Giorgetti post Cdm: proroga delle accise, sostegno ad agricoltura e imprese e ipotesi di deroga ai vincoli UE

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha comunicato, al termine del Consiglio dei ministri, che è stato approvato un decreto-legge che proroga il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio. Il provvedimento include anche un intervento specifico a favore del comparto agricolo, con l’estensione del credito d’imposta già previsto per il settore della pesca. Nel decreto è inoltre recepito l’accordo con le associazioni di categoria relativo al piano Transizione 5.0 e sono previste misure a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese attraverso strumenti gestiti da Simest. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, Giorgetti ha indicato un fabbisogno complessivo di circa 500 milioni di euro. Di questi, 200 milioni derivano da un aumento del gettito IVA, mentre i restanti 300 milioni provengono da risorse del sistema ETS non ancora utilizzate, specificando che non sono state intaccate le quote già destinate al sostegno delle imprese energivore. 

Il ministro ha evidenziato che il decreto ha una funzione temporanea di contenimento degli effetti dell’attuale contesto, sottolineando che eventuali ulteriori interventi dipenderanno dall’evoluzione del quadro geopolitico internazionale, definito complesso e incerto. Con riferimento ai vincoli di finanza pubblica, Giorgetti ha inoltre richiamato la possibilità che, in presenza di un prolungamento della crisi legata al conflitto in Iran, si renda necessaria una riflessione a livello europeo sull’eventuale attivazione delle clausole di deroga previste dal nuovo quadro di governance economica. Ha ribadito che tale valutazione è stata già espressa in sede di Eurogruppo e sarà riproposta nei consessi internazionali, qualora la situazione non registri miglioramenti.

Tajani e Panetta aprono la XVI Conferenza MAECI-Banca d'Italia

Si è svolta alla Farnesina la XVI Conferenza Maeci-Banca d’Italia, inaugurata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri, precisando che all’evento hanno partecipato funzionari della Farnesina e di Banca d’Italia, esperti di altre amministrazioni e rappresentanti del Sistema Paese, tra cui Ministero dell’Economia e delle Finanze, Cdp, Sace, Simest, Abi, Ivass, Confindustria, imprese del settore energetico e istituzioni bancarie. L’iniziativa si inserisce nel quadro della collaborazione tra Farnesina e Palazzo Koch a sostegno delle imprese italiane, attraverso l’attività della rete diplomatico-consolare e culturale all’estero, presso la quale operano anche gli addetti finanziari della Banca d’Italia. Secondo quanto riferito, il contributo dei funzionari dell’istituto presenti all’estero, con una copertura complessiva di 52 Paesi, è considerato rilevante per l’analisi delle dinamiche economico-finanziarie globali.

L’edizione di quest’anno, intitolata “Un mondo turbolento: crisi politiche, contrasti commerciali e shock economico-finanziari. Quali strategie per lo sviluppo delle esportazioni e la sicurezza economica dell’Italia?”, si è svolta in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni commerciali e da shock economico-finanziari connessi ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. La Conferenza è stata articolata in due sessioni tematiche. La prima, dedicata alla cooperazione economico-finanziaria in un contesto multipolare, ha approfondito i temi delle riforme, del rafforzamento del Mercato unico e della competitività, oltre all’evoluzione del debito dei Paesi in via di sviluppo. La seconda sessione, incentrata sulla diversificazione dei mercati, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla resilienza dell’export, ha esaminato le nuove strategie per le esportazioni alla luce degli accordi commerciali dell’Unione europea e le misure utili a rafforzare la tenuta delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche.

PIL: BCE, da guerra in Medio Oriente rischi a ribasso per economia eurozona

Nel suo Bollettino economico, la Banca centrale europea segnala che le prospettive di crescita dell’area euro restano esposte a rischi orientati al ribasso, soprattutto nel breve periodo. Secondo l’istituto di Francoforte, la guerra in Medio Oriente rappresenta un fattore di rischio per l’economia dell’Eurozona, in quanto si innesta in un contesto politico globale già caratterizzato da elevata instabilità. La BCE osserva che un prolungamento del conflitto potrebbe determinare un ulteriore aumento dei prezzi dei beni energetici per un periodo più lungo rispetto alle attese attuali, oltre a incidere negativamente sul clima di fiducia. In tale scenario, verrebbero erosi i redditi e si accentuerebbe la cautela di imprese e famiglie rispetto a investimenti e consumi. L’istituto evidenzia inoltre che un peggioramento della fiducia sui mercati finanziari globali potrebbe comprimere ulteriormente la domanda.

Secondo la Banca centrale europea, ulteriori tensioni nel commercio internazionale potrebbero anche provocare interruzioni delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Tra le principali fonti di incertezza viene richiamata anche la prosecuzione della guerra della Russia contro l’Ucraina.

Nel documento si rileva tuttavia che lo scenario potrebbe risultare più favorevole qualora gli effetti economici del conflitto in Medio Oriente si rivelassero meno duraturi rispetto alle attese. La BCE indica inoltre che la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme orientate al miglioramento della produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area euro potrebbero sostenere una crescita superiore alle previsioni. Anche nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico vengono indicati come fattori potenzialmente in grado di rafforzare l’espansione economica oltre le attuali aspettative.

Cipollone, Ue vulnerabile su sistema pagamenti digitali

Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha affermato che la dipendenza da infrastrutture finanziarie non europee si traduce in una condizione di vulnerabilità per l’Unione europea. Intervenendo a Riga nel corso di un evento organizzato dalla Stockholm School of Economics e dalla banca centrale lettone, ha spiegato che il primo profilo critico riguarda il rischio che l’accesso ai sistemi possa essere negato agli utenti. Poiché i pagamenti rappresentano un elemento essenziale per la vita quotidiana e per il funzionamento dell’economia, la sola minaccia di una disconnessione dei sistemi di pagamento potrebbe costituire uno strumento di pressione nei confronti dell’Europa. Secondo Cipollone, un secondo elemento di debolezza è rappresentato dalla portata extraterritoriale dei quadri giuridici di altri Paesi, ossia dalla capacità di tali ordinamenti di estendere i propri effetti oltre i confini nazionali attraverso infrastrutture integrate a livello globale. Ciò, ha osservato, può incidere in modo diretto e concreto sui cittadini, ad esempio limitando l’uso delle carte bancarie o la possibilità di effettuare operazioni ordinarie.

Un ulteriore fattore di vulnerabilità, ha aggiunto Cipollone, risiede nell’esercizio unilaterale del potere di mercato da parte dei fornitori dominanti. I circuiti internazionali delle carte di pagamento, ha rilevato, sono in grado di determinare condizioni, commissioni, standard tecnici e procedure di risoluzione delle controversie applicabili quotidianamente a centinaia di milioni di transazioni europee, mentre commercianti e fornitori di servizi di pagamento europei si trovano generalmente nella posizione di destinatari delle regole, e non di soggetti che contribuiscono a definirle. Nel suo intervento, ha inoltre indicato come segnale più evidente della dipendenza europea dai sistemi di pagamento non europei l’elevato livello di penetrazione delle carte straniere. Ha ricordato che due terzi delle transazioni con carta nell’area dell’euro sono regolate secondo le regole operative di società non europee e che due terzi dei Paesi dell’Eurozona, compresi i tre Stati baltici, dipendono interamente dai circuiti internazionali di carte di pagamento per i pagamenti nei negozi. Ha infine sottolineato che, allo stato attuale, non esiste una soluzione di pagamento digitale paneuropea, regolamentata a livello europeo, in grado di coprire l’intera area dell’euro.

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