Governo verso Cdm su rinvio tassa pacchi e iperammortamento. Niente accise per il momento
Il governo è al lavoro per chiudere i testi in vista della convocazione del Consiglio dei ministri prevista per oggi. Al centro dell’esame dovrebbe esserci il decreto fiscale, che includerebbe misure relative all’iperammortamento per le imprese e il rinvio della tassa sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue e di valore inferiore a 2 euro. Al momento, invece, non sembrano previsti nuovi interventi sulle accise o sulle bollette energetiche, dopo il decreto legge approvato la scorsa settimana. A fornire un’indicazione in questa direzione è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che, a margine delle celebrazioni per i 25 anni dell’Agenzia delle Entrate, ha lasciato intendere che il decreto fiscale potrebbe approdare in Consiglio dei ministri oggi, pur subordinando l’ipotesi agli ultimi passaggi tecnici ancora in corso. Lo stesso Maurizio Leo ha anche confermato che, almeno per ora, l’orientamento dell’esecutivo sarebbe quello di non intervenire nuovamente sui rincari, precisando tuttavia che sul fronte dei carburanti il lavoro del governo prosegue, anche se non sarebbero attese decisioni immediate nella riunione di domani. Resta comunque alta l’attenzione sull’andamento dei prezzi energetici, mentre dal Medio Oriente si attendono sviluppi sul conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran e che sta producendo effetti anche sul costo dei carburanti. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’energia come il problema principale dell’attuale fase, osservando che, in assenza di una cessazione del conflitto, il governo potrebbe essere costretto a rinnovare le misure di sostegno attraverso una riduzione delle accise, con l’obiettivo di contenere il prezzo al consumo di benzina e gasolio. Al governo continuano nel frattempo ad arrivare sollecitazioni da più parti affinché vengano adottati ulteriori provvedimenti. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha richiamato l’attenzione sul confronto con altri Paesi europei, ricordando che la Germania ha stanziato 26 miliardi di euro per l’energia, che la Spagna avrebbe adottato politiche energetiche più efficaci nel lungo periodo e che la Francia ha fissato un tetto al prezzo dell’energia a 70 euro per megawattora. Secondo Emanuele Orsini, in uno scenario segnato da un gas a 100 euro al megawattora e da un petrolio a 140 dollari al barile, l’Italia rischierebbe di trovarsi in una posizione non competitiva. Le imprese chiedono inoltre un intervento anche a livello europeo, attendendosi misure come la revisione o la sospensione del sistema Ets. Emanuele Orsini ha sottolineato la necessità che l’Unione europea agisca rapidamente, definendo linee guida chiare per evitare ulteriori ritardi. Ha inoltre evidenziato che, dall’inizio del conflitto, nel giro di diciotto giorni, il costo dell’energia sarebbe passato da 106 a 170 euro, con un incremento compreso tra il 60 e il 70 per cento. Secondo i dati dell’Osservatorio del Mimit aggiornati al 25 marzo, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service sulla rete stradale nazionale si attesta a 1,741 euro al litro per la benzina e a 2,036 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, sempre in modalità self service, i valori risultano pari a 1,804 euro al litro per la benzina e a 2,094 euro per il gasolio. Un possibile elemento di sollievo per famiglie e imprese potrebbe arrivare, intanto, dal ritorno dell’ora legale. Secondo le stime di Terna, il passaggio previsto nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo dovrebbe determinare un risparmio di circa 80 milioni di euro, grazie a una riduzione dei consumi di energia elettrica pari a circa 302 milioni di chilowattora. Una quantità che, secondo la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, corrisponde al fabbisogno medio annuo di circa 115 mila famiglie.
Fisco, Meloni celebra recupero record 2025. Giorgetti "sistema più equo"
L’Agenzia delle Entrate ha celebrato il venticinquesimo anniversario della propria istituzione presentando i risultati dell’attività di contrasto all’evasione fiscale nel 2025, anno in cui le somme recuperate e riversate nelle casse dello Stato hanno raggiunto i 36,2 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico e un incremento dell’8,4 per cento rispetto all’anno precedente. In un videomessaggio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il risultato come un record, ricordando che nel triennio 2023-2025 il recupero complessivo dell’evasione ha superato i 100 miliardi di euro. La premier ha sottolineato che si tratta di risorse rilevanti per mantenere in equilibrio i conti pubblici e per finanziare interventi destinati a famiglie e imprese. Il quadro è stato illustrato alla Camera dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, alla presenza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del viceministro Maurizio Leo. Dai dati emerge che la quota principale del recupero, pari a 29 miliardi di euro, deriva direttamente dal contrasto all’evasione, con una crescita del 10,3 per cento, mentre ulteriori 7,2 miliardi sono stati riscossi per conto di altri enti. Un elemento considerato significativo riguarda i 15,9 miliardi di euro versati spontaneamente dai contribuenti dopo la notifica degli atti, dato che segnala un maggiore ricorso a meccanismi di adempimento anticipato rispetto alla fase sanzionatoria. A questo si aggiungono 6,9 miliardi provenienti dalle cartelle esattoriali e 3,3 miliardi riconducibili all’attività di compliance, ossia all’azione preventiva finalizzata a favorire la regolarizzazione prima dell’avvio del contenzioso. In flessione risultano invece le misure straordinarie di definizione agevolata. Nel 2025 gli incassi legati a rottamazioni e definizioni si sono attestati a 2,9 miliardi di euro, con un calo del 17,1 per cento. Anche la cosiddetta rottamazione quater ha registrato una riduzione, passando dai 5,4 miliardi del 2024 ai 4,5 miliardi del 2025, in un contesto che sembra indicare il progressivo superamento delle misure emergenziali a favore di strumenti più strutturali. Nel suo intervento, Giorgia Meloni ha inoltre richiamato l’attenzione sulle partite Iva cosiddette “apri e chiudi”, riferendo che nel 2025 ne sono state chiuse d’ufficio oltre 12 mila, più del doppio rispetto all’anno precedente. La presidente del Consiglio ha anche evidenziato il blocco di crediti fiscali fittizi per oltre 5,6 miliardi di euro, presentando il dato come un risultato rilevante nel contrasto alle frodi fiscali più complesse. Sulla stessa linea si è espresso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale questi numeri riflettono una trasformazione dell’azione fiscale, passata da una logica esclusivamente repressiva a un approccio più mirato e preventivo. Il ministro ha sostenuto che l’attuale sistema punta a intercettare e scoraggiare i comportamenti evasivi prima che producano effetti, rafforzando in questo modo la credibilità dello Stato e la fiducia degli operatori economici. Giancarlo Giorgetti ha inoltre precisato che l’aumento delle entrate fiscali registrato negli ultimi anni non sarebbe riconducibile a un aggravio della pressione fiscale sui lavoratori. Secondo il ministro, l’incremento deriverebbe piuttosto dalla crescita dell’occupazione, dall’aumento dei salari e da strumenti di controllo più efficaci.
Bce: Lagarde, da guerra rischi per l'economia. Pronti a intervenire sui tassi
La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha indicato che il conflitto in Iran sta riportando l’incertezza al centro dello scenario economico, con possibili ripercussioni su inflazione e crescita nell’area euro. Intervenendo a Francoforte, ha osservato che il quadro resta ancora poco definito e che il principale fattore di rischio è rappresentato da un eventuale shock energetico, la cui intensità e durata saranno determinanti per valutare l’impatto sull’economia. Secondo Lagarde, in presenza di uno shock contenuto, gli effetti potrebbero risultare limitati, mentre un aggravamento della situazione potrebbe accelerare la trasmissione delle tensioni ai prezzi e all’attività economica. La presidente della Bce ha ribadito che l’istituto continuerà a basare le proprie decisioni sui dati disponibili, mantenendo tuttavia la massima flessibilità operativa. Ha inoltre precisato che l’obiettivo del 2 per cento di inflazione resta invariato e che, qualora dovessero emergere scostamenti significativi e persistenti, la risposta della Bce sarà adeguata per evitare conseguenze durevoli sulle aspettative. La presidente ha anche sottolineato che, rispetto al passato, la Bce affronta questa fase partendo da una posizione ritenuta più solida, con un’inflazione vicina al target, aspettative ancora ben ancorate e una politica monetaria collocata su livelli considerati neutrali. In questo contesto, l’Eurotower conferma un approccio riunione per riunione, senza impegni anticipati sulle prossime mosse, mantenendo la possibilità di intervenire sui tassi in qualsiasi momento. Accanto all’azione della politica monetaria, Lagarde ha richiamato il ruolo dei governi, osservando che interventi selettivi possono contribuire ad assorbire gli effetti dello shock, mentre misure generalizzate rischiano di sostenere ulteriormente la domanda e quindi di alimentare l’inflazione. L’aumento dei prezzi dell’energia, ha aggiunto, equivale di fatto a una tassa per l’Eurozona e comporta costi che dovranno essere distribuiti tra imprese, lavoratori e bilanci pubblici. Sul quadro inflazionistico è intervenuto anche il capo economista della Bce Philip Lane, secondo il quale sarà necessario osservare con attenzione i dati dei prossimi mesi, in particolare quelli relativi ai salari e ai prezzi applicati dalle imprese. Nel frattempo, emergono già alcuni segnali di indebolimento della fiducia dei consumatori. Dall’Italia sono arrivate richieste di maggiore sostegno alla crescita. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sollecitato una riduzione del costo del denaro per agevolare l’accesso al credito, richiamando anche i possibili effetti di un euro forte rispetto al dollaro. Più prudente la posizione del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha indicato come auspicabile almeno una pausa sui tassi, giudicando prematuro un loro rialzo.
In un quadro internazionale caratterizzato da forte volatilità e tensioni geopolitiche, la Bce conferma quindi una linea improntata alla cautela e all’aderenza ai dati, preservando al tempo stesso margini di intervento rapidi nel caso in cui l’evoluzione dello scenario lo renda necessario.

