Le opposizioni attaccano sui fondi al Ponte e Meloni va a Niscemi

I soldi per il Ponte di Messina vanno usati per il risanamento ambientale, così come a questo scopo devono esser destinati i fondi pubblici bloccati dalla Corte dei Conti e destinati all'infrastruttura sullo stretto di Messina. L'opposizione va all'attacco del Governo definendo “uno spreco” finanziare il ponte quando invece tutto il denaro pubblico disponibile andrebbe destinato al dissesto idrogeologico e alla tutela del territorio. Ma per il Ministro alla Protezione Civile, Nello Musumeci le chiacchiere stanno a zero: “Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche”, ha dichiarato. Mentre i partiti di opposizione si muovono, emergono ulteriori dati su ciò che si poteva fare ma non è stato fatto: nessuno dei 46 progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia finanziati col Pnrr riguarda la frana di Niscemi. Intanto però, Giorgia Meloni si è recata a Niscemi, dove ha assicurato che il Governo farà presto.

Dopo Niscemi Salvini conferma: i soldi per il Ponte non si toccano

Di Ponte sullo Stretto, assicurano un po' tutti, in Cdm non si è proprio parlato. E, pure se fuori è martellante il pressing delle opposizioni, non sarà lì che si cercheranno le risorse per aiutare le tre regioni del Sud, Sicilia in testa, martoriate dall'uragano Harry. Non lo vuole Matteo Salvini, che scandisce il suo no già in mattinata, e nemmeno il resto del governo, nonostante un “valuteremo” pronunciato da Antonio Tajani a Bruxelles che era sembrata una posizione più aperturista sull'utilizzo dei fondi per i cantieri della maxi-opera che ancora devono partire. Salvo poi la retromarcia in serata, a chiarire che anche per FI i fondi del Ponte non si toccano. Nello Musumeci fa ai colleghi una breve informativa della situazione in Sardegna, Calabria e Sicilia, ma non entra nel merito della quantità di fondi che saranno necessari né, tantomeno, nel dettaglio di dove trovarli. Si aspetta che la frana di Niscemi si assesti, che i sindaci facciano la conta dei danni e che si delinei con più certezza il perimetro delle aree su cui bisognerà intervenire. 

Il Tar boccia i ricorsi sul referendum e conferma la data

Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso del Comitato promotore per la raccolta di firme popolari, che contestava la decisione del Cdm di fissare la data del referendum sulla giustizia il 22 e 23 marzo. Nessun rinvio o sospensione in vista, dunque. Intanto infiamma la polemica sulla scelta della maggioranza di bocciare le proposte delle opposizioni per allargare la consultazione referendaria al voto dei fuorisede. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio definisce la motivazione del Tar “di una chiarezza adamantina”. E poi torna ad attaccare: “Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l'unico”. Non sono dello stesso avviso i promotori delle firme popolari, che poche ore prima della sentenza, depositano le oltre 500 mila firme in Cassazione. Quanto alla raccolta, parlano di “vittoria” e sulla sentenza del Tar non sono così pessimisti. Occhi puntati sull'Ufficio Referendum, che dovrà esprimersi sull'ammissibilità delle firme del quesito. In caso di un primo via libera, la Cassazione si troverebbe di fronte a due quesiti validi, una questione giuridica inedita, che per il Comitato potrebbe dar vita a una sospensione del voto. 

Si accende lo scontro tra i comitati referendari. Tensione sul voto ai fuorisede

In vista del voto, fissato per il 22 e 23 marzo, si accende lo scontro tra i comitati avversari. Da una parte, il comitato dei 15 non sembrerebbe intenzionato a proseguire la battaglia legale. Preferibile, al momento, un impegno politico per comunicare le ragioni del no insieme agli altri comitati e alle opposizioni. Dall'altra parte, il centrodestra e i comitati per il sì accusano il fronte avverso di diffondere “falsità”. Mentre non si placa la polemica dopo la scelta della maggioranza di chiudere al voto dei fuorisede per l'appuntamento referendario. A tenere alta l'attenzione su quanto avvenuto in Commissione Affari Costituzionali è il presidente del comitato per il no dell'Anm Enrico Grosso. Che invita tutti i comitati a scrivere ai parlamentari per chiedere “un intervento urgente” che consenta ai fuorisede “di poter esercitare il diritto di voto”. A stretto giro, arriva la nota della sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro che rimarca la volontà del governo di garantire la partecipazione dei fuorisede, anche se non rinuncia a evidenziare i numeri bassi delle scorse sperimentazioni. Intanto, in attesa che la Cassazione si esprima su firme e quesito, il comitato dei 15 tornerà a riunirsi. Le ipotesi sarebbero due: un ricorso urgente al Consiglio di Stato o l'impugnazione alla Consulta

Vannacci registra Futuro nazionale ma rimane nella Lega. Per ora

Un cerchio a sfondo blu, con la scritta bianca Futuro nazionale, e sotto quella gialla Vannacci, tutto in stampatello maiuscolo, in un font stile littorio, con al centro un'ala tricolore: è il simbolo registrato da Roberto Vannacci. “È solo un simbolo”, taglia corto l'europarlamentare. All'Ufficio brevetti europei la domanda di registrazione del marchio è stata presentata il 24 gennaio, mentre la Lega era riunita in Abruzzo, da dove Salvini ha spiegato che “fuori dalla Lega c'è il deserto”. Parole che sono state lette anche alla luce dei movimenti in Parlamento, dove almeno due deputati, Edoardo Ziello e Rossano Sasso, sono ormai considerati vannacciani. In particolare, si sospetta che il generale stia pensando di fondare un partito che sarebbe la versione italiana di Afd. La situazione è gestita direttamente da Matteo Salvini, che nei prossimi giorni dovrebbe avere un confronto con l'ex generale. Il consenso politico spinge a guardare con attenzione le prossime mosse dell'europarlamentare. Nei capannelli in Transatlantico il destino di “Futuro nazionale” è tema dibattuto. Qualche timore nel centrodestra c'è, anche perché non è detto che poi quel vuoto sarebbe compensato da un eventuale avvicinamento di Carlo Calenda all'attuale maggioranza. 

La Lega del nord va in pressing su Salvini dopo il caso del simbolo di Vannacci

Serve un chiarimento su Roberto Vannacci. Poi, deciderà Matteo Salvini. La Lega del nord esce allo scoperto e preme sul leader perché arrivi al dunque. Lo fa con i toni morbidi ma netti di Attilio Fontana. Per il governatore lombardo, il vicesegretario che sembra pronto a lanciare un partito dopo il marchio Futuro nazionale, “è un'anomalia all'interno del nostro movimento”. Tutt'altro per Salvini che sminuisce: “è un problema per i giornalisti, non per gli italiani e non per la Lega”. Glissa pure sul logo, ma ripete, come ha fatto in altre occasioni, che incontrerà Vannacci. Nel suo ragionamento, Fontana distingue tra le sfumature che possono arricchire un partito, e le iniziative in alternativa come i circoli, le manifestazioni extra Carroccio o un nuovo simbolo. Di certo l'attivismo del generale continua e far rumore. L'eurodeputato gioca al rialzo ed esagera volutamente: “Punto in alto. Voglio il 6, il 10, il 15, il 20%”. 

Schlein sente Meloni sul ddl consenso. Apre alla Direzione nazionale

Dopo la presentazione e l'adozione della proposta a firma Giulia Bongiorno come testo base del ddl sulla violenza contro le donne, Elly Schein ha sentito Giorgia Meloni. “Il testo presentato da Bongiorno è irricevibile ed è un gravissimo passo indietro rispetto all'accordo fatto da me e dalla presidente Meloni, l'ho detto a lei e non solo pubblicamente”, dice chiaro la leader dem, che vede nel testo all'esame della Commissione Giustizia del Senato una retromarcia, non solo rispetto a quello votato all'unanimità dalla Camera, ma anche rispetto alla giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Cedu sul consenso. Intanto il partito si ritrova nella sala Berlinguer di Montecitorio con tutte le sue anime: ci sono i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia, il fedelissimo Igor Taruffi, ma anche alcuni parlamentari di minoranza come Marianna Madia e Filippo Sensi, che nei giorni scorsi hanno a gran voce chiesto la convocazione di una Direzione del partito. La segretaria apre, dicendo che la riunione si farà “al più presto”

Le istituzioni celebrano la Giornata della Memoria

Ricordare non basta. Perché il “buio” della Shoah “supera tempo e confini” e “si insinua nel profondo dell'animo umano”. Allora bisogna adoperarsi per fare in modo che forte risuoni il “mai più” di fronte a questo o altri “abissi”. Sergio Mattarella celebra al Quirinale la Giornata della Memoria. Il Capo dello Stato ricostruisce la genesi del sistema di sterminio nazista. Alla base, dice chiaro, c'è “una grande, rovinosa menzogna”: quella di chi teorizzò l'idea “che vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani”. Su questa grande bugia, per Mattarella, non solo “si sono nutriti i totalitarismi del Novecento” ma “si alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo”. Mattarella allora ricorda la complicità fascista nella “discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi razziali”. Lo fa anche Giorgia Meloni, che torna a “condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall'ignominia delle leggi razziali del 1938”.

La maggioranza tenta blitz sul condono, ma arriva lo stop

La maggioranza torna in pressing per riaprire il condono edilizio del 2003, ma il tentato blitz, attraverso gli emendamenti al milleproroghe, ha le ore contate: la tagliola delle inammissibilità ne decreta infatti lo stop. Fermato anche il tentativo di FdI di riaprire la rottamazione quinquies anche ai contribuenti che al 30 settembre 2025 risultavano in regola con la quater. L'esame delle inammissibilità taglia circa 250 emendamenti o parti di emendamenti sul totale di 1.133 proposte presentate; tra questi anche i tre identici presentati da FdI, Lega e FI per riaprire il condono edilizio del 2003, una mossa che arriva dopo il fallito tentativo di inserire il condono in manovra che ha accompagnato tutto l'iter della legge di bilancio, ma che ha visto la proposta iniziale di FdI di riaprire la sanatoria finire poi depotenziata in un ordine del giorno. Gli emendamenti della maggioranza al milleproroghe demandavano alle Regioni il compito di adottare entro 60 giorni una “legge di attuazione” della sanatoria edilizia, riaprendo di fatto quella del 2003 per regolarizzare sei diverse tipologie di illecito. Per le opposizioni qualcosa di inaccettabile, proprio mentre ancora si contano i danni dell'ultima ondata di maltempo su CalabriaSicilia e Sardegna

Il Pd lancia la campagna d’ascolto. La minoranza chiede una direzione

I prossimi mesi, per il Pd, non saranno solo di campagna referendaria. I democratici non parleranno solo di giustizia, ma batteranno anche sui temi economici e sociali. La “campagna d'ascolto” del Pd nasce proprio con l’obiettivo di allargare il dibattito alle questioni che la premier vuole evitare: il lavoro povero, le tasse, il caro-energia, le pensioni. A Milano sarà Gianni Cuperlo a condurre la due giorni di confronto, a Napoli Stefano Bonaccini, ormai ufficialmente in maggioranza, rivendicherà il profilo dei “riformisti di governo” insieme ad una nutrita pattuglia di amministratori Pd, da Eugenio Giani a Antonio Decaro fino a Michele De Pascale, una strategia sulla quale, però, la minoranza vorrebbe un confronto, a cominciare dal referendum. 

Mattarella è in missione negli Emirati: l'Italia punta sui Paesi del Golfo

Con la missione del capo dello stato Sergio Mattarella negli Emirati Arabi Uniti “si completa il processo di riavvicinamento dell'Italia dopo la fase critica del 2019” quando i rapporti bilaterali toccarono il livello minimo a causa dello stop alle licenze per l'esportazione di armi nel conflitto in Yemen. Durante la visita, il Presidente Mattarella ha incontrato il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, per approfondire vari aspetti della cooperazione bilaterale. Gli Emirati da anni vedono un’espansione dei rapporti bilaterali con l'Italia e il governo di Giorgia Meloni ha scelto il Paese come hub strategico della proiezione italiana nel Golfo. A dare corpo a questo interesse per il Golfo è stato anche lo sdoganamento dell'Accordo di cooperazione nel settore della. A ciò si aggiunge la crescita di scambi commerciali ed interazioni nei settori più tecnologicamente avanzati. Il sistema Italia consolida così la presenza nel Golfo con un'alleanza industriale che punta a coinvolgere le imprese italiane nei grandi progetti della regione, un'area il cui l'interscambio commerciale vale 29,4 miliardi per Italia. Al centro dei colloqui c'è stato un esame della situazione internazionale. I due capi di Stato hanno parlato della necessità di porre fine ai conflitti, di ripristinare pace e stabilità e di contrastare ogni azione che mantenga alta la tensione. 

Tensioni politiche sulla presenza dell’Ice alle Olimpiadi di Milano Cortina

Contro gli “abusi” dell'Ice prende posizione Antonio Tajani e dalle sue parole emerge l'imbarazzo del Governo italiano di fronte al principale tema di scontro negli Stati Uniti. La tensione è cresciuta sabato quando il Fatto quotidiano ha raccontato che gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement tuteleranno le delegazioni americane alle Olimpiadi di Milano Cortina. “Di sicuro Ice sul territorio nazionale italiano non opererà”, ha commentato il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La posizione viene però rettificata dall'ambasciata Usa, che ricorda come in precedenti eventi olimpici diverse agenzie federali hanno supportato il servizio di sicurezza diplomatica, cosa che accadrà anche per Milano Cortina, dove l'Ice sarà presente per monitorare gli eventuali rischi provenienti da organizzazioni criminali transnazionali, anche se le operazioni di sicurezza resteranno sotto l'autorità italiana. Le manifestazioni che dilagano negli Usa e le proteste sollevate anche da parte di Repubblicani alle operazioni dell'Ice sono oggetto di riflessione nel Governo che guarda con cautela agli scenari americani.  

Il Cdm vara il nuovo decreto Pnrr puntando alla semplificazione

Validità illimitata per la carta d'identità degli ultrasessantenni; tessera elettorale digitale; semplificazione dei certificatianagrafici e di stato civile; accessibilità ai dati per i familiari; passaporti; tutela della salute; Isee; diritto allo studio. Sono alcuni degli interventi chiave contenuti nel “decreto Pnrr”, approvato in Cdm. Il provvedimento favorisce l'attuazione dei progetti del PNRR e opera una generale revisione di oltre 400 adempimenti amministrativi a carico di cittadini, famiglie e imprese, puntando con decisione sulla digitalizzazione, sulla contrazione dei termini procedurali e sull'interoperabilità delle banche dati pubbliche. Per le opere strategiche, restano confermati i termini ridotti per i pareri ambientali e paesaggistici. Semplificazioni per cittadini e famiglie. Il decreto interviene per facilitare l'accesso ai servizi essenziali, con un'attenzione particolare alle fasce più vulnerabili. Disabilità e fragilità: si accelera l'attuazione della riforma sulla disabilità attraverso l'attivazione della Piattaforma Unica gestita dall'INPS. Tutela della salute: la ricetta medica per la prescrizione delle terapie avrà una validità temporale estesa fino a 12 mesi, consentendo al paziente di ritirare i farmaci in farmacia in modo frazionato in base alle proprie necessità. La semplificazione passa per l'alimentazione automatica del Fascicolo Sanitario ElettronicoISEE precompilato e automatico: viene potenziata la modalità di rilascio dell'ISEE attraverso l'integrazione e l'interoperabilità delle banche dati tra l'INPS e l'Agenzia delle entrate. Housing universitario: si semplificano le procedure per il cambio di destinazione d'uso degli immobili destinati a residenze per studenti, con l'obiettivo di incrementare rapidamente l'offerta abitativa. Semplificazioni per le imprese e il sistema produttivo. 

I sondaggi della settimana

Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 26 gennaio, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 31,2%. In seconda battuta, il Partito Democratico gudagna 0,2 punti, attestandosi al 22,6%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che scende al 12,1%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia perde 0,2 punti, mentre la Lega rimane stabile all’8,0%. Nella galassia delle opposizioni, AVS sale al 6,6%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,0%)IV (2,0%)+Europa(1,3%) e Noi Moderati (1,1%)

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La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) scende al 48,5%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) sale al 29,2% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il M5S scende al 12,1%. A chiudere il Centro, che guadagna 0,2 punti e si attesta al 6,3%.

 

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  1. Le opposizioni attaccano sui fondi al Ponte e Meloni va a Niscemi
  2. Dopo Niscemi Salvini conferma: i soldi per il Ponte non si toccano
  3. Il Tar boccia i ricorsi sul referendum e conferma la data
  4. Si accende lo scontro tra i comitati referendari. Tensione sul voto ai fuorisede
  5. Vannacci registra Futuro nazionale ma rimane nella Lega. Per ora
  6. La Lega del nord va in pressing su Salvini dopo il caso del simbolo di Vannacci
  7. Schlein sente Meloni sul ddl consenso. Apre alla Direzione nazionale
  8. Le istituzioni celebrano la Giornata della Memoria
  9. La maggioranza tenta blitz sul condono, ma arriva lo stop
  10. Il Pd lancia la campagna d’ascolto. La minoranza chiede una direzione
  11. Mattarella è in missione negli Emirati: l'Italia punta sui Paesi del Golfo
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