La Meloni riunisce i leader del centrodestra con un occhio alla manovra
I leader del centrodestra hanno concordato di avviare a settembre il confronto sulle proposte dei singoli partiti per la legge di bilancio. Dopo il vertice a casa di Giorgia Meloni, Matteo Salvini ha rilanciato una delle priorità della Lega: recuperare risorse dalle banche. Una proposta tradizionalmente osteggiata da Forza Italia, che ha ribadito la linea del “mai nuove tasse” anche nell’ultimo confronto a Palazzo Chigi, quando il Governo ha scelto il taglio ai ministeri per prorogare la riduzione delle accise sul gasolio. Anche nell’area meloniana l’ipotesi ha trovato scarso sostegno, sia perché lo strumento è già stato utilizzato, sia perché l’eventuale uscita dalla procedura di infrazione, insieme alla clausola di flessibilità europea su energia e difesa, potrebbe liberare risorse sufficienti. Salvini ha comunque insistito sulla necessità di chiedere un contributo agli istituti di credito, sostenendo che i loro elevati profitti potrebbero essere in parte reinvestiti a favore di famiglie e imprese in difficoltà. Il leader leghista ha escluso che si tratti di una nuova tassa e ha precisato di non parlare a nome degli alleati. La Lega ha inoltre programmato un’iniziativa economica a Roma per definire le proprie proposte per la manovra, tra le quali ha confermato l’intervento sulle banche. Al Mef, invece, l’attenzione si è concentrata sul negoziato con Bruxelles.
Giancarlo Giorgetti ha già ricevuto numerose richieste dai ministeri ed è consapevole che, trattandosi dell’ultima manovra prima delle elezioni, le pressioni aumenteranno. La linea condivisa con Palazzo Chigi è rimasta però quella del rigore sui conti pubblici. Nel vertice, cui ha partecipato anche Maurizio Lupi, è stato inoltre ribadito che non vi sono aperture a Roberto Vannacci nella coalizione, neppure in vista delle comunali del 2027. Nel centrodestra è rimasta tuttavia la consapevolezza che Futuro nazionale potrebbe sottrarre consensi alla coalizione, aumentando il rischio elettorale.
Conte attacca sul Covid, la “Meloni è la regista degli attacchi, mi affronti”
Giuseppe Conte si è presentato davanti alla commissione Covid, da lui definita un “plotone d’esecuzione”, e ha contrattaccato annunciando di aver consegnato alla Procura di Roma un fascicolo anonimo relativo a una fornitura di mascherine della Jc Electronics. Il dossier ha incluso un verbale del 2022 che, secondo l’ex premier, ha sollevato interrogativi sulla transazione con cui la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute hanno chiuso il contenzioso con la società riconoscendole circa 100 milioni di euro. Conte ha spiegato di aver trasmesso gli atti ai magistrati per “coscienza civica”. Conte ha poi accusato Giorgia Meloni di essere la “regista” degli attacchi nei suoi confronti e l’ha invitata a un confronto politico diretto. Ha concentrato le critiche sull’accordo con Jc Electronics, contestando il riconoscimento dei 100 milioni prima del giudizio cautelare. Davanti alla commissione ha svolto una lunga autodifesa, ricostruendo le decisioni assunte a Palazzo Chigi durante la pandemia e rivendicando di aver agito con “disciplina e onore” e nella piena legalità. L’ex premier ha difeso lo stato d’emergenza, ritenuto necessario, e i Dpcm, indicati come lo strumento più adatto a fronteggiare rapidamente la diffusione del virus e comunque impugnabile davanti al Tar. Sui vaccini ha ricordato che il suo Governo ha avviato la campagna mantenendo la libertà di scelta, attribuendo al successivo Governo Draghi l’introduzione dell’obbligo. Ha inoltre rivendicato la battaglia europea che ha portato alla sospensione del Patto di stabilità e alla nascita del Recovery, criticando invece la successiva riforma del Patto e il piano di riarmo europeo. Alle contestazioni del centrodestra sul mancato aggiornamento del piano pandemico e sulla gestione vaccinale, Conte ha ricordato che dal 2006 si sono succeduti otto governi. Ha inoltre respinto l’accusa di aver cercato consensi nel mondo no vax, sostenendo che un atteggiamento antiscientifico avrebbe aggravato ulteriormente il bilancio della pandemia. L’audizione è stata aggiornata al 14 settembre.
Via libera dai Lavori Pubblici alla progettazione esecutiva del Ponte sullo Stretto
L’Assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato all’unanimità il passaggio alla progettazione esecutiva del Ponte sullo Stretto di Messina. Il via libera, annunciato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, è risultato accompagnato da prescrizioni tecniche. L’iter potrà quindi proseguire con una nuova delibera Cipess e con il successivo controllo della Corte dei conti.
Il parere è arrivato dopo l’approvazione da parte del Cdm della delibera Iropi, con cui il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia è stato qualificato come opera rispondente a “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, ai sensi della direttiva Habitat per gli interventi che incidono sui siti Natura 2000. L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha espresso soddisfazione. I presidenti di Calabria e Sicilia, Roberto Occhiuto e Renato Schifani, hanno ribadito il potenziale dell’infrastruttura come leva di sviluppo. Sono rimaste fortemente critiche Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, secondo cui l’opera è stata portata avanti attraverso normative ad hoc e numerose questioni ambientali, sismiche, strutturali, trasportistiche ed economiche sono state rinviate alla progettazione esecutiva. Le associazioni hanno contestato anche i costi e la localizzazione dell’infrastruttura in un’area ad alta sismicità e di rilevante valore ambientale e paesaggistico.
Il Governo incassa il sì sulla clausola Ue, la Lega fa modificare la risoluzione
La maggioranza ha approvato l’avvio della procedura per l’attivazione della clausola di salvaguardia, prevedendo lo 0,6% del Pil per l’energia e lo 0,9% per le spese per la difesa. Il passaggio parlamentare si è svolto senza particolari difficoltà per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, anche se la Lega ha ottenuto una modifica alla risoluzione per distinguere la propria posizione da quella degli alleati. Il testo iniziale invitava il Governo a valutare il ricorso al programma SAFE per finanziare le misure sulla difesa. Su richiesta leghista, è stato previsto il ricorso anche ad altri strumenti di finanziamento, privilegiando comunque l’utilizzo dei fondi SAFE per sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale. Al Senato Claudio Borghi ha rivendicato la modifica, contestando l’idea che il programma SAFE sia necessariamente più conveniente, in particolare per la presenza di un tasso variabile e per i possibili effetti sul debito pubblico. La questione decisiva è rimasta però la prossima manovra e la possibilità per il Governo di uscire dalla procedura d’infrazione dopo la revisione dei dati Eurostat. Giorgetti ha avvertito che, se la procedura per deficit eccessivo non fosse chiusa anticipatamente, l’utilizzo della clausola potrebbe determinare negli anni successivi un deficit superiore al 3%. La distribuzione delle risorse e gli interventi conseguenti saranno definiti con la prossima legge di bilancio, dopo la deliberazione parlamentare sullo scostamento.
Dalla Camera Vannacci rilancia: la destra ci insegue ma non basta
Roberto Vannacci ha presentato alla Camera la linea di Futuro Nazionale su immigrazione e riarmo, sostenendo che il centrodestra abbia iniziato a seguire alcune delle posizioni del nuovo partito senza però spingersi abbastanza lontano. Sul fronte migratorio, FN ha proposto l’azzeramento degli ingressi, la creazione di hub per i rimpatri fuori dall’Eurozona, l’abolizione del decreto flussi e del ricongiungimento familiare e criteri più restrittivi per la cittadinanza. Le misure confluiranno nel programma del partito. Vannacci ha giudicato insufficienti anche gli interventi del Governo e ha annunciato il voto contrario alla fiducia sul decreto Giustizia dopo la mancata approvazione di un emendamento volto a limitare il permesso di soggiorno a chi sia entrato legalmente nel Paese. Ha invece definito il riarmo “inutile e dannoso”, criticando il programma SAFE e sostenendo che l’Italia dovrebbe concentrare le proprie risorse sulle minacce considerate più concrete. Sul piano delle alleanze, Vannacci si è detto disponibile a collaborare con tutte le forze del centrodestra, compresa Forza Italia, criticandone però le posizioni assunte in Europa. Non essendoci stati accordi con i partiti di Governo, FN ha annunciato l’intenzione di presentare un proprio candidato alle amministrative di Milano e ha valutato la partecipazione alle suppletive di Reggio Calabria per il seggio alla Camera lasciato vacante da Francesco Cannizzaro.
La Camera nega l'uso delle chat di Delmastro, le opposizioni attaccano
La Camera ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione ad accedere alle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, provocando forti proteste delle opposizioni e la sospensione della seduta. Lo scontro si è acuito dopo l’intervento del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami, che ha richiamato l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale e la mancata elezione di Paolo Borsellino, suscitando dure reazioni dai banchi del centrosinistra.
Il voto è arrivato dopo il confronto sull’accessibilità delle chat trasmesse dai magistrati alla Giunta per le autorizzazioni. Il relatore di maggioranza Pietro Pittalis ha sostenuto le ragioni del diniego. Le opposizioni hanno invece accusato il centrodestra di ostacolare le indagini. Elisabetta Piccolotti ha parlato di una scelta grave, mentre i parlamentari di Avs hanno protestato con gli occhi bendati. Giuseppe Conte ha accusato la maggioranza di aver “macchiato con disonore le istituzioni”, mentre i parlamentari M5S hanno promosso la protesta #fuorilechat. Matteo Richetti ha respinto le accuse secondo cui Azione avrebbe favorito il centrodestra in Giunta. Anche Elly Schlein ha attaccato la maggioranza e chiamato direttamente in causa Giorgia Meloni. Il voto, svolto a scrutinio segreto, si è concluso con 206 voti favorevoli e 133 contrari alla richiesta della Procura.
L'Europa fa quadrato con la Spagna, massima solidarietà per Ceuta
I Ministri dell’Interno dell’Ue hanno espresso piena solidarietà alla Spagna per la gestione della crisi di Ceuta, giudicata rapida ed efficace. La riunione ha inoltre stabilito che gli ingressi nell’exclave non sono stati assimilabili ai normali flussi migratori, che occorre rafforzare frontiere e rimpatri e che lo spazio Schengen non è stato messo a rischio. Madrid ha quindi chiesto all’Italia di revocare i controlli aggiuntivi alla frontiera, definiti una scelta non necessaria. Il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha ricordato che, dei circa 72 mila migranti irregolari entrati a Ceuta dall’inizio della crisi, circa 70 mila sono rientrati, e ha inizialmente criticato la mancanza di solidarietà europea. Gli altri ministri hanno successivamente ribadito il sostegno alla Spagna e la necessità di una “risposta europea” alla pressione migratoria. Grande-Marlaska ha ribadito che Schengen non è mai stato a rischio, richiamando il regime speciale di controllo vigente a Ceuta dal 1991. Anche il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner ha confermato che nessun migrante proveniente da Ceuta è entrato nell’area Schengen. La Commissione non ha tuttavia censurato la scelta italiana, ritenendola assunta in una fase di maggiore incertezza. Bruxelles ha invece condiviso parte delle critiche alla regolarizzazione dei migranti decisa dalla Spagna, considerandola un segnale problematico per l’Europa. Il ministro Matteo Piantedosi ha espresso solidarietà a Madrid, precisando che i controlli italiani hanno avuto natura cautelare e organizzativa e non sono stati diretti contro la Spagna. Ha confermato la linea rigorosa sui flussi, mentre il Governo ha disposto l’assunzione straordinaria di 500 poliziotti dal dicembre 2026 per rafforzare il controllo delle frontiere. Piantedosi ha inoltre rilanciato la necessità di una strategia europea comune e degli hub nei Paesi terzi.
Il Cdm proroga lo sconto sul gasolio fino al 25 agosto
Il Governo ha prorogato fino al 25 agosto il taglio di 17 centesimi al litro delle imposte sul gasolio, inizialmente previsto fino al 6 agosto. La misura ha richiesto circa 245 milioni di euro, reperiti attraverso riduzioni della spesa dei ministeri. Prima del Consiglio dei ministri, la premier Giorgia Meloni ha discusso l’intervento con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La proroga ha evitato che lo sconto terminasse durante il principale periodo di spostamenti estivi, con il rischio di forti proteste da parte di cittadini e associazioni dei consumatori. Il Governo ha già destinato oltre 2 miliardi di euro al contenimento dei prezzi dei carburanti, utilizzando diverse fonti di finanziamento, tra cui maggiori entrate Iva, sanzioni Antitrust alle compagnie energetiche e risorse del Fondo per lo sviluppo economico. Meloni ha rivendicato l’intervento come misura necessaria a contenere gli effetti dei rincari in una fase internazionale complessa. Dal 25 agosto è stato previsto il ritorno del meccanismo delle accise mobili, che il Governo ha annunciato di voler monitorare per valutare eventuali ulteriori interventi.
Il Governo stanzia 100 milioni per l'emergenza Campi Flegrei
Il Governo ha stanziato 100 milioni di euro per l’emergenza nei Campi Flegrei, come ha annunciato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci al termine del Consiglio dei ministri. La decisione è arrivata in un contesto di forte tensione a Pozzuoli, dove circa un migliaio di persone, tra attivisti, comitati e famiglie, hanno bloccato per un’ora il porto chiedendo interventi urgenti per la popolazione. I manifestanti hanno chiesto un confronto con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, impegnato a Napoli in una riunione con i sindaci dell’area flegrea. Piantedosi ha accettato di incontrare in prefettura una delegazione e la protesta si è conclusa, consentendo la ripresa dei collegamenti marittimi con Ischia e Procida.
Il bilancio dei danni a Pozzuoli si è progressivamente aggravato con le verifiche dei Vigili del fuoco: sono risultati 57 edifici inagibili, 395 unità abitative sgomberate e oltre 700 sfollati. I dati sono stati esaminati dal Centro coordinamento soccorsi con il prefetto di Napoli Michele di Bari, il presidente della Regione Roberto Fico e i sindaci interessati. La premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione dedicata alla situazione e il Governo ha proseguito il confronto operativo a Napoli. Musumeci ha spiegato che i 100 milioni hanno risposto a una prima stima sommaria dei danni e sono stati destinati a consentire agli enti locali di avviare immediatamente gli interventi necessari.
I sondaggi della settimana
Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 3 agosto, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia è stabile al 27,0%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 20,6%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,1 punti attestandosi al 13,0%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia scende al 7,4%, la Lega scende al 5,5% e Noi Moderati rimane stabile all’1,0%. Nel campo largo, AVS è stabile al 6,5%, Italia Viva sale al 2,4%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,3%) e +Europa (1,2%). Infine, Futuro Nazionale, che registra una crescita dello 0,3% e si attesta al 7,2%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in calo al 40,9%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) è in calo al 42,5% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro, in calo, si attesta al 4,5%, e Futuro Nazionale, cresce al 7,2%.

- La Meloni riunisce i leader del centrodestra con un occhio alla manovra
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