Meloni rilancia sull’energia e chiede una revisione delle regole Ue per rafforzare la competitività europea
Al termine del prevertice sulla competitività svoltosi al castello di Alden Biesen e copresieduto con Friedrich Merz, Giorgia Meloni ha indicato come priorità assoluta il tema dei prezzi dell’energia, ritenuto il principale fattore di rischio per la competitività del sistema europeo. La presidente del Consiglio ha spiegato di essersi concentrata su questo dossier, sottolineando la necessità di interventi sia a livello nazionale, con una misura articolata in discussione nel prossimo Consiglio dei ministri, sia a livello europeo, considerato che la dimensione del problema richiede risposte coordinate. In tale contesto ha evidenziato l’esigenza di una profonda revisione del sistema Ets e di un intervento volto a limitare la speculazione finanziaria, oltre alla modifica della direttiva Cbam. Nel corso dell’incontro, che precede il retreat sulla competitività, sono stati richiamati anche altri temi contenuti nella lettera congiunta italo-tedesca e nel documento condiviso con Germania e Belgio, tra cui il rafforzamento del mercato unico, la semplificazione normativa e il settore automotive. Su quest’ultimo punto, la posizione italiana è stata delineata nel senso di garantire la piena attuazione del principio di neutralità tecnologica. L’obiettivo del vertice, svoltosi in Belgio, è stato individuato nella definizione di proposte condivise in vista del Consiglio europeo di marzo, con l’intento di verificare se l’Unione sia in grado di offrire risposte concrete, immediate ed efficaci, in un quadro in cui, secondo la premier, non vi sarebbe più margine per ulteriori rinvii. Pur riconoscendo la costruzione di un asse italo-tedesco sulla competitività e una convergenza sui principali dossier economici con Friedrich Merz, Giorgia Meloni ha precisato che tale dinamica non comporta l’esclusione di altri Paesi, rilevando la partecipazione della Francia al prevertice. All’incontro hanno preso parte diciannove Stati membri, oltre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, tra cui Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria. I leader hanno concordato di riunirsi nuovamente a margine del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sul tema e contribuire alla definizione di obiettivi concreti e scadenze precise.
Nel delineare i punti di distanza con la posizione francese, la presidente del Consiglio ha ribadito il sostegno italiano agli accordi di libero scambio, incluso il modello Mercosur, purché l’Unione europea riduca l’eccesso di regolamentazione e garantisca condizioni di reciprocità. In merito agli eurobond, Giorgia Meloni ha manifestato un orientamento favorevole sul piano personale, pur riconoscendo che si tratta di uno dei dibattiti più divisivi in ambito europeo e precisando che il tema non è stato affrontato nel corso della riunione, definita come un incontro di insediamento destinato a proseguire con ulteriori confronti. La premier ha inoltre riconosciuto che, nel quadro di un’Unione impegnata a rilanciare la propria competitività, le alleanze tra Stati membri assumono carattere variabile a seconda delle materie trattate. In vista del negoziato sul bilancio pluriennale 2028-2034, l’Italia intende difendere il ruolo della politica di Coesione, ritenendo che essa non debba essere considerata alternativa alla competitività, e prevede su questo punto una maggiore convergenza con i Paesi dell’Europa meridionale. Tale dinamica, secondo Giorgia Meloni, non rappresenterebbe un rischio per l’integrazione europea, ma costituirebbe un elemento utile a fornire orientamenti più chiari alla Commissione e a rafforzare l’efficacia dei lavori del Consiglio, a beneficio di cittadini e imprese.
Cdm, via libera alla nomina di Angelini dg di Bankitalia
Il Consiglio dei ministri, riunitosi l’11 febbraio 2026, ha preso atto della deliberazione del Consiglio superiore della Banca d’Italia relativa alla nomina del dottor Paolo Angelini a direttore generale dell’Istituto e del dottor Gian Luca Trequattrini a vicedirettore generale. Su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, d’intesa con il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, sarà promosso presso il Presidente della Repubblica l’iter per l’adozione dei relativi decreti di nomina, con decorrenza fissata al 1° aprile, secondo quanto previsto dall’articolo 18 dello Statuto della Banca d’Italia. Le nomine si inseriscono in un più ampio riassetto del direttorio di Via Nazionale. Il direttore generale Luigi Federico Signorini lascerà l’incarico con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale, a partire dal 31 marzo, per motivi personali. In qualità di direttore generale, Paolo Angelini subentrerà anche nella carica di presidente dell’IVASS, ruolo finora ricoperto da Luigi Federico Signorini, che ha trascorso tredici anni nel direttorio. Il Governatore Fabio Panetta e il Consiglio superiore hanno espresso gratitudine per il servizio svolto e formulato auguri per il futuro. La nomina di Paolo Angelini è stata deliberata dal Consiglio superiore su proposta del Governatore Fabio Panetta. Contestualmente è stata decisa la nomina di Gian Luca Trequattrini, attuale funzionario generale e segretario del direttorio, a vicedirettore generale. Paolo Angelini, già vicedirettore generale dal 2021 e membro del direttorio, negli ultimi anni ha ricoperto incarichi di rilievo nell’ambito della vigilanza bancaria europea. Dal 2019 è stato capo della vigilanza e, più recentemente, componente del Single Supervisory Mechanism della Banca centrale europea, incarico che potrebbe mantenere. In base allo Statuto, il direttore generale sostituisce il Governatore in caso di assenza o impedimento, attua le decisioni del Consiglio superiore e sovrintende alla gestione e all’organizzazione dell’Istituto.
Cipollone, dalle stablecoin sfida alle banche su dati, commissioni e liquidità
Nel corso di un intervento all’Accademia nazionale dei Lincei, in occasione di una conferenza organizzata dalla Commissione Europa, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e responsabile del progetto sull’euro digitale, ha delineato i rischi connessi al ritardo nello sviluppo di una moneta di banca centrale tokenizzata nell’area dell’euro. Secondo Piero Cipollone, qualora l’Eurosistema non offrisse tempestivamente una forma di moneta di banca centrale tokenizzata, vi sarebbe il pericolo che l’ecosistema della finanza tokenizzata si sviluppi al di fuori dell’Europa o si fondi su strumenti di regolamento non denominati in euro, con conseguente compromissione della sovranità monetaria europea. Ha evidenziato che le stablecoin denominate in dollari statunitensi rappresentano attualmente il 99 per cento del mercato globale di tali strumenti e sono emesse da due soggetti extraeuropei. Un’eventuale dipendenza della finanza tokenizzata e dei pagamenti transfrontalieri europei da queste stablecoin inciderebbe negativamente sul ruolo internazionale dell’euro e comporterebbe l’ancoraggio delle infrastrutture di pagamento all’ingrosso a strumenti caratterizzati da rischi di liquidità, concentrazione, operatività e frammentazione, prevalentemente emessi da entità non bancarie ed esposti al rischio di corse agli sportelli. In un contesto globale in cui le reti di pagamento potrebbero essere oggetto di strumentalizzazioni, tale scenario metterebbe a rischio anche la sicurezza economica europea. Nel suo intervento, Piero Cipollone ha inoltre richiamato le criticità già presenti nel sistema dei pagamenti europeo. Le banche dell’area dell’euro, ha osservato, stanno progressivamente perdendo commissioni a favore dei circuiti internazionali di carte di pagamento e, insieme a queste, dati a vantaggio delle soluzioni di pagamento mobile offerte dalle grandi piattaforme tecnologiche. Questo fenomeno rischia di innescare un circolo vizioso in cui operatori stranieri acquisiscono un controllo crescente sui dati delle transazioni europee, rafforzando il proprio vantaggio competitivo nell’offerta di servizi di pagamento e finanziari e accentuando le dipendenze dell’Europa. La riduzione delle commissioni, ha aggiunto, indebolisce finanziariamente i fornitori europei di servizi di pagamento, limitandone la capacità di competere in modo efficace.
In prospettiva, il membro del board della Bce ha sottolineato che le banche europee potrebbero perdere non solo commissioni e dati, ma anche depositi a favore delle stablecoin, le quali stanno già collaborando con i circuiti internazionali di carte per offrire un’alternativa ai depositi bancari come mezzo di regolamento. Le stablecoin denominate in dollari potrebbero progressivamente diffondersi anche in Europa, a partire dai pagamenti transfrontalieri al dettaglio, come nel commercio elettronico o nelle località turistiche, nonché in ambiti di nicchia quali il gaming, i micropagamenti e i pagamenti tra macchine. Il rischio, secondo Piero Cipollone, diverrebbe ancora più rilevante qualora agli emittenti di tali strumenti fosse consentito di riconoscere una remunerazione ai detentori dei token.

