Il Senato procede a tappe forzate verso la conversione del decreto-legge sull'efficienza della pubblica amministrazione. Il governo potrebbe decidere di apporre la questione di fiducia per evitare lungaggini in grado di ipotecare la conversione dell'atto, sono infatti stati presentati 650 emendamenti che richiederebbero troppo tempo per essere discussi e votati: si deve chiudere entro l'8 agosto, visto che il dl scade in piena pausa estiva, ovvero il 23 del mese. La fiducia è quindi quasi una certezza. Ieri l'esecutivo ha presentato una manciata di emendamenti che hanno fatto saltare alcune delle misure più incisive sull'apparato burocratico. Tutti punti su cui la Ragioneria dello Stato aveva rilevato, già alla Camera, problemi di copertura. Ma il premier Matteo Renzi rassicura, almeno per gli insegnati intrappolati a lavoro a causa di un errore tecnico della legge Fornero. La soluzione potrebbe arrivare, infatti, insieme al pacchetto scuola, per la fine di agosto. Di certo non sarà il dl di riforma della Pubblica Amministrazione a sciogliere il nodo evidenziato dalla Ragioneria, dal ministero dell'Economia e dal commissario alla Spendig Review Carlo Cottarelli, con tutte le polemiche connesse. Nel pomeriggio l'assemblea di Palazzo Madama riprenderà l'esame del disegno di legge sulla riforma della seconda parte e del Titolo V della Costituzione. Ormai è certo che entro l'8 agosto si concluderà la discussione generale, anzi, i lavori potrebbero concludersi anche per la serata di giovedì, un vero e proprio sprint finale favorito dall'Aventino di Lega e Movimento 5 stelle. Le opposizioni hanno infatti scelto di non partecipare ai lavori di ieri vanificando la propria strategia ostruzionistica, una scelta radicale che ha permesso di discutere ed approvare sette articoli in meno di 5 ore. Il premier Renzi non nasconde la sua soddisfazione, in particolare per l'abolizione di quell'indennità dei futuri senatori che per l'ex sindaco di Firenze era uno dei simboli della vecchia politica. L'abrogazione dell'indennità, la previsione di un mandato settennale e non rinnovabile per i senatori di nomina presidenziale e il mantenimento dell'immunità sono i tre paletti imposti dall'assemblea di Palazzo Madama. E, proprio il voto sull'immunità, ha fatto segnare un successo inaspettato per il progetto di Palazzo Chigi, considerato che era stato uno dei punti più contestati nelle ultime settimane. Oggi saranno discussi gli emendamenti presentati all'articolo 10 del ddl, norme riguardanti le funzioni del nuovo “Senato delle Autonomie”. Potrebbero esserci un paio di voti segreti che non sembrano comunque in grado di apportare degli stravolgimenti alla natura della riforma costituzionale.

La commissione Finanze proseguirà l'analisi della legge delega sulla riforma dei confidi. In commissione Sanità si procederà all'illustrazione degli emendamenti presentati alle “Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica dei medicinali, di enti vigilati dal Ministero della salute, di sicurezza degli alimenti, di sicurezza veterinaria, nonché disposizioni di riordino delle professioni sanitarie, di tutela della salute umana e di benessere animale”, punto all'ordine del giorno seguito dalla discussione dei disegni di legge sul riutilizzo dei farmaci.

A Montecitorio sarà discussa e votata la questione di fiducia apposta dal governo sul disegno di legge di conversione del dl sulla competitività. Le dichiarazioni di voto – così come deciso dalla conferenza dei capigruppo – inizieranno alle 19.45 mentre le votazioni dovrebbero prendere il via intorno alle 21.40. La scelta del governo ha fatto saltare l'informativa sulla spending review del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Un “inconveniente” che potrebbe essere aggirato con un voto della conferenza dei capigruppo ma, almeno nella serata di ieri, il Movimento 5 stelle si è detto indisponibile a concedere deroghe. Una scelta utile ad alzare il livello dello scontro tra maggioranza e opposizione. Nelle dichiarazioni di voto di oggi in tanti rimarcheranno negativamente l'eterogeneità del decreto-legge con cui il governo intende ravvivare l'economia nazionale; la versione licenziata da Palazzo Madama è stata pesantemente modificata e – entro il 22 agosto – il testo dovrà quindi passare nuovamente il vaglio del Senato. Facile quindi ipotizzare una nuova questione di fiducia che consenta di chiudere definitivamente la partita entro venerdì. Ieri ci sono stati alcuni ritocchi allo spalma incentivi: è stata introdotta una modifica alle riduzioni, dal 5 al 6 per cento per gli impianti da 200 a 500 kW e dal 9 all'8 per cento per impianti oltre i 900 kW. Modifiche ad alcune regole sulle rinnovabili come l'esclusione degli oneri in chiave autoconsumo per impianti non superiori ai 20 kW (scambio sul posto, a tutti gli impianti con potenza fino a 500 kW).

Nell'ambito dell'istruttoria dello schema di decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali sarà ascoltato dalla commissione Finanze il direttore dell'Agenzia delle Entrate. Le altre Commissioni, come da regolamento, in vista della votazione sulla questione di fiducia, seguiranno un calendario molto più soft rispetto al previsto.

Il presidente del Consiglio e i Ministri dovranno presto fare i conti con l'annunciata gelata del Pil. La ripresa più volte annunciata non è ancora arrivata, una condizione che imporrà a Palazzo Chigi di rivedere al ribasso le stime sul gettito fiscale e sulla crescita economica. A settembre potrebbe quindi essere necessario approvare una manovra che precederà la nuova legge di stabilità: se si deciderà di non introdurre nuove imposte dovranno essere effettuati pesanti tagli alla spesa pubblica. Un'operazione molto difficile in grado di creare fibrillazioni anche in seno alla maggioranza. Intanto, domani, Renzi potrebbe incontrare Berlusconi per riaprire il dossier sulla legge elettorale. Un altro tema molto spinoso.



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