Meloni, l'export cresce e si è dimostrato più forte dei dazi

Nel 2025 l’export italiano ha registrato un incremento di 20 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, collocando l’Italia al quinto posto mondiale tra le nazioni esportatrici, davanti alla Corea del Sud e con il Giappone insidiato per il quarto posto. Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il risultato riflette la forza, il protagonismo e la diversificazione produttiva delle imprese italiane, con le esportazioni verso gli Stati Uniti cresciute del 7,2%, evidenziando come l’export nazionale abbia mostrato resilienza anche di fronte ai dazi. Durante l’informativa al Senato sull’attività di governo, Meloni ha evidenziato che gli sforzi condotti negli ultimi anni hanno consentito all’Italia di mantenere conti pubblici in ordine, evitando di essere travolta dai centinaia di miliardi di euro ereditati dalla gestione degli anni della pandemia. 

Ha inoltre sottolineato che questi interventi hanno reso il Paese più attrattivo per gli investitori esteri, con investimenti diretti quasi raddoppiati rispetto al periodo pre-Covid, e hanno contribuito a una ripresa economica solida, facendo dell’Italia l’unico Paese del G7 a registrare un avanzo primario già nel 2024, con una crescita post-pandemica robusta, un tasso di disoccupazione generale ai minimi storici e il livello più basso di disoccupazione giovanile. Meloni ha infine richiamato l’importanza di continuare a investire in tecnologia, ricerca e sviluppo, capitale umano e formazione, oltre a completare la riforma delle professioni già avviata, elementi ritenuti fondamentali per sostenere la crescita, la produttività e la competitività delle imprese italiane. 

Nomine Mef: conferme a Eni e Enel, novità ai vertici di Leonardo ed Enav

Claudio Descalzi ottiene un quinto mandato al vertice di Eni, mentre Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato di Terna, assume la presidenza del gruppo. Conferme unanimi per il tandem alla guida di Enel, con il presidente Paolo Scaroni e l’amministratore delegato Flavio Cattaneo che mantengono i rispettivi incarichi. Diversa è la situazione in Leonardo, dove il rinnovo della governance porta alla nomina di Lorenzo Mariani come nuovo amministratore delegato e di Francesco Macrì nel ruolo di presidente. Parallelamente, si completa il vertice di Enav: l’amministratore delegato uscente Pasqualino Monti, indicato come probabile futuro leader di Terna, viene sostituito da Igor de Biasio, attuale presidente di Terna, mentre Sandro Pappalardo, oggi presidente di Ita Airways, assume la presidenza della società. Il pacchetto di nomine, coordinato dal ministero dell’Economia, si caratterizza per un mix di conferme e cambiamenti strategici. La continuità prevale nei gruppi energetici, con Descalzi che guida Eni per un nuovo triennio, proseguendo la strategia di potenziamento del gruppo avviata nel maggio 2014, in un contesto segnato dal crollo dei prezzi del petrolio causato dalla combinazione della rivoluzione dello shale oil e delle politiche di mercato dell’Arabia Saudita.

Giorgetti, se stress guerra lungo stop a Patto Ue

In caso di prolungamento del conflitto in Medio Oriente, con effetti economici principalmente legati all’aumento dei costi dell’energia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha suggerito che l’Unione Europea dovrebbe valutare la sospensione temporanea del Patto di Stabilità, richiamando il precedente intervento effettuato a marzo 2020 all’inizio della pandemia da Covid-19. Una posizione analoga è stata espressa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera. Il Tesoro italiano sta predisponendo l’aggiornamento delle stime di finanza pubblica, con il Documento di programmazione finanziaria (Dfp) che sarà trasmesso a Bruxelles entro la fine del mese, allineato alle previsioni dei principali enti di monitoraggio. Secondo un portavoce dell’UE, la clausola generale di salvaguardia può essere attivata solo in caso di grave recessione nell’area, scenario che al momento non risulta, escludendo tuttavia l’impatto della guerra in corso. Giorgetti ha sottolineato che se la crisi internazionale dovesse protrarsi, sarà necessario considerare una risposta europea unitaria, includendo misure eccezionali come la tassazione degli extra profitti generati dagli aumenti dei prezzi di carburanti ed energia, e valutando la sospensione temporanea del Patto di Stabilità e Crescita. 

Il ministro ha precisato che la Commissione europea ha mostrato cautela rispetto all’attivazione di tali clausole, ma ha ribadito che in presenza di stress prolungato sulle finanze pubbliche italiane o di recessione severa nell’area, la loro attivazione rappresenterebbe una possibilità concreta. L’Italia, intanto, attende di comprendere se sarà possibile chiudere la procedura UE per deficit eccessivo aperta nel 2024, considerando che l’Istat ha stimato per il 2025 un rapporto deficit/Pil del 3,1%, superiore alla soglia del 3% necessaria. Il governo sta inoltre aggiornando il Dfp, con previsione di revisione al ribasso delle stime di crescita, coerente con le indicazioni degli organismi internazionali. Bankitalia ha stimato un aumento del Pil italiano dello 0,5% per il 2026 e il 2027, e dello 0,8% nel 2028, mentre l’Ocse prevede una crescita dello 0,4%, rivista rispetto allo 0,6% stimato prima dell’escalation bellica. Giorgetti ha sottolineato che, nonostante la revisione al ribasso delle prospettive, l’economia italiana non mostra un deterioramento strutturale e ha dimostrato resistenza agli shock sul commercio internazionale derivanti dalle nuove politiche sui dazi. Le limitate riduzioni nella crescita sono attribuite principalmente a fattori esterni e temporanei, in particolare alla crisi energetica. Le opposizioni hanno criticato le previsioni governative: il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha definito le prospettive del Pil “in zona retrocessione”, mentre il Movimento 5 Stelle ha giudicato la politica di austerità basata sull’avanzo primario responsabile di rallentamento della crescita e sfasamento dei parametri di deficit e debito.

Sull'euro digitale netto passo indietro del negoziato al Pe 

Il negoziato al Parlamento europeo sull’euro digitale ha subito un nuovo rallentamento. Nelle settimane precedenti era stato raggiunto un accordo politico tra i gruppi grazie alla rinuncia del relatore del regolamento, Fernando Navarrete (Ppe), che inizialmente si era opposto all’uso offline della nuova moneta. Tuttavia, in una recente riunione dei gruppi politici (‘shadow’), Navarrete ha sottoposto al voto la questione della ‘prossimità’ nei pagamenti offline, ottenendo la rimozione dal testo legislativo del requisito secondo cui i pagamenti offline devono avvenire a distanza ravvicinata tra dispositivi. L’obbligo di prossimità era già stato sostenuto da Bce, Commissione europea e Autorità europea antiriciclaggio (Amla), e secondo gli addetti ai lavori la rimozione del vincolo potrebbe costituire un ostacolo concreto all’utilizzo dell’euro digitale offline. La proposta di Navarrete è stata approvata con una maggioranza risicata, sostenuta da Ppe, Ecr, Patrioti ed Europa delle nazioni sovrane (Esn), mentre Socialisti, Renew Europe, Verdi e Sinistra si sono opposti. La decisione riapre dubbi sulla tenuta politica dell’accordo già raggiunto sui primi articoli del regolamento, ottenuto precedentemente con la rimozione del ‘veto’ di Navarrete e l’eliminazione delle distinzioni tra uso online e offline dell’euro digitale.

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