La Bce alza di mezzo punto i tassi, c’è lo scudo anti-spread

La Bce mette fine al decennio dei tassi negativi, accontentando i falchi con un rialzo di mezzo punto percentuale, il doppio di quanto atteso, in cambio del voto unanime sul nuovo scudo anti-spread: ma il nuovo strumento convince a metà, lasciando lo spread, in una giornata comunque segnata dalle reazioni delle dimissioni di Draghi, a 231 punti base in chiusura. Dopo mesi di preparativi, Francoforte dà il via al primo rialzo dei tassi dal luglio 2011: il tasso principale sale a 0,50%, il tasso sui depositi a zero e il tasso sui prestiti marginali a 0,75%, in vista di un'ulteriore normalizzazione nei prossimi mesi. Non è da escludere una nuova stretta da mezzo punto l'8 settembre. La sequenza massiccia di rialzi negli Usa, da 75 punti base per volta, ha fatto precipitare l'euro/dollaro a quasi la parità, con Christine Lagarde che ha citato espressamente il problema del tasso di cambio, soffiando ulteriormente sul fuoco di un'inflazione in gran parte energetica. È una stretta che guarda alle nuove stime sui rischi d'inflazione, ha spiegato la presidente della Bce, e che rischi di evidenziare ulteriori accelerazioni dopo che i prezzi, a giugno, si sono attestati in media al record dell'8,6% nell'area euro. Anche se rialzi così corposi nascondono probabilmente un inconfessabile stato di necessità delle banche centrali: la crisi energetica creata dalla guerra di Putin rischia di avvicinare una recessione che sta via via restringendo la finestra entro cui è possibile alzare i tassi. Dopo, sarà troppo tardi. Senza parlare dello scenario peggiore, quello di uno stop ai flussi di gas russo con razionamenti e recessione sicura. 

Sembra certo, invece, che mezzo punto di costo di denaro in più sia valso l'assenso dei falchi a un sì unanime allo scudo anti-spread, un buon compromesso secondo l'ex vicepresidente della Bce dell'era Draghi, Vitor Constancio. Attesissimo in Italia per le fibrillazioni dello spread nelle ultime settimane, ultimato dopo una riunione d'emergenza coi Btp finiti nell'ottovolante un mese fa, il Transmission Protection Instrument (Tpi) avrà potenza di fuoco illimitata, ha dichiarato Lagarde. Comprerà titoli pubblici - all'occorrenza anche privati - da uno a dieci anni. Ma non sarà un bancomat e non fisserà un massimale per lo spread, né tantomeno riporterà indietro le lancette dell'orologio agli anni in cui la Bce era quasi compratore unico di debito. Gli investitori, in una giornata segnata pesantemente dalla caduta del Governo Draghi e dallo scossone del rialzo dei tassi, hanno reagito facendo salire anziché scendere, il differenziale a 231. Lagarde, che si è guardata dal commentare la caduta di un Governo europeista a Roma, ha spiegato che anche di fronte alle attuali turbolenze sui Btp ogni intervento è nella discrezionalità di Francoforte. La Bce attiverà lo scudo guardando alla necessità di tutelare una trasmissione omogenea degli impulsi di politica monetaria sulla base di un set di parametri: e secondo indiscrezioni l'attuale situazione di mercato non lo richiederebbe. Il Tpi, poi, i cui interventi saranno preceduti dai reinvestimenti del vecchio programma pandemico, prevede condizioni per gli Stati beneficiari: il rispetto del fiscal framework Ue, l'assenza di gravi squilibri macroeconomici, la sostenibilità del debito usando anche le valutazioni di Fmi, Mes, Ue e della stessa Bce, l'adesione agli impegni del Pnrr e alle raccomandazioni specifiche della Commissione europea. Come si è lasciato sfuggire su twitter l'ex numero due della Bce Constancio, ora tutto dipende dalle politiche del prossimo Governo italiano

Fmi: l'Italia perde 3,7 punti di Pil con 12 mesi di stop gas russo

L'Italia sarebbe tra i Paesi più duramente colpiti in Europa da una eventuale completa interruzione delle forniture di gas naturaledalla Russia. Secondo i calcoli del FMI, subirebbe una perdita del 3,7% in termini di Pil nell'ipotesi di interruzione dei flussi sui prossimi 12 mesi. La stima è contenuta in un paper di lavoro pubblicato oggi dall'istituzione di Washington: "Natural Gas in Europe: The Potential Impact of Disruptions to Supply". Il conto più salato lo pagherebbe l'Ungheria, con una perdita del 4,2% di Pil. A seguire Repubblica Ceca e Slovacchia, entrambe con 4,1 punti di Pil persi. Dopo l'Italia, i danni più elevati toccherebbero la Germania, con 2 punti di Pil persi e l'Austria con 1,9 punti persi. La Francia e la Spagna limiterebbero i danni allo 0,8% in meno di Pil. Rimpiazzare il gas russo sta diventando sempre più impegnativo, rileva lo studio. È probabile che sui prossimi 12 mesi si possano sostituire i due terzi delle forniture dalla Russia. Tuttavia, c'è incertezza sulle forniture globali e sulla capacità di paesi e imprese di passare ad altre fonti di approvvigionamento. Peraltro, le costrizioni nelle catene di approvvigionamento limitano la capacità di trasportare gas da fonti alternative, lasciando particolarmente esposti alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale, incluse Germania e Italia, che sono particolarmente dipendenti dalla Russia. Il FMI precisa che è molto difficile effettuare calcoli accurati su quello che sarebbe l'effettivo impatto sul Pil dei paesi in questo scenario, dato che dipenderebbe da un complesso insieme di fattori a livello di forniture, prevalentemente su come verrà usato il gas sulla produzione, su quanto potrà essere sostituito da altri fornitori e su quanto saranno pesanti gli impatti iniziali sull'economia dei settori più colpiti. In uno scenario di stop completo si verificherebbero gravi penurie in alcuni paesi, che potrebbero accusare cali fino a 6 punti di Pil. Gli effetti sarebbero rilevanti anche in Austria, Germania, e Italia, ma dipenderebbero dalle politiche di risposta e conseguentemente dalla capacità del mercato di adattarsi. 

Manovra di bilancio: sarà corsa contro il tempo per il varo

I tempi delle elezioni politiche si incroceranno con quelli della finanza pubblica, per la messa a punto della manovra di bilancio. Un calendario stringente che di fatto imporrà al futuro Governo una corsa contro il tempo per evitare la dead line del 31 dicembre, quando scatterà l'esercizio provvisorio in base alle regole predisposte dalla Costituzione. In pratica, la mancata approvazione della manovra di bilancio entro fine anno fa scattare una sorta di contingentamento sulle spese, che vengono ripartite in quattro dodicesimi, in pratica con una tagliola trimestrale, limitando quindi gli esborsi. Ma l'iter che porta alla manovra comincia molto prima. Lo snodo è l'approvazione delle nuove previsioni macroeconomiche, dal Pil al deficit al debito, che il Governo inserisce nella Nadef, la nota di aggiornamento del Def che va presentata entro il 27 settembre

Poiché i tempi sono tali che non ci sarà un nuovo Governo, sarà il ministro dell'Economia dell'esecutivo Draghi, Daniele Franco, a mettere a punto le nuove previsioni che, ovviamente, non potranno avere un carattere programmatico, cioè non potranno tener conto delle misure che si intende prendere. Dovranno limitarsi ad indicare, come si dice tecnicamente, i tendenziali a legislazione vigente. Cioè l'andamento dell'economia in assenza di interventi, ma solo in base a quanto già deciso nel passato. Poi entro il 15 ottobre un documento analogo con le stime va inviato all'Ue. Anche in questo caso sarà difficile che ci possa essere un nuovo Governo. C’è poi la scadenza fissata per il varo della manovra: il 20 ottobre. Ma come hanno dimostrato gli ultimi anni la data non è tassativa, nessuno ha mai fermato gli orologi per rispettare la scadenza. Anzi, spesso dopo l'approvazione è passato molto tempo prima dell'arrivo del testo definitivo alle Camere. Ma è chiaro che gli schieramenti politici in campo per le elezioni dovranno già aver messo a punto un progetto di bilancio, anche perché' su alcuni temi la mancanza di decisioni avrebbe un deciso impatto. È il caso delle pensioni che, in assenza di nuove norme, vedrà scomparire le norme di flessibilità per l'uscita, ora previste come quota 102. 

Commercio estero: Istat, a maggio export +4,8% su mese, +29,5% su anno

A maggio balzo delle esportazioni italiane: infatti l'Istat stima una crescita congiunturale del 4,8% mentre su base annua l'aumento è del 29,5%. In aumento su aprile anche le importazioni (+0,3%). L'aumento su base mensile dell'export, spiega l'Istat, è dovuto all'incremento delle vendite verso entrambe le aree, Ue (+4,9%) ed extra Ue (+4,6%). Anche su base annua la crescita è più sostenuta verso l'area Ue (+32,6%) rispetto ai mercati extra Ue (+26,1%). Nel trimestre marzo-maggio 2022, rispetto al precedente, l'export cresce del 7,9%, l'import del 10,1%. Rispetto a maggio 2021 l'import registra un incremento tendenziale del 48,8%, che coinvolge sia l'area Ue (+36,6%) sia, in misura molto più ampia, l'area extra Ue (+65,5%). Tra i settori che contribuiscono maggiormente all'aumento tendenziale dell'export spiccano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+33,5%), prodotti petroliferi raffinati (+118,5%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+46,4%) e prodotti alimentaribevande e tabacco (+28,2%). Su base annua, i paesi che forniscono i contributi maggiori all'incremento dell'export nazionale sono Stati Uniti (con un aumento del 42,0%), Germania (+27,1%) e Francia (+31,7%). Le vendite verso Russia (-9,5%) e Cina (-9,1%) risultano ancora in calo. Nei primi cinque mesi del 2022, la crescita tendenziale delle esportazioni (+22,6%) è dovuta in particolare all'aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+29,2%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+34,5%), prodotti petroliferi raffinati (+99,4%), sostanze e prodotti chimici (+28,5%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+20,8%). A maggio 2022, conclude l'ISTAT, i prezzi all'importazione rimangono invariati rispetto ad aprile 2022 e crescono del 19,9% su base annua (da +21,4% di aprile). 



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