Tensione nel Governo sulla questione Safe, Crosetto pressa Giorgetti

Il Cdm è durato meno di un quarto d'ora ed è filato via liscio, nonostante più di quaranta minuti di attesa dei Ministri in sala. Mancano Giorgia MeloniMatteo Salvini e Antonio Tajani, che si vedono tra di loro prima della seduta. Non un “vertice” ma “normale confronto informale”, come si fa tra presidente del Consiglio e vicepremier, che si trattengono anche dopo la riunione a Palazzo Chigi, così come fa il Ministro della Difesa Guido Crosetto. È lui “la notizia” del giorno in realtà, perché rende pubblico il pressing sul collega Giancarlo Giorgetti per sapere se entro fine mese potrà firmare, o meno, alcuni accordi per nuovi investimenti sulla Difesa da finanziare con Safe, il prestito europeo a condizioni più che vantaggiose pensato per accelerare la spesa. Nessuno conferma se i tre leader del centrodestra, prima della riunione del Governo, abbiano affrontato quel dossier, così come quello delle nomine. Ma certo a sera nessuno scommette su un accordo fatto né per la Consob, dopo il clamoroso passo indietro del candidato leghista Federico Freni, né per l'Antitrust

Il nome per il garante della Concorrenza e del mercato, in realtà, lo devono indicare di comune accordo i presidenti delle Camere, che ancora non avrebbero affrontato il tema ma sarebbero pronti a confrontarsi, probabilmente la prossima settimana. Con queste nomine ancora in stallo si profila all'orizzonte anche la battaglia per la successione a Giuseppe Busia all'Anac, ma c'è tempo. Il Cdm intanto dà il via libera al rinnovo delle missioni internazionali: nessuna novità, almeno per il momento, anche se sarà la relazione analitica al Parlamento a dettagliare quali siano quelle, vecchie e nuove, che l'esecutivo intende portare avanti fino alla fine del 2026. Non ci può essere un riferimento allo Stretto di Hormuz: i cacciamine italiani sono già in Sicilia “pronti ad avvicinarsi” in qualsiasi momento, ricorda Crosetto, ma serve quel cessate il fuoco che metta fine alla nuova guerra del Golfo e che ancora non si vede davvero all'orizzonte. E in quel caso, comunque, ci sarebbe un passaggio ad hoc alle Camere. Nel frattempo, però Crosetto freme: aggiornare i dispositivi di difesa nazionale è la sua priorità e in questi mesi ci sono state diverse riunioni, a vari livelli, con altri partner europei interessati al programma. 

Ma per il Governo, come ha più volte detto da Giorgia Meloni e da Giancarlo Giorgetti non più tardi di un giorno fa al question time alla Camera, quella più urgente è la risposta al caro energia su cui è in corso una “serrata” trattativa con Bruxelles proprio per sfruttare gli spazi di flessibilità pensati al momento per difesa e sicurezza e che Roma vorrebbe estesi, almeno in parte, anche per far fronte ai rincari, primi fra tutti quelli dei carburanti. Il Ministro dell'Economia, dopo che Crosetto ha fatto sapere di avergli scritto “due volte” e di essere in attesa di “una risposta” per sapere se a fine maggio potrà firmare i nuovi contratti d’investimento, ufficialmente non reagisce. Ma giusto mercoledì, sempre al question time, aveva ricordato che anche Safe(all'Italia sono già stati riconosciuti 14,9 miliardi dal 2026 al 2030) rimane pur sempre un prestito e che spetterà alla premier fare una sintesi. 

Nasce il Comitato interministeriale per la resilienza

Si è svolta a Palazzo Chigi la prima riunione del Comitato interministeriale per la resilienza, convocata e presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, autorità delegata alla resilienza dei soggetti critici. Nel corso della seduta è stato adottato il regolamento che disciplina il funzionamento del Comitato, le modalità di convocazione e lo svolgimento delle sedute. È stato inoltre esaminato e approvato lo schema di Dpcm propedeutico, tra l’altro, all’istituzione del Registro nazionale dei soggetti critici, che sarà trasmesso al Consiglio di Stato per il relativo parere e successivamente alle Commissioni parlamentari competenti. La riunione del Comitato è avvenuta a seguito dell’adozione, da parte della presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, della Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici avvenuta il 26 aprile. 

Il Comitato è composto dai Ministri di Esteri, Interno, Giustizia, Difesa, Economia, Imprese, Agricoltura, Ambiente, Infrastrutture, Salute, Protezione civile, dall’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e dall’Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali. L’attività di coordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri è assicurata dal punto di contatto unico, individuato nella figura del consigliere militare della presidente del Consiglio generale Franco Federici. L’obiettivo della direttiva Cer è rafforzare la resilienza dei soggetti che forniscono servizi essenziali alla società e all’economia nei settori dell’energia, dei trasporti, della salute, delle banche e dei mercati finanziari, delle acque potabili, reflue e irrigue, delle infrastrutture digitali, della Pubblica amministrazione, dello spazio e dell’alimentazione.  

Sabato Meloni sarà allo Europe-Gulf Forum

Fonti di Palazzo Chigi smentiscono alcune ricostruzioni di stampa sulla presenza di Giorgia Meloni allo “Europe-Gulf Forum”, organizzato sabato in Grecia dall'Atlantic Council e da Antenna Group, il gruppo editoriale greco che ha acquisito recentemente “La Repubblica”: all'incontro saranno presenti “solo politici e rappresentanti delle istituzioni”. Ovvero, “non sono coinvolti gruppi quali BlackRock o JP Morgan”, come pure apparso sulla stampa. Queste ricostruzioni hanno portato a una interrogazione presentata da AVS, cui è seguita la smentita di Palazzo Chigi: “Nessun vertice segreto questo fine settimana in Grecia”. Meloni “ha sempre sostenuto l'importanza di creare un forum di dialogo strutturato tra Mediterraneo e Golfo”, con l'obiettivo di “una nuova cooperazione capace di unire Occidente e Oriente, Europa, Africa e Asia”, tanto più utile nell'attuale quadro geopolitico

Anche per questo la premier aveva già sostenuto l'iniziativa dello Europe-Gulf Forum in un intervento in video in occasione del suo lancio ufficiale nel settembre 2025. Nessuna sorpresa, dunque, nel fatto che Meloni sarà uno dei due relatori che apriranno il forum, insieme al Primo Ministro del Qatar, un Forum di natura informale, viene sottolineato, che sarà occasione per parlare con alcuni leader della regione ma anche con altri per uno scambio di idee a 360 gradi sulle situazioni di crisi e l'attualità internazionale. Al confronto parteciperanno infatti anche il presidente finlandese Alexander Stubb, oltre ai leader di Qatar, Kuwait e alcuni capi di Stato e di governo del Sud Europa, sia vertici di alcune istituzioni finanziarie sia la direttrice Fmi sia la presidente BCE.

Non decolla il dialogo sulla legge elettorale. All'indomani del tentativo della maggioranza alla Camera con i loro omologhi dell'opposizione, al tavolo si siedono soltanto Azione, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin e le autonomie. E il giudizio sulla proposta di riforma del centrodestra non è positivo: “Esorto Meloni a prendere la legge elettorale, metterla in un cestino, tanto è per metà incostituzionale, e lavorare su ciò che conta”, il giudizio di Carlo Calenda. Il confronto a questo punto sarà in commissione Affari Costituzionali alla Camera dove proseguono dal 28 aprile le audizioni. Il timing immaginato dal presidente Nazario Pagano (FI) è di concludere le audizioni la settimana prossima per poi procedere all’esame della riforma con l'adozione di un testo base, che con molta probabilità sarà la proposta del centrodestra allargata al voto all'estero e ai fuori sede, e la fase emendativa che porterà sicuramente a dei cambiamenti. Il centrodestra sta studiando delle modifiche in modo particolare sull'entità del premio di maggioranza e sulla soglia necessaria per raggiungerlo. Il testo all'esame stabilisce che, alla Camera, non sia possibile per la coalizione che si aggiudica il premio di governabilità (un massimo di 70 seggi) superare la cifra limite di 230 seggi su 384. 

A questi 230 poi dovranno essere aggiunti i seggi eventualmente ottenuti dalla lista aggiudicataria del premio nelle circoscrizioni EsteroValle d'Aosta e Trentino-Alto Adige (16 in tutto) con l'eventualità di raggiungere una maggioranza definita dagli esperti eccessiva e a rischio di censura da parte della Corte Costituzionale. Questo tetto massimo potrebbe essere abbassato ma il partito della premier Meloni sarebbe intenzionato invece a lasciarlo com'è  al Senato che quindi resterebbe di 114. Altra modifica allo studio della maggioranza sarebbe l'innalzamento al 42 della soglia del 40% dei voti necessaria a ottenere il premio. Se da un lato infatti il premio potrebbe risultare eccessivo, dall'altro non è esclusa l'ipotesi in cui la coalizione vincente non avrebbe i seggi sufficienti per la maggioranza assoluta. Con ogni probabilità il centrodestra metterà mano anche alla previsione del ballottaggio tra le due liste o coalizioni che superino il 35% nel caso nessuno abbia raggiunto il 40% che serve a far scattare il premio. Poi ci sarà il tema delle preferenze. 

Dopo le tensioni Freni rinuncia alla Consob. Ira della Lega

Federico Freni rinuncia alla corsa per la presidenza della Consob. La partita per assegnare la guida dell'Authority resta aperta e continua ad agitare la coalizione di Governo. Il passo indietro del leghista, sottosegretario al Mef, arriva dopo un braccio di ferro durato mesi, con il favorito di via Bellerio bloccato dai veti di Forza Italia. “Ha prevalso la linea del segretario Antonio Tajani, serve un nome terzo e di alto profilo”, dice un big azzurro in Transatlantico. Invece il leader del Carroccio Matteo Salvini evita di rispondere alle domande sul tema e scuro in volto taglia corto: “Oggi non parlo”. Il silenzio con il passare delle ore viene riempito dalla “grande amarezza” che filtra dalle file del partito. Tra i leghisti, il messaggio è chiaro: “Escludiamo che possa essere accettato un candidato di Forza Italia”, un iroso avvertimento che lascia presagire un muro contro muro di difficile risoluzione e che suona come uno stop netto alle voci sull'attuale Commissario Consob Federico Cornelli come figura preferita dagli azzurri per la presidenza. 

Ora sono i leader a dover trovare la via d'uscita a un'impasse che inizia a pesare nei rapporti tra alleati. Giorgia Meloni, due settimane fa, aveva assicurato una soluzione alle porte ma così non è stato. Una nuova occasione di confronto, anche acceso, potrebbe essere il Cdm in programma nelle prossime ore, dove la premier sarebbe chiamata a mediare tra i due fronti avversi per trovare una sintesi. Al momento, però, l'intesa non sembra essere all'orizzonte e il clima in maggioranza fa intravedere una strada in salita. Freni, intanto, avrebbe spiegato ai suoi più vicini le ragioni della sua rinuncia, evitare uno stallo dannoso per tutti: “Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al Governo, alla Consob e al Paese”, spiega poi in un'intervista a Repubblica, che ha anticipato la notizia del passo indietro. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti minimizza: “Sono decisioni sue, io sono contento così almeno rimane a lavorare con noi”. 

Meloni vede Giuli, un'ora di faccia a faccia

Un faccia a faccia di circa un'ora fra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli. Il Governo prova così a tamponare le tensioni fra Palazzo Chigi e il Ministro della Cultura, culminate con la notizia della revoca di due figure di vertice nello staff del dicastero molto vicine a FdI ma che andavano avanti da settimane tra il caso Venezi, quello della Biennale e lo scontro tra Giuli e Matteo Salvini in Cdm sul Piano casa, con strascico anche sulla chat dei Ministri. “Normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall'attuale scenario internazionale”, spiegano fonti di Palazzo Chigi chiarendo che il Ministro ha “confermato il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo” e la premier, a sua volta, “la piena volontà di sostenere l'azione di un ministero centrale per l'Italia”. Ma il confronto all'inizio sarebbe stato tutt'altro che sereno: la premier, secondo le ricostruzioni, avrebbe “strigliato” il suo Ministro, che avrebbe ottemperato all'allineamento richiesto dalla leader. 

“State creando un caso sul niente”, ha cercati di minimizzare Arianna Meloni in mattinata rispondendo ai giornalisti. Ma che il caso sia anche politico è chiaro a tutti i protagonisti della vicenda. Ai piani alti dell'esecutivo la notizia del siluramento di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato molto vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e di Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro, è stata vissuta come “un fulmine a ciel sereno”. Nel day after viene difeso Merlino, “un grande lavoratore, una risorsa che non verrà dispersa”. In lui Giuli avrebbe trovato “un capro espiatorio” per il mancato finanziamento al documentario per Regeni; dopo la decisione di allontanarlo era necessario un “riallineamento”, come filtrava dai vertici del Governo prima del faccia a faccia. 

La versione ufficiale vuole che l'incontro sia stato “chiesto e ottenuto” da Giuli. Ma più fonti sostengono che il Ministro sia stato convocato. Abituato a recarsi a piedi dal Collegio Romano alla sede del Governo, questa volta arriva in auto, attorno alle 15.15, pochi minuti prima della Meloni. Ne esce un'ora più tardi, dirigendosi al Ministero. Nel faccia a faccia avrebbe parlato soprattutto la premier, che in un frangente geopolitico complesso, nel tentativo di rilanciare l'azione del Governo dopo la sconfitta referendaria, eviterebbe volentieri certi problemi, a maggior ragione se legati a Ministri del suo partito. Se non aveva la fiducia del suo staff, avrebbe convenuto Meloni, Giuli aveva ogni diritto di varare le sostituzioni, ma certe scelte, avrebbe rimarcato, vanno coordinate. 

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG l’11 maggio, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia è stabile al 28,8%. In seconda battuta, il Partito Democratico sale al 22,0%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che perde 0,2 punti attestandosi al 12,2%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia è stabile al 7,5%, e la Lega sale al 6,2%. Nella galassia delle opposizioni, AVS è in calo al 6,8%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,4%)IV (2,6%)+Europa (1,5%) e Noi Moderati (1,1%). Infine, Futuro Nazionale, che guadagna e si attesta al 3,9%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è stabile al 43,6%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) è in crescita al 28,8% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il M5S scende all’12,2%. A chiudere il Centro, in calo e si attesta al 7,5%, e Futuro Nazionale, che sale al 3,9%.

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  1. Tensione nel Governo sulla questione Safe, Crosetto pressa Giorgetti
  2. Nasce il Comitato interministeriale per la resilienza
  3. Sabato Meloni sarà allo Europe-Gulf Forum
  4. Dopo le tensioni Freni rinuncia alla Consob. Ira della Lega
  5. Meloni vede Giuli, un'ora di faccia a faccia
  6. I sondaggi della settimana



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