli investimenti, compresi quelli pubblici legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Proprio il Pnrr rappresenta però uno degli elementi destinati a modificare il quadro nei prossimi anni: le risorse del Piano termineranno alla fine del 2026 e verrà quindi meno uno dei motori che hanno contribuito alla crescita. Per questo motivo, Scarpetta ha indicato la necessità di proseguire con le riforme strutturali, con l’obiettivo di sostenere la produttività e la crescita economica. Il tema dei margini di finanza pubblica resta inoltre centrale. La conferma da parte dell’Istat di un deficit al 3,1% per il 2025, ha osservato il capoeconomista dell’Ocse, limita la capacità del governo di intervenire. In questo contesto, l’indicazione è di concentrare le risorse sulle famiglie e sulle imprese maggiormente colpite dalla crisi energetica, mantenendo al tempo stesso uno spazio fiscale sufficiente per affrontare altre esigenze. Tra queste Scarpetta ha citato la spesa per la difesa e l’invecchiamento della popolazione, oltre agli effetti sull’agricoltura legati all’estate particolarmente calda. L’Ocse segnala inoltre che in alcune economie del G20, tra cui l’Italia, i salari reali restano a un livello pari o inferiore a quello precedente alla pandemia. Le prospettive economiche, infine, rimangono fortemente legate all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e alla possibilità di raggiungere una soluzione duratura.
Conti pubblici, Giorgetti: «Nessun fallimento sul deficit». Tensione nella maggioranza sullo scostamento
Il governo difende la gestione dei conti pubblici dopo la conferma che l’Italia non uscirà con un anno di anticipo dalla procedura per deficit eccessivo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto alla Camera durante il question time, ha escluso che il risultato sul deficit possa essere considerato un fallimento, sottolineando che il dato è «perfettamente in linea con il preventivato». Secondo Giorgetti, l’uscita dalla procedura di infrazione dovrà avvenire nel 2027. Un’uscita anticipata, ha spiegato il ministro, avrebbe rappresentato un risultato positivo non soltanto per l’attuale governo, ma per il Paese. Al centro dell’intervento anche la possibilità di utilizzare i margini di flessibilità legati alla clausola nazionale di salvaguardia. L’Italia ha chiesto alla Commissione europea di poter disporre di una maggiore flessibilità, fino a 36 miliardi di euro nell’arco temporale fino al 2028, per sostenere investimenti nei settori dell’energia e della difesa. Giorgetti ha ricordato che il governo sta lavorando da un anno con la Commissione europea sull’applicazione della clausola. Secondo il ministro, la questione richiede ora un’interpretazione delle regole europee e il confronto con Bruxelles era già in corso da aprile, in vista della possibilità che l’Istat confermasse il dato sul deficit al 3,07%. Il quadro dei conti rende comunque limitati i margini disponibili per la prossima legge di bilancio. L’obiettivo indicato da Giorgetti è rispettare il percorso di rientro dalla procedura per deficit eccessivo senza compromettere il raggiungimento del rapporto deficit/Pil del 2,9% previsto per quest’anno. Sul fronte della manovra, il ministro ha confermato tra le priorità del governo la prosecuzione della riduzione delle imposte sul reddito per il ceto medio. Giorgetti ha inoltre ribadito la volontà di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto nella forma attualmente prevista. Secondo quanto riferito dal ministro, l’86% dei beneficiari dell’intervento avrebbe redditi inferiori a 40mila euro e il sostegno sarebbe superiore ai 163 euro. Una definizione complessiva delle misure sarà possibile dopo l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica e delle previsioni macroeconomiche. Giorgetti ha indicato l’inizio di ottobre come il momento in cui dovrebbero essere più chiare le scelte strategiche e politiche del governo. A complicare il quadro sono anche l’andamento dei tassi di interesse e quello dei prezzi delle materie prime, che, secondo il ministro, hanno modificato le prospettive rispetto alle precedenti valutazioni. L’eventuale assenza di ulteriori margini sul deficit rende quindi necessario individuare risorse attraverso riduzioni di spesa o maggiori entrate. Sul possibile ricorso a uno scostamento di bilancio si sono registrate posizioni differenti all’interno della maggioranza. Il leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto risposte rapide e non ha escluso uno scostamento, indicando anche la possibilità di un contributo da parte delle banche. Di diverso avviso Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia, che ha espresso prudenza sull’ipotesi di ricorrere allo scostamento. Salvini ha successivamente precisato di non considerare determinante la forma tecnica dell’intervento, sottolineando invece la necessità di una legge di bilancio orientata agli investimenti e alla qualità della vita delle persone.
Sugar tax, Assobibe: oltre un miliardo di investimenti a rischio
La prospettiva dell’entrata in vigore della Sugar tax continua a suscitare preoccupazioni tra le imprese del comparto delle bevande analcoliche. Secondo Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore, l’incertezza legata all’imposta sta bloccando oltre un miliardo di euro di investimenti. Il tema è stato al centro di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato esponenti istituzionali e politici, tra cui Marco Osnato, presidente della VI Commissione Finanze, Raffaele Nevi, segretario della XIII Commissione Agricoltura, Mario Turco, membro della 6a Commissione Finanze, e Silvia Fregolent, vicepresidente della 9a Commissione Industria e Agricoltura. Dal confronto è emersa la posizione secondo cui la Sugar tax rappresenterebbe una misura penalizzante per un settore considerato rilevante per l’economia italiana, con possibili conseguenze sugli investimenti, sull’occupazione e sull’intera filiera produttiva.
Nel corso dell’incontro è stata sottolineata anche l’importanza della stabilità normativa per le decisioni delle imprese. Secondo quanto emerso, le proroghe annuali contribuirebbero a mantenere un quadro di incertezza, mentre una politica industriale efficace richiederebbe regole maggiormente prevedibili. Un altro tema affrontato riguarda la finalità sanitaria con cui la misura era stata introdotta. Secondo i partecipanti al confronto, la tassazione avrebbe contribuito a spingere le aziende verso una riformulazione dell’offerta. Per perseguire gli obiettivi di salute pubblica sono stati indicati anche strumenti alternativi, tra cui prevenzione, educazione alimentare e incentivi all’innovazione. Il dibattito si inserisce in un contesto caratterizzato, secondo i promotori dell’iniziativa, dall’aumento dei costi energetici, dall’inflazione e dall’instabilità internazionale. L’introduzione di una nuova imposta potrebbe avere ripercussioni sull’intera filiera, compreso il settore agricolo e le produzioni italiane, oltre che sui consumatori. Ai lavori sono intervenuti anche Giorgio Salvitti, consigliere politico del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, Sandra Savino, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e Marcello Gemmato, sottosegretario al Ministero della Salute. Salvitti ha criticato l’impostazione della Sugar tax, sostenendo che non vi sarebbe una correlazione tra l’introduzione di una tassa e la riduzione dei consumi. Ha inoltre affermato che le imprese del comparto stanno già adeguando la produzione alle nuove tendenze di mercato e ha richiamato le iniziative di educazione al consumo consapevole portate avanti dal Ministero dell’Agricoltura. Savino ha invece sottolineato l’importanza di garantire stabilità, fiducia e competitività alle imprese. La sottosegretaria ha ricordato che l’entrata in vigore della Sugar tax è stata rinviata al 1° gennaio 2027 e ha sostenuto la necessità di valutarne gli effetti sull’intera filiera, sugli investimenti e sui consumatori. Secondo Savino, il periodo di rinvio dovrebbe essere utilizzato per valutare il superamento definitivo della misura e individuare strumenti alternativi per perseguire gli obiettivi di salute pubblica. La sottosegretaria ha infine indicato come obiettivo un sistema fiscale semplice e prevedibile, in grado di accompagnare la crescita del sistema produttivo.

