Trump commenta Meloni e critica Europa su energia e immigrazione

Nel corso di una telefonata con una trasmissione televisiva italiana, il presidente americano Donald Trump ha fatto riferimento all’incontro avuto con Giorgia Meloni al G7 di Evian, sostenendo che la Presidente del Consiglio avrebbe insistito per scattare una foto con lui e lasciando intendere di aver accettato più per condiscendenza che per reale volontà. Nel corso della conversazione, Trump ha poi spostato l’attenzione sulle politiche europee, affermando che l’Europa avrebbe commesso gravi errori in materia di energia e immigrazione. Secondo il presidente americano, la gestione dei flussi migratori rappresenterebbe un problema rilevante e le scelte energetiche europee, in particolare il ricorso all’eolico, sarebbero inefficaci. Rispondendo infine a una domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e sulle possibili conseguenze nei rapporti con Putin, Trump ha precisato di non essere coinvolto direttamente nella questione e ha ribadito che l’obiettivo degli Stati Uniti sarebbe soltanto il raggiungimento della pace.

C’è un asse Meloni-Sanchez sul bilancio Ue

All'indomani della conclusione del G7 di Evian, Giorgia Meloni va Bruxelles per prendere parte all'ultimo Consiglio Ue prima della pausa estiva, il primo senza Victor Orban. Ma se grazie all'assenza dell'ex primo ministro ungherese i 27 Paesi tornano alle conclusioni all'unanimità sul dossier Ucraina, sul prossimo bilancio 2028-2035 si preparano a uno scontro che difficilmente porterà alla fine del negoziato entro l'anno. Il summit comincerà a discutere i nodi nella sessione di questa mattina e la Meloni dedica la vigilia a serrare le fila con il gruppo dei paesi amici della coesione ma soprattutto sigla un’inedita intesa con il premier spagnolo Pedro Sanchez. In un bilaterale poco prima dell'avvio della riunione del Consiglio Ue i due leader “concordano sull’opportunità di una linea comune Italia-Spagna sul prossimo bilancio dell'Ue, con l'obiettivo di introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche senza ridurre la politica di coesione, considerata essenziale per il Mercato unico, gli investimenti e la riduzione dei divari territoriali”. La determinazione a dare battaglia contro i paesi frugali (Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Svezia e Austria) che vorrebbero un taglio drastico, fino a 400 miliardi, supera la distanza politica innegabile tra i due leader che con il gruppo degli amici della coesione chiedono che “il futuro bilancio dell'Ue non penalizzi politica di coesione, Politica Agricola Comune e Politica Comune della Pesca”.

Futuro Nazionale di Vannacci accelera e sorpassa la Lega

Roberto Vannacci supera nei sondaggi la Lega di Matteo Salvini. Secondo Youtrend, Futuro Nazionale si attesta al 5,9% contro il 5,8% del Carroccio: un vantaggio minimo, ma dal forte valore simbolico. Il dato riaccende le tensioni nel centrodestra, soprattutto nella Lega, che prova a ridimensionare la rilevazione rivendicando i risultati del governo su sicurezza e migranti e accusando Vannacci di usare i sondaggi come operazione di marketing. La tensione a via Bellerio resta alta anche perché il sorpasso arriva alla vigilia dei gazebo di Milano, l’iniziativa voluta da Salvini per sondare la base sul candidato sindaco del centrodestra. In circa 40 punti i militanti potranno indicare una preferenza e nel partito c’è chi potrebbe scrivere proprio il nome del leader. Un esito favorevole rilancerebbe Salvini, ma il fermento interno e il dossier Zaia rendono il quadro meno prevedibile. Intanto resta aperta la partita milanese, con diverse ipotesi sul tavolo: da Maurizio Lupi a un profilo civico, fino a Carlo Cottarelli e Guido Bertolaso. Il caso Vannacci non preoccupa solo la Lega. Anche il Financial Times interpreta la sua crescita come una sfida per Giorgia Meloni, mentre un altro sondaggio Youtrend fotografa il centrodestra dietro al campo largo, con o senza Futuro Nazionale in coalizione. I vannacciani festeggiano il balzo rispetto alle rilevazioni precedenti e rivendicano un trend in crescita. In Fratelli d’Italia prevale la linea secondo cui Vannacci avrebbe scelto autonomamente di collocarsi fuori dalla coalizione. A via della Scrofa si ritiene che il generale continuerà una campagna antisistema e che il suo consenso eroda soprattutto il Movimento 5 Stelle, più che il centrodestra. Forza Italia, invece, teme uno spostamento ulteriore degli equilibri della coalizione verso destra, ma esclude una convivenza politica con Futuro Nazionale.

Costa tenta la fuga in avanti sull’Ucraina di Costa e spacca i 27

L’apertura di un canale tra l’ufficio di Antonio Costa e il Cremlino irrompe nel Consiglio Ue e riapre il dossier su chi dovrebbe rappresentare l’Europa in un eventuale negoziato con Mosca. La mossa ha sorpreso diverse cancellerie, anche perché la presidente della Commissione Ursula von der Leyen era stata informata, mentre i leader dei 27 no. Il tema divide profondamente gli Stati membri: restano distanti le posizioni su tempi, condizioni e opportunità di una trattativa, anche se la volontà di Volodymyr Zelensky di aprire un confronto con Vladimir Putin potrebbe diventare un elemento di convergenza. La questione del negoziatore europeo riguarda non solo il fronte ucraino, ma anche gli equilibri interni all’Ue, il peso dei singoli Paesi nella futura ricostruzione e l’eventuale presenza di truppe a garanzia di Kiev. Meloni sostiene da settimane la necessità di aprire un dialogo con Mosca ed è favorevole a un inviato unico europeo scelto dai 27. Su questa linea si collocano, con sfumature diverse, Francia, Germania, Spagna, Belgio e Cipro. Contrari o molto cauti i Paesi confinanti con la Russia e quelli del Nord, che ritengono prematuro negoziare e preferiscono mantenere alta la pressione su Putin. Sul nome dell’eventuale inviato resta però alta l’incertezza. L’Italia non esclude figure istituzionali come Costa o profili europeisti e filo-ucraini come il presidente finlandese Alexander Stubb. Il fronte nordico, invece, preferirebbe affidare la rappresentanza agli E3, cioè Gran Bretagna, Francia e Germania, ipotesi meno gradita a Roma ma più compatibile con il formato più ampio dei Volenterosi. Resta anche l’opzione di una squadra negoziale collegata alle istituzioni Ue. Zelensky evita di entrare nel dibattito interno europeo e punta soprattutto a mantenere l’Ue al fianco di Kiev, accelerando il percorso di adesione. L’apertura del primo cluster rappresenta un segnale positivo, ma resta la resistenza di chi chiede una procedura standard, basata sul merito, senza scavalcare i Balcani occidentali. 

L'Eurocamera approva le norme sui rimpatri e Meloni esulta

Il regolamento sui rimpatri approvato in via definitiva dal Parlamento Ue segna il sigillo finale della nuova politica europea di gestione dei migranti. Per alcuni rappresenta un altro mattone della Fortezza Europa, mentre per la Commissione è il tassello che completa il Patto Migrazione e Asilo, appena entrato in vigore, con l’obiettivo di superare il basso numero di rimpatri effettivamente eseguiti. Presentata dall’esecutivo Ue nel marzo 2025, la norma sarà ricordata anche come uno dei primi provvedimenti approvati da una maggioranza composta da Ppe e destre di Ecr, Patrioti ed Europa delle nazioni sovrane: 418 i voti favorevoli, contro i 218 delle sinistre. Divisi i liberali. Il testo introduce un quadro comune europeo per i rimpatri, imponendo l’obbligo di lasciare il territorio dello Stato membro interessato e di cooperare con le autorità. In caso di mancata collaborazione, rischio di fuga o minaccia alla sicurezza, sarà possibile disporre il trattenimento fino a 24 mesi, prorogabile di altri sei. Le autorità nazionali potranno effettuare perquisizioni e sequestri di effetti personali e dispositivi elettronici, previa autorizzazione, per agevolare l’esecuzione dei rimpatri. Il regolamento introduce inoltre la possibilità di trasferire i migranti, con l’eccezione dei minori non accompagnati, verso centri di rimpatrio situati in Paesi terzi che abbiano concluso accordi con gli Stati membri. Esulta Giorgia Meloni, che parla di “grande successo dell’Italia in Europa” e di un provvedimento storico, frutto soprattutto del lavoro del governo italiano, utile a rimpatriare più rapidamente chi non ha titolo a restare nell’Ue. Sulla stessa linea il co-presidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini, che definisce la misura una “rivoluzione” dei conservatori europei nella lotta all’immigrazione illegale: il tema, sostiene, non è più la ricollocazione dei migranti dentro l’Europa, ma la gestione fuori dai confini europei, con l’estensione del modello Albania. Protestano invece i Socialisti Ue.

Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni si riuniscono e rilanciano

Il tavolo dei leader del campo largo, invocato da tempo, questa volta si è riunito davvero. A segnare il cambio di passo è una foto diffusa sui social con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni seduti insieme a pranzo in un ristorante vicino a Campo dei Fiori. L’immagine vuole trasmettere l’idea di un lavoro comune ormai avviato. In cantiere ci sono due eventi pubblici, l’8 e il 15 luglio, uno al Nord e uno al Sud, pensati per presentare ai cittadini le priorità programmatiche e rendere visibile il percorso condiviso. Le assenze, però, pesano. Carlo Calenda ironizza subito sulla mancanza di Matteo Renzi, mentre dai presenti arriva la spiegazione politica: al tavolo ci sono le forze che da anni costruiscono convergenze e proposte comuni. Conte chiarisce che il nucleo riunito è quello che ha lavorato con continuità e affiatamento nel corso della legislatura. Renzi, da parte sua, assicura di non essere irritato, ma marca la distanza: Italia viva non si riconosce in un gruppo di sinistra più stretto e rivendica la necessità di una componente riformista per rendere competitiva l’alternativa al centrodestra. La linea indicata da Conte è quella di valorizzare il lavoro già fatto e affiancarlo a nuove proposte. Gli appuntamenti pubblici serviranno a mostrare che il campo largo non parte da zero, ma da un percorso di condivisione già avviato. Il timing non è casuale: mentre il centrodestra è attraversato dalle tensioni legate a Vannacci e dal dopo referendum, le opposizioni vogliono accelerare. Per Conte, però, l’obiettivo non è inseguire le difficoltà degli avversari, ma preparare un progetto politico credibile da presentare al Paese.

Meloni e Trump archiviano le liti: “Siamo stati sempre amici”

Giorgia Meloni e Donald Trump tornano a confrontarsi direttamente dopo mesi di tensioni segnati dagli attacchi del presidente americano e dalle repliche della premier italiana. Per Meloni, la franchezza nei rapporti tra alleati non compromette la solidità del legame tra Italia e Stati Uniti. La seconda giornata del G7 di Evian si apre all’insegna del sostegno a Kiev e di una rinnovata compattezza tra i Paesi del G7. Secondo fonti italiane, il fronte occidentale resta unito nel supporto all’Ucraina. Meloni sostiene che l’avanzata russa si sia sostanzialmente arrestata e che Mosca non sia nelle condizioni di imporre concessioni territoriali nei negoziati, ribadendo ai partner e allo stesso Trump la necessità di mantenere unito il fronte occidentale. Il vertice offre anche l’occasione per un chiarimento diretto tra la premier e il presidente statunitense. Le immagini diffuse dal summit mostrano un clima disteso, a partire dalla stretta di mano all’ingresso della prima sessione di lavoro. In un momento informale, favorito anche dalla presenza del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, Meloni e Trump minimizzano pubblicamente le tensioni dei mesi precedenti, lasciando intendere che i rapporti personali non abbiano subito conseguenze permanenti. A margine dei lavori, che affrontano anche il tema dei partenariati internazionali e del Piano Mattei, Meloni tiene due incontri bilaterali. Con il primo ministro canadese Mark Carney si concentra sulla cooperazione nel settore dei minerali critici, mentre con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed affronta la sicurezza del Golfo alla luce della crisi tra Stati Uniti e Iran. Nel colloquio viene discusso anche il tema della riapertura dello Stretto di Hormuz, rispetto al quale l’Italia conferma la disponibilità a contribuire nell’ambito di un eventuale quadro internazionale condiviso.

Dal G7 Meloni ribadisce: pronti a fare nostra parte con ok Parlamento

Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran entra nell’agenda del G7 di Evian, aprendo uno spiraglio dopo oltre tre mesi di guerra ma imponendo cautela ai leader riuniti sotto presidenza francese. Giorgia Meloni accoglie positivamente l’intesa, in linea con la dichiarazione concordata con Francia, Germania e Regno Unito, e indica l’accordo come un’occasione diplomatica da sostenere. L’Italia si dice pronta a contribuire anche a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz, ferma restando la necessaria autorizzazione parlamentare. Il percorso, già valutato dal Governo, richiederebbe comunicazioni alle Camere e voti su risoluzioni. Restano però da definire la cornice internazionale della missione, il comando e la tempistica. Il contributo italiano dovrebbe concentrarsi sui cacciamine Rimini e Crotone, già aggregati ad Aspides e presenti a Gibuti, oltre a eventuali unità di supporto logistico. Sul dossier pesa però la posizione di Donald Trump, che da Evian ridimensiona il ruolo europeo nella crisi mediorientale, pur non escludendo la presenza limitata di navi di alcuni Paesi. L’imprevedibilità del presidente americano resta una delle variabili del summit. Per Meloni il G7 segna anche un disgelo dopo mesi di freddezza con Trump: fonti diplomatiche riferiscono di un clima più disteso, favorito dalla cena di lavoro tra leader senza staff. La sessione successiva sarà dedicata alla crisi e vedrà anche la partecipazione di Volodymyr Zelensky.

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 15 giugno, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sscende al 27,9%. In seconda battuta, il Partito Democratico sale al 22,1%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,2 punti attestandosi al 13,3%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale al 7,2%, la Lega scende al 5,3% e Noi Moderati si attesta all’1,1%.Nel campo largo, AVS è stabile al 6,5% come Italia Viva resta stabile al 2,4%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,5%) e +Europa (1,6%). Infine, Futuro Nazionale, che aggancia la Lega e si attesta al 5,3%.

 

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in calo al 41,5%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) è in crescita al 44,3% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro, stabile al 5,1%, e Futuro Nazionale, che sale al 5,3%.

  1. Trump commenta Meloni e critica Europa su energia e immigrazione
  2. C’è un asse Meloni-Sanchez sul bilancio Ue
  3. Futuro Nazionale di Vannacci accelera e sorpassa la Lega
  4. Costa tenta la fuga in avanti sull’Ucraina di Costa e spacca i 27
  5. L'Eurocamera approva le norme sui rimpatri e Meloni esulta
  6. Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni si riuniscono e rilanciano
  7. Meloni e Trump archiviano le liti: “Siamo stati sempre amici”
  8. Dal G7 Meloni ribadisce: pronti a fare nostra parte con ok Parlamento
  9. I sondaggi della settimana

 



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