Il Senato approva il decreto aiuti bis. I partiti litigano sui meriti

Dopo giorni di trattative, il Senato scioglie il nodo sul superbonus e i partiti raggiungono l'intesa che sblocca l’approvazione del decreto Aiuti bis e libera 17 miliardi di aiuti per famiglie e imprese. Il braccio di ferro riguardava la responsabilità solidale, che ha sin qui messo in difficoltà le imprese che hanno nel proprio cassetto fiscale dei crediti che non riescono a cedere, La mediazione proposta dal Governo prevede che la responsabilità per la cessione dei crediti legati al Superbonus e agli altri bonus edilizi scatterà se ci sarà un “concorso nella violazione” ma solo se quest'ultima viene compiuta “con dolo o colpa grave”. L'emendamento viene prima approvato nelle Commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama e poi, all'unanimità, anche dall'assemblea. Alla fine, il decreto passa con 182 voti favorevoli, nessun contrario e 21 astenuti. Tra i partiti scatta immediatamente la corsa a piantare la bandierina; i primi sono i Cinque Stelle: “Grazie alla nostra ferma posizione, che a differenza degli altri partiti rifiutava di ritirare gli emendamenti ad hoc al Dl Aiuti bis e chiedeva di votare la nostra proposta di correzione sul Superbonus, è arrivata una riformulazione del Mef che va nella direzione da noi auspicata”, esultano.

Anche Matteo Salvini, però, a stretto giro, ci mette il cappello: “La Lega salva le imprese inguaiate dalle criticità del superbonus. Significa che ci saranno certezze per chi compra i crediti. Le aziende respirano, il lavoro riparte: dalle parole ai fatti. Ora avanti tutta contro il caro bollette: è emergenza nazionale, non possiamo perdere tempo”. Giuseppe Conte, però, non intende mollare la presa; rivendica di aver condotto la battaglia praticamente in solitaria e attacca sia a destra che a sinistra: “Hanno fatto credere che volevamo bloccare il Dl Aiuti, una falsità e una follia. Avevamo tutti contro, ma adesso scopriamo che finalmente anche gli altri hanno capito in ritardo che il problema esiste. Quelle della Lega, che s’intesta la soluzione, sono dichiarazioni ridicole”. Immediata la replica del Carroccio: “C'è chi è esperto di imprese e di lavoro, la Lega, e chi lo è di Dpcm e banchi a rotelle, il M5S”.

Su Twitter, poi, il leader pentastellato se la prende con l'ex alleato: “Ora Letta chieda scusa e con lui anche tutti gli altri. Grazie al M5S e a quelli che Letta ha chiamato piccoli calcoli elettorali oggi è stata trovata una soluzione per 40mila imprese edilizie, lavoratori e famiglie che erano stati dimenticati da tutti”, scrive riportando un tweet del 7 settembre del segretario Pd che attaccava: “Al M5S non è bastato far cadere il governo Draghi. Ora 17 miliardi di Aiuti che servono a famiglie e imprese sono bloccati. Tutto per piccoli calcoli elettorali. Tutto sulla pelle dei cittadini”. Dal Pd, però, contrattaccano: “Avremmo potuto chiudere il decreto la scorsa settimana, seguendo il percorso che avevamo indicato e che abbiamo poi portato a casa oggi. È Conte che deve chiedere scusa al Parlamento e al paese per avere fatto ritardare l'approvazione di un provvedimento importante per imprese e famiglie”, replica Simona Malpezzi.

Smart working e Copasir, le novità del decreto Aiuti-bis

Addio al docente esperto, smart working fino alla fine dell'anno per lavoratori fragili e genitori di figli sotto i 14 anni, istituzione del Copasir provvisorio tra una legislatura e l'altra sono alcune delle principali novità introdotte nel decreto Aiuti-bis nel corso dell'esame parlamentare, approvate tutte una volta superato l'ennesimo scoglio sulla cessione dei crediti del Superbonus. Con il via libera del Senato, cui seguirà un esame lampo alla Camera, si mette di fatto in salvo il provvedimento da 17 miliardi di euro varato a inizio agosto dal governo Draghi per venire incontro a famiglie e imprese provate dal caro-energia. Oltre che il rinnovo nel terzo trimestre delle misure di contenimento delle bollette (azzeramento degli oneri di sistema, taglio dell'Iva sul gas, rafforzamento del bonus sociale, credito d'imposta per le aziende), il decreto contiene anche il taglio contributivo di 1,2 punti sugli stipendi dei dipendenti, il doppio intervento sulle pensioni, l'estensione del bonus 200 euro ai lavoratori non coperti dal primo dl Aiuti, il rafforzamento del bonus trasporti. Le modifiche introdotte dai senatori, in un clima di accesa campagna elettorale, introducono nuove norme e ne correggono altre. 

Ecco le principali, che si sommano allo sblocco delle cessioni dei crediti dei bonus edilizi.  Come richiesto dal ministro del Lavoro dem Andrea Orlando, il lavoro agile torna, anche senza accordo, per i lavoratori fragili e per i genitori di under 14. Le figure apicali dei ministeri ma anche quelle delle forze dell'ordine potranno godere di una deroga ai limiti retributivi previsti per la Pubblica amministrazione; rientrano tra gli altri il Capo della polizia, il Comandante generale dell'arma dei Carabinieri, il Comandante generale della Guardia di finanza e il Capo di stato maggiore della Difesa. All'inizio di ogni legislatura e fino alla nomina dei nuovi componenti, le funzioni del Copasir saranno esercitate da un Comitato per la sicurezza ad hoc con i membri del precedente che siano stati rieletti in una delle Camere e che decade dopo 20 giorni dalla votazione della fiducia al governo. Le assunzioni nella PA per il Pnrr, al momento tutte a tempo determinato, legate alla durata del Piano, potranno diventare stabili ma solo a partire dal primo gennaio 2027. Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, d’indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza non potranno essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio della misura massima mensile dell'assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro. Contro il caro-energia arrivano contributi a fondo perduto, nel limite massimo di 50 milioni nel 2022, per le associazioni e società dilettantistiche che gestiscono impianti sportivi.

Salta tetto agli stipendi dei manager della Pa. Irritazione di Palazzo Chigi

Si chiude con un incidente apparentemente senza colpevoli l'ultima seduta del Senato nella diciottesima legislatura. Oggetto del contendere il tetto agli stipendi dei manager della P.a. che, di fatto, viene cancellato da un emendamento al decreto aiuti bis approvato in fretta e furia in Commissione e passato anche in Aula, sia pure con l'astensione di Fdi, Lega e M5S. “Non avevamo alternativa a votarlo per evitare che saltasse tutto e saltassero i 17 miliardi di aiuti alle famiglie” si difende Matteo Renzi, che il tetto lo aveva rafforzato nel 2014 a tre anni dalla sua prima introduzione, nel 2011, per mano del governo Monti. La colpa, dice implicitamente il Pd, è del Mef che ha “riformulato” un emendamento presentato in origine da Forza Italia e che, stando ai racconti dei senatori, non era comparso nelle innumerevoli riunioni per trovare l'intesa sulle modifiche da approvare e portare a casa il decreto. Con i fari puntati sul Superbonus, insomma, la proposta di sforare il tetto dei 240mila euro per una sfilza di figure di primo piano delle forze dell'ordine, delle forze armate e dei ministeri sarebbe passata in sordina, senza che di fatto nessuno, perlomeno nelle Commissioni, fosse pienamente consapevole della portata della misura. Il Mef si chiama fuori, perché avrebbe dato solo un contributo tecnico sulle coperture.

Comunque sia, a Palazzo Chigi la vicenda non è piaciuta. Nessuno sapeva, è il racconto, e filtra il “disappunto” per una scelta che avrebbe fatto infuriare lo stesso Mario Draghi. Eppure nessuno, di fatto, si vuole prendere la paternità della norma. La formulazione finale dell'emendamento incriminato cancella il tetto anche per il segretario generale di Palazzo Chigi, insieme ai segretari generali e ai capi dipartimento dei ministeri. E poi al Capo della polizia, al comandante generale dei Carabinieri, il comandante della Guardia di Finanza, il capo di stato maggiore della Difesa, capi di stato maggiore di forza armata, il comandante del comando operativo di vertice interforze e il comandante generale del corpo delle capitanerie di porto. La norma originaria, a dire il vero, prevedeva una deroga per le sole forze dell'ordine, il comandante dei Carabinieri e della Gdf, ma è poi stata estesa, in una serie difficile da ricostruire di riformulazioni, a tutte le altre figure apicali pubbliche. E ora potrebbe anche rimanere lettera morta, visto che anche se rimanesse tale e quale, avrebbe bisogno di un provvedimento attuativo, un decreto della presidenza del Consiglio, ma a Palazzo Chigi già si studia come bloccare la norma, magari con il decreto aiuti ter.

È scontro tra Conte, Letta e Calenda. Tutti contro tutti nell’ex campo largo

Dopo il faccia a faccia con Giorgia MeloniEnrico Letta “volta pagina”. L’obiettivo è di presentarsi agli elettori come unica alternativa alla destra, una strategia che punta a escludere dalla partita Giuseppe Conte e Carlo Calenda. I diretti interessati, però, non ci stanno. Il leader M5S, in particolare, non solo continua a escludere un'alleanza con i dem, utilizzando toni durissimi, ma attacca il segretario intimandogli di “chiedere scusa” sul Superbonus. Proprio sul Dl Aiuti, però, arriva la levata di scudi dei dem: “Conte ha solo perso tempo e fatto il gioco delle tre carte, ha giocato con 17 miliardi Aiuti”, è la convinzione del Nazareno. Lo scontro rafforza la convinzione di Conte per il quale “è troppo tardi” per un accordo con il Pd, anche dopo il voto. E comunque “mai con Letta”; il leader del M5S è categorico: “Con questi vertici del Pd a un tavolo non mi ci siedo”, perché “con i cittadini paga la coerenza e la linearità” e “le giravolte non sono credibili”. Confortato dai sondaggi, Conte si spinge ad affermare che il Pd “in senso assolutamente irragionevole e irrazionale ha fatto scelte suicide”. 

La posta in gioco è quella di primo partito tra quelli che si oppongono al centrodestra. Letta continua a dire “andiamo al voto con una legge elettorale iper-maggioritaria, non un sistema proporzionale, c'è chi vince e che c'è chi perde”, insistendo quindi sul voto utile alla coalizione di centrosinistra. Ma per il presidente dei cinque stelle il voto utile potrebbe essere proprio quello al Movimento, soprattutto nel meridione: “Al Sud in questo momento ci accreditano come la prima forza politica”, e “questo significa che possiamo vincere molti collegi uninominali” che “all'inizio si ritenevano persi”, aggiunge dopo. Per questo Conte intende continuare la campagna elettorale nelle piazze, dove però non vedremo Beppe Grillo: il garante del M5S non parteciperà neppure alla chiusura della campagna elettorale in piazza Santi Apostoli, a Roma; in ogni caso “sta partecipando attivamente a questa campagna elettorale, dando un contributo intenso sul programma”, ribadisce Conte.

A tenere banco, nel cosiddetto campo largo ci sono poi le polemiche postume sul confronto tra Letta e Giorgia Meloni. Se Conte la liquida come una “chiacchierata tra amici”, per il segretario dem quel duello “stabilisce il frame della campagna elettorale: o noi o Meloni. Non è un caso che Calenda abbia fatto il pazzo”, continua, definendo “patetica quella cosa che Calenda ha fatto, di mettersi in uno studio televisivo da solo e fare il suo commento al dibattito”. Pronta la risposta del leader di Azione e del terzo polo: “Enrico Letta, nervosismo e maleducazione non sono da te. Ieri ho colmato una lacuna. Nei Paesi seri i confronti si fanno tra tutti i leader. Chi si sottrae al confronto non è un leader. Quando vuoi sono qui per confrontarmi sui fatti. Ritrova la calma e l'autorevolezza”.

Alla Camera

L’Aula della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per l’approvazione definitiva del decreto-legge in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali dibatterà sullo schema di decreto ministeriale per il riparto dei contributi in favore delle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno. La Giustizia esaminerà lo schema di decreto legislativo relativo alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale, lo schema di decreto legislativo sull'ufficio per il processo e lo schema di decreto legislativo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e lo schema di decreto legislativo per l'efficienza del processo penale. La Esteri con la Difesa si confronterà sullo schema di DPCM per la ripartizione delle risorse del fondo per il finanziamento delle missioni internazionali e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l'anno 2022. 

La Difesa dibatterà su diversi schemi di decreto per l’acquisizione di sistemi d’arma. La Cultura si confronterà sullo schema di decreto ministeriale relativo all’elenco delle proposte d’istituzione e finanziamento di Comitati nazionali ed Edizioni nazionali per l'anno 2022 e, con la Lavoro, sullo schema di decreto legislativo per il riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché di lavoro sportivo. La Affari Sociali, infine, dibatterà sullo schema di decreto legislativo sulle norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti.



 

 

 

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