Potrebbe arrivare nella tarda mattina l'apposizione della questione di fiducia sul disegno di legge di conversione del dl “Sblocca Italia”. Durante l'iter in Commissione non sono state apportate modifiche al testo licenziato dalla Camera e dovrebbe quindi essere stato esorcizzato il rischio di una scadenza del provvedimento, fissata per l'11 novembre. Il testo continua a scatenare reazioni contrapposte, soprattutto per le norme in materia energetica. “Il Senato chiede al governo un nuovo e ulteriore impegno per lo sviluppo sostenibile del nostro mare. Abbiamo presentato un ordine del giorno al decreto Sblocca Italia, votato all'unanimità nelle commissioni Lavori Pubblici e Ambiente di Palazzo Madama, con il quale impegniamo il Governo a rivalutare il complesso delle autorizzazioni per le trivellazioni in mare”, hanno spiegato i senatori del Pd Massimo Caleo e Stefano Vaccari, primi firmatari dell'ordine del giorno sottoscritto poi anche da Arrigoni (Lega nord), Bruni (Forza Italia), De Petris (Sel), Laniece (Autonomie) e Marinello (Ncd). “In particolare - continuano - si chiede la sospensione delle attività di coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque territoriali entro le 12 miglia marine fino al recepimento della direttiva europea sulla sicurezza in mare 2013/30, di prevedere in maniera chiara il parere degli enti locali sulle installazioni da assoggettare a Valutazione dell'Impatto Ambientale e di incrementare per le nuove concessioni di coltivazione le aliquote delle royalty del 50 per cento rispetto a quelle vigenti, per disporre di maggiori e risorse per il ministero e per i territori costieri, per rafforzare le attività di controllo e monitoraggio sull'inquinamento”. Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha avuto invece parole di apprezzamento per la normativa ricordando quanto sia necessario avviare gli investimenti e semplificare le procedure amministrative per gli imprenditori attivi nel comparto energetico. La commissione Affari costituzionali continuerà l'esame delle proposte di legge sulla regolamentazione della rappresentanza di interessi. Gli amministratori delegati di Enel e Poste italiane saranno ascoltati dalla commissione Industria nell'ambito dell'esame dell'affare assegnato relativo alle strategie dei nuovi vertici delle società partecipate dallo Stato. La commissione Sanità porterà avanti l'analisi della proposta di regolamento europeo sul funzionamento dell'Agenzia europea sui farmaci e delle proposte di legge sulla regolamentazione dello screening neonatale.

Alla Camera proseguirà l'illustrazione degli ordini del giorno relativi al decreto-legge sulla riforma del processo civile, provvedimento che dovrebbe essere definitivamente approvato entro la mattinata di domani. Alle 15 sarà discussa la mozione di sfiducia individuale presentata da Sel e Lega nei confronti del ministro degli Interni, Angelino Alfano. Il titolare del Viminale è chiamato a rispondere della gestione dell'ordine pubblico durante una manifestazione della Fiom svoltasi a Roma la settimana scorsa. La commissione Bilancio si riunirà in sede referente per iniziare l’esame dei ddl di stabilità e di bilancio. La maggior parte delle Commissioni permanenti continueranno ad analizzare, in sede consultiva, le parti di competenza della manovra e le tabelle allegate. La commissione Attività produttive svolgerà l'audizione dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in merito alle strategie generali del gruppo.

Sale la tensione tra il governo e la nuova Commissione europea. Ieri Jean Claude Juncker ha preteso maggiore rispetto da Matteo Renzi, chiarendo che non si sente “a capo di una banda di burocrati”. L'inquilino di Palazzo Chigi non ha perso tempo ed ha reagito spiegando che l'Italia “non andrà più a Bruxelles con il capello in mano” e che è un Paese che pretenderà maggiore considerazione in ragione della sua storia e del suo essere fondatore dell'Unione europea. Parole molte nette che si scontrano con i rilievi fatti dalla Commissione europea; nonostante le misure previste nella legge di stabilità, l'Italia rimane un “osservato speciale” sul fronte della finanza pubblica. Il contenuto della manovra non sembra aver convinto Bruxelles, che continua a chiedere di ridurre deficit e debito. Intanto Renzi dovrà anche portare avanti la disputa con la minoranza del Pd. Ieri ha confermato che il “Jobs Act” diventerà legge entro gennaio, senza escludere il ricorso alla questione di fiducia anche alla Camera. Parlando ai Gruppi parlamentari è stato chiaro: “E' la riforma più di sinistra mai vista”.



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