Pac rafforzata e Mercosur: l’Ue segue la linea del Governo italiano
L’Unione europea prova a sbloccare il dossier dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, puntando su un rafforzamento anticipato della Politica agricola comune. La mossa della Commissione guidata da Ursula von der Leyen mira a offrire nuove garanzie agli agricoltori europei, cercando di superare le resistenze che frenano l’intesa. La proposta prevede di rendere disponibili già dal 2028 circa 45 miliardi di euro inizialmente destinati a essere utilizzati solo in una fase successiva. Un anticipo che gli Stati membri potranno attivare presentando i propri piani di partenariato nazionali e regionali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di un passo avanti “positivo e significativo”. Le nuove risorse andrebbero ad aggiungersi ai circa 302 miliardi già previsti per la Pac, tra pagamenti diretti al reddito agricolo e fondi per la gestione delle crisi. Per l’Italia, secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’impatto si tradurrebbe in circa 10 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ai 31 miliardi già stimati per il periodo 2028-2034. Sullo sfondo resta l’obiettivo di arrivare a un via libera politico all’accordo con il Mercosur già nei prossimi giorni, aprendo la strada alla firma definitiva in Paraguay. Accanto al rafforzamento dei fondi, la Commissione ha annunciato anche l’intenzione di destinare almeno il 10% delle risorse di ciascun piano di partenariato alle aree rurali. Resta tuttavia il nodo politico dell’accordo commerciale. Le concessioni sul bilancio agricolo potrebbero convincere l’Italia a ritirare il proprio veto, mentre Francia e Polonia sembrano orientate a mantenere una posizione contraria. Se finalizzata, l’intesa con il Mercosur aprirebbe all’export europeo nuovi spazi per prodotti come vino, automobili e alcolici, ma faciliterebbe anche l’ingresso nel mercato Ue di carne, riso e soia provenienti dall’America Latina.
Ucraina: l’asse euro-atlantico prende forma
Al centro del vertice della Coalizione dei Volenterosi ospitato a Parigi c’è l’ipotesi di un assetto post-cessate il fuoco in Ucraina che rafforzi la deterrenza senza scivolare in un’escalation diretta con la Russia, tenendo insieme leadership americana e iniziativa europea. In questo quadro, il Regno Unito e la Francia hanno annunciato l’intenzione di istituire hub militari in territorio ucraino una volta raggiunta una tregua. L’obiettivo è dare struttura e continuità alla presenza occidentale, contribuendo alla stabilità e alla ricostruzione delle capacità di difesa di Kiev. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha invece parlato di progressi significativi su più fronti, a partire dalle garanzie di sicurezza bilaterali fino a un più ampio piano di prosperità per l’Ucraina. Un’impostazione che conferma il ruolo centrale degli Stati Uniti nella fase di monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco, ma che lascia spazio a un coinvolgimento attivo degli alleati europei. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiarito che i meccanismi di controllo della tregua sarebbero posti sotto una leadership americana, con il contributo operativo di diversi Paesi disponibili. L’Italia ha partecipato al vertice rivendicando un ruolo di mediazione e di equilibrio. Da Palazzo Chigi è stato sottolineato come l’incontro abbia confermato una forte convergenza tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa sull’affinamento di garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 della Nato. Allo stesso tempo, Giorgia Meloni ha ribadito i limiti della posizione italiana: esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno. Un principio che si accompagna alla richiesta di volontarietà per la partecipazione dei Paesi alla forza multinazionale e al rispetto delle procedure costituzionali nazionali in caso di future decisioni militari. Sul piano politico più generale, Londra ha difeso il ruolo del presidente Donald Trump come alleato affidabile, riaffermando la centralità della relazione transatlantica. Un messaggio che contribuisce a tenere compatto il fronte occidentale.
Groenlandia, l’Europa tra fermezza e dialogo con Washington
Le tensioni attorno alla Groenlandia stanno diventando un banco di prova politico per l’Unione europea. Le indiscrezioni su un possibile piano francese di tutela dell’isola hanno spinto Bruxelles a ribadire una linea di prudenza istituzionale, fondata sul coordinamento costante tra Commissione e governi nazionali. Nessuna iniziativa unilaterale, ma un lavoro politico e diplomatico. La Commissione ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti restano un partner strategico, insistendo sulla necessità di cooperare dove esistono interessi comuni. Non tutti i governi europei, però, usano lo stesso registro. Dalla Spagna, il primo ministro Pedro Sanchez ha invitato l’Europa a evitare qualsiasi forma di subordinazione agli Stati Uniti, rivendicando una postura di fermezza e autonomia politica. Il premier Keir Starmer ha invece escluso l’ipotesi di dover scegliere tra la Nato e il rapporto privilegiato con Washington, definendo una simile alternativa un errore strategico. Sul futuro della Groenlandia, ha ribadito che ogni decisione spetta esclusivamente alle autorità locali e alla Danimarca. Anche l’Italia ha richiamato il principio della sovranità, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha ridimensionato le ipotesi più aggressive. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invece richiamato il primato della legge sulla forza. Da Copenaghen, infine, è arrivata una difesa esplicita dello status quo. L’ambasciatore danese Jesper Møller Sørensen ha ricordato che lo status della Groenlandia come parte del Regno di Danimarca è riconosciuto a livello internazionale e che la cooperazione militare con Washington è regolata da accordi storici tuttora in vigore. In questo quadro complesso, la Casa Bianca continua a mantenere aperta la via diplomatica. La portavoce Karoline Leavitt ha confermato che Donald Trump sta discutendo anche l’ipotesi di un’acquisizione dell’isola, ribadendo però che la diplomazia resta la prima opzione.
CGIL in piazza a Roma contro l’arresto di Maduro e per il diritto internazionale
La manifestazione indetta dalla Cgil a Roma per il Venezuela ha finito per mettere in luce tutte le ambiguità politiche che attraversano il dibattito sulla crisi di Caracas. In piazza Barberini, il sit-in promosso per il “ripristino del diritto internazionale” dopo gli attacchi degli Stati Uniti e l’arresto di Nicolás Maduro voleva esprimere solidarietà al popolo venezuelano, ma si è rapidamente trasformato in un terreno di scontro simbolico e politico. A manifestazione avviata è intervenuto anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha rivendicato il senso politico dell’iniziativa sostenendo che la protesta fosse anche a tutela di chi dissentiva. Secondo Landini, il punto centrale non è la figura di Maduro in sé, ma il principio per cui nessun Paese straniero dovrebbe poter bombardare o destituire un presidente eletto. Una posizione ribadita anche nelle dichiarazioni successive, in cui il leader sindacale ha collocato la crisi venezuelana dentro una visione più ampia, contrapposta al modello incarnato da Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.
Ddl antisemitismo: il PD si divide sul ddl e il Senato avvia l’esame
Il tema del contrasto all’antisemitismo, già al centro del dibattito dem nell’ultima parte del 2025, continua a rappresentare un terreno delicato per il Partito democratico anche all’inizio del 2026. Il punto di maggiore frizione resta il disegno di legge a prima firma di Graziano Delrio, che al momento dell’annuncio aveva raccolto numerose adesioni all’interno del partito, salvo poi registrare il ritiro di alcune firme dopo le indicazioni arrivate dai vertici del Nazareno. Al Senato il testo è stato incardinato in commissione Affari costituzionali e sarà abbinato ad altri tre ddl sullo stesso tema, firmati da Massimiliano Romeo, Ivan Scalfarotto e Maurizio Gasparri. Nel Partito democratico resta aperta la frattura interna. Il provvedimento di Graziano Delrio, definito dai vertici come iniziativa personale, ha acceso il confronto sulla definizione di antisemitismo adottata, quella dell’IHRA, che include anche alcune forme di critica a Israele. Un’impostazione contestata da una parte dei dem, dagli alleati del campo largo e da un ampio fronte accademico. La proposta unitaria su cui lavora Andrea Giorgis, su mandato della segreteria, non è ancora pronta. Il senatore torinese ha chiarito che, prima di qualsiasi deposito, sarà necessario un confronto interno. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un testo meno divisivo, capace di tenere insieme la condanna dell’antisemitismo e la tutela della libertà di espressione. L’obiettivo è un testo meno divisivo, ma il nodo resta aperto: Graziano Delrio, pur disponibile al confronto, difende una definizione già adottata da molti governi europei.
Puglia, Decaro proclamato ma la giunta resta in sospeso
La Puglia archivia formalmente la fase elettorale con la proclamazione di Antonio Decaro alla guida della Regione, ma il quadro politico-istituzionale resta incompleto. La nuova giunta non è ancora stata varata, lasciando aperta una fase di transizione. Il ritardo non ha origini politiche, ma tecniche. Errori e incongruenze emerse durante lo spoglio hanno imposto una lunga attività di verifica dei verbali e di certificazione dei risultati da parte delle sezioni circoscrizionali dei tribunali pugliesi. Nel suo primo intervento pubblico, Antonio Decaro ha rivendicato un profilo di governo orientato alle scelte difficili, anche a costo di decisioni impopolari, rivolgendo il messaggio non solo ai suoi elettori ma all’intera comunità regionale. Un’impostazione che anticipa una legislatura segnata da nodi delicati e da un equilibrio politico tutto da costruire. Ora l’attenzione si sposta sulla formazione della giunta. La normativa regionale impone che la maggioranza degli assessori sia scelta tra i consiglieri eletti, lasciando spazio a soli due ingressi esterni. Un vincolo che restringe il margine di manovra del nuovo presidente e rende centrali le trattative interne alla coalizione. In questo quadro si inserisce il possibile ruolo del governatore uscente Michele Emiliano. Tra le ipotesi in campo figurano deleghe di peso, come quella alla legalità o alle grandi crisi industriali, a partire dal dossier dell’ex Ilva di Taranto. Lo stesso Michele Emiliano ha ribadito la disponibilità a collaborare per garantire continuità all’azione di governo regionale.
Giornata del Tricolore, il richiamo all’unità nelle parole delle istituzioni
La celebrazione della Giornata del Tricolore diventa occasione per un richiamo condiviso ai valori fondanti della Repubblica. Nel messaggio diffuso per l’anniversario della nascita della bandiera, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato il significato storico e simbolico del Tricolore, ricordandone le origini nella Repubblica Cispadana, il passaggio attraverso il Risorgimento e la scelta compiuta dall’Assemblea costituente di farne il vessillo del nuovo Stato repubblicano. Per Sergio Mattarella, la bandiera incarna oggi i principi scolpiti nella Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale. Il Capo dello Stato ha richiamato il legame profondo tra il Tricolore e la comunità nazionale, descrivendolo come uno specchio della storia comune e delle fondamenta civili del Paese. Un richiamo che si inserisce in una visione istituzionale della bandiera come elemento di coesione, al di là delle divisioni politiche. Sulla stessa linea si è collocato il messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha legato il Tricolore alle vicende storiche e ai sacrifici di chi ha combattuto per i valori poi confluiti nella Costituzione. Nel suo intervento, la bandiera viene richiamata come espressione dell’unità nazionale conquistata con fedeltà e impegno, da onorare come patrimonio comune.
Crans-Montana: Meloni convoca una messa di unità nazionale
Un invito solenne e carico di significato è stato rivolto alle alte cariche dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promosso un momento comune di raccoglimento, chiamando tutte le istituzioni a partecipare a una messa in suffragio delle giovanissime vittime di Crans-Montana. La celebrazione religiosa è in programma venerdì alle 16.30. La convocazione ha raggiunto l’intera squadra di governo, i capigruppo parlamentari e i principali esponenti delle opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Riccardo Magi, Carlo Calenda e Matteo Renzi. Nel messaggio inviato da Mantovano viene sottolineato come la presidente del Consiglio attribuisca un valore particolare alla presenza dei leader dell’opposizione, considerata essenziale per dare vita a un momento di cordoglio unificante, capace di rappresentare una risposta comune alla tragedia e al dolore delle famiglie colpite. Nelle scorse ore, la stessa Presidente del Consiglio aveva affidato ai social un messaggio di profonda partecipazione emotiva, spiegando come le immagini del rientro in Italia delle vittime della tragedia di Crans-Montana avessero colpito profondamente l’intero Paese. In quel contesto, la premier ha voluto rinnovare il proprio cordoglio alle famiglie, riconoscendo la dignità e la forza con cui stanno affrontando un dolore definito devastante e ribadendo la vicinanza sincera delle istituzioni.
Acca Larenzia, memoria e tensioni: tra anniversario e nuove violenze politiche
Nel giorno in cui ricorre il quarantottesimo anniversario della strage di Acca Larenzia, il dibattito pubblico torna a confrontarsi con una delle pagine più dolorose della storia repubblicana. Nel suo messaggio, la premier ha sottolineato che, quando il dissenso si trasforma in aggressione e un’idea viene messa a tacere con la forza, è la democrazia stessa a perdere. Da qui l’appello a una “vera e definitiva pacificazione nazionale”, un impegno che ha voluto dedicare a Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, uccisi ad Acca Larenzia, a tutte le vittime di quegli anni, e alle generazioni di oggi e di domani. Parole che arrivano mentre la cronaca restituisce nuovi episodi di violenza politica. A Roma, quattro attivisti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti da un gruppo di una decina di persone a volto coperto. Sull’episodio è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha espresso sconcerto per quella che ha definito una vile aggressione, che testimonia un odio politico di estrema gravità. La giornata è stata segnata anche dalle commemorazioni ad Acca Larenzia, dove centinaia di aderenti a CasaPound e militanti dell’estrema destra hanno ricordato i morti dell’agguato del 7 gennaio 1978 con il rituale del “presente” e il saluto romano. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha preso le distanze da ogni sovrapposizione tra il cordoglio espresso dalle istituzioni e le manifestazioni di segno diverso. Da quarant’anni, ha spiegato, Fratelli d’Italia sceglie una presenza sobria e istituzionale, distinta da altre iniziative.
I sondaggi della settimana
Negli ultimi sondaggi disponibili realizzati dall’Istituto SWG il 22 dicembre, tra i partiti del centrodestra Fratelli d’Italia sale al 31,3%. In seconda battuta, il Partito Democratico perde 0,2 punti, attestandosi al 22,1%. Terza forza nazionale il Movimento 5 Stelle che scende al 12,7%. Tra le altre forze del centrodestra, la Lega scende all’8,2%, mentre Forza Italia rimane stabile all’8,1%. Nella galassia delle opposizioni, AVS resta al 6,8%. I centristi vengono rilevati singolarmente con Azione (3,1%), IV(2,2%), +Europa (1,4%) e Noi Moderati (1,0%).

La stima di voto per la coalizione di centrodestra (FdI, Lega, FI, Noi Moderati) rimane invariata al 48,6%. Il centrosinistra (Pd, All. Verdi Sinistra) registra il 28,9% delle preferenze; fuori da ogni alleanza, il M5S si attesta al 11,7%. A chiudere il Centro, stabile al 6,7%.

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