Per l’Fmi l’Italia deve rafforzare la crescita e andare avanti sulle riforme

L'Italia si trova davanti a importanti sfide. Superata la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi energetica, in caso di stop delle forniture russe, rischiano di infliggere un duro colpo alla ripresa economica. In questo contesto il Fondo Monetario Internazionale raccomanda all'Italia di continuare a spingere sulle riforme così da rafforzare la crescita e la produttività del paese “stagnante da decenni”. Nell'Article IV sull'Italia il Fondo loda l'impegno delle autorità ai piani per i fondi europei, sottolineando come il trend di crescita sia essenziale per rafforzare le finanze pubbliche e ridurre in modo significativo ma graduale l'elevato debito nel medio termine. Obiettivo raggiungibile con ampie riforme strutturali, utili anche per colmare le differenze di produttività fra le varie regioni e i vari settori economici. Sulle prospettive italiane, avvertono, pesano molti rischi che, se si materializzassero, complicherebbero il compito di riduzione del debito

Una razionalizzazione della spesa e riforme che rafforzino la crescita, quali quella della Pa, della giustizia civile e della concorrenza, sono necessarie per centrare un considerevole surplus primario così da mantenere il debito in una solida traiettoria di calo. I rendimenti sui bond italiani sono saliti e gli spread si sono ampliati sulla prospettiva di politiche monetarie più stringenti e di incertezza politica in un quadro economico globale che si è indebolito, spiega il Fmi citando fra i possibili rischi un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia e una rapida stretta delle condizioni finanziarie con ripercussioni sulla crescita e sugli sforzi di risanamento dei conti. Difficoltà negli investimenti del Pnrr e nelle riforme ridurrebbero, inoltre, il sostegno alla domanda e causerebbero ritardi nei finanziamenti europei. A questo si aggiungono un'elevata inflazione che potrebbe erodere i guadagni in termini di competitività e una completa sospensione delle importazioni di energia dalla Russia. Sul fronte delle banche, il Fondo osserva come il settore si sia mostrato “resiliente allo shock” della pandemia ma invita alla cautela di fronte all'outlook incerto

La Bce vede "ombre" sull’economia, Boe teme la recessione dal IV trimestre

La Banca d'Inghilterra ha a sua volta aumentato i tassi di interesse di 50 punti base, portando il riferimento sulla sterlina all'1,75% in risposta al continuo accumularsi di pressioni inflazionistiche, con il carovita che in Gran Bretagna ha raggiunto il 9,4%. Ma l'aspetto forse più allarmante, nel comunicato diffuso al termine della riunione del direttorio, è la previsione che dall'ultimo trimestre di quest'anno l'economia del Regno cada in recessione. Non è granché più roseo il quadro di prospettive fornito dalla Bce nel suo Bollettino economico. Parla di un’economia che rallenta, causa della guerra in Ucraina e delle persistenti strozzature globali, all'alta inflazione che "gettano più di un'ombra sulle prospettive per la seconda metà del 2022 e oltre". La Bce invece ribadisce che dopo l'aumento dei tassi di interesse da 0,50 punti deciso il mese scorso, nelle prossime riunioni del Consiglio direttivo sarà opportuna un'ulteriore normalizzazione dei tassi di interesse. Ma aver anticipato l'uscita dai tassi negativi a luglio consente al Consiglio direttivo di passare a un approccio in cui le decisioni sui tassi vengono prese volta per volta, si legge. L'evoluzione futura dei tassi di riferimento continuerà a essere dipendente dai dati e contribuirà al conseguimento dell'obiettivo di inflazione del 2 per cento nel medio termine. Quanto al caro vita, a causa delle perduranti pressioni provenienti dai prezzi dei beni energetici e alimentari e delle pressioni inflazionistiche lungo la catena di formazione dei prezzi, il Consiglio direttivo si attende che l'inflazione si mantenga su livelli superiori a quelli desiderabili per qualche tempo. In assenza di nuove turbative, i costi dell'energia dovrebbero stabilizzarsi. Infine, la Bce ha rilevato che il differenziale sul rendimento dei titoli di Stato decennali per l'Italia è diminuito complessivamente di 8 punti base sull'insieme del periodo tra il 9 giugno e il 20 luglio, ma la sua volatilità è aumentata verso la fine del periodo in esame, di riflesso alla crisi politica in atto nel paese. 

Pil: Upb, Italia risponde meglio di attese a crisi, nel 2022 +3,2%

L’incertezza sulle prospettive dell’economia globale è aumentata rispetto alla scorsa primavera e i rischi sono sempre più orientati al ribasso. In questa cornice, secondo la Nota sulla congiuntura di agosto dell'Upb, l’Italia sembra rispondere meglio delle attese nel 2022, con una crescita del Pil del 3,2%. Il prossimo anno il nostro Paese potrebbe registrare invece un brusco rallentamento. Le stime relative al 2022 migliorano di tre decimi (dal 2,9 elaborato lo scorso aprile, al 3,2%, in virtù dei favorevoli andamenti del primo semestre, che ha beneficiato di una politica di bilancio espansiva. La previsione sul 2023, invece, subisce un taglio di 1,2% rispetto alle stime di primavera e scivola allo 0,9%. Questa è dovuta in primo luogo al protrarsi del conflitto in Ucraina, che si traduce in un deterioramento della domanda estera e in una maggiore persistenza dell’inflazione. La piena attuazione degli investimenti previsti dal PNRR, che sosterrebbe il Pil in misura non trascurabile (oltre 1,5% nel biennio), quindi rappresenta un elemento chiave della previsione. L’accumulazione di capitale si dovrebbe confermare il traino più importante della domanda interna, soprattutto nella componente delle costruzioni; i consumi invece aumenterebbero (2,0%) meno del Pil quest’anno e nel 2023 dovrebbero rallentare (0,8%) per l’indebolimento dei redditi da lavoro.

Il Governo vara il nuovo decreto aiuti: 17 mld per famiglie e imprese

Via libera dal Cdm al nuovo decreto aiuti da 17 miliardi che contiene interventi per far fronte a inflazione, caro energia, siccità e sostegno di famiglie e imprese. Il premier Mario Draghi ha definito il provvedimento “di proporzioni straordinarie”, fatto a saldi invariati perché l'andamento dell'economia è migliore del previsto. Merito della capacità di famiglie e imprese, ma anche delle politiche economiche del Governo. Tra le misure, sale il taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35mila euro che passa dallo 0,8% al 2%. Le bozze del decreto, presentate non senza strascichi e polemiche con i sindacati, parlavano di un punto percentuale. 

Stanziati 5,8 miliardi alle famiglie contro i 5,5 alle imprese. Confermato anche l'anticipo a ottobre della rivalutazione del 2% delle pensioni con il limite però di 35mila euro. Confermati gli interventi contro il caro bollette, con la possibilità per chi percepisce il bonus sociale di avere un rimborso su acqua, luce e gas detassato all'interno del welfare aziendale, fino a un massimo di 516€, il doppio del limite precedente. Inoltre, le imprese fornitrici di gas ed elettricità non potranno modificare unilateralmente le condizioni di contratto fino al 30 aprile 2023, mentre per i clienti svantaggiati i prezzi del gas saranno calmierati dal 1° gennaio 2023. I crediti di imposta per le imprese contro gli aumenti di energia e gas sono stati estesi al terzo trimestre con 3,3 miliardi; gli sconti sulla benzina sono prorogati al 20 settembre; prorogata la tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche. 

Nel decreto ci sono anche 400 milioni ai Comuni, 1 miliardo in più per il fondo sanitario nazionale che passa a 4 miliardi, 200 milioni per le imprese agricole danneggiate dalla siccità e la possibilità di dichiarare anche preventivamente lo stato di emergenza idrico. Più che raddoppiato il bonus trasporto, che passa da 79 a 180 milioni, mentre il bonus psicologo sale da 10 a 25 milioni di stanziamento. Infine, arriva la norma salva ex Ilva. Le priorità della prossima manovra spetteranno al nuovo esecutivo: “Sulla Nadef” spiega il Ministro Franco, “definiremo il quadro tendenziale e ricorderemo gli obiettivi già fissati nel Def; sarebbe bene restare sugli stessi obiettivi ma questa è una decisione che sarà presa dal prossimo Governo”.

Lavoro, tasso occupazione ai massimi dal 1977, ma resta la questione giovani

Per l'Istat l'occupazione a giugno aumenta (+0,4%, pari a +86mila) per entrambi i sessi, per i dipendenti permanenti e in tutte le classi d'età, con l'eccezione dei 35-49enni tra i quali diminuisce; in calo anche gli autonomi e i dipendenti a termine. Il tasso di occupazione sale al 60,1% (+0,2%). Il lieve calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2% rispetto a maggio) si osserva tra le donne e tra chi ha più di 25 anni d'età. Il tasso di disoccupazione è stabile all'8,1% e sale al 23,1% tra i giovani (+1,7%). Rispetto a giugno 2021 l'incremento di oltre 400mila occupati è determinato dai dipendenti che, a giugno 2022, ammontano a 18 milioni 100 mila, il valore più alto dal 1977, primo anno della serie storica. Questo dato, spiega Lucio Poma, capo economista di Nomisma, va a coronare quello positivo della crescita del Pil trimestrale, del fatturato industriale e dell'inflazione che è rimasta alta ma stabile. Tuttavia, tanto più l'occupazione cresce, tanto più emerge la questione delle competenze mancanti, sia ad alto livello di scolarizzazione (ingegneri, fisici e matematici), sia ad un livello intermedio (ITS e professionali). È necessario aumentare gli sforzi nelle politiche di orientamento oltre a potenziare i percorsi di laurea maggiorante appetibili per le imprese. Anche per Confcommercio, la crescita degli occupati a giugno conferma la vivacità del Pil del secondo trimestre dell'anno. Resta, comunque, debole l'occupazione indipendente (-27mila unità su maggio) e, più in generale, permangono le fragilità prospettiche dello scenario internazionale che si rifletteranno in un forte rallentamento dell'attività economica e dei consumi nella seconda parte dell'anno. È tuttavia necessario, per la confederazione, rimarcare come le performance del sistema Italia si confermino ben al di sopra delle aspettative, aggiunge l'associazione. 



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