Il 2026 decisivo di Meloni, i paletti della Lega sulle spese militari

Il 2026 si profila come un passaggio cruciale per il governo guidato da Giorgia Meloni, chiamato a misurarsi con una fase politica e istituzionale particolarmente densa di incognite, sia sul piano internazionale sia all’interno della maggioranza. Dopo un 2025 definito complesso dalla stessa presidente del Consiglio, il nuovo anno viene descritto come decisivo per la stabilità dell’esecutivo e per l’eventuale rilancio in vista delle elezioni politiche del 2027, con l’obiettivo di consolidare la durata del governo e preparare il terreno per una possibile conferma a Palazzo Chigi.

Tra i nodi più sensibili emerge quello delle spese per la difesa, intrecciato al sostegno militare all’Ucraina e agli impegni assunti in ambito Nato. La questione ha riacceso le tensioni all’interno della coalizione di centrodestra dopo che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito che l’attivazione della clausola di salvaguardia per le spese di difesa, pari a 12 miliardi in tre anni, richiederà un passaggio parlamentare di scostamento rispetto al Piano strutturale di medio termine già approvato dall’Unione europea. Il ministro ha precisato che non si tratterà di uno scostamento di bilancio in senso stretto e che l’aumento degli investimenti per la difesa non comporterà riduzioni delle risorse destinate alla spesa sociale. Le spiegazioni fornite in Senato in risposta a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sono state interpretate dalla Lega come una puntualizzazione tecnica, resa necessaria dal fatto che tali spese rientrano tra quelle escluse dal Patto di stabilità. 

Dal partito di Matteo Salvini sono tuttavia arrivati distinguo politici, con il senatore Claudio Borghi che ha sottolineato come la Lega guardi con scetticismo a questo meccanismo e chieda che eventuali risorse aggiuntive siano destinate esclusivamente alla sicurezza interna e al rafforzamento delle forze dell’ordine, escludendo un impiego per missioni militari all’estero. Lo stesso Borghi ha chiarito che un eventuale voto favorevole sullo scostamento non può essere dato per scontato, poiché restano da valutare diversi elementi politici e finanziari. Il tema potrebbe emergere anche nel corso della tradizionale conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti insieme all’Associazione della stampa parlamentare. L’appuntamento, che prevede un ampio confronto con i cronisti, dovrebbe spaziare dalla politica estera, con riferimento alle crisi internazionali e ai rapporti con gli Stati Uniti, fino ai principali dossier interni, tra cui la legge elettorale, i temi economici, il Mercosur e il referendum sulla giustizia. Secondo un’analisi del Financial Times, Giorgia Meloni avrebbe poco più di un anno per dimostrare di saper andare oltre una gestione prudente dell’esistente e di essere in grado di proporre soluzioni politiche concrete alle difficoltà strutturali dell’economia italiana. A Palazzo Chigi viene considerata simbolica la data del 4 settembre, quando l’attuale esecutivo diventerà il più longevo della storia repubblicana, mentre vengono ridimensionate come ipotesi infondate le ricostruzioni su un possibile ricorso anticipato alle urne legato all’esito del referendum sulla giustizia. Restano tuttavia numerose variabili, a partire dagli equilibri interni alla maggioranza, già messi alla prova dalle tensioni emerse a fine 2025 sul tema delle pensioni e in occasione dell’approvazione dei provvedimenti di sostegno all’Ucraina. Sul fronte delle spese per la difesa, Giancarlo Giorgetti ha ricordato che ogni decisione dovrà tenere conto della stima del deficit 2025 che l’Istat trasmetterà alla Commissione europea nel mese di marzo.

Primo ok al dl Transizione, nuove norme per il golden power

Il decreto Transizione 5.0 ottiene un primo via libera parlamentare con l’approvazione al Senato, che ha rinnovato la fiducia al governo, e passa ora all’esame della Camera per l’approvazione definitiva entro il 20 gennaio. Il provvedimento introduce rilevanti modifiche alla disciplina del golden power, recependo i rilievi formulati dalla Commissione europea e aggiornando i criteri per l’esercizio dei poteri speciali dello Stato. Tra le principali novità figura l’inserimento della sicurezza economica e finanziaria nazionale tra i presupposti che possono giustificare l’intervento del governo in presenza di operazioni considerate potenzialmente lesive degli interessi essenziali dello Stato, qualora tali interessi non risultino adeguatamente tutelati da una regolamentazione settoriale specifica. Un ulteriore adeguamento riguarda il settore finanziario, per il quale l’attivazione del golden power viene subordinata al completamento dei procedimenti in corso presso le autorità europee competenti, in particolare per gli aspetti prudenziali e concorrenziali, demandati alla Banca centrale europea e alla Commissione europea. Il decreto Transizione 5.0, approvato dal Consiglio dei ministri il 20 novembre per superare lo stallo determinato dall’esaurimento delle risorse destinate agli incentivi, prevede la chiusura della piattaforma per la presentazione delle domande al 27 novembre 2025 e stanzia ulteriori 250 milioni di euro per il 2025. Il passaggio a Palazzo Madama si è concluso con 88 voti favorevoli, 58 contrari e un’astensione. 

Parallelamente, le imprese si preparano all’entrata in vigore dei nuovi strumenti di incentivazione previsti dalla manovra, con l’introduzione dell’iperammortamento e del superammortamento che, a partire dal 2026, sostituiranno i precedenti crediti d’imposta. Le istruzioni operative sono contenute nel decreto attuativo del Ministero delle imprese e del made in Italy, adottato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, attualmente in attesa del via libera della Ragioneria generale dello Stato e della Corte dei conti. La procedura prevede la presentazione, da parte delle imprese, di una o più comunicazioni preventive per ciascuna struttura produttiva interessata dagli investimenti, seguite da una comunicazione di conferma entro due mesi dalla notifica dell’esito positivo da parte del Gestore dei servizi energetici e, infine, da una comunicazione di completamento da trasmettere al termine degli investimenti e comunque entro il 15 novembre 2028. Il decreto attribuisce al Gse compiti di verifica documentale e di controllo sugli investimenti agevolati, individuando anche le ipotesi che comportano la decadenza dal beneficio. Le modalità di apertura della piattaforma informatica per l’invio delle comunicazioni saranno definite con successivi decreti direttoriali. La maggiorazione del costo di acquisizione riguarda i beni strumentali nuovi prodotti negli Stati membri dell’Unione europea o nei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo. Tuttavia, secondo quanto emerge, il governo starebbe valutando una modifica normativa per estendere tale perimetro anche ai Paesi del G7, includendo quindi Stati Uniti e Giappone, attraverso un intervento da inserire nel primo provvedimento utile.

BCE: Lagarde, indipendenza banche centrali è fondamentale, ma dobbiamo meritarla

L’indipendenza delle banche centrali rappresenta un elemento di importanza cruciale, ma deve essere costantemente legittimata attraverso il comportamento e le scelte delle stesse istituzioni monetarie. È quanto ha affermato la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde in un’intervista rilasciata a Bloomberg Tv, nella quale ha richiamato la necessità che le banche centrali dimostrino di meritare la propria autonomia. Secondo la presidente della BCE, per un banchiere centrale è essenziale rimanere estraneo alle dinamiche dei cicli elettorali, poiché l’azione di politica monetaria richiede tempo e una prospettiva di lungo periodo. 

In questo quadro si inserisce, ha spiegato, la durata estesa dei mandati dei vertici delle banche centrali, pensata proprio per consentire l’adozione di decisioni orientate al medio e lungo termine, al riparo da pressioni politiche contingenti. Christine Lagarde ha inoltre sottolineato come la Banca centrale europea si trovi in una posizione particolarmente tutelata, dal momento che la sua indipendenza è sancita dai Trattati europei. A conferma di ciò, ha evidenziato di non aver mai ricevuto contatti diretti da parte di leader politici europei, proprio perché è chiaro che tali interferenze non sono consentite dall’assetto istituzionale vigente.

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