Letta attacca, Meloni risponde duramente e rassicura l’Ue 

Enrico Letta attacca: “La Meloni sta cercando di riposizionarsi, cambiare immagine, incipriarsi. Mi sembra una operazione abbastanza complicata quando i punti di riferimento sono la Polonia e Orban. Quella intervista mi sembra un modo per rifarsi l'immagine ma è l'esatto contrario del discorso in Spagna per Vox, è un'altra storia”. Accuse che scatenano l’immediata replica della presidente di FdI, dopo aver accusato al segretario dem di essere misogino ha ribadito: “Non ho bisogno di incipriarmi per essere credibile. Non accettiamo lezioni da chi si erge a paladino dell'atlantismo ma poi stringe patti con la sinistra radicale nostalgica dell'Urss”. Giorgia Meloni risponde con un altro video alla stampa estera. Niente svolta autoritaria, nessuna uscita dell'Italia dall'euro. “La destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia da decenni ormai, condannando senza ambiguità la soppressione della democrazia e le vergognose leggi contro gli ebrei”. Ed ancora: “Nessun rischio per i fondi Pnrr” e “la nostra collocazione nel campo occidentale è chiara e cristallina, come abbiamo dimostrato ancora una volta condannando senza se e senza ma la brutale aggressione russa all'Ucraina”. 

Messaggi che puntano a essere rassicuranti. Soprattutto verso Bruxelles: “La nostra idea di Europa è quella di un soggetto politico capace di rappresentare un vero valore aggiunto per i suoi cittadini, con meno burocrazia e più capacità di incidere sulle grandi materie. Vogliamo che “l'Italia torni ad essere quella grande nazione, dinamica e innovativa, apprezzata in tutto il mondo, che ha contribuito a fare grande l'Europa”. “Piaccia o meno alla sinistra”. L'intenzione è di evitare, in caso di successo alle urne, ogni tipo di muro contro muro, con la premessa di voler perseguire sempre gli interessi dell'Italia. Anche per questo motivo la presidente di FdI ha subito rimarcato come i nomi dei ministri verranno fatti dopo il 25 settembre e che la forza politica che prenderà più voti indicherà al Capo dello Stato il proprio candidato premier. La strada sarebbe quella, nell’eventualità di una vittoria alle elezioni, di un confronto aperto con il presidente della Repubblica pure sulle figure chiave del governo, ovvero ministro dell'Economia, della Giustizia, dell'Interno e della Difesa. E di far sì che non si ripeta il caso Savona del giugno 2018. 

Cottarelli, Cucchi e Soumahoro per il centrosinistra. Berlusconi correrà al Senato

Partiti e coalizioni sono al lavoro per definire i programmi elettorali ma soprattutto le proprie liste e candidature.

E così ecco arrivare le prime ufficialità nel campo del centrosinistra con la candidatura dell’economista Carlo Cottarelli per Pd e +Europa, e quelle di Ilaria Cucchi e Aboubakar Soumahoro per Sinistra Italia e Verdi. Dopo giorni di incertezza, poi, Silvio Berlusconi ha fugato ogni dubbio sulla sua discesa in campo “Penso che alla fine mi candiderò al Senato” ha annunciato il leader di Forza Italia, il cui nome campeggerà sul contrassegno elettorale del partito. “Ho avuto pressioni da parte di tantissimi, non solo di Forza Italia. Tutte queste persone che me lo chiedono saranno contente”. Chi invece per la prima volta punta ad entrare in Parlamento è il presidente del M5S, Giuseppe Conte. In merito l’ex Premier ha dichiarato “C'è l'ipotesi che io sia capolista in più collegi. Io ci metto la faccia e ci metto la faccia per primo. I cittadini mi ritroveranno in più circoscrizioni per garantire i valori e i principi del Movimento”. I partiti avranno tempo fino alle 20.00 del 22 agosto per presentare liste e candidature presso le cancellerie delle corti di Appello e del tribunale di Aosta.  (leggi lo speciale di Nomos sul Timing del voto).

Una deadline che costringerà le segreterie agli straordinari nei prossimi giorni. Già nel fine settimana si terrà la direzione nazionale del Pd. “Dobbiamo definire le liste e vogliamo farlo entro Ferragosto per essere operativi sul territorio per la campagna elettorale”, ha sottolineato Enrico Letta in occasione della presentazione della candidatura di Carlo Cottarelli nell’ambito dell’alleanza tra dem e +Europa. “Si candiderà con la coalizione nel nord Italia, sarà una punta di diamante della nostra campagna, capolista del Pd che vuol far tornare la fiducia nella politica”. Anche Sinistra italiana e Verdi hanno svelato due candidati. Si tratta del sindacalista e attivista Aboubakar Soumahoro, da anni impegnato per la difesa dei diritti dei braccianti, con lotte al caporalato, e di Ilaria Cucchi, che ha condotto una lunga battaglia per la verità sulla morte del fratello Stefano “Mi candido per portare in politica la battaglia dei diritti, perché sono tante le persone alle quali non sono riconosciuti. Penso alla giustizia, che io ho vissuto sulla mia pelle, ma anche la sanità”. 

Oggi ci sarà l’incontro decisivo per l’alleanza tra Iv e Azione

Oggi sarà il giorno della verità per l’alleanza fra IV e Azione e la nascita del terzo poloCarlo Calenda in mattinata considera l'intesa “sulle cose di fondo” ormai raggiunta. Ma in serata ostenta cautela: “Ormai sono molto prudente, m’è saltato un matrimonio poco tempo fa”. Anche Matteo Renzi prende tempo e, gelando ogni entusiasmo, usa la classica formula “se son rose fioriranno”. Intervistato da Massimo Giannini su La Stampa.it, il segretario di IV frena dicendosi “ottimista ma anche prudente”. E punzecchia il suo potenziale futuro partner, osservando che la sua cautela è doverosa “visto il teatrino degli ultimi giorni”, da cui, aggiunge: “mi sono tenuto alla larga”. Nessun dettaglio sui nodi aperti, se al centro della trattativa di questi giorni ci siano i collegi, il simbolo o la leadership: per Renzi “Se si fa l'accordo bisogna capire qual è la prospettiva per la prossima legislatura, se c’è un progetto serio: le candidature e le liste sono le cose più facili su cui accordarci. La domanda vera è: “vogliamo fare un polo del buon senso nella prossima legislatura?” Giannini lo incalza sulla futura leadership di questo terzo polo. “Io sono pronto a fare un passo indietro sulla leadership ma prima viene l'accordo e poi i nomi”. 

Anche Renzi, come il leader di Azione, auspica che Mario Draghi torni a Palazzo Chigi. “Ci aspettano tempi difficili: avremo tanta inflazione. Quando hai l'8-9%” sottolinea Renzi “tanti vanno sotto la soglia di povertà. A quel punto tra settembre e dicembre si deve ridiscutere il patto di stabilità europeo”. Ambedue i leader sono convinti che il loro bacino elettorale sia molto più vasto delle percentuali degli ultimi sondaggi. Al riguardo, Carlo Calenda ha criticato Youtrend “Il 4% ce lo dà il sondaggista del Pd e Più Europa”. Durissimo anche il batti e ribatti con Emma Bonino che ha definito il suo strappo “un voltafaccia repentino, immotivato e anche truffaldino”. Immediata la replica “io sono una persona educata”. “Cerca però di non perdere il controllo di te stessa”. Anche Matteo Renzi usa toni critici contro Enrico Letta, accusandolo di aver fatto “una frittata” nella scelta delle alleanze, di inseguire Luigi Di Maio, di aiutare la destra proponendo l'aumento delle tasse. Lo definisce addirittura “il miglior amico di Giorgia Meloni” e prende le distanze dal Pd anche sulle possibili conseguenze dell'arrivo della leader di Fdi a Palazzo Chigi: “Se vince la destra è in pericolo il portafoglio e i conti pubblici, non la democrazia o la Costituzione”. 

Musumeci si ritira dalle regionali in Sicilia. Veto della Meloni sulla Prestigiacomo

Dopo giorni di tensioni fortissime nel centrodestra il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci annuncia, ancora una volta su Facebook, che non si ricandiderà “Basta con quest'interminabile mercato nero dei nomi. Cercatevi un candidato che risponda alle vostre esigenze. Mi rendo conto di essere un presidente scomodo. Ringrazio di vero cuore Giorgia Meloni e Ignazio La Russa per il convinto e tenace sostegno datomi. Torno a fare il militante”. Un messaggio stringato, arrivato a metà pomeriggio, che pareva aprire le porte all'intesa fra Lega e Fi sul nome di Stefania Prestigiacomo. Un'apertura durata poche ore: in serata è arrivato il veto di Giorgia Meloni via Twitter “Abbiamo sempre difeso l'unità del centrodestra e continueremo a farlo, anche in Sicilia, dove il candidato migliore per noi rimane Nello Musumeci. Una cosa, però, non ci si può chiedere: sostenere un candidato che saliva sulla Sea Watch con il Pd”. Tutto da rifare dunque: non è bastato convincere Matteo Salvini sulla figura della Prestigiacomo, ora Silvio Berlusconi e Gianfranco Miccichè si ritrovano di fronte al no categorico di FdI. 

Di sicuro c'è che nell'arco di 24 ore è salata la spartizione delle regioni: Sicilia alla Lega con candidato il segretario regionale Nino Minardo, Lombardia a Forza Italia con Letizia Moratti e Lazio a FdI nel 2023. Sulla carta una spartizione che accontentava tutti. Tranne Gianfranco Miccichè, che un passo indietro l'ha già fatto per le comunali di Palermo e di farne un secondo non ne ha la minima intenzione. Per il leader azzurro “Legittimo che FdI, di fronte a una candidatura sostenuta dalle altre forze della coalizione di centrodestra, possa riflettere e discuterne, anche al proprio interno. Attendiamo fiduciosi che maturino certi convincimenti, anche perché l'alternativa solo la rottura dell'unità del centrodestra”. Chi è rimasto spiazzato è Ignazio La Russa e FdI, soprattutto dal ritiro di Musumeci, “Ancora adesso continuo a non capire questo ostracismo verso il miglior candidato possibile per il centrodestra”. “La coalizione dovrà ora scegliere un candidato che abbia la situazione fiducia di tutti i partiti del centrodestra”. 



 

 

 

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