Governo: Meloni avverte, no soldi solo a difesa. Tajani annuncia taglio Safe, tensioni con Crosetto 

Il Governo italiano è orientato a ridimensionare la propria adesione al fondo Safe, lo strumento dell’Unione europea destinato a sostenere gli investimenti degli Stati membri nel settore della difesa. L’indicazione è stata fornita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di non destinare le risorse disponibili esclusivamente alla difesa. Il tema è stato affrontato in una riunione a Palazzo Chigi con Giorgia MeloniAntonio TajaniMatteo SalviniGiancarlo GiorgettiGuido CrosettoFazzolari e i consiglieri della Presidenza del Consiglio competenti in materia di sicurezza e difesa. Guido Crosetto ha smentito le ricostruzioni relative a uno scontro con la premier, descrivendo l’incontro come sereno e operativo. Fonti di governo hanno tuttavia confermato un confronto complesso e particolarmente animato. Il dossier si inserisce nel negoziato con Bruxelles sulla richiesta italiana di maggiore flessibilità di bilancio, anche per fronteggiare gli effetti della crisi energetica e della chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito da Antonio Tajani, l’esecutivo avrebbe condiviso la scelta di ridurre la richiesta inizialmente stimata in circa 15 miliardi di euro, limitandola ai progetti già coperti da contratti firmati e non rinviabili. Giorgia Meloni ha confermato l’interlocuzione in corso con la Commissione europea e ha sostenuto che, pur restando prioritario rafforzare la capacità di difesa nazionale ed europea, occorre garantire risorse anche per cittadini, imprese ed energia. In assenza di un via libera europeo sull’estensione della flessibilità, l’Italia potrebbe quindi ridurre l’accesso al fondo Safe. 

Allarme Fmi sul debito. Giorgetti: “Riscenderà dopo il Superbonus”

Il debito pubblico italiano resta su livelli considerati troppo elevati e continua a esporre il Paese a possibili shock esterni. È quanto emerge dalla valutazione periodica del Fondo Monetario Internazionale sull’Italia, che riconosce i progressi compiuti sul fronte del consolidamento fiscale, ma invita ad accelerare il percorso di riduzione del debito per rafforzare la resilienza dell’economia nazionale. Nel rapporto elaborato al termine della missione in Italia, il Fondo segnala una crescita ancora debole, stimata allo 0,5% fino al prossimo anno, e richiama l’esigenza di interventi più selettivi sul fronte del sostegno alle famiglie. In particolare, l’Fmi esprime perplessità sulla riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina, ritenendo preferibile sostituire tale misura con trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha preso atto delle valutazioni del Fondo, osservando che l’elevato livello del debito rappresenta un dato noto e non nuovo. Il ministro ha collegato l’andamento del debito anche agli oneri derivanti da misure adottate negli anni precedenti, sostenendo che, una volta esaurito il pagamento delle relative rate, il rapporto debito/Pil potrà tornare a ridursi. Il riferimento è agli effetti finanziari del Superbonus, più volte indicato dal Governo come uno dei principali fattori di pressione sui conti pubblici. L’attenzione dell’esecutivo resta intanto rivolta al confronto con Bruxelles. L’Italia ha chiesto alla Commissione europea di estendere all’energia il margine di flessibilità attualmente previsto per le spese in materia di difesa. Secondo Giancarlo Giorgetti, tale impostazione non modificherebbe il quadro complessivo dei numeri, poiché il margine pari a 1,5 punti di Pil resterebbe invariato, venendo però riferito sia alla difesa sia all’energia, con la possibilità per ciascun Paese di modulare gli interventi in base alla propria situazione specifica. Il ministro ha precisato che la discussione con la Commissione è ancora in corso e si presenta complessa, auspicando in tempi brevi una controproposta europea. Nel merito della finanza pubblica italiana, il Fondo Monetario Internazionale valuta positivamente il proseguimento del consolidamento fiscale, evidenziando la riduzione del deficit al 3,1% del Pil nel 2025. 

Tuttavia, l’aumento del debito a circa il 137% del Pil alla fine dello stesso anno viene indicato come un elemento di vulnerabilità, soprattutto in presenza di possibili shock legati alla crescita, ai tassi di interesse e alla fiducia dei mercati. Secondo il Fondo, il percorso di riduzione graduale del deficit previsto dal Governo, con un obiettivo del 2,9% quest’anno e del 2,8% nel prossimo, consentirebbe solo una lieve diminuzione del rapporto debito/Pil nel medio periodo. Per rafforzare la fiducia dei mercati e consolidare la traiettoria discendente del debito, l’Fmi suggerisce ulteriori sforzi fiscali pari a circa l’1% del Pil nel biennio 2026-2027, oltre a quanto già programmato. Le previsioni contenute nel Documento di finanza pubblica indicano invece un debito ancora in crescita nel biennio, con un rapporto debito/Pil atteso al 138,6% quest’anno e al 138,5% nel 2027. Sul fronte macroeconomico, l’Fmi prevede per l’Italia una crescita moderata, condizionata da fattori esterni sfavorevoli e da criticità strutturali. Dopo lo 0,5% registrato nel 2025, anche per il 2026 e il 2027 il Pil è stimato in aumento dello 0,5%, un decimale in meno rispetto alle previsioni del Governo. Nel rapporto viene invece espresso un giudizio positivo sulla riforma fiscale, ritenuta efficace dagli economisti del Fondo. Restano tuttavia alcune raccomandazioni, tra cui l’eliminazione della flat tax per i lavoratori autonomi e l’aggiornamento dei valori immobiliari catastali. Più favorevole è la valutazione sul sistema finanziario italiano, che viene descritto come resiliente e in grado di assorbire anche shock avversi di particolare intensità.

Euro digitale: Cipollone, fiducioso su avvio nel 2029, non si può anticipare domande

La Banca centrale europea conferma l’obiettivo di avviare l’euro digitale nel 2029, ma esclude al momento la possibilità di anticipare il lancio. Piero Cipollone, componente italiano del board della Bce e responsabile del progetto, ha espresso fiducia sul rispetto del cronoprogramma, precisando tuttavia che la fase preparatoria richiede tempi tecnici non comprimibili. Intervenendo da remoto a una conferenza organizzata dall’Istituto Affari Internazionali, Cipollone ha spiegato che l’avvio operativo dell’euro digitale presuppone l’integrazione di milioni di esercenti e di centinaia di prestatori di servizi di pagamento europei. Secondo il componente del board della Bce, l’obiettivo prioritario è garantire una partenza ordinata ed efficace, evitando criticità nella fase di lancio. Sul fronte legislativo, Cipollone ha manifestato fiducia nell’iter europeo. La Bce si attende il voto della commissione Econ del Parlamento europeo il 23 giugno e quello della plenaria il 7 luglio. Il testo, secondo le valutazioni della Bce, dovrebbe risultare vicino alle posizioni già espresse dal Consiglio e dalla Commissione, consentendo un rapido svolgimento del trilogo. Un ulteriore elemento di possibile accelerazione potrebbe derivare dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea nella seconda metà dell’anno. Cipollone ha osservato che l’Irlanda si sta preparando da tempo in coordinamento con la Bce e ha indicato come plausibile l’approvazione della normativa entro la fine dell’anno, senza prevedere particolari ostacoli in Parlamento europeo. Il membro italiano del board ha precisato che la Bce sta procedendo con la massima rapidità possibile, ma ha evidenziato che il tema non riguarda soltanto la costruzione dell’infrastruttura tecnologica su cui opererà l’euro digitale, sia per le transazioni online sia per quelle offline. Il passaggio decisivo resta l’approvazione del regolamento europeo entro la fine dell’anno, condizione necessaria per avviare la successiva fase di migrazione degli operatori privati verso la nuova infrastruttura. Secondo Cipollone, il dispiegamento della rete di accettazione potrà iniziare subito dopo l’adozione della normativa, poiché gli esercenti disporranno di uno standard comune e saranno messi nelle condizioni di prepararsi. La presenza di standard uniformi per l’intera area dell’euro dovrebbe inoltre facilitare l’estensione dell’operatività degli operatori privati oltre i mercati attuali, rafforzando la resilienza complessiva del sistema. Cipollone ha infine ricordato che l’infrastruttura in corso di sviluppo per l’euro digitale sarà interamente di proprietà europea. Quanto alla fase pilota, l’avvio è previsto per settembre 2027. L’invito a manifestare interesse promosso dalla Bce ha registrato, secondo quanto riferito, un riscontro significativo, con quasi sessanta candidature considerate numerose e di qualità. In tale quadro, l’Italia risulta ampiamente rappresentata e si colloca tra i Paesi con le candidature più solide.

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