Draghi e Meloni contro le misure tedesche sul gas: serve una risposta europea

Roma risponde alla fuga in avanti di Berlino sul price cap nazionale del gas. Passano poche ore dalla conferenza stampa nella quale Olaf Scholz annuncia un pacchetto da 200 miliardi per aiutare famiglie e imprese contro l'aumento del costo dell'energia e che prevede anche un tetto al prezzo del gas, e Mario Draghi dice la sua: “Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali” scandisce il premier, facendo riferimento alla solidità dei conti pubblici tedeschi. “Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali, proprio come lo siamo stati nel sostenere l’Ucraina”. La linea dell'inquilino di Palazzo Chigi, insomma, non cambia: Draghi ribadisce la superiorità di una soluzione europea che, oltre al contenimento dei costi, permetta di “ridurre i costi per famiglie e imprese, limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta l’Europa unita di fronte all’emergenza”. 

Giorgia Meloni condivide. La leader di FdI sente il premier, anche in vista del Consiglio europeo dell'energia di oggi e, come lui, chiede “una risposta immediata a livello europeo a tutela d’imprese e famiglie”: “Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario”. L'auspicio della premier in pectore è che già nella riunione di domani prevalgano “buon senso e tempestività”; Meloni sa che la partita si gioca principalmente in Europa e che sia nel vertice informale di Praga il 6 e 7 ottobre sia nel Consiglio Ue ufficiale a fine mese sarà ancora Mario Draghi in campo, ma chiede unità e responsabilità anche dentro i confini nazionali: “Su questo tema di vitale importanza per l'Italia confido nella compattezza di tutte le forze politiche”, dice chiaro. 

In realtà, però, il fronte parte diviso, già all'interno del centrodestra: “La Germania annuncia un maxi-intervento da 200 miliardi di euro per bloccare gli aumenti di luce e gas. Urge intervenire anche in Italia” ribadisce Matteo Salvini a più riprese. Giuseppe Conte non risparmia la polemica: “Mi sembrano concentrati a litigare sulle caselle di governo. In realtà farebbero bene a concentrarsi per elaborare un piano di misure importanti per salvare aziende e famiglie”, attacca ma condivide la missione di “ottenere un piano europeo d’interventi e una strategia comune che ci mettano in salvaguardia, come il Recovery durante la pandemia”. Lo scudo annunciato da Berlino, però, rende “ancora più in salita” la strada di un price cap europeo che oggi dovrà essere rilanciato dal ministro Roberto Cingolani.

La Meloni al lavoro su energia e squadra di governo

La soluzione del rebus di governo è ancora lontana e, al di là delle rassicurazioni pubbliche, il pressing di Matteo Salvini per il Viminale resta costante. Quella di ieri per Giorgia Meloni è stata la prima vera giornata da premier (in pectore): niente vertici con gli alleati a discutere dell'esecutivo che verrà, anche se nei prossimi giorni sono previsti colloqui con Silvio Berlusconi e Maurizio Lupi, dopo quelli avuti con Antonio Tajani e con il leader della Lega. La giornata comincia con un incontro con il presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, alla presenza del numero uno del Coni Giovanni Malagò, durante il quale Meloni offre “pieno sostegno ai Giochi di Milano-Cortina 2026”. Ma a monopolizzare buona parte del pomeriggio è il dossier caro energia, soprattutto dopo la decisione del governo tedesco di lanciare un pacchetto di aiuti da 200 miliardi per contrastare l'aumento del prezzo del gas. Ufficialmente viene negata una telefonata tra Mario Draghi e la Meloni, anche perché sono passate appena 24 ore dalle smentite sull'esistenza di un “patto tra i due”, ma fonti parlamentari la confermano; a dimostrarlo, peraltro, i toni assolutamente sovrapponibili dei due comunicati. Nella nota della leader di FdI non c'è solo l'auspicio che la Germania faccia prevalere nel Consiglio europeo sull'energia di oggi “buon senso e tempestività” ma anche l’invito alla collaborazione a tutti i partiti. In serata uscendo dalla Camera mostra come al solito serenità e dice di sentirsi “garantita” sul fronte interno, e questo nonostante il leader leghista sembri viaggiare su un altro binario. 

Sullo sfondo, la questione della composizione della squadra di governo: il principale problema resta Matteo Salvini. La Lega smentisce di aver mai ipotizzato un appoggio esterno e il segretario assicura che è sua intenzione governare con Meloni. Ma l'obiettivo è tenere alta la tensione; il segretario del Carroccio non ha intenzione di mollare sul Viminale, ma Giorgia Meloni è altrettanto determinata a evitare un altro caso Savona con il Quirinale. Per questo l'ipotesi è sempre di dare all'alleato il ruolo di ministro dell'Agricoltura (dove Salvini vorrebbe però Centinaio); il leader del Carroccio avrebbe rifiutato l'idea di andare al Mise: “Da lì non potrebbe fare nessuna battaglia identitaria, non gli servirebbe a niente”, spiega una fonte parlamentare. Non è ancora stata scartata l'ipotesi di fare due vicepremier, ma anche in questo caso Salvini avrebbe preteso quantomeno una delega importante. Per Giustizia è sempre derby tra Buongiorno e Nordio, mentre per l'Economia, vista la difficoltà di convincere Panetta, si parla di Siniscalco. Altro leghista in corsa per un posto di ministro è Edoardo Rixi. In pole position per FI ci sono invece Tajani (che vorrebbe gli Esteri), Ronzulli (Istruzione) e Alessandro Cattaneo. 

Salvini compatta i suoi parlamentari e non molla il Ministero dell’Interno

Matteo Salvini insiste sul suo ritorno al Ministero dell’Interno e a chiederlo con voce unanime sono anche i suoi parlamentari. È quanto emerge dalla riunione convocata dal segretario leghista al Teatro Sala Umberto, a due passi da Montecitorio, con tutti i deputati e i senatori appena eletti. Le trattative per il nuovo esecutivo? “Sono ottimista di natura” le uniche parole concesse alle telecamere dal Capitano prima di chiudersi a riccio lasciando la sala dal retro. Al suo arrivo, il leader leghista aveva liquidato le voci di un possibile appoggio esterno della Lega all’esecutivo nel caso non riuscisse a ottenere il ruolo di ministro dell’Interno nel futuro governo a probabile guida Meloni. Già in mattinata l’ipotesi era stata smentita in un video: “La sinistra e i suoi giornali si rassegnino. Gli italiani hanno votato, hanno scelto a milioni il centrodestra unito e stiamo lavorando tutti insieme, come Lega giorno e notte per dare risposte ai problemi del Paese”. 

La riunione tra il segretario e i neoparlamentari dura circa un’ora e mezza. Bocche cucite al termine. “Faremo un governo di centrodestra, non date peso alle falsità della sinistra e dei suoi giornali che inventano dei virgolettati”, la linea di Salvini che filtra dal partito. Durante il confronto tutti i deputati e senatori presenti hanno chiesto al segretario di tornare al governo per occuparsi di sicurezza e immigrazione. A testimoniare il clima di “grande entusiasmo”, la Lega diffonde un video di gruppo in cui i parlamentari del Carroccio sono tutti in piedi sul palco, con i volti sorridenti, che battono le mani e scandiscono in coro “Lega Lega” e “Matteo Matteo”. Secondo il vicesegretario Lorenzo Fontana, unico a rompere la consegna del silenzio, per la Lega la questione non è “Salvini al Viminale o morte”. “Salvini al Viminale ha fatto bene”, però, “secondo me bisogna solo parlarsi e trovare l'intesa giusta. Serve tanta attenzione per il bene del Paese”. Salvini indebolito? “Non credo che sia quello il problema” aggiunge Fontana, “Bisogna fare un governo con le persone migliori”. 

Lasciati i parlamentari, Salvini si trattiene ancora per un faccia a faccia con Giancarlo Giorgetti “per fare il punto della situazione e discutere di caro-energia”. Sul fronte interno, intanto, dalle colonne del Foglio Roberto Maroni insiste sulla necessità di un cambio al vertice: “Dopo il voto di domenica (che ha visto la Lega in evidente difficoltà) è partita in molte sezioni la richiesta di un congresso straordinario, per eleggere un nuovo segretario al posto di Salvini. Io saprei chi eleggere” scrive l’ex segretario del Carroccio indicando esplicitamente il nome di Luca Zaia, oltre che la necessità di una federazione con Forza Italia. Lo stesso Zaia, da Trieste per un evento con il suo omologo del Friuli Massimiliano Fedriga, nega l’eventualità di una “staffetta”; alla domanda su un loro possibile ruolo da ministro, entrambi assicurano di voler restare al lavoro nelle rispettive Regioni: “Mi devo occupare del Veneto” afferma Zaia, mentre Fedriga non nasconde la volontà di ricandidarsi in Regione nel 2023. 

La Jebreal attacca Meloni sul padre. FdI insorge

“La Meloni non è colpevole dei crimini commessi da suo padre, ma spesso sfrutta i reati commessi da alcuni stranieri, per criminalizzare tutti gli immigrati, descrivendoli minaccia alla sicurezza. In una democrazia ci sono responsabilità individuali, non colpe/punizioni collettive”. Con questo tweet, nel quale prende spunto da una condanna del padre di Giorgia Meloni per traffico di droga in Spagna, Rula Jebreal, giornalista italo-israeliana di origine palestinese, ha provocato una durissima reazione di FdI, anche perché la giornalista ha aggiunto un secondo tweet nel quale scrive che Giorgia Meloni avrebbe detto in passato che “i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i bianchi cristiani”.

L’accostamento ha provocato la reazione di FdI con una serie di comunicati durissimi. Per il capogruppo FdI alla Camera Francesco Lollobrigida “Le affermazioni diffuse via social dalla signora, anche se è difficile definirla tale, Rula Jebreal, sono vergognose e farneticanti. Per attaccare Giorgia Meloni utilizza la storia personale del padre che la abbandonò quando aveva un anno di età e che Giorgia Meloni stessa ha raccontato di aver escluso dalla sua esistenza durante l'infanzia. Di quell'uomo fu vittima e oggi lo è anche di una giornalista senza scrupoli né alcun limite etico, che pur di aggredirla è pronta a sfruttare una vicenda dolorosa rispetto alla quale Giorgia Meloni non solo è estranea, ma ne è rimasta danneggiata sotto ogni aspetto. La seconda questione appare ancora più grave sul piano deontologico per una persona che si definisce giornalista e opinionista televisiva, e cioè l'attribuzione di gravissime affermazioni e posizioni politiche che in realtà Giorgia Meloni non mai ha pronunciato”. 

In serata arriva anche la replica di Giorgia Meloni: “Il tatto della stampa italiana che racconta dei guai di mio padre, ma omette nei suoi titoli roboanti un elemento fondamentale: tutti sanno che mio padre andò via quando avevo poco più di un anno. Tutti sanno che ho scelto di non vederlo più all'età di undici anni. Tutti sanno che non ho mai più avuto contatti con lui fino alla sua morte. Ma poco importa, se i buonisti possono passare come un rullo compressore sulla vita del mostro. Evidentemente tra le tante cose che non valgono per me c'è anche il detto le colpe dei padri non ricadano sui figli. Ps. Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al Giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce”. 



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