Rush finale sul dl sicurezza. Il governo garantisce sui fondi per il correttivo

Dopo una lunga maratona delle opposizioni, prevista per due giorni e due notti alla Camera, il decreto sicurezza si appresta ad avere il via libera di Montecitorio in un clima incandescente dentro e fuori dall'Aula. Alle proteste nell'emiciclo si sono aggiunte quelle dei manifestanti davanti a Piazza Montecitorio. Provvedimento che sarà immediatamente ritoccato con un decreto correttivo al vaglio del Cdm. Questo secondo testo andrà incontro ai rilievi del Colle, in particolare sull'articolo 30-bis introdotto durante l'esame del Senato. Al termine di questo complicato percorso i due provvedimenti approderanno al Quirinale per la firma. In queste ore le interlocuzioni tra gli uffici legislativi di governo e Colle sul secondo provvedimento sono andate avanti. Le nuove norme dovrebbero prevedere anche un decreto ministeriale attuativo per la definizione della platea dei beneficiari dei contributi.

Il presidente della Repubblica Segio Mattarella, una volta che avrà sul tavolo entrambi i provvedimenti li leggerà personalmente prima di apporvi la firma. Il tempo utile è fino alle 24 di sabato 25 aprile. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, a margine della cerimonia al Quirinale per il 70 anni della Consulta, ha intanto rassicurato sui fondi del nuovo provvedimento correttivo: “le coperture ci sono” e, in sostanza, il caso è chiuso. Una precisazione che ha innescato il centrosinistra. E in effetti il clima tra maggioranza e opposizione sul provvedimento rimane decisamente caldo. Il centrosinistra è andato all'attacco nei tanti interventi susseguitisi tra i banchi semivuoti in Aula alla Camera. Sotto accusa, in particolare, la scelta di approvare il decreto e immediatamente dopo la sua correzione. Un metodo che, è stato evidenziato, potrà anche comportare ricorsi. 

“È una normativa” avverte il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso “che potrà venire, in ipotesi, all'esame della Corte”. Per le opposizioni, comunque, metodo e merito, per dirla con la segretaria Dem Elly Schlein hanno rappresentato “una forzatura istituzionale incredibile”. “Ma come vi viene in mente” ha accusato in Aula la segretaria Dem “di fare un testo che mina il diritto alla difesa e anche davanti ai rilievi del Quirinale di tirare dritto, di farci votare una norma incostituzionale per modificarla 2 minuti dopo? È arroganza al potere”. “Costringete il Parlamento a votare una norma incostituzionale, è una cosa enorme, state infilando una catena infinita di forzature”, ha accusato Nicola Fratoianni di Avs. “Una plateale incostituzionalità” accusa Riccardo Magi di +Europa “che nega il senso stesso del Parlamento”. “I dati dei rimpatri” ha evidenziato la pentastellata Chiara Appendino “sul sito del Viminale sanciscono il fallimento del governo: la media del governo Meloni è di 5.420 all'anno, cioè -20% rispetto alla media dei governi Conte”. 

Il centrodestra rivendica invece il provvedimento. Il decreto sicurezza dice soddisfatto il leader della Lega Matteo Salvini “sarà legge dello Stato entro domani. Quindi non sono chiacchiere, polemiche e insulti ma sarà legge dello Stato entro domani con buona pace di Schlein e della sinistra”. “Non accettiamo lezioni su questi temi dalla sinistra”, dice da Fratelli d'Italia il presidente della commissione Giustizia Ciro Maschio

Da Cipro i 27 frenano sullo scostamento, resta l'ipotesi eurobond

La scelta di partire dagli aiuti di Stato suona già, di per sé, come una risposta implicita a Giorgia Meloni: utilizzare strumenti esistenti, evitare strappi, restare nel perimetro delle regole. Di fronte a una crisi energetica “volatile” che lascia presagire “mesi, forse anni, difficili”, l'Europa ha imboccato una via ben nota: ampliare il ricorso ai sussidi nazionali senza intervenire sul Patto di stabilità. Le misure presentate a ridosso del vertice Ue, nella lettura italiana, finiscono per avvantaggiare chi può contare su ampi margini di bilancio, cristallizzando uno squilibrio che la premier non intende accettare. Ursula von der Leyen non chiude, ma neppure apre. E tra i Ventisette, già nella cipriota Agia Napa, la sponda determinante per la premier potrebbe arrivare da Emmanuel Macron

La linea italiana è ormai scolpita: senza un margine di flessibilità sui conti, la risposta al caro energia è destinata a restare monca. “La Commissione non ha fatto abbastanza”, ha osservato anche il premier belga, Bart De Wever, prima di raggiungere gli altri leader, offrendo una sponda all'Italia anche sul dossier Ets. Una convergenza che non configura ancora un asse, ma lascia intravedere un fronte che chiede correttivi, per la prima volta senza Viktor Orban e con margini più stretti per costruire alleanze alternative. L'assenza del premier magiaro può cambiare gli equilibri interni all'Ue. Più che all'asse italo-tedesco e a un dialogo tra Parigi e Roma che si potrebbe guardare nel prossimo futuro. Il possibile ago della bilancia resta Macron, deciso a sostenere la competitività europea davanti a Stati Uniti e Cina, scongiurando tuttavia un rafforzamento del vantaggio tedesco. 

Se Parigi dovesse muoversi, l'equilibrio cambierebbe. Lo stop del Patto di stabilità “non sarebbe appropriato in questa fase”, ha ribadito a più riprese Bruxelles nelle ultime settimane. Non è quella la strada. Ma al vertice di Alden Biesen, appena due settimane prima che la crisi iraniana esplodesse, la pressione su von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz era già tornata a salire sul nodo più sensibile degli eurobond, indicato da Roma e Parigi come leva per rafforzare la competitività europea. “Quando la posta si alza, anche la Germania finisce per accettare”, osservava in febbraio Antonio Costa, richiamando precedenti ormai consolidati, dal Recovery Fundal programma Safe per la difesa, fino al sostegno finanziario a Kiev. L'idea potrebbe incunearsi nelle maglie del dibattito sul prossimo bilancio pluriennale nella seconda giornata del vertice Ue. Le parole chiavi sono risorse proprie e debito comune

Via libera dall’avvocato della Corte Ue su cpr Albania. Esulta la Meloni

Il protocollo Italia-Albania “è compatibile” con le norme Ue sul rimpatrio e l'asilo, a condizione che “i diritti dei migranti siano pienamente tutelati”: dalla posizione dell'avvocato generale della Corte di giustizia UeNicholas Emiliou, arriva una sponda per il governo italiano riguardo alla controversa questione del centro italiano di permanenza per i rimpatri a Gjadër. Si tratta di un parere che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo e non è comunque ritenuto vincolante. Nel suo documento l'avvocato sottolinea che il diritto Ue “non impedisce” a un Paese di istituire i cpr al di fuori del proprio territorio. Tuttavia, lo Stato resta vincolato al “rispetto di tutte le garanzie previste”, tra cui il diritto all'assistenza legale, all'interpretazione linguistica e ai contatti con familiari e autorità. Particolare attenzione deve essere assicurata ai minori e alle persone vulnerabili

Ad esultare di fronte a queste parole è innanzitutto la premier Giorgia Meloni, che crede fermamente nei risultati futuri di quel protocollo. Per la presidente del Consiglio si tratta della “conferma della validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all'Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all'immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”. Considerando “incoraggiante” quanto pronunciato dall'avvocato della Corte Ue, “rispetto al racconto che è stato fatto in questi anni”, Meloni ricorda con “dispiacere” le “difficoltà avute in questi due anni perché “le cose avrebbero potuto funzionare molto meglio e avrebbero potuto offrire, come ci si sta chiedendo a livello europeo, un modo nuovo di gestire i flussi migratori e quindi soluzioni anche innovative”. 

Infine, la precisazione: “Ho sentito alcuni membri dell'opposizione che ci accusano di cose che non sono reali, un miliardo in Albania non lo abbiamo mai speso, sono 138 milioni in un anno”. A chiedere che ora “tacciano le critiche ideologiche e le previsioni catastrofiche di chi ha portato avanti, per anni, la fallimentare politica della accoglienza indiscriminata” è il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti. Ma l'opposizione invece rincara: “Hanno buttato un miliardo in Albania”, sostiene il presidente del M5S Giuseppe Conte riferendosi al protocollo del governo, mentre il capogruppo Pd in commissione affari europei della Camera, Piero De Luca, aggiunge: “Sarebbe prudente e corretto da un punto di vista istituzionale attendere la sentenza della Corte, prima di annunciare la compatibilità del Protocollo Albania con il diritto Ue”. Stesso parere dal segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Crosetto: se serve, a Hormuz anche senza il mandato Onu

C'è una battuta del ministro della Difesa Guido Crosetto che solo qualche giorno fa in pochi si sarebbero aspettati: tre parole, “Macron ha ragione”, che hanno dato il senso di un cambio di rotta. Col governo francese, quello italiano ha sempre avuto rapporti altalenanti. Ma la riunione dei volenterosi, la scorsa settimana a Parigi, ha segnato una svolta e il vertice informale a Cipro fra i leader Ue, giovedì e venerdì, potrà consolidarla. Potrebbe cioè segnare un nuovo passo del cammino avviato dalla presidente Giorgia Meloni con la presa di distanza da Donald Trump, una linea che ha portato a un potenziale impegno dell'Italia per lo stretto di Hormuz. Alla presentazione del libro del segretario di Azione Carlo Calenda, Crosetto prima ha dato ragione a Macron che aveva detto: “Per essere liberi bisogna essere temuti”. E infatti, ha rimarcato Crosetto: “La deterrenza non si fa a parole. Un dittatore non si ferma di fronte a un cartello”. 

E poi il Ministro della Difesa ha confermato la linea del Governo. Per l'invio ad Hormuz di navi militari anche italiane servono due condizioni: la fine delle ostilità e il via libera del Parlamento. Ma attenzione, ha chiarito: “Se devo scegliere pragmaticamente”, metto “in sicurezza Hormuz con una coalizione internazionale con 30 o 50 nazioni, senza un mandato dell'Onu. Lo vorrei a tutti i costi, ma magari viene bloccato dalla Russia per qualche motivo”. Già nei prossimi giorni, l'operazione verrà valutata in un incontro fra i vertici militari di diversi Paesi europei. Una delle opzioni potrebbe prevedere una missione Ue sul modello Aspidesnata per proteggere dagli attacchi dei ribelli houthi le navi mercantili in transito davanti allo Yemen. L'ipotesi di una missione ad Hormuz senza l'ombrello Onu rischia però di creare spaccature in Parlamento. 

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 20 apirle, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia rimane stabile al 29,3%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 21,6%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che guadagna 0,2 puntiattestandosi al 12,4%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia sale all’7,8%, e la Lega sale al 6,5%. Nella galassia delle opposizioni, AVS è cresce al 6,7%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,3%)IV (2,4%)+Europa (1,5%) e Noi Moderati (1,1%). Infine, Futuro Nazionale, che perde 0,1 punti e si attesta al 3,4%.

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) sale al 44,7%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) scende al 28,3% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il M5S sale all’12,4%. A chiudere il Centro, in decrescita e si attesta al 7,2%, e Futuro Nazionale, che scende al 3,4%.

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  1. Rush finale sul dl sicurezza. Il governo garantisce sui fondi per il correttivo
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