Dalla Norvegia Meloni attacca: “Putin provoca, non rispondiamo”

Due caccia italiani della Task Force Air Baltic Thunder III, impegnati nella missione Nato sul fianco Est, sono intervenuti nei cieli lituani dopo una violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi. Da Oslo, Giorgia Meloni ha definito questi episodi come provocazioni di Vladimir Putin, sostenendo che il leader russo abbia cercato un’escalation per distogliere l’attenzione dall’andamento della guerra e che l’Europa non abbia dovuto reagire sullo stesso terreno. La premier ha inoltre rilanciato l’ipotesi di un inviato europeo sull’Ucraina, per consentire all’Ue di presentarsi con una posizione più unitaria al tavolo negoziale. Nel corso dell’incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, Meloni ha richiamato anche il tema delle minacce ibride russe e la necessità di superare la moltiplicazione di formati e interlocutori europei. Secondo la premier, l’incarico di inviato avrebbe potuto essere affidato a una personalità proveniente da un Paese di media grandezza, vicino all’Ucraina, con conoscenza della Russia e buoni rapporti con gli Stati Uniti, caratteristiche riconducibili anche alla Norvegia. Meloni non ha però espresso un sostegno esplicito all’ex segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Sulle proposte avanzate da Ursula von der Leyen, ha mantenuto una posizione prudente: sul Consiglio di sicurezza europeo ha chiesto di evitare sovrapposizioni con l’articolo 4 della Nato, mentre sull’ipotesi di coinvolgere il Canada nell’architettura europea ha sottolineato l’utilità di partner affidabili per rafforzare l’autonomia strategica. Più critica è stata la posizione di Nicola Procaccini, che ha temuto un’iniziativa percepita come contrapposta agli Stati Uniti. La visita a Oslo ha inoltre rafforzato, secondo Meloni, una partnership a 360 gradi tra Italia e Norvegia sui fronti politico, tecnologico e industriale. I due Governi hanno approfondito la cooperazione in campo energetico – con la Norvegia che ha fornito circa il 10% del gas utilizzato dall’Italia – oltre che nella difesa, nella cantieristica navale, nelle materie critiche, nello spazio sottomarino e nel settore spaziale. Il confronto ha coinvolto anche grandi aziende come Leonardo, Fincantieri e Saipem e ha riguardato la possibile collaborazione dall’Africa, attraverso il Piano Mattei, fino all’Artico.

Per Meloni l’addio del bollo auto sarà strutturale ma è scontro con Renzi

Giorgia Meloni ha chiarito che l’abolizione del bollo auto per vetture fino a 80 kW e motocicli è stata concepita come una misura strutturale e non limitata a un solo anno. Il provvedimento ha compiuto anche il passaggio istituzionale al Quirinale, con Sergio Mattarella che ha emanato il decreto contenente lo stop al bollo e il taglio delle accise, autorizzando il relativo disegno di legge di conversione. Sul piano politico si è aperto uno scontro con Matteo Renzi, che ha ricordato come nel 2016 Meloni avesse criticato la sua proposta di abolizione della tassa, definendolo “venditore di pentole” e “mago della distrazione di massa”. La premier ha replicato sottolineando la differenza tra annunciare e realizzare, mentre Renzi ha accusato il Governo di aver mantenuto pochi degli impegni annunciati. È rimasto aperto il nodo delle coperture finanziarie. Il decreto ha previsto risorse fino al 2027, mentre la stabilizzazione della misura ha richiesto ulteriori stanziamenti nella prossima manovra. I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno sostenuto l’intervento: il leader di FI ha assicurato la disponibilità delle coperture, mentre Salvini ha proposto di innalzare la soglia degli 80 kW e di intervenire anche sul superbollo, che vale circa 250 milioni di euro annui. Per compensare le Regioni, destinatarie del gettito, il Governo ha guardato alle economie non utilizzate del Pnrr, soluzione sulla quale è rimasto aperto anche il confronto con Bruxelles.

Il centrodestra è ottimista sulla legge elettorale ma rimangono le insidie

Nel centrodestra è prevalso l’ottimismo in vista dell’ultimo passaggio alla Camera della riforma elettorale approvata dal Senato, ma è rimasto il timore dei franchi tiratori. I parlamentari più esperti di FdI hanno invitato alla prudenza, soprattutto rispetto ai deputati più incerti sulla ricandidatura o critici verso alcuni aspetti della riforma. Tra i motivi di malcontento sono stati indicati il tema dell’alternanza di genere, il nuovo sistema di selezione dei candidati e le preoccupazioni legate alla conclusione della legislatura. Anche il leghista Igor Iezzi ha riconosciuto che il ricorso alla fiducia non avrebbe eliminato completamente il rischio di voti in dissenso. L’eventuale bocciatura della riforma avrebbe aperto nuovi scenari politici, con il Quirinale chiamato a gestire la fase successiva. Secondo ricostruzioni interne alla maggioranza, Giorgia Meloni ha scelto di legare politicamente il Governo alla riforma per responsabilizzare alleati e parlamentari, lasciando aperta anche l’ipotesi di chiedere nuove elezioni in caso di stop. Le principali insidie sono state individuate soprattutto nel voto finale a scrutinio segreto, più che nel passaggio sulla fiducia. Nonostante questi rischi, nella maggioranza è rimasta diffusa la convinzione che la riforma possa superare anche l’ultima lettura. Anche Matteo Renzi non ha indicato particolari problemi per la tenuta della coalizione.

Salvini serra le fila in vista di Pontida e vede i governatori del Nord

Matteo Salvini ha cercato di ricomporre i rapporti con i governatori del Nord dopo le tensioni emerse durante l’estate. A Milano ha incontrato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, insieme a Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Il confronto si è svolto in vista di Pontida, sullo sfondo delle polemiche interne relative alla partecipazione al raduno e alle tensioni nel movimento giovanile. Una nota congiunta ha descritto l’incontro come un confronto sui principali temi politici e sulle priorità dei cittadini. Sono stati affrontati la situazione economica di famiglie e imprese, il taglio del bollo auto, autonomia, federalismo e sicurezza. La dirigenza ha ribadito l’obiettivo di rafforzare la Lega e valorizzare maggiormente il ruolo degli amministratori e dei territori, raccogliendo così una delle principali richieste avanzate dalle componenti settentrionali più critiche. Sono rimaste tuttavia tensioni tra i giovani leghisti lombardi, in particolare nei confronti del coordinatore nazionale della Lega Giovani Luca Toccalini. Ha suscitato malumori la nomina di Christian Colombo come vice coordinatore nazionale, percepita da alcuni come una decisione calata dall’alto. Anche la mobilitazione per Pontida ha mostrato qualche difficoltà: dal Veneto sono stati annunciati 31 pullman e il partito ha puntato anche sul coinvolgimento dei militanti del Sud e su un treno speciale da Roma per ampliare la partecipazione.

La mano tesa di Schlein a Meloni sull’energia agita il campo largo

Elly Schlein ha aperto a un confronto con il Governo sull’impiego dei 14 miliardi di euro che l’Italia potrebbe utilizzare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica, suscitando reazioni critiche tra gli alleati del campo largo. Angelo Bonelli ha contestato l’apertura, accusando il Governo di aver ostacolato le politiche climatiche, mentre Giuseppe Conte ha escluso le condizioni per una collaborazione con un esecutivo favorevole alle nuove trivellazioni. Giorgia Meloni ha risposto dichiarandosi disponibile ad approfondire senza pregiudizi le cinque proposte avanzate dalla segretaria del Pd. M5S e Avs hanno continuato a porre al centro la necessità di costruire un programma comune e definire la leadership della coalizione. Il M5S ha avviato una consultazione degli iscritti su venti aree tematiche da portare al tavolo progressista, con nodi ancora aperti sulla politica estera e soprattutto sull’Ucraina. Sul Movimento è rimasta inoltre l’incognita legata a Beppe Grillo e alle indiscrezioni sulla possibile nascita di una nuova formazione politica. È rimasto aperto anche il tema delle primarie del centrosinistra. Nel Pd è circolata, per poi essere smentita, l’ipotesi di un doppio turno con Giorgio Gori accanto a Schlein. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha chiarito che, qualora la coalizione avesse scelto le primarie, il Pd avrebbe presentato un solo candidato. Nel frattempo Ernesto Maria Ruffini ha annunciato la trasformazione di Più Uno in un nuovo soggetto politico, con un appuntamento nazionale fissato a Roma il 10 ottobre.

Dallo Stato dell’Unione arriva l’allarme di Ursula: “Vogliono l'Ue in frantumi”

Nel suo Stato dell’Unione 2026, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato come priorità la difesa dell’unità europea dalle spinte ultranazionaliste, euroscettiche e dalle ingerenze russe. L’intervento, giudicato da una parte dell’Eurocamera poco concreto, non ha introdotto macro-interventi finanziari sulla scia del rapporto Draghi né ha approfondito il confronto sul nuovo bilancio pluriennale. Sullo sfondo è rimasto il ciclo elettorale del 2027, con appuntamenti politici rilevanti in Italia, Francia, Spagna, Polonia e Finlandia. Von der Leyen ha delineato un’Europa più indipendente sul piano economico, energetico e della difesa, intenzionata a mantenere una linea ferma nei confronti di Vladimir Putin, sviluppare l’uso dell’intelligenza artificiale e tutelare lo Stato di diritto. Ha invitato le forze europeiste a rafforzare la cooperazione contro ultranazionalismo, anti-europeismo, ingerenze russe e disinformazione, rivolgendosi soprattutto a Popolari, Socialisti, Verdi, Liberali e a una parte dei Conservatori. Tra le proposte ha indicato la creazione di un Consiglio di Sicurezza Europeo per affrontare le minacce ibride, il rafforzamento della difesa comune, ulteriori interventi di semplificazione e un rinnovato impegno sulla transizione climatica, con un piano europeo contro le ondate di calore, maggiore ricorso alle rinnovabili e all’elettrificazione. Ha inoltre prospettato il Canada come primo membro associato dell’Ue e annunciato un intervento sul divieto di accesso ai social per gli under 13. Un passaggio specifico è stato dedicato anche ai diritti delle donne. L’intervento ha prodotto reazioni differenziate. Nicola Procaccini di FdI-Ecr ha criticato l’apertura al Canada, apprezzando soprattutto le misure di semplificazione. I Socialisti hanno chiesto maggiore concretezza: Nicola Zingaretti ha ricordato il mancato avanzamento della tassa sui servizi digitali. Sono rimaste inoltre evidenti le distanze tra Ppe e Socialisti, soprattutto sulla migrazione. Von der Leyen ha ribadito il principio secondo cui l’ingresso nell’Ue deve essere regolato dalle istituzioni europee, mentre il leader dei Patrioti Jordan Bardella ha contestato l’impostazione europea sui confini.

Torna a Roma la festa dei giovani di FdI

Il laghetto dell’Eur a Roma ha ospitato Fenix, la festa di Gioventù nazionale, tornata nella Capitale con lo slogan “Il tempo del coraggio”. La manifestazione ha proposto dibattiti, interviste e momenti musicali, con la chiusura affidata a Giorgia Meloni. Il programma ha affrontato temi come mafia, voto ai fuorisede, lavoro, dissenso, Europa, calcio, social e intelligenza artificiale. Sul palco sono stati previsti sette Ministri, parlamentari, giornalisti e saggisti, con una presenza prevalentemente riconducibile a FdI e due esponenti delle opposizioni: Roberto Giachetti di Italia viva e Riccardo Magi di +Europa. Tra i protagonisti sono comparsi Arianna Meloni, impegnata in un confronto sul divieto dei social ai giovani, Ignazio La Russa e Giovanni Donzelli, che ha partecipato a un dibattito con il direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Ha preso parte per la prima volta anche Gianfranco Fini, coinvolto in un incontro sulla storia della destra e dei movimenti giovanili. Tra gli ospiti internazionali sono figurati Thinlay Chukki, rappresentante del Dalai Lama in Europa, e Marion Maréchal, mentre tra gli interventi esterni è stata prevista la giornalista Cecilia Sala. Il programma ha incluso anche un appuntamento sul cosiddetto “funerale del woke” con Andrea Delmastro e un momento dedicato alla tragedia di Crans-Montana con Carla Masiello, madre di una delle vittime.

La maggioranza approva la legge elettorale che ora va alla Camera

La maggioranza ha approvato al Senato la legge elettorale con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti, gli esponenti delle Autonomie. Il voto palese ha escluso particolari rischi per la coalizione di Governo, ma il confronto in Aula è stato segnato dalle proteste delle opposizioni, che hanno esposto cartelli con la scritta “No alla legge truffa”. Il capogruppo M5S Luca Pirondini ha mostrato anche un fac-simile della scheda elettorale, ricevendo il richiamo del presidente del Senato Ignazio La Russa. La riforma è quindi tornata alla Camera, con la discussione generale fissata al 28 settembre e l’esame nel merito previsto entro la prima metà di ottobre. Sono rimaste aperte le incognite sul possibile ricorso alla fiducia e soprattutto sul voto finale a scrutinio segreto. La Ministra Elisabetta Casellati si è detta ottimista sul passaggio alla Camera, senza anticipare la decisione sulla fiducia. Il presidente della Commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo ha auspicato la conferma delle modifiche introdotte dal Senato, richiamando il valore delle preferenze e della legittimazione popolare. La maggioranza ha rivendicato il risultato: Ignazio La Russa ha parlato di un importante passo avanti, mentre Tommaso Foti, Stefania Craxi e la Lega hanno difeso la riforma come strumento per conciliare scelta degli elettori e stabilità dei Governi.

Le opposizioni hanno mantenuto una posizione fortemente critica. Matteo Renzi ha sostenuto che la maggioranza abbia modificato il sistema per timore di perdere le successive elezioni; Angelo Bonelli ha parlato di svolta autoritaria, mentre Francesco Boccia ha accusato il centrodestra di aver approvato una “legge elettorale truffa”.

Il campo largo si compatta sull'Ue ma rimane la tensione su Ucraina e armi

Il campo largo ha trovato una posizione comune sulla riforma dell’Unione europea, ma ha continuato a mostrare divisioni sull’Ucraina. Pd, M5S e Avs hanno presentato alla Camera una mozione per superare l’unanimità e il diritto di veto nell’Ue, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le decisioni dei Ventisette. Le differenze sono riemerse invece sul sostegno militare a Kiev, dopo il confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Il M5S ha proseguito il lavoro sulle priorità da presentare al tavolo programmatico della coalizione, mentre il dibattito sulla futura leadership è rimasto aperto. Diversi sondaggi hanno restituito indicazioni divergenti sul rapporto tra Schlein e Conte. Nel confronto sui possibili candidati, Giuseppe Sala ha indicato Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi e Silvia Salis come figure di rilievo, mentre Massimo D’Alema ha smentito sia l’esistenza di un “partito dei sindaci” sia un proprio sostegno a Conte. È rimasta quindi aperta anche la questione delle primarie. Sul piano europeo, Pd, M5S e Avs hanno condiviso la richiesta di maggiori investimenti comuni e di nuovo debito europeo per finanziarli, individuando nel diritto di veto uno dei principali ostacoli alla capacità decisionale dell’Unione. Le divisioni sono però rimaste nette sul sostegno militare all’Ucraina: M5S e Avs hanno mostrato una maggiore vicinanza sul tema delle armi e del riarmo europeo, mentre il Pd ha mantenuto una posizione più favorevole alla continuità del sostegno a Kiev. Carlo Calenda ha criticato queste divergenze, accusando le forze della coalizione di minimizzarle per mantenere un fronte comune contro il Governo.

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 14 settembre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 27,0%. In seconda battuta, il Partito Democratico sale al 20,9%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,1 punti attestandosi al 12,6%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia è stabile al 6,9%, la Lega cala al 5,5% e Noi Moderati resta stabileall’1,0%. Nel campo largo, AVS è in calo al 6,7%, Italia Viva rimane ferma al 2,5%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,1%) e +Europa (1,3%). Infine, Futuro Nazionale, che registra una crescita dello 0,2% e si attesta al 7,9%.

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è stabile al 40,4%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) sale al 42,7% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro si attesta al 4,4%, e Futuro Nazionale cresce al 7,9%.

  1. Dalla Norvegia Meloni attacca: “Putin provoca, non rispondiamo”
  2. Per Meloni l’addio del bollo auto sarà strutturale ma è scontro con Renzi
  3. Il centrodestra è ottimista sulla legge elettorale ma rimangono le insidie
  4. Salvini serra le fila in vista di Pontida e vede i governatori del Nord
  5. La mano tesa di Schlein a Meloni sull’energia agita il campo largo
  6. Dallo Stato dell’Unione arriva l’allarme di Ursula: “Vogliono l'Ue in frantumi”
  7. Torna a Roma la festa dei giovani di FdI
  8. La maggioranza approva la legge elettorale che ora va alla Camera
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  10. I sondaggi della settimana