Il Partito democratico ha davvero intenzione di accelerare sulla definitiva approvazione dell'Italicum. Il D-Day dovrebbe essere il 27 aprile. Ma le opposizioni gridano tutte allo “strappo” per l'improvviso cambio di passo e Forza Italia parla addirittura di “colpo di Stato” con Renato Brunetta, promettendo di opporsi “con tutte le forze” a questo “blitz di Renzi”. Come già era stato preannunciato mercoledì dal vicecapogruppo del Pd, Ettore Rosato, alla riunione della Conferenza dei capigruppo - che doveva stabilire il calendario di aprile - il presidente dei deputati Dem ha chiesto di inserire l'Italicum tra i temi di discussione. La data proposta è stata il 27. In questo modo, dopo il ponte del Primo maggio si potranno contingentare i tempi, dato che il regolamento di Montecitorio lo permette quando riprende l'esame dello stesso disegno di legge il mese successivo. La reazione delle opposizioni è stata durissima. Renato Brunetta ha parlato di “colpo di Stato inaccettabile” a cui Fi si opporrà “con tutte le forze”. Sel, con Arturo Scotto, ha stigmatizzato il fatto che il Pd “abbia strumentalizzato una riforma per un regolamento di conti interno”, tra Renzi e la minoranza bersaniana. Fabiana Dadone, del M5S, ha invece accusato la presidente della Camera Laura Boldrini di essere “un semplice notaio delle decisioni della maggioranza” senza svolgere il ruolo “di tutela delle opposizioni”. Di parere diverso il ministro per le Riforme e i Rapporti col Parlamento Boschi, che ha rifiutato le dure prese di posizioni dei partiti della minoranza. “Normalmente le opposizioni sono sempre contrarie alle proposte di calendario, ma si deve pur andare avanti”. In ogni caso per la politica toscana, “visto che si va in Aula il 27 aprile, tra un mese, c'è tutto il tempo per ragionare in Commissione”. La discussione in commissione Affari costituzionali non sarà comunque una passeggiata; il presidente è infatti Francesco Paolo Sisto: forzista di rito fittiano. Componente del centrodestra che avrebbe tutto l'interesse a spezzare eventuali convergenze tra la maggioranza del Pd e i berlusconiani.

Ieri, intanto, il presidente del Consiglio ha visitato il ministero delle Infrastrutture per dare ufficialmente il via al suo interim. In modo puntiglioso ha discusso delle priorità con i dirigenti: “Codice degli appalti, riforma dei porti e degli aeroporti, trasporto pubblico locale e codice della strada”. “Non perdiamo un minuto, non per un libro dei sogni, ma per terminare le opere incompiute e per farne tante altre. Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane ci sarà un nuovo ministro”, ha assicurato Matteo Renzi varcando l'ingresso del dicastero di Porta Pia, facendo intendere che punta a esercitare pienamente il suo mandato a termine. Anche rimettendo mano, spiegano alcune fonti, all'organizzazione interna al Ministero. Di legge elettorale invece il premier ha preferito non parlare: dirà la sua lunedì, nella direzione convocata per definire la linea sulle riforme. Il capogruppo Roberto Speranza, che guida Area riformista, è andato a Palazzo Chigi da Renzi a cercare una mediazione su alcune modifiche al testo dell'Italicum e provare a evitare una spaccatura. Ma l'incontro non sembra essere approdato a nessuna novità: i renziani spiegano che l'idea resta quella di approvare alla Camera in via definitiva l'Italicum, quindi senza cambiamenti. Perché di sedi di discussione ce ne sono state numerose, diverse modifiche della minoranza Pd sono state accolte e il testo è stato concordato nella maggioranza di governo. Lunedì in direzione ci sarà un'altra occasione di discutere, spiegano: perciò sono ingiuste le parole di chi, come Stefano Fassina, parla di una “prova di forza” per mettere all'angolo la minoranza. La direzione indicherà lunedì una linea che, spiega il vicesegretario Lorenzo Guerini, definirà “l'impianto cui dovranno attenersi anche i gruppi”. I deputati della maggioranza Pd concordano che si confermi il via libera all'Italicum senza modifiche. Con buona pace delle richieste della minoranza. Secondo qualcuno, la sinistra dem non si potrà nemmeno appellare alla libertà di coscienza: “Non ci può essere sulla legge elettorale, che è un tema politico”, ha rimarcato il presidente del partito Matteo Orfini. Cuperliani e civatiani non ci stanno e attraverso le dichiarazioni di Alfredo D'Attorre hanno spiegato che si rischia la concreta spaccatura del partito e dei gruppi parlamentari. Altri fanno notare che qualche esponente della minoranza potrebbe votare insieme ai renziani. Dietro l'angolo ci potrebbero essere infatti elezioni anticipate e il pericolo di non essere nemmeno inseriti nelle liste elettorali. Nel centrodestra si lavora ancora sull'accordo tra Forza Italia e Lega per le Regionali.



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