La Lega tenterà l’ingresso nel Partito Popolare Europeo

Per accreditarsi nel PPE serve che Silvio Berlusconi faccia da apripista. L'operazione di Matteo Salvini, dopo lo stop di Angela Merkel, rischia di naufragare benché a Bruxelles si stia lavorando a livello diplomatico affinché la Lega possa aprirsi uno spiraglio tra i conservatori. È di questo che Salvini e Berlusconi hanno discusso in un incontro a palazzo Grazioli in vista della missione dell'ex premier a Zagabria per il Congresso dei popolari. La presidenza andrà a Donald Tusks, unico candidato, e al suo fianco Berlusconi ha proposto il fedelissimo Antonio Tajani. Per questo Salvini ha deciso per un incontro con il Cav, per consegnargli le sue credenziali e assicurare un restyling della Lega che in Europa è già in stato avanzato. Non è un caso che il Capitano, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, pur sottolineando che “la maggioranza in Europa si regge per un soffio”, abbia ammesso “se ci saranno dei provvedimenti utili al paese la Lega lì voterà anche se vengono da Ursula Von der Leyen”.  

Ue promuove manovra, ma lascia faro acceso sul debito troppo alto

Il livello del debito pubblico italiano è preoccupante, ma delle misure necessarie a correggerlo si riparlerà in primavera. Parola di Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione Ue. Insomma Bruxelles non intende bocciare, per ora, il progetto di bilancio presentato da Roma, come invece avvenne l'anno scorso, con la richiesta di correzioni immediate al governo gialloverde. Dombrovkis ha parlato dell’Italia presentando le opinioni emesse nell'esecutivo comunitario sulle manovre finanziarie degli Stati membri e in particolare dei quattro Paesi che non rispettano l'obbligo di riduzione del debito, quando è superiore al 60% del PIL: “Belgio, Spagna e Francia presentano rapporti debito/Pil molto elevati, quasi del 100%, mentre l'Italia supera il 136%.  

E non prevediamo che questi Paesi soddisfino la regola del debito” ha segnalato Dombrovkis, anzi “nel 2020 prevedono di non avere alcun aggiustamento di bilancio significativo o addirittura un'espansione di bilancio. Ciò è preoccupante perché livelli di debito molto elevati limitano la capacità di rispondere agli shock economici e alle pressioni del mercato”; “Invitiamo tutti gli Stati membri a rischio di non conformità ad adottare le misure necessarie” ha aggiunto il Commissario. Tuttavia incalzato dai giornalisti italiani, Valdis Dombrovkis ha aggiunto: “Riesamineremo la situazione in primavera. Non diciamo che deve essere fatto immediatamente, per questo c'è una procedura diversa: se ci fosse un rischio di grave non conformità chiederemmo aggiustamenti immediatamente, come abbiamo fatto l'anno scorso con l'Italia. Oggi non lo facciamo”. Questo non significa che l'indulgenza duri a lungo. Il Commissario ha puntualizzato che l'Italia dovrebbe ridurre dello 0,6% il rapporto deficit/Pil strutturale. In realtà la flessibilità è maggiore per arrivare al livello grosso modo conforme, broadly compliant in inglese, e l'Italia ha chiesto anche le clausole di flessibilità per eventi eccezionali. “Ma bisogna dire - ha concluso Dombrovskis - che anche se teniamo conto di questo margine, non cambia la valutazione secondo cui esiste un rischio di non conformità”. E dunque servono politiche prudenti, raccomanda Moscovici, che domani e dopodomani sarà a Roma per illustrare personalmente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Premier Giuseppe Conte e al Ministro dell’economia Roberto Gualtieri le osservazioni europee. 

Nel M5S Di Maio è sotto assedio. Al via il voto su Rousseau per le regionali

Luigi Di Maio prova a rompere l'assedio che nel Movimento ormai da settimane lo attanaglia con un ritorno alla più classica delle strategie: il comizio politico. E rompe anche gli indugi su Emilia-Romagna e Calabria affidando la decisione sulla partecipazione del Movimento agli iscritti di Rousseau. Si voterà oggi, dalle 12.00 alle 20.00 e non sarà una decisione facile, anche perché il capo politico avverte gli iscritti sulle difficoltà di coniugare una campagna elettorale al momento di profonda riflessione che attraversa il Movimento. Già, perché nel post dove si annuncia il voto su Rousseau il Movimento conferma, per marzo, gli Stati generali che genereranno una nuova Carta dei Valori: “Sarà un momento di rinascita”, promette dal blog e ribadisce che, entro dicembre, sarà in campo il team di 18 facilitatori che costituiscono la nuova struttura pentastellata.  

Non è escluso che, sulla scelta di affidare la decisione sulle Regionali a Rousseau, non ci abbia messo lo zampino Beppe Grillo. Dopo Italia 5 Stelle il Garante è tornato nell'ombra, dispensando solo qualche click a favore di Virginia Raggi. I rumors dell'ultim'ora, tuttavia, prevedono un qualche intervento dell'ex comico, sia per compattare il Movimento sia per insistere su una strada che Grillo già ha indicato ad agosto: il dialogo con il Pd. Ed è un punto, questo, che s’incrocia con il nodo delle Regionali; con un'appendice: che succederebbe se in Emilia-Romagna il Pd perdesse per quella manciata di punti che potrebbe portargli un M5S alleato? 

Il timore in queste ore è arrivato anche al premier Giuseppe Conte, non a caso ormai convinto della necessità di cementare l'alleanza di governo, sicuramente dopo la manovra economica, con un vero e proprio rilancio programmatico. Tanto che sarebbe spuntata l'idea di organizzare una cena tra Ministri dopo il Consiglio di domani; si tratterebbe tuttavia solo di un'ipotesi, anche perché l'inizio del Cdm è previsto alle 19. Il nodo dei rapporti tra alleati, però, esiste eccome ed è alimentato, ad esempio, da quello scudo penale sull'ex Ilva che rischia di spaccare ulteriormente la maggioranza e il M5S al suo interno. Ed è un nodo che è rinfocolato dal sospetto, che serpeggia nelle stanze del Movimento, che sia Nicola Zingaretti a voler andare al voto. 

Cala la tensione tra Berlusconi e Carfagna

Nel centrodestra, resta il nodo candidati alle prossime elezioni regionali. Da Berlusconi e Salvini giungono due diverse dichiarazioni: per il leghista non si è parlato di regionali, per il forzista sì. Entrambi però confermano che servirà un vertice a tre con Giorgia Meloni per “prendere delle decisioni”, che dovrebbe tenersi nel week end e dovrebbe essere risolutivo, soprattutto in Calabria dove la coalizione rischia di partire in ritardo, con il voto è già fissato per il 26 gennaio. Il nome avanzato da Fi è sempre quello di Mario Occhiuto e in alternativa potrebbe esserci la candidatura di servizio del fratello e deputato Roberto; però la Lega vorrebbe un civico, lontano da beghe giudiziarie.  

Intanto rispunta il nome di Mara Carfagna, con la sua candidatura per la Campania non ancora messa in naftalina. La vicepresidente della Camera, dopo la quasi rottura di qualche settimana fa, ha incontrato due volte in meno di 24 ore Silvio Berlusconi a Roma, colloqui decisivi, viene spiegato, che hanno aperto una nuova fase di disgelo. Il futuro di Forza Italia e del rilancio del partito, questi i temi discussi con il Cav che avrebbe chiesto alla deputata azzurra, fortemente critica per l'appiattimento di Fi sulla linea della Lega, di avanzare idee, progetti e programmi. Berlusconi e Carfagna sono tornati a parlarsi e in ballo è tornata anche l'ipotesi di affidarle un incarico di prestigio che guidi il rinnovamento. Il Cav, si vocifera, vorrebbe consegnarle la guida dell'Altra Italia o il coordinamento nazionale azzurro insieme a Sestino Giacomoni. Ma Carfagna, dopo aver visto Berlusconi, ha insistito: “Non è un problema di cariche o incarichi. È quello che Forza Italia vuole diventare”. 

Al Senato 

L’Aula di palazzo Madama tornerà a riunirsi alle 9 per l’esame del cosiddetto decreto clima. A seguire si confronterà sulle mozioni a favore di Venezia alla luce dei recenti eventi alluvionali. 

Per quanto riguarda le Commissioni, la Bilancio esaminerà legge di bilancio 2020. Entro oggi alle 15.00 tutti i gruppi politici dovranno indicare gli emendamenti segnalati alla manovra, ovvero le proposte considerate prioritarie che dovrebbero passare al voto; l'obiettivo è di limitare l'esame al massimo a 700 proposte di modifica, sulle 4.550 depositate, e la metà dovrebbero arrivare dalla maggioranza, per cui il PD dovrebbe indicarne circa 80 su cui puntare. Le sedute di oggi e domani dovrebbero essere riservate all'illustrazione degli emendamenti ma la partita entrerà nel vivo solo la prossima settimana con l'ulteriore scrematura delle ammissibilità e l'avvio delle votazioni. 

Alla Camera 

Dopo che nella seduta di ieri è stata svolta l’informativa urgente del Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli in merito alle crisi industriali in atto, l’Assemblea della Camera oggi non si riunirà. I lavori sono rinviati a domani alle 9.30 per lo svolgimento delle interpellanze urgenti

Per quanto riguarda le Commissioni, la Finanze proseguirà l’esame degli emendamenti al decreto fiscale. La Commissione Ambiente esaminerà il decreto per l'accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici. 

 



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