Finanza, da Cdm ok a Dlgs per rendere i mercati pubblici dei capitali più attrattivi 

Il Consiglio dei ministri, nella riunione di ieri, ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo finalizzato a rendere più attrattivi i mercati pubblici dei capitali, su proposta del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione Tommaso Foti e del ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti. Il provvedimento dà attuazione al cosiddetto Listing Act e riguarda il recepimento della direttiva (UE) 2024/2811 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2024, nonché l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle disposizioni dell’articolo 1 del regolamento (UE) 2024/2809, con l’obiettivo di rafforzare l’attrattività dei mercati dei capitali dell’Unione e di facilitare l’accesso ai finanziamenti, in particolare per le piccole e medie imprese. Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, l’intervento normativo europeo mira a ridurre gli oneri regolamentari a carico delle imprese e a favorire il ricorso ai mercati come canale di finanziamento. Nel dettaglio, il decreto recepisce la direttiva che modifica la MiFID II e abroga la precedente direttiva sulle quotazioni, introducendo una disciplina organica della ricerca in materia di investimenti, compresa la ricerca sponsorizzata dagli emittenti, nel rispetto di un codice di condotta europeo adottato dall’ESMA. Il testo consente inoltre il pagamento congiunto dei servizi di ricerca ed esecuzione, subordinandolo a specifiche tutele per gli investitori. Il provvedimento interviene anche sulla disciplina dei mercati di crescita per le PMI, consentendo ai singoli segmenti dei sistemi multilaterali di negoziazione di ottenere la relativa qualifica, e aggiorna le norme in materia di ammissione alla quotazione e alle negoziazioni, confermando il ruolo del gestore del mercato. Vengono infine ridefiniti i requisiti di capitalizzazione e di flottante minimo, con la riduzione al 10 per cento della quota di azioni detenute dal pubblico, demandando alla Consob la regolazione degli aspetti tecnici di dettaglio.

Spalletta (Mef), su digital tax serve soluzione internazionale condivisa 

Nel corso del 9° Forum nazionale dei Commercialisti ed Esperti contabili, il direttore generale del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle finanze Giovanni Spalletta ha ribadito la necessità di una soluzione internazionale condivisa in materia di tassazione delle imprese digitali. È stato richiamato come, già in sede OCSE, al momento dell’accordo che ha consentito la coesistenza tra la Global Minimum Tax e il sistema fiscale statunitense, fosse emersa l’esigenza di riavviare un processo negoziale internazionale volto a definire una posizione comune sulla digital tax. Tale orientamento, ripreso anche nel comunicato diffuso dagli Stati Uniti a commento dell’intesa OCSE, è stato indicato come un segnale positivo per la ripresa di un negoziato che avrebbe dovuto concludersi con il cosiddetto Pilastro 2, ma che finora non ha condotto a un accordo definitivo. Secondo la posizione espressa, l’Italia ritiene che solo una soluzione internazionale possa garantire stabilità e certezza delle regole in ambito di fiscalità internazionale, evitando la frammentazione derivante da misure nazionali non omogenee, che rendono più complessa l’applicazione per le imprese e possono alimentare tensioni commerciali, come dimostrato dal ricorso a dazi di ritorsione. Con riferimento ai rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, è stata confermata la piena disponibilità al dialogo, che prosegue in modo costante. In questo contesto è stato ricordato che la normativa italiana sulla digital tax è stata concepita come transitoria e destinata a essere superata con il raggiungimento di un accordo internazionale. In una fase caratterizzata da forti tensioni sul piano commerciale, è stata infine sottolineata l’importanza di mantenere aperto e costruttivo il confronto con il partner statunitense.

Bce: Cipolllone, Ue deve rafforzarsi sui pagamenti digitali

L’Unione europea deve rafforzare la propria autonomia nel settore dei pagamenti digitali per ridurre una dipendenza crescente da infrastrutture extraeuropee, considerate una vulnerabilità strutturale per il funzionamento dell’economia. È quanto ha evidenziato il membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea Piero Cipollone, in un’intervista, richiamando il carattere critico delle infrastrutture di pagamento e sottolineando che un rinvio degli interventi equivarrebbe ad accettare un rischio sistemico in un contesto globale sempre più frammentato.

Secondo l’analisi proposta, due fattori hanno accelerato la trasformazione in atto: l’aumento dei consumi online, che rappresentano ormai una quota rilevante della spesa complessiva e per i quali il contante non è utilizzabile, e la progressiva sostituzione del contante con carte e strumenti digitali anche nei punti vendita fisici. Tale evoluzione, è stato osservato, non costituirebbe un problema se si basasse su infrastrutture europee, ma in molti Paesi dell’area euro manca ancora una soluzione domestica alternativa, una situazione che per una banca centrale rappresenta un motivo di preoccupazione. Nel quadro delle competenze dell’Eurosistema, è stato ribadito che la Bce è chiamata a garantire il corretto funzionamento dei sistemi di pagamento e che una forte dipendenza da operatori non europei in un settore così cruciale accresce i rischi per la stabilità finanziaria. In questo contesto, l’euro digitale è stato indicato come uno degli strumenti per rafforzare l’autonomia europea. È stato spiegato che per i cittadini il suo utilizzo sarebbe semplice, attraverso un wallet digitale accessibile tramite applicazione, anche integrata con quella della propria banca, con la possibilità di una versione su carta. L’obiettivo sarebbe offrire un unico strumento valido in tutta l’area euro per pagamenti online, nei negozi fisici e tra persone, colmando una lacuna attualmente esistente a livello europeo. Quanto alle tempistiche, dopo i necessari passaggi legislativi, sono previsti progetti pilota a partire dal 2027, con un’estensione graduale e un possibile lancio intorno alla metà del 2029. Nel medio termine, è stato inoltre segnalato che la diffusione delle stablecoin potrebbe rappresentare un rischio anche in Europa, in particolare per la stabilità finanziaria, rendendo necessario garantire ai cittadini un equilibrio efficace tra moneta pubblica e moneta privata denominata in euro.

Bankitalia: Panetta, “Verso emissioni zero al 2050, lo dobbiamo a future generazioni”

La Banca d’Italia ha pubblicato il Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, documento che si inserisce nel quadro degli impegni dell’istituzione verso la riduzione delle emissioni e la gestione dei rischi connessi al cambiamento climatico. Nel contributo introduttivo, il governatore Fabio Panetta ha richiamato il carattere cruciale dei prossimi anni nella lotta ai cambiamenti climatici, osservando come a livello internazionale si registri un indebolimento dell’impegno da parte dei principali Paesi e come, anche in ambito europeo, siano in corso revisioni di normative chiave sulla transizione, con l’obiettivo di renderla graduale e ordinata e di tenere maggiormente conto delle ricadute sociali ed economiche, in particolare sui soggetti più vulnerabili. È stato tuttavia ribadito che resta fermo l’indirizzo volto a una significativa riduzione delle emissioni nette di gas serra nel corso del prossimo decennio, fino al loro azzeramento entro il 2050, un obiettivo indicato come un impegno nei confronti delle future generazioni e che richiede il contributo congiunto di imprese, cittadini e istituzioni. Nel delineare il contesto di riferimento, è stato inoltre evidenziato che, anche in presenza di risultati positivi sul fronte della riduzione delle emissioni, gli effetti del cambiamento climatico continueranno a manifestarsi per decenni, rendendo necessario affiancare alle politiche di decarbonizzazione misure di adattamento finalizzate a limitare le conseguenze dei fenomeni climatici, cui anche la Banca d’Italia risulta esposta in misura crescente. Il Piano di transizione, reso pubblico, è stato presentato come un ulteriore avanzamento nel percorso di mitigazione e adattamento dell’istituzione. Tra gli elementi centrali del progetto è stato indicato il graduale passaggio dal gas all’elettricità come principale fonte energetica per gli impianti di riscaldamento, misura destinata, insieme alla razionalizzazione dei consumi, a ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza da fonti energetiche importate, più esposte a variazioni impreviste dei prezzi. È stato infine precisato che il Piano sarà oggetto di monitoraggio e aggiornamento nell’ambito del consueto esercizio di pianificazione strategica triennale, al fine di tenere conto dell’evoluzione del quadro normativo e delle nuove opportunità economiche e tecnologiche.

  1. Finanza, da Cdm ok a Dlgs per rendere i mercati pubblici dei capitali più attrattivi 
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