Il Pil va oltre le attese: +0,2% nel trimestre; esulta il Governo
L’economia italiana ha rallentato, ma ha registrato un risultato superiore alle previsioni, consolidando una crescita acquisita per il 2026 più elevata rispetto alle stime governative. Il Governo ha rivendicato il dato, mentre le opposizioni hanno contestato la lettura dell’Esecutivo. Anche le principali economie dell’Eurozona hanno superato le attese, mostrando una tenuta maggiore rispetto alle incertezze geopolitiche.
Secondo la stima preliminare dell’Istat, il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua, dopo il +0,3% registrato nel primo trimestre. Il risultato ha superato la previsione degli analisti, ferma al +0,1%. La crescita dei servizi ha compensato la diminuzione del valore aggiunto nell’agricoltura e nell’industria. La domanda nazionale, comprese le scorte, ha sostenuto il Pil, mentre la componente estera netta lo ha frenato.
La crescita acquisita per il 2026 è salita allo 0,8%, due decimi sopra il +0,6% indicato dal Governo nel Documento di finanza pubblica. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che l’economia ha superato le aspettative nonostante il contesto internazionale negativo. Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato, accusando la sinistra di aver auspicato un rallentamento. M5S e Avs hanno replicato evidenziando le difficoltà del sistema produttivo e il ritardo dell’Italia nelle principali classifiche economiche.
Emergenza migranti a Ceuta, l’Italia valuta lo stop a Schengen
Le forze di sicurezza marocchine non hanno fermato le migliaia di persone che hanno raggiunto Ceuta via mare e attraverso la frontiera terrestre. La Guardia Civil ha tentato di intercettare numerosi giovani, molti dei quali minorenni, diretti a nuoto verso la costa spagnola, ma la situazione è degenerata quando gruppi consistenti si sono riversati verso la doppia barriera di confine. Le immagini degli arrivi hanno richiamato la crisi del maggio 2021, quando oltre 8.000 migranti hanno attraversato la frontiera in 48 ore, provocando una grave emergenza umanitaria e diplomatica con il Marocco. Madrid ha quindi valutato la mobilitazione dell’esercito.
Bruxelles ha assicurato il proprio impegno nella protezione delle frontiere europee. Giorgia Meloni, dopo un confronto con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha prospettato la sospensione di Schengen con la Spagna, definendo l’immigrazione irregolare una minaccia per la sicurezza europea. Antonio Tajani ha assunto la stessa posizione.
Il Governo spagnolo ha reagito convocando l’ambasciatore italiano. Il Ministro degli Esteri José Manuel Albares ha criticato le dichiarazioni italiane, chiedendo solidarietà europea anziché iniziative considerate di natura propagandistica.
Intercettazioni, emendamento salta con la fiducia. Rimane il nodo preferenze
La maggioranza ha rinviato il confronto sulle intercettazioni, ma ha mantenuto aperto quello sulle preferenze nella legge elettorale. L’intesa tra FdI e FI non è stata raggiunta, mentre è stata accantonata la norma sui cosiddetti reati spia, sostenuta da Giorgia Meloni e osteggiata dal partito di Antonio Tajani. Il Governo ha posto la fiducia al Senato sul decreto giustizia e migranti, determinando la decadenza di tutti gli emendamenti. Il provvedimento è stato approvato con 92 voti favorevoli e 63 contrari ed è passato alla Camera. Il dibattito ha provocato forti tensioni tra Pd e FdI, culminate nella richiesta di intervento del Gran giurì avanzata da Simona Malpezzi dopo le accuse rivolte dal senatore Marco Lisei. Palazzo Chigi ha comunque mantenuto l’intenzione di riproporre in un altro provvedimento la possibilità di utilizzare le intercettazioni raccolte in un’indagine come prova per ulteriori reati. La misura non è stata inserita nel decreto omnibus, per evitare problemi di omogeneità con le disposizioni su pubblica amministrazione e Protezione civile.
La nuova soluzione ha dovuto tenere conto dell’allarme lanciato dal Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e della contrarietà di FI, che ha respinto un ritorno alle «intercettazioni a strascico» e ha proposto un tavolo tecnico per una riforma organica della materia. Il confronto si è intrecciato con quello sulla legge elettorale. Il calendario ha previsto il termine per gli emendamenti il 1° settembre, l’esame in Aula e la conclusione entro il 15 settembre. La maggioranza ha cercato di evitare forzature, ma sono rimaste le resistenze di una parte di FI alle preferenze, considerate uno strumento favorevole ai controllori delle tessere e agli influencer. Palazzo Chigi ha invece sostenuto che la loro esclusione avrebbe esposto la riforma e il premio di maggioranza al rischio di una bocciatura costituzionale.
Nordio invia alla Procura generale le carte sul caso Almasri. Polemiche
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico Almasri, accusato di crimini contro l’umanità. L’uomo è stato arrestato a Torino nel gennaio 2025, poi rilasciato e trasferito in Libia con un volo di Stato.
La decisione ha seguito la sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittima l’interpretazione adottata dal Ministero. Secondo la Consulta, il Guardasigilli avrebbe dovuto trasmettere immediatamente le richieste della Corte penale internazionale al Procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, conservando la possibilità di non procedere soltanto attraverso una dichiarazione motivata fondata sulla tutela di principi costituzionali prevalenti. Sul piano concreto, l’invio delle carte non ha prodotto effetti sulla posizione di Almasri, già rientrato in Libia. La decisione ha però assunto un rilevante significato politico, poiché Nordio aveva precedentemente rivendicato di non voler svolgere una funzione meramente esecutiva. Fonti governative hanno criticato una sentenza ritenuta capace di ridimensionare il ruolo del Ministro. La trasmissione è stata decisa dopo valutazioni ai vertici dell’Esecutivo e un lungo confronto tra Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del Guardasigilli. Avs ha accusato Nordio di aver fornito al Parlamento una ricostruzione falsa e di aver rivendicato poteri non riconosciuti dalla legge. Il M5S ha evidenziato che il ritardo ha impedito la consegna di Almasri alla Corte penale internazionale. Più Europa ha inserito il caso in una critica più ampia alla gestione della giustizia, delle carceri e della responsabilità penale dei minori.
Battaglia e tensioni alla Camera sulle chat di Delmastro
Il voto sulle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia è stato rinviato e il dossier è tornato alla Giunta per le autorizzazioni, dopo la trasmissione di nuovi documenti da parte del Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. La decisione ha aperto uno scontro sulla possibilità per i componenti della Giunta di consultare le conversazioni allegate alla comunicazione della Procura. Il presidente Devis Dori, sostenuto dalle opposizioni, ne ha autorizzato la visione nonostante la contrarietà di FdI. La maggioranza si è rivolta al presidente della Camera Lorenzo Fontana e ha ottenuto il congelamento dell’accesso agli atti, in attesa del pronunciamento della Giunta per il regolamento.
Il centrosinistra ha accusato FdI di voler nascondere le chat, mentre il partito di maggioranza ha assicurato la disponibilità a votare rapidamente. Delmastro ha comunicato di aver trasmesso direttamente alla Procura la corrispondenza con Caroccia, dichiarando di non avere nulla da nascondere e ricordando di non essere indagato.
Forza Italia ha criticato la sospensione dei lavori dell’Aula determinata da un documento ricevuto poco prima della riunione dei capigruppo, denunciando il rischio di creare un precedente. Il fascicolo è comunque tornato alla Giunta, che si era già espressa contro l’acquisizione delle conversazioni da parte della Procura. Le opposizioni hanno chiesto un voto tempestivo dell’Assemblea. FdI ha invece sostenuto la necessità di attendere il chiarimento regolamentare. Il confronto ha provocato forti tensioni tra Sara Kelany e il capogruppo del M5S Riccardo Ricciardi. La Giunta per il regolamento ha dovuto stabilire se i membri dell’organismo potessero accedere alle chat. Successivamente, la Giunta per le autorizzazioni è stata chiamata a valutare un’eventuale integrazione dell’istruttoria o il passaggio diretto del caso all’Aula.
Sulla legge elettorale il termine per gli emendamenti sarà il 1°settembre
Il Senato ha concesso più tempo per presentare gli emendamenti alla legge elettorale, confermando però l’obiettivo di approvare la riforma entro il 15 settembre e di trasmetterla nuovamente alla Camera prima della sessione di bilancio. Il provvedimento, che ha introdotto un sistema proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del candidato premier, ha rischiato un rallentamento dopo la riunione dei senatori di FI con Antonio Tajani. Forza Italia ha aperto alle preferenze richieste da FdI, ma ha sollecitato un ulteriore confronto tra i partiti della coalizione per elaborare emendamenti condivisi. FdI ha quindi rinunciato a fissare il termine prima della sospensione dei lavori e ha indicato il 1° settembre. Il presidente della Commissione Affari costituzionali Andrea De Priamo ha motivato la scelta con la necessità di approfondire le audizioni e completare le interlocuzioni tra maggioranza e opposizioni.
La mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito il calendario, con l’approdo in Aula il 9 settembre, l’esame nelle sedute successive e il voto finale il 15 settembre.
Sulle preferenze è stata ipotizzata una soluzione analoga a quella discussa alla Camera: capilista bloccati e fino a tre preferenze all’interno di un elenco di sei candidati, con garanzie sulla rappresentanza di genere.
FI ha chiesto ulteriori modifiche, tra cui l’obbligo per i candidati del listino collegato al premio di presentarsi come capilista nei collegi plurinominali, la revisione delle circoscrizioni estere e nuove norme contro le micro-liste. L’intesa sul calendario è stata raggiunta, mentre il confronto sui contenuti è rimasto aperto.
Tensione in FI, Tajani esorta a evitare battaglie in solitaria
Antonio Tajani ha sostenuto la necessità di introdurre le preferenze per evitare una possibile bocciatura della legge elettorale da parte della Corte costituzionale. Ha inoltre invitato Forza Italia a non condurre battaglie isolate contro alleati numericamente più forti, avvertendo che il fallimento della riforma avrebbe potuto mettere a rischio la stabilità del Governo. Il segretario è intervenuto dopo aver ascoltato le critiche dei senatori azzurri nei confronti dell’atteggiamento di FdI e della gestione della trattativa. Le posizioni più dure sono arrivate dagli esponenti vicini a Marina Berlusconi e dal Ministro Paolo Zangrillo. Fonti vicine a Tajani hanno smentito uno scontro con la capogruppo Stefania Craxi, pur confermando un confronto particolarmente acceso. Tajani ha sottolineato la necessità di modificare il modello organizzativo del partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. Il dibattito è stato accompagnato da battute, tra cui quella di Claudio Lotito, che ha auspicato il mantenimento del Rosatellum in caso di fallimento della nuova legge. Il leader di FI è stato descritto come amareggiato per le indiscrezioni e le interpretazioni circolate sulla riunione. Ha successivamente incontrato Giorgia Meloni e Matteo Salvini a Palazzo Chigi, dove la legge elettorale ha rappresentato uno dei principali temi di confronto. Meloni ha richiamato gli alleati sulle conseguenze politiche di un fallimento della riforma o dell’accordo sulle preferenze. FI ha chiesto di partecipare direttamente alla redazione dell’emendamento, escludendo l’accettazione di un testo già predisposto da FdI. Il partito ha quindi confermato la volontà di raggiungere un’intesa, mantenendo però aperto il confronto sulle modalità di selezione dei candidati.
La Russa torna sulla Meloni al Quirinale
Ignazio La Russa ha rivendicato la propria appartenenza politica e ha trasformato il tradizionale incontro del Ventaglio in un ampio confronto sui principali temi della maggioranza. Sul Quirinale ha respinto l’idea che l’elezione di un esponente della destra debba essere considerata un tabù. Ha precisato che Giorgia Meloni non ha valutato l’ipotesi, ma ha sostenuto che potrebbe diventare una presidente della Repubblica apprezzata anche da una parte dell’elettorato di centrosinistra. La Russa ha difeso Antonio Tajani, definendolo una risorsa per la democrazia e per la coalizione, e ha criticato la competizione di Roberto Vannacci per rappresentare la «vera destra». Richiamando la storia del Movimento sociale e delle successive formazioni identitarie, ha osservato che i tentativi di presentarsi come più autentici della destra di governo non hanno avuto successo.
La critica più netta a Vannacci ha riguardato il femminicidio. La Russa ha definito un grave errore la contrarietà del generale all’introduzione del nuovo reato, sostenendo che quella posizione non appartiene alla cultura della destra e non riconosce il valore simbolico della risposta dello Stato. Sulla legge elettorale ha rivendicato il lavoro di mediazione svolto per raggiungere un compromesso sulle preferenze. Ha inoltre ridimensionato le tensioni sul programma europeo Safe e ha rinviato ai leader della coalizione la scelta del candidato sindaco di Milano, pur confermando la propria considerazione per Maurizio Lupi. Sul caso Roggero ha auspicato una revisione dell’eccesso colposo nella legittima difesa. Ha infine stimato al 51% la possibilità che la legislatura arrivi alla sua naturale conclusione.
Il Governo accelera sul riconoscimento facciale. Tensione tra le opposizioni
Il Governo ha accelerato sull’impiego dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di riconoscimento facciale da parte delle Forze di polizia. La Commissione Politiche europee del Senato ha espresso osservazioni favorevoli sullo schema di decreto legislativo, giudicandolo coerente con il Regolamento europeo 2024/1689 e con la delega prevista dalla legge n. 132 del 2025. Il presidente della Commissione Giulio Terzi di Sant’Agata ha riconosciuto la delicatezza dei sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale, sostenendo però che il decreto ha recepito le garanzie dell’AI Act. L’utilizzo al di fuori dei casi consentiti ha comportato l’inutilizzabilità e la cancellazione dei risultati.
Secondo la maggioranza, il provvedimento ha garantito strumenti adeguati alle nuove esigenze di sicurezza senza compromettere le libertà fondamentali. Le opposizioni hanno invece denunciato il rischio di un impiego eccessivo di tecnologie invasive. Debora Serracchiani ha chiesto garanzie più rigorose, il controllo preventivo dell’autorità giudiziaria e il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità. Il Pd ha proposto di modificare le disposizioni che potrebbero favorire forme di sorveglianza generalizzata, ritenute incompatibili con il diritto europeo e con le garanzie costituzionali. Critiche analoghe sono state avanzate dagli altri partiti di opposizione
I sondaggi della settimana
Nei sondaggi realizzati dall’Istituto SWG il 27 luglio, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 27,0%. In seconda battuta, il Partito Democratico scende al 20,9%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che perde 0,2 punti attestandosi al 12,9%. Tra le altre forze del centrodestra, Forza Italia scende al 7,6%, la Lega sale al 5,7% e Noi Moderati rimane stabile all’1,0%. Nel campo largo, AVS è cresce al 6,5%, Italia Viva scende al 2,3%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,4%) e +Europa (1,2%). Infine, Futuro Nazionale, che registra una crescita dello 0,2% e si attesta al 6,9%.
La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) è in crescita al 41,3%. Il centrosinistra (Pd, M5S, All. Verdi Sinistra, Italia Viva) è in calo al 42,6% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il Centro, stabile, si attesta al 4,6%, e Futuro Nazionale, cresce al 6,9%.


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