Il confronto tra Roma e Bruxelles in tema di conti pubblici rischia di complicarsi. La nuova Commissione europea sembra intenzionata a fermare le proposte “espansive” di Matteo Renzi e di una parte del Partito socialista europeo. I vertici dell'Unione non vedrebbero di buon occhio una deregolamentazione della normativa di bilancio; un gesto che rischierebbe di minare l'intero sistema economico dei Ventotto dell'Ue. Ieri è stato l'Eurogruppo a spiegare al presidente del Consiglio italiano che non è possibile allentare i vincoli del Patto di stabilità interno e che anche le spese di denaro pubblico per gli investimenti dovranno essere conteggiate. Così come è sempre stato negli ultimi anni. Una posizione che non verrà incontro alle esigenze di Italia, Francia e Spagna, Paesi desiderosi di avviare un programma di investimenti statali. D'accordo con l'Eurogruppo anche il nuovo commissario agli affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici, secondo cui “non si può esagerare con la creatività”, ma si può solo usare la flessibilità delle regole. Al momento non è quindi in agenda una modifica delle normative comunitarie in materia di finanza pubblica. La Commissione europea potrà rafforzare la sua posizione citando alcuni dati; la Grecia e l'Irlanda sembrano infatti in grado di uscire dalla recessione dopo un lungo programma di tagli “lacrime e sangue” portato avanti seguendo i dettami dell'Ue e della Banca centrale europea. Intanto, aspettando i giudizi di Bruxelles sulla legge di stabilità che slittano a fine novembre, il ministro Pier Carlo Padoan si dice “tranquillo”, perché il dialogo con l'Europa prosegue “in modo positivo”. Nonostante Moscovici avverta che l'assenza di bocciature “non vuol dire che la storia sia finita”, perché la Commissione sta valutando se chiedere “altri sforzi ad alcuni Stati”. Padoan difende la legge con cui “l'Italia ha dimostrato che continua a mantenere un equilibrio solido tra il consolidamento e il sostegno alla crescita, grazie alla dimensione e composizione della legge che favorisce i redditi bassi, consente un taglio delle tasse ragguardevole e insieme al programma di riforme strutturali darà un forte impulso alla crescita in Italia”. A margine dell'Eurogruppo Padoan ha avviato anche il dialogo con Moscovici, e oggi vedrà il vicepresidente responsabile del semestre europeo Valdis Dombrovskis, responsabile anche delle procedura di verifica sui bilanci. Le posizioni dei Paesi sono ancora distanti, anche se la Germania inizia a registrare le prime difficoltà sul fronte del prodotto interno lordo e della produzione industriale. Padoan sottolinea che “per aumentare gli investimenti ci servono più risorse ma anche più opportunità di investimento, che si creano andando avanti con le riforme, cosa che il Governo italiano sta facendo”. Inoltre, visto che passerà qualche tempo prima che i flussi di credito all'economia tornino a livelli normali, per aiutare l'economia a rimettersi in moto, “dobbiamo diversificare gli strumenti di finanziamento”. L'Eurogruppo ha però lasciato aperto uno spiraglio, gli interventi pubblici potrebbero arrivare attraverso una rivalutazione del ruolo della Banca europea per gli investimenti.

I problemi per Renzi non arrivano solo da Bruxelles, lo scenario nazionale è infatti piuttosto in movimento. Il Patto del Nazareno rischia di essere archiviato definitivamente. Forza Italia non accetterà mai di appoggiare riforme istituzionali in grado di favorire Renzi o il Partito democratico. “Il Patto scricchiola” ha detto espressamente Matteo Renzi, riconoscendo le difficoltà nel rapporto con Silvio Berlusconi. Il segretario del Pd lancia un ultimatum al leader forzista. Un severo monito in cui spiega che non è disposto ad aspettare oltre e che intende portare a casa le riforme costituzionali e la legge elettorale, che FI ci stia oppure no. “Speriamo di avere anche il consenso delle opposizioni”, dice in serata il premier parlando a una cena di finanziamento del Pd, con parole che sembrano allargare il perimetro dell'accordo. Un progetto ambizioso visto che sembra molto difficile un sostegno da parte di Ncd o Movimento 5 stelle, nonostante i pentastellati abbiano accettato di votare la candidata Pd per la Corte costituzionale. Continuano poi a crescere le diffidenze “parlamentari”: in tanti temono che Renzi stia pensando ad un ritorno alle urne anticipato. I distinguo continuano a fioccare anche tra gli scranni della minoranza del Pd, dove bersaniani e civatiani dicono di non essere disposti a votare il “Jobs Act” prima dell'approvazione definitiva della legge di stabilità. Il puzzle resta di difficile risoluzione.



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