Il Governo punta sullo sblocco cantieri e sburocratizzazione

Due settimane, una ventina di giorni al massimo, per arrivare già alla metà di giugno con nuove regole per semplificare la vita dei cittadini e sbloccare opere pubbliche per decine di miliardi. Il Governo, come spiega il premier Giuseppe Conte alle Camere, punta tutto sui cantieri e sulla “drastica semplificazione burocratica” per dare una spinta alla Fase 2 e agganciare quel rimbalzo dell'economia che ci si aspetta nella seconda metà dell'anno. Appena varato il decreto rilancio già gli Uffici sono al lavoro sul prossimo provvedimento urgente, che rischia di fare litigare la maggioranza mentre saranno da gestire contemporaneamente in Parlamento gli appetiti dei partiti (che hanno 800 milioni a disposizione per le modifiche al Rilancio) e le proteste di chi è rimasto fuori da questo o quell'aiuto: i professionisti dai ristori a fondo perduto, le zone rosse dal Fondo anti-Covid per le aree più colpite dall'epidemia, i proprietari di seconde case dal superbonus per le ristrutturazioni al 110%. Senza contare sindaci e governatori che lamentano, in generale le scarse risorse e già chiedono, come fa a nome di tutte le Regioni Stefano Bonaccini un incontro urgente all'esecutivo. Per il prossimo decreto semplificazioni, “la madre di tutte le riforme”, Conte apre alle proposte di Italia Viva, che continua a chiedere un piano shock per i cantieri da 120 miliardi, e assicura che “troveremo un dialogo” anche con le opposizioni. 

Il nuovo decreto sarà “il primo tassello di un ampio programma di rinascita economica e sociale”, dice il premier, spiegando che il focus sarà sulle infrastrutture. A partire da “un iter semplificato su un elenco di opere strategiche con poteri derogatori” senza venire meno, assicura ai “controlli più rigorosi che assicurino piena trasparenza ed evitino infiltrazioni mafiose”. Ma già sull'elenco delle opere e sullo spettro delle deroghe le visioni in maggioranza potrebbero non coincidere: il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha inviato a Palazzo Chigi il suo piano per “mettere a terra 20 miliardi” di lavori nei prossimi 12 mesi, e intanto ha dato il via libera a 445 milioni per Comuni e Province per la manutenzione straordinaria delle strade. Il piano elaborato dal suo viceministro Giancarlo Cancelleri punta invece a sbloccare 110 miliardi già stanziati per cantieri di Anas e Rfi, nominando commissari gli Ad e accelerando per questa via le opere. In modo analogo si starebbe anche lavorando a una norma che consenta lo stesso modello anche per i Comuni capoluogo di città metropolitane (da Roma a Reggio Calabria). Obiettivo comune quello di ridurre i passaggi burocratici ed evitare lungaggini e duplicazioni per fare in modo che possano partire al più presto opere già interamente finanziate ma ancora ferme, con una sezione specifica del decreto, precisa Conte, “dedicata al rafforzamento della capacità di spesa e all'accelerazione dei cantieri”.  

È quasi rissa tra M5S e Lega alla Camera sulla sanità lombarda

Il modello Lombardia ed in particolare la gestione della sanità diventa un caso in Parlamento. Bagarre nell'aula di Montecitorio (con una rissa sfiorata) tra deputati della Lega e Movimento Cinque Stelle. A far insorgere il partito di Matteo Salvini e poi a seguire tutto il centrodestra sono le parole del pentastellato Riccardo Ricciardi. Il deputato, che prende la parola dopo l'intervento del premier Giuseppe Conte sulle misure di contrasto al Coronavirus, attacca a testa bassa i vertici del Pirellone: “Il modello è stato fallimentare, in questi anni sono stati tagliati 25mila posti letto negli ospedali pubblici regalando soldi alle cliniche private. Non accettiamo lezioni”. Parole che scatenano caos e proteste dai banchi della Lega al grido di “buffone, buffone” tanto che il presidente della Camera Roberto Fico deve sospendere la seduta. A riportare la calma non ci riesce nemmeno il presidente del Consiglio che sgombra il campo dalle accuse di una possibile regia dietro le parole di Ricciardi: “Ciascun parlamentare esprime le proprie opinioni. Non è mai accaduto che a me fosse consegnato un intervento prima”. Il capo del Governo poi vuole essere ancora più chiaro: “Dire che io abbia condiviso o istigato, è una cosa che si commenta da sé”, è la replica diretta a Giorgia Meloni che aveva parlato “di una precisa strategia della maggioranza” dietro l'intervento dell'esponente 5s.  

Rincara la dose Forza Italia. La capogruppo Maria Stella Gelmini invita proprio Conte a “prendere le distanze ed evitare così uno scontro istituzionale con le Regioni”. Ma è tra gli ex alleati di governo, Lega e Movimento, che volano parole grosse. A difendere la Lombardia a guida leghista ci pensa innanzitutto Matteo Salvini che invita i Cinquestelle “a sciacquarsi la bocca prima di parlare” e che in serata si spinge fino a chiamare il Capo dello Stato Sergio Mattarella per esprimergli “il proprio stupore” e la propria “amarezza per i pesanti attacchi di alcuni parlamentari della maggioranza nei confronti della Lombardia duramente colpita dalla tragedia del Covid-19”. Anche il governatore lombardo Attilio Fontana si difende e contrattacca: “Le fake news che leggo e sento in continuazione, oggi addirittura in Senato, prodotte e sponsorizzate per opportunismo politico e attacco alla Lombardia, sono pericolose”, scrive sulla sua pagina Facebook. Le parole di Ricciardi fanno però mugugnare anche qualche collega di partito: “Ha usato toni eccessivi”, è lo sfogo di diversi parlamentari Cinque Stelle. Ma a difendere il deputato arriva il capo politico pentastellato Vito Crimi che parla senza mezze misure di “fallimento epocale di Fontana e Gallera”. 

Dl elezioni, election day il 13 e 14/9: ma in maggioranza non c'è accordo

Entra nel vivo l’esame del decreto legge che dovrà disciplinare le elezioni amministrative e il referendum costituzionale. La partenza però è tutta in salita. In Commissione Affari costituzionali della Camera è stato presentato l'emendamento che propone come date per la tornata elettorale quella del 13 e 14 settembre. La firma è della relatrice M5S Anna Bilotti e prevede che si voti la domenica fino alle 23 e il lunedì fino alle 15 con tutte le misure di prevenzione per il coronavirus per assicurare il necessario distanziamento sociale. L’ipotesi è immediatamente bocciata dagli stessi componenti della maggioranza giallo-rossa. I primi a opporsi, secondo quanto trapela dopo i lavori della Commissione, sono stati i deputati di Italia viva e Leu; l'obiezione è che si dovrebbe affrontare la campagna elettorale sotto l'ombrellone e poi, ragionano, “Se Conte invita gli italiani ad andare in vacanza per noi sarà difficile invitarli a partecipare alla campagna elettorale”. Altro nodo la raccolta delle firme che dovrebbe essere completata e consegnata entro un mese dalla data fissata, quindi poco prima di Ferragosto. Anche sul fronte del PD emergono non pochi dubbi; su questa ipotesi, spiega Stefano Ceccanti “occorre fare una verifica da qui alla seduta di martedì con le Regioni ed anche con le varie forze politiche, sia per le date sia per la questione delle firme con cui sottoscrivere le liste”. 

Condivisione che lo stesso presidente Giuseppe Brescia ha auspicato in vista della presentazione dei submendamenti, scadenza fissata per lunedì alle 15.00. A spingere per il “prima possibile” sono i 5Stelle che vorrebbero chiudere la partita sul taglio dei parlamentari e incassare la legge votata all'alba del Conte II. Oltre al tornaconto politico in casa dei pentastellati si ragiona anche sull'ipotesi di un ritorno dell'epidemia con l'affacciarsi dell'autunno. Si è aperta quindi nella maggioranza l'ennesima discussione con evidenti diversità di vedute. A questo punto qualora l'ipotesi avanzata non trovasse la condivisione neanche tra le forze che compongono l'esecutivo, la data più probabile potrebbe essere quella del doppio turno il 27 e 28 settembre, con ballottaggio, dove previsto, quindici giorni dopo, quindi in pieno autunno. E se la maggioranza giallorossa tende a scavalcare l'estate, nel centrodestra c'è chi vorrebbe tagliare il nastro prima di andare tutti in vacanza e chi invece vorrebbe aspettare ancora un po' per mescolare ancora il carnet dei candidati. Luca Zaia, che sarà ricandidato come governatore del Veneto, vorrebbe tornare alle urne il 12 luglio, quindi prima possibile, e nella Lega ci s’interroga se in alcune regioni è il caso di cambiare cavallo. Attenzionata è la Campania che, con il Coronavirus, ha visto far lievitare la popolarità di Vincenzo De Luca, attuale presidente. Nell'angolo più oscuro sembra invece essere finito Stefano Caldoro, candidato della coalizione per Forza Italia; voci insistenti vorrebbero il Carroccio pronto a tornare all'attacco per un nome della società civile, motivandola ora come necessità per contrastare il successo mediatico dello sceriffo.  

È scontro sulle zone rosse fuori decreto rilancio

Il decreto rilancio esclude inspiegabilmente le zone rosse di Veneto e Campania dal fondo di 200 milioni creato ad hoc presso il Ministero dell'Interno e destinato alle zone maggiormente colpite, sollevando le proteste dei governatori Luca Zaia e Vincenzo De Luca, affiancati da Luigi Di Maio, che chiede la correzione in sede di conversione. “Penso sia doveroso intervenire durante la conversione in Parlamento del dl rilancio per correggere la norma sui fondi ai comuni colpiti dal Covid. Invece di limitarla ai comuni di 5 province bisogna estendere i fondi a tutti i comuni diventati zona rossa durante questa pandemia”, ha affermato il Ministro degli esteri. A scoperchiare il caso è stato il presidente del Veneto, annunciando il ricorso verso il provvedimento, “Sconcertante” è la definizione di De Luca, che si vede escludere i territori di Vallo di Diano e Ariano Irpino. Convinta che vi dovrà essere un passo indietro e che il Parlamento dovrà ampliare le norme a tutte le zone rosse del Coronavirus è il viceministro all'economia e alle finanze, Laura Castelli. Al centro della questione è l'articolo 112 del decreto rilancio, che nella prima formulazione prevedeva che il fondo di 200 milioni poteva essere ripartito, oltre che tra i Comuni delle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza anche a quelli dichiarati zona rossa con provvedimenti statali e regionali per almeno trenta giorni. 

Per il Veneto rientrano Vo' Euganeo, il primo focolaio regionale, e le province di Padova, Treviso, e Venezia dichiarate zona rossa nel Dpcm dell'8 marzo ma nella Gazzetta Ufficiale di ieri viene allegato un comunicato nel quale si sopprime questo riferimento. “Gli esperti giuristi dicono di non aver mai visto una cosa del genere” ha commentato Zaia “Per magia sono sparite le zone del Veneto e sono rimaste quelle dell'Emilia Romagna e della Lombardia. Questo decreto verrà buttato nel cestino e dovrà essere riscritto, perché a mio avviso è assolutamente imbarazzante vedere quello che sta accadendo. Noi facciamo ricorso perché il decreto è offensivo per i veneti”. “Davanti a 200 milioni stanziati non puoi dire che vanno alle zone rosse di tutti tranne che del Veneto, che ha avuto 1.847 morti e 19 mila malati”. Anche Matteo Salvini censura quello che definisce un “Governo senza vergogna, che agisce nell'ombra della notte e sottrae risorse a tanti comuni italiani che dalla sera alla mattina non si ritrovano più nell'elenco di quelli inclusi nella zona rossa”. 

Si riapre la partita dell’ex Ilva. C’è golden power su acciaio

Archiviata la fase uno del Coronavirus, Giuseppe Conte può dedicarsi di nuovo ai vecchi dossier. Il presidente del Consiglio ha già detto di voler riprendere in mano quello dell'ex Ilva. La gestione delle acciaierie da parte di ArcelorMittal è da tempo all'attenzione del Governo e nel mirino dei sindacati, che per lunedì hanno indetto uno sciopero di 4 ore. Per i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm “La situazione negli stabilimenti è sempre più insostenibile. La risposta alla crisi non può essere semplicemente più cassa per tutti e zero investimenti”. Conte potrebbe avere un'arma in più grazie a un emendamento della Lega al dl liquidità approvato in Commissione Finanze e Attività produttive con parere favorevole del Governo. La nuova norma estende ai settori siderurgico e agroalimentare la Golden Power, cioè la “protezione” dello Stato sulle imprese strategiche. “Lo Stato - ha spiegato la leghista Barbara Saltamartini, prima firmataria dell'emendamento - avrà la possibilità di intervenire acquistando quote di capitale o partecipazioni azionarie per quelle aziende che sono sul mercato o in cerca di partner economici”. Il via libera all'emendamento è “una vittoria della Lega ma anche di tutta la nostra economia”, ha detto Matteo Salvini. Per lunedì, il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha convocato una videoconferenza cui sono stati invitati ArcelorMittal e i sindacati; “Il Governo e ArcelorMittal - spiegano le sigle metal meccaniche - scoprano le carte e si apra un tavolo di trattativa con il sindacato”. 

 



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