La Bce tira dritto sui tassi e avverte Roma sul Pnrr

La Bce tira dritto verso nuovi rialzi dei tassi d'interesse nonostante una stagnazione già in corso che rischia di farsi recessione. "Ci attendono mesi difficili", avverte il commissario Ue all'economia Paolo Gentiloni. Ma anche la Bank of England e la Banca nazionale svizzera danno un'altra stretta, correndo ai ripari di fronte alla volata del dollaro nel clima di incertezza acuta per l'escalation nella guerra di Putin. "Naturalmente" la Bce terrà conto della stagnazione in atto nell'area euro, "ma il punto di partenza dei tassi d'interesse è molto basso, quindi è chiaro che dobbiamo continuare ad alzarli" dice Isabel Schnabel, unica donna nel Comitato esecutivo della banca centrale oltre alla presidente Lagarde e considerata una 'colomba'. Nuova stretta in arrivo il 27 ottobre, dunque, con i trader che ormai scommettono su un tasso terminale, cioè quello dove si fermerà il rialzo, al 3% dall'attuale 0,75%. Altro che il 2% di cui ancora si discute alla Bce. Non manca, nel ragionamento dell'economista tedesca, lo sguardo alle vicende interne europee a partire dal voto in Italia questa domenica. "Non commentiamo mai gli sviluppi politici nei singoli Paesi", dice interpellata da T-online sull'ipotesi Meloni. Ma c’è un caveat ed è che per la Bce il debito record dell'Italia, quale che sia la maggioranza che uscirà dal voto, andrà affrontato con gli investimenti e le riforme scritti nel Pnrr: "Vanno perseguiti con coerenza e implementati integralmente". Una sorta di monito a seguire il solco tracciato dal Governo Draghi da parte dell'istituzione che più di tutte garantisce la tenuta del debito italiano, anche se ora la Bce è alle prese con problemi più ampi. Li riassume bene la caduta dell'euro ai minimi di vent'anni sul dollaro, in quello che rischia di essere solo un assaggio dell'ottovolante delle banche centrali cui si assisterà nei prossimi mesi. La Federal Reserve, che ieri ha alzato di tre quarti di punto facendo volare le aspettative sui tassi Usa e il dollaro, vede un costo del denaro al 4,6%, dicendosi pronta a tutto, anche la recessione, pur di rimettere il genio dell'inflazione nella bottiglia.

La corsa verso l'alto del dollaro (e della Fed) non può lasciare la Bce alla finestra, ed ecco spiegati i toni di gran parte dei governatori: un dollaro troppo forte fa importare ulteriore inflazione e l'area euro è già oltre il 9%. Lo stesso vale per la Bank of England, che oggi ha deciso un nuovo rialzo da mezzo punto al 2,25%, livello che non si vedeva dal 2008. E per la Banca nazionale svizzera, che nonostante abbia abbandonato i tassi negativi alzando di 0,75 punti base allo 0,5% ha visto il franco scivolare di oltre il 2% sull'euro come non succedeva dal 2015. Per non parlare del Giappone, dove il Governo per la prima volta dal 1998 deve intervenire sui mercati vendendo riserve di valuta estera a sostegno dello yuan. Un terremoto che non risparmia nessuno e arriva quando fa più male, cioè dopo pandemia e a valle di oltre un decennio di denaro pompato a forza nelle economie. La volata del dollaro riflette il rischio di recessione globale innescata dallo shock energetico che ruota attorno alla Russia, e la fuga di migliaia di miliardi verso un porto sicuro dopo che Mosca ha parlato ieri di guerra nucleare. Con gli Usa anch'essi sull'orlo della recessione, l'Europa fronteggia l'aggravante di avere l'Ucraina come vicino di casa ed essere esposta più degli altri alla ritorsione russa sull'energia. E, ancora, di non essersi ancora ripresa dallo shock economico della pandemia. Ciò nonostante, alla Bce ormai giusto una manciata di governatori invitano alla prudenza sui tassi: i più temono che l'inflazione (per le sue conseguenze durevoli sulla crescita), se sfuggisse di mano, creerebbe più danni economici di una recessione temporanea. E così è la stessa Bce che promette "nuovi rialzi nelle prossime riunioni" a diagnosticare oggi, ne Bollettino economico, una stagnazione già iniziata dopo la corsa dei consumi estivi. Che rischia di diventare recessione se la guerra proseguirà a lungo con prezzi che rimarranno "straordinariamente alti". 

Gentiloni, le regole di bilancio dovranno sostenere investimenti

Per affrontare con successo tutte le sfide che la Ue ha davanti, come raggiungere l'indipendenza energetica, l'autonomia strategica, la difesa comune e sostenere la ricostruzione in Ucraina, servirà una montagna di investimenti mobilitando prima di tutto il settore privato, con le banche che avranno un ruolo cruciale, ma anche il bilancio statale dovrà fare la sua parte sostenendo alti livelli di investimenti, assicurando allo stesso tempo che i livelli di debito rimangano sostenibili: lo ha detto il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, intervenendo al seminario organizzato dal comitato Reinventing Bretton Woods. Per il commissario occorre quindi adattare le nostre regole di bilancio per le sfide economiche e geopolitiche comuni, perché' mentre assicuriamo che i livelli di debito rimangano sostenibili, ci servono bilanci statali che sostengano alti livelli di investimenti. Sostenere gli investimenti sarà una importante componente della proposta sulla revisione delle regole di bilancio che la Commissione presenterà nelle prossime settimane, ha aggiunto Gentiloni. Per la prima volta nella storia la Ue sta finanziando armi e altri strumenti per un Paese sotto attacco. Inoltre, gli Stati membri si sono impegnati a rafforzare la capacità di difesa con progetti e investimenti comuni, tutte sfide che richiedono una montagna di investimenti, ha spiegato Gentiloni. Uno strumento chiave è il Next generation EU e le risorse del Recovery fund, perciò è così importante che gli Stati continuino a mandare avanti i loro Pnrr

Bankitalia: frena occupazione, in estate nuovi posti dimezzati

Nel settore privato da gennaio ad agosto sono state create, al netto dei fattori stagionali, circa 300.000 posizioni lavorative alle dipendenze. L'occupazione ha tuttavia rallentato tra luglio e agosto: i nuovi posti di lavoro sono stati meno della metà di quelli registrati nel bimestre maggio-giugno. Lo rileva Bankitalia nel report Il mercato del lavoro: dati e analisi. Nei mesi estivi la domanda di lavoro si è indebolita nei comparti industriali a maggiore intensità energetica e si è quasi arrestata nelle costruzioni. Dopo la forte espansione dei mesi primaverili, anche commercio e turismo hanno mostrato segnali di rallentamento. A luglio e agosto sono diminuiti i posti di lavoro a termine mentre è proseguito l'aumento di quelli a tempo indeterminato, sostenuti anche dal numero di trasformazioni di posizioni temporanee in permanenti. La crescita si è concentrata esclusivamente nel Centro Nord; si è interrotta nel Mezzogiorno. In estate, prosegue l'analisi di Bankitalia, è proseguita la diminuzione del numero di disoccupati amministrativi in corso dal 2021. Nei primi sette mesi del 2022 le uscite dalla disoccupazione sono lievemente aumentate tra le donne mentre sono diminuite tra gli uomini, presumibilmente anche a causa della flessione della domanda di lavoro nelle costruzioni, settore tipicamente a prevalenza maschile.

Pil: Istat rivede al rialzo le stime del 2021, crescita a +6,7%

Nel 2021 il Pil italiano in volume è cresciuto del 6,7%. Lo comunica l'Istat che nei conti economici nazionali diffusi oggi ha rivisto il dato al rialzo dello 0,1% rispetto alla stima di aprile. Il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.782.050 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.614 milioni rispetto alla stima di aprile scorso. Sulla base dei nuovi dati, nel 2020 il Pil in volume è sceso del 9,0%, invariato rispetto alla stima di aprile. Dal lato della domanda, spiega l'Istat, a trainare la crescita del Pil è stata soprattutto la domanda interna, mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno fornito contributi molto più limitati. Dal lato dell'offerta di beni e servizi, si confermano la contrazione in agricoltura e gli aumenti consistenti del valore aggiunto nelle attività industriali e nella maggior parte dei comparti del terziario. In dettaglio, gli aumenti del valore aggiunto sono stati dell'11,5% nell'industria in senso stretto, del 21,6% nelle costruzioni e del 4,7% nei servizi; in diminuzione dell'1,3% nell'agricoltura, silvicoltura e pesca. All'interno dei servizi, si registrano incrementi nel comparto che raggruppa commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli, trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione (+10,7%), nei servizi di informazione e comunicazione (+2,8%), nelle attività finanziarie e assicurative (+0,8%), nelle attività immobiliari (+1,9%), nelle attività professionali, scientifiche e tecniche; amministrative e servizi di supporto (+7,3%) e nel comparto delle amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione, salute e servizi sociali (+1,6%).



 

 

 

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