Mps: Giorgetti, dobbiamo uscire dalle banche, valuteremo chi ci dà di più

Nella fase di accelerazione del consolidamento bancario italiano, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, è intervenuto sul dossier relativo alle partecipazioni pubbliche nel settore creditizio, con particolare riferimento a Monte dei Paschi di Siena. A margine di un’audizione al Senato, il titolare del Mef ha ricondotto le valutazioni del Governo ai vincoli connessi alla riduzione del debito pubblico, ribadendo che l’esecutivo è orientato a uscire progressivamente dalle partecipazioni bancarie, non solo da Mps, e che ogni decisione sarà assunta tenendo conto delle condizioni più favorevoli per lo Stato. Il dossier riguarda in particolare Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro detiene una quota inferiore al 5 per cento, destinata a essere progressivamente dismessa in coerenza con gli impegni assunti con la Commissione europea. La vicenda si inserisce in una fase di forte attenzione dei mercati verso il riassetto del sistema bancario-finanziario nazionale, anche alla luce delle operazioni che stanno ridefinendo gli equilibri tra i principali istituti di credito e che incidono, indirettamente, anche sul futuro di Generali Assicurazioni, ormai ricompreso nel più ampio quadro delle dinamiche legate a Montepaschi. Sul tema è intervenuta anche la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, che ha evidenziato la necessità di un’iniziativa istituzionale territoriale a tutela del lavoro, dell’identità e del radicamento della banca nel territorio. La prima cittadina ha proposto l’istituzione di un tavolo che coinvolga Comune di Siena, Provincia, Regione, consiglieri regionali e parlamentari eletti nel territorio. Pur riconoscendo che un tavolo interistituzionale non può incidere direttamente su decisioni assunte in altre sedi, la sindaca ha ritenuto opportuno trasmettere un segnale di attenzione, vigilanza e responsabilità nei confronti della città, dei lavoratori, delle famiglie e dell’intero territorio senese. Anche le organizzazioni sindacali del Monte dei Paschi di Siena sono intervenute nel dibattito. Le segreterie di coordinamento di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin hanno espresso contrarietà a eventuali decisioni assunte senza un adeguato coinvolgimento delle parti sociali, sottolineando che il sindacato intende tutelare l’integrità dell’istituto e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Secondo le sigle sindacali, le ipotesi di riassetto e le proposte avanzate da Banco Bpm e Intesa Sanpaolo non possono essere considerate esclusivamente come operazioni tra consigli di amministrazione, ma devono tenere conto dell’impatto occupazionale, delle competenze maturate e del contributo fornito dal personale nel percorso di rilancio della banca. Le organizzazioni dei lavoratori hanno inoltre posto l’accento sulla necessità che ogni eventuale operazione straordinaria, aggregazione o partnership di mercato garantisca il pieno rispetto delle condizioni contrattuali, la tutela dell’occupazione e la valorizzazione delle professionalità interne. A loro giudizio, logiche orientate esclusivamente al rendimento di breve periodo, ai coefficienti patrimoniali o alle sinergie di costo non rappresentano un presupposto sufficiente per assicurare sviluppo e stabilità al gruppo.

CDM approva adeguamento T.U finanza a regolamento UE rating ESG

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di adeguamento del Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria al Regolamento (UE) 2024/3005 sui rating ambientali, sociali e di governance. Il provvedimento è stato adottato su proposta del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, e del ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti. Il decreto dà attuazione ai criteri di delega per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla disciplina europea e introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47. Sono inoltre previsti interventi di coordinamento sul Codice civile e sul Testo unico della finanza, anche attraverso la correzione di errori materiali, rinvii interni e refusi, con l’obiettivo di assicurare maggiore chiarezza normativa e una corretta applicazione delle disposizioni vigenti. Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, il regolamento europeo mira a rafforzare la trasparenza, l’integrità e l’affidabilità delle attività di rating ESG, contribuendo al corretto funzionamento del mercato della finanza sostenibile e al consolidamento della fiducia degli investitori. In tale quadro, la disciplina introduce requisiti di autorizzazione, trasparenza e organizzazione per i fornitori di rating ESG, nonché misure finalizzate alla prevenzione dei conflitti di interesse, sotto la vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Il provvedimento individua, tra l’altro, la Consob quale autorità competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento europeo, prevedendo contestualmente ulteriori interventi di aggiornamento e coordinamento della normativa nazionale.

La Bce alza i tassi, per Lagarde “la crescita Ue non è minacciata”

La Banca centrale europea ha deciso di aumentare i tassi di interesse per la prima volta dal settembre 2023, portandoli al 2,25 per cento. La decisione, assunta nel corso della riunione di giugno a Francoforte, è stata approvata all’unanimità e senza riserve dal Consiglio direttivo, con il voto favorevole anche della Banca d’Italia. Secondo quanto emerso, il consenso tra i governatori si è formato sulla base del quadro economico illustrato dal capo economista Philip Lane, senza che venissero poste sul tavolo ipotesi alternative. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha difeso l’intervento, sostenendo che la crescita dell’area euro mantiene elementi di tenuta e che, anche nello scenario più sfavorevole legato a un prolungamento del conflitto in Medio Oriente, resterebbe intorno allo 0,5 per cento. La riunione di giugno rappresentava il momento a cui l’istituto centrale aveva rinviato la decisione sui tassi, in un contesto caratterizzato da pressioni contrastanti tra le preoccupazioni di parte del mondo politico e industriale e l’esigenza di contenere una dinamica inflazionistica in rafforzamento. Sul piano politico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso una valutazione critica sull’aumento dei tassi, ritenendo che tale scelta non favorisca il quadro economico generale. Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, secondo fonti del Mef, auspicherebbe che la Bce non proceda con ulteriori rialzi, osservando che l’aumento dei tassi non interviene sulle cause strutturali del rincaro dei prezzi dell’energia. La decisione della Bce si colloca in un contesto in cui l’inflazione è salita al 3,2 per cento, con effetti sul potere d’acquisto delle famiglie e con il rischio di ulteriori pressioni al rialzo. Il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, ha richiamato il carattere mutevole del quadro economico, mentre il Fondo monetario internazionale ha indicato che, in caso di incremento dei prezzi dell’energia e delle aspettative di inflazione oltre lo scenario di base, potrebbero rendersi opportuni rialzi dei tassi più rapidi o più consistenti. La Bce, pur intervenendo sui tassi, non intende vincolarsi a un percorso predeterminato di politica monetaria. Lagarde ha chiarito che l’evoluzione dei tassi dipenderà dall’andamento dei dati e dalle condizioni macroeconomiche, ridimensionando al tempo stesso la portata della decisione, qualificata non come una misura drastica, ma come un segnale coerente con il nuovo scenario. La presidente ha inoltre respinto l’interpretazione secondo cui l’aumento di un quarto di punto rappresenterebbe una forma di copertura preventiva rispetto alle critiche rivolte in passato all’istituto per una risposta ritenuta tardiva all’inflazione. Le nuove proiezioni dello staff della Bce indicano, nello scenario di base, una crescita dell’area euro allo 0,8 per cento nel 2026, in lieve riduzione rispetto allo 0,9 per cento stimato a marzo e all’1,2 per cento previsto prima dell’aggravarsi dello scenario geopolitico. Per il 2027 la crescita è stimata all’1,2 per cento, mentre per il 2028 è prevista una risalita all’1,5 per cento. L’inflazione è invece attesa al 3 per cento nel 2026, al 2,3 per cento nel 2027 e al 2 per cento nel 2028. Secondo Lagarde, il quadro non evidenzia una mancanza di crescita né una minaccia significativa alla tenuta economica dell’area euro. La presidente ha inoltre richiamato l’andamento positivo del primo trimestre 2026, al netto della contrazione del Pil irlandese, considerata un fattore temporaneo connesso al precedente incremento delle esportazioni delle multinazionali in vista dei dazi introdotti dagli Stati Uniti. Nello scenario più severo delineato dalla Bce, un prolungamento della guerra e un ulteriore incremento dei prezzi energetici, con il petrolio a 122 dollari e il gas a 60 euro, potrebbero portare l’inflazione oltre il 5 per cento nel 2027 e mantenerla intorno al 3 per cento anche nel 2028. Per Francoforte, tale dinamica rischierebbe di riattivare aspettative inflazionistiche difficili da contenere, rendendo successivamente necessari interventi più incisivi sui tassi, come già avvenuto nel biennio 2022-2023. Uno scenario analogo potrebbe riguardare anche la Federal Reserve. Negli Stati Uniti, i prezzi alla produzione sono saliti al 6,5 per cento a maggio, alimentando un’inflazione già pari al 4,2 per cento. Tale quadro potrebbe porre il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, scelto da Trump, nella condizione di dover escludere fin dall’inizio un taglio dei tassi, nonostante le aspettative politiche maturate intorno alla sua nomina.

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