Con il voto a fine settembre non ancora scongiurato e con la consapevolezza che dalle eventuali elezioni non possa uscire vincitore un partito, all’interno del Governo, si è discusso su come coniugare la costruzione della prossima legge di bilancio con un possibile evento elettorale ravvicinato dagli esiti incerti.

In molti ritengono difficile che un nuovo Governo possa scrivere la Legge di Bilancio, che in base alle regole italiane va approvata entro il 15 ottobre e trasmessa alle Camere entro il 20, e questo anche nel caso in cui si scegliesse di derogare sui tempi.

Comunque sia, vista l'incertezza, sembra prevalere l'orientamento di scongiurare preventivamente il rischio che il protrarsi delle trattative per la composizione del nuovo Governo possa rendere concreto lo spettro dell'esercizio provvisorio.

In ogni caso, al netto delle date possibili, quel che emerge è che la manovra anticipata per il 2018 limiterà l'aggiustamento del deficit al minimo sindacale dello 0,3% del rapporto deficit-pil, come annunciato da Padoan all'Ue, e conterrà la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per circa 6-7 mld, in parte con la maggiore flessibilità in parte sostituendole con nuovi rialzi dal 2019 in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio.

Ma, neutralizzati i rialzi Iva per il 2018, sarebbero allo studio anche misure pro-crescita, possibilmente in favore dei giovani e del sud. Tra le ipotesi resta sul tavolo il progetto di ridurre il cuneo fiscale in modo selettivo, soprattutto in favore dei giovani per dare continuità all'intervento sulle decontribuzioni dell'ultimo triennio e alleggerire gli oneri finanziari per le casse dello stato.

Come previsto l'Italia continuerà a crescere moderatamente con un Pil che nel 2017 viene stimato all’1% ma l'anno prossimo dovrebbe rallentare allo 0,8%. È la stima, rivista al ribasso, fornita dall' Ocse nell'Economic Putlook appena pubblicato. L’organizzazione sottolinea che per il risultato 2018 peserà la correzione dei conti pubblici ottenuta attraverso un aumento delle tasse sui consumi e tagli alla spesa pubblica, come richiesto dall' Ue, e questo nonostante il Governo preveda di attuare un aggiustamento fiscale dello 0,3%.

Secondo l’Ocse bisognerebbe dare la priorità agli investimenti pubblici in infrastrutture, a programmi di ricerca e alla lotta alla povertà e al proseguimento delle riforme strutturali. Sul fronte dei conti pubblici prevede un deficit al 2,1% quest'anno e all'1,4% il prossimo e undebito pubblico con un rapporto sul Pil incalo al 131,8% nel 2017 e al 130,6% nel 2018, circa due punti inferiore al picco 2016 (132,5%).

In materia di occupazione prevede che il tasso di senza lavoro sarà in leggero calo, nel 2017 all'11,5% e all'11,2% il prossimo anno. Quanto ai consumi, ha annunciato un rallentamento di quelli privati, una crescita di quelli pubblici che dovrebbero crescere dello 0,6% quest'anno per poi attestarsi nel 2018 allo 0,1%.

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Settimana Economica 3 - 9 giugno 2017



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