La Meloni è pronta a chiudere le frontiere in Slovenia

A Maputo in Mozambico Giorgia Meloni aveva posto l'attenzione sui flussi migratori irregolari provenienti anche dalla rotta balcanica in riferimento al rischio di possibili infiltrazioni terroristiche. E a nemmeno una settimana di distanza da quell'osservazione, la premier è passata dalle parole ai fatti. Il governo ha infatti deciso la reintroduzione dei controlli delle frontiere interne terrestri con la Slovenia. “Con il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi abbiamo comunicato in sede europea la decisione del Governo italiano di ripristinare i controlli alla frontiera tra Italia e Slovenia”. “La sospensione del Trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa si è resa necessaria per l'aggravarsi della situazione in Israele, l'aumento dei flussi migratori lungo la rotta balcanica e soprattutto per questioni di sicurezza nazionale”. In una nota Palazzo Chigi ha sottolineato che “l'intensificarsi dei focolai di crisi ai confini dell'Europa, in particolare dopo l'attacco condotto nei confronti di Israele, ha aumentato il livello di minaccia di azioni violente anche all'interno dell'Ue”. Il riferimento è ai recenti attentati avvenuti in Francia ed in Belgio. 

Un quadro “ulteriormente aggravato dalla costante pressione migratoria cui l'Italia è soggetta, via mare e via terra (140 mila arrivi sulle coste italiane, +85% rispetto al 2022). Nella sola regione del FVG, dall'inizio dell'anno, sono state individuate 16 mila persone entrate irregolarmente sul territorio nazionale”. Il governo ha fatto ricorso alla procedura d'urgenza disciplinata dall'art.28 del Codice Schengen, in ragione della necessità di ripristinare in via immediata i controlli poiché “le misure di polizia alla frontiera italo-slovena non risultano adeguate a garantire la sicurezza”. La misura verrà attuata da sabato prossimo per un periodo di 10 giorni. Eventuali successive proroghe potranno arrivare anche a periodi di 20 giorni ciascuna, sino ad un massimo complessivo di 2 mesi. Raggiunto tale limite sarà possibile attivare la procedura ordinaria, prorogando la sospensione Schengen di ulteriori 4 mesi, fino ad un totale complessivo di 6 mesi. Per quanto riguarda la situazione in Medioriente, dopo quanto accaduto all'ospedale Al Ahli Arab di Gaza, Meloni ha ribadito l'impegno da parte dell'Italia “per proteggere la popolazione civile, risolvere i problemi umanitari più urgenti e assicurare una veloce soluzione di questa crisi”. 

Le tensioni in Medioriente rallentano il Piano Mattei: salta il Med Dialogues

Il rischio di un effetto domino sull'economia è più che concreto. Non è difficile immaginare che sulla scrivania di Giorgia Meloni passino continui aggiornamenti sull'andamento delle borse, oltre a un flusso di informazioni costante sulle evoluzioni delle tensioni in Medioriente. Il fronte è caldissimo non solo per la questione umanitaria e migratoria, ma anche per le conseguenze che il conflitto ha sui mercati di gas e petrolio. Il quantum dei vari rimbalzi sulla vita di famiglie, cittadini e imprese si comprenderà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ma gli effetti si stanno già avendo effetti sull'attività di ogni governo. Compreso quello italiano, costretto a tirare il freno dei negoziati con i Paesi dell'Africa su quello che la premier ha chiamato Piano Mattei. Un progetto di cooperazione per fare dell'Italia l'hub energetico d'Europa, attraverso accordi per investire in diversi Paesi della sponda sud del Mediterraneo. La presentazione sarebbe dovuta avvenire il prossimo mese di novembre, al vertice Italia-Africa in programma a Roma, ma i venti di guerra in MO hanno costretto spostare tutto al prossimo anno. 

A comunicarlo è la Farnesina: “A causa della congiuntura internazionale attuale, anche la IX edizione dei Med Dialogues, prevista a Roma dal 2 al 4 novembre prossimi, è rinviata al 2024”. Un segnale che dà la misura del livello di incertezza che offre lo scenario internazionale. Così come le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine “Al merito del lavoro”, sono un monito da tenere in grande considerazione “La storia ci chiama a un’ora di responsabilità”, dice infatti il capo dello Stato, sottolineando che “l’aggressione russa in Ucraina, il barbaro attacco di Hamas contro Israele con la spirale di violenze che si è perseguita, la destabilizzazione che rischia di coinvolgere l’intero Medioriente, per restare solo nell’area del Mediterraneo allargato, reclamano un’Europa capace di esercitare la propria positiva influenza”, testimoniando “con convinzione i propri valori di pace, cooperazione, rispetto dei diritti delle persone e dei popoli”. 

Il salario minimo torna in commissione. Dure critiche dalle opposizioni

La proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo torna in Aula alla Camera dopo due mesi e viene subito rinviata in commissione “per approfondimenti”. La motivazione alla base della richiesta di rinvio, arrivata dal presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto di FdI a inizio seduta, è che dopo il documento del Cnel, a cui la premier Giorgia Meloni aveva affidato il compito di studiare la materia, è necessaria “una ulteriore fase istruttoria”. Le opposizioni insorgono. La prima a intervenire è la segretaria del Pd Elly Schlein, che accusa: “Non avvertite sulla vostra pelle alcun senso di vergogna”. “É un colpo ai 3,5 milioni di lavoratori poveri e poverissimi che aspettano questa misura da tempo e hanno sostenuto la campagna delle opposizioni che ha raccolto già mezzo milione di firme”, scandisce, “la vostra scelta è pavida oltre che cinica. Abbiate il coraggio di fare un dibattito alla luce del sole e affossare, votando contro, questa proposta”. 

Non meno aspri i toni di Giuseppe Conte “Affidate al rimpallo tra Cnel e rinvio in Commissione la realizzazione del delitto perfetto contro una misura di civiltà. Anziché votare ci state chiedendo di rispedire la proposta di legge in Commissione per farla morire lì, ma non vi consentiremo rinvii e meline”. Il leader di Azione Carlo Calenda non c'è in Aula (è un senatore), scrive via social: “Atteggiamento sbagliato, ingiusto e miope”. Si va alla conta. La maggioranza è forte della sua superiorità numerica ma non passa inosservato lo scarto minino: solo 21 voti di differenza. “È un chiaro segnale politico”, si dice tra le fila dell'opposizione, che conta assenze tra i banchi di Lega e FI. “Un segnale che non c'è”, ribatte il capogruppo di FdI Tommaso Foti, per il quale non c'è differenza rispetto ad altre votazioni. A questo punto il timore nell'opposizione è che resti tutto fermo fino a gennaio, mentre in commissione si fa largo l’ipotesi di un emendamento di FI che di fatto potrebbe sopprime quasi per intero la proposta. 

La Lega attacca Gravina e la Federcalcio: serve una rivoluzione 

La Lega attacca il presidente della Federcalcio. La guida della federazione “va rivoluzionata” e servono “le dimissioni del presidente Gabriele Gravina”.  Più cauta FdI, alla luce della “inefficienza” del sistema calcio è opportuno “verificare se vi siano le condizioni di un commissariamento della Figc da parte del Coni”. Mentre per FI “il calcio è un settore complesso che ha messo in mostra problematiche, ma, precisa Raffaele Nevi, sono gli associati della Federazione che devono fare le valutazioni”. Le sfumature sono diverse, ma la maggioranza in sostanza apre un fronte, Giovanni Malagò del Coni interviene per “tutelare” l'autonomia del suo mondo: “È molto importante che la politica si occupi di sport, ce n'è un grande bisogno, ma non significa che debba occupare lo sport”. E il presidente dell'Assocalciatori Umberto Calcagno parla di “attacchi strumentali: se i partiti davvero tengono al calcio si preoccupino piuttosto di cancellare il decreto crescita, penalizzante nei confronti degli azzurrabili”. 

Quelle agevolazioni fiscali ai calciatori in arrivo dall'estero spariranno con la manovra, ha già fatto sapere l'esecutivo. Ad ogni modo, l'ultima offensiva politica non arriva in un momento casuale, e c'è chi sospetta che sia intrecciata a un altro dossier cruciale per lo sport italiano, le olimpiadi invernali di Milano-Cortina: si punterebbe al vertice della Figc per mettere in difficoltà anche quello del Coni. “Tra scommesse, doping, fallimenti sportivi, problemi infrastrutturali e televisivi, crisi economiche, cosa deve accadere ancora per rivoluzionare la guida del movimento?”, la domanda retorica della Lega, secondo cui il passo indietro di Gravina “è sempre più necessario, per rispetto di milioni di appassionati e in particolare dei più giovani”. Quel che è certo è che il mandato di Gravina scadrà nel 2024 e c'è già chi pensa all’attuale ministro dello Sport Andrea Abodi come suo successore. 

Salta il Terzo Polo: Italia Viva e Azione fanno saltare i gruppi parlamentari

Quest'estate sembrava essere arrivato il momento della rottura definitiva tra Matteo Renzi e Carlo Calenda, dopo il divorzio annunciato, si aspettava solo il momento dell'ufficializzazione che pareva essere imminente. Ora sembra giunto il momento. “Da domani i gruppi di Italia Viva e Azione prenderanno strade diverse”, afferma Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di IV che aggiunge: “la decisione è politica”. “Non c'è nessun elemento economico in questa decisione, ma c'è solo la valutazione politica. Calenda ha deciso di rompere il Terzo Polo e di dividere le strade elettorali. Di conseguenza i gruppi parlamentari saranno divisi. I residui finanziari del passato saranno divisi sulla base degli accordi firmati a inizio legislatura che già disciplinavano la possibilità della divisione dei gruppi”. 

L'aria di crisi si avvertiva da giorni tanto che è stata convocata per questa mattina alle 11.00 una riunione del gruppo dei senatori di Azione e IV. La convocazione è arrivata dopo la lettera al capogruppo Enrico Borghi firmata da tutti i senatori di Iv che chiede di “convocare il gruppo del Senato nel minor tempo possibile per prendere atto delle dichiarazioni del senatore Calenda e trarne le necessarie conseguenze politiche, statutarie e regolamentari”. Il riferimento è al fatto che intervenendo alla festa de Il Foglio Calenda aveva detto: “è chiuso il rapporto non tra Renzi e Calenda ma tra Azione e Italia Viva. Azione non andrà alle elezioni europee insieme a IV”. Insomma, la rottura sembra totale e non più risanabile e i prossimi giorni ci diranno quale sarà la reale portata di questa divisione.

Alla Camera

Dopo che ieri ha rinviato il Commissione Lavoro la pdl sul salario minimo ed ha approvato definitivamente la pdl per l’istituzione del Museo della Shoah a Roma, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. L’Aula di Montecitorio riprenderà i lavori domani alle 9.30 con la discussione delle interpellanze urgenti.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari costituzionali svolgerà delle audizioni ed esaminerà il decreto immigrazione e protezione internazionale. La Giustizia esaminerà le pdl sul contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica. La Esteri esaminerà la risoluzione sull'apertura di corridoi umanitari a Gaza. La Ambiente, con la Trasporti, dibatterà sul decreto per la pianificazione della qualità dell'aria e limitazioni della circolazione stradale.

Al Senato

Dopo che ieri ha approvato, in prima lettura, il decreto per la pianificazione della qualità dell'aria e limitazioni della circolazione stradale, nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato non si riunirà. I lavori di palazzo Madama riprenderanno martedì alle 14.00 con la discussione del ddl sugli interventi a sostegno della competitività dei capitali.

Per quanto riguarda le Commissioni, oggi si riunirà solamente la Giustizia per esaminare il ddl relativo alla modifica all'ordinamento giudiziario e al Codice dell'ordinamento militare, il ddl sulla sottrazione o il trattenimento anche all'estero di persone minori o incapaci e la proposta di nomina del Presidente e di due componenti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. 



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