Conte annuncia nuove misure per i Comuni ma il problema risorse rimane

I partiti di governo già sognano la riforma fiscale con l'abbassamento delle tasse, Prima, però, dovranno fare i conti con la mancanza di risorse per far fronte alle misure più urgenti e, quindi, con la necessità di fare nuovo deficit o anche ricorrere al Mes. I 172 miliardi che all'Italia potrebbero arrivare dal Recovery Fund danno corpo a progetti ambiziosi e appetiti che l'emergenza Coronavirus aveva spento. Ma il grosso delle risorse, su cui Giuseppe Conte dovrà ancora duramente trattare in Europa, è destinato ad arrivare nel 2021, mentre ogni giorno si fa più evidente che nuove risorse serviranno prima di agosto, per tamponare le falle di un'economia provata dal Coronavirus. Tanto che emerge già la possibilità che il Governo chieda un nuovo scostamento di bilancio, per approvare in deficit un altro decreto economico. Lo anticipa Conte ai sindaci delle città metropolitane e all'Anci che incontra in un'infuocata riunione in videoconferenza. 

I primi cittadini hanno alzato i toni per denunciare il rischio di default. Luigi De Magistris ha minacciato di consegnare a Palazzo Chigi le chiavi del Comune di Napoli, dopo la bancarotta. Virginia Raggi avverte che c'e' il rischio di spegnere le luci per le strade di Roma. Luigi Brugnaro lamenta che Ministri e sottosegretari non capiscono la gravità della situazione. Due ore assai tese, fino all'impegno di Conte: arriveranno altri 3 miliardi per i Comuni, oltre i 3,5 stanziati nel decreto Rilancio, ma con un nuovo provvedimento, che probabilmente sarà finanziato in deficit con una nuova richiesta di scostamento di bilancio al Parlamento. Bisogna sostenere i settori più colpiti, come il turismo, e più in generale i lavoratori. Ma risorse non ce ne sono, tanto che slitta in Consiglio dei ministri, “per problemi di coperture” e non senza tensioni, anche il Family act caro a Italia viva. Per far fronte a tutte le esigenze, nel Pd e in Iv in tanti sono convinti che sarà inevitabile accedere alle risorse Ue subito disponibili, inclusi i 36 miliardi del Mes. 

Il Premier è pronto a lanciare il piano di riforme. Ma sul Mes rimane cauto

Conte si prepara intanto a una battaglia che in Europa è tutta in salita sul Recovery fund. Il premier ha sentito al telefono la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen per esprimerle apprezzamento per la scelta profondamente europeista. Ma perché la proposta diventi realtà e passi le forche caudine dell'approvazione all’unanimità dei leader Ue, c'e' però ancora da lavorare. Le opposizioni già gridano al bluff per il fatto che le risorse, come spiega Valdis Dombrovskis, arriveranno ai Paesi in “tranche legate agli obiettivi di riforma”. L'Italia, sollecita Paolo Gentiloni, è incoraggiata a presentare il suo Recovery Plan, il piano di riforme, con la legge di bilancio. Conte ha già illustrato i suoi sette punti, che vanno dalla semplificazione normativa, al fisco, alla giustizia: sono riforme, spiegano a Palazzo Chigi, che servono al Paese e già nei progetti del premier per il prosieguo della legislatura. Non certo, notano dal M5S, un piano lacrime e sangue sul modello greco: “È bloccata la strada alla troika di turno”, dice Vito Crimi. Nicola Zingaretti elenca le sue priorità e da Roberto Fico a Dario Franceschini si fanno sentire le voci di coloro che ritengono che su queste riforme potrebbe poggiare l'alleanza strutturale Pd-M5S. L'ossatura degli interventi potrebbe iniziarsi a tratteggiare nelle prossime settimane con il Piano nazionale delle riforme, per poi avere un quadro completo (e la riforma fiscale) con la manovra. Ma subito si intravvedono all'orizzonte problemi e discussioni. Perché se al Pd sono convinti che la richiesta dei fondi Ue non potrà essere giustificata dal progetto di tagliare le tasse, è proprio da lì che vogliono partire M5S e Iv, che chiedono di abolire l'Irap e abbassare le aliquote Irpef. Il progetto, ribattono i Dem, c'e' e va avanti a prescindere, ma a impensierire di più è la necessità di far fronte alle esigenze che ogni giorno si pongono a un Paese duramente provato dall’emergenza Coronavirus. Come finanziare nuovi ammortizzatori sociali? Come sostenere il lavoro quando scadrà il blocco dei licenziamenti? Sono temi di oggi, non di dopodomani. Per far fronte a quelle esigenze meglio accedere subito, dice da Iv Luigi Marattin, anche ai fondi del Mes. Ma sul punto Conte non sembra aver cambiare idea: si valuterà e deciderà, se servirà. Il momento della decisione potrebbe cadere dopo il Consiglio Ue del 19 giugno, quando si capirà meglio che piega prenderanno le discussioni sul Recovery Fund. Che ciò basti a tenere a bada le tensioni, non è scontato e lo dimostra il caso del Family act: Iv si aspettava che andasse in Cdm ieri sera e invece il provvedimento è slittato, per mancanza di coperture. “Siamo tranquilli, abbiamo fiducia in Conte”, dicono i renziani, che sono pronti a far fuoco e fiamme se non arriverà in Cdm la prossima settimana.

È caos sulle Regionali, slitta il decreto per il voto a settembre

Sulla questione della data delle elezioni regionali il Governo è strattonato in direzioni opposte, con i Governatori delle Regioni che chiedono di votare o il 27 luglio o il 6 settembre, mentre sul piano politico il centrodestra spinge per ritardare ulteriormente la tornata oltre il 20 settembre ipotizzato dall'esecutivo. Conte rischia dunque di dover scegliere tra lo scontro con le Regioni e quello con le opposizioni, che potrebbero non votare il decreto all'esame della Camera, il cui esame slitta all'8 giugno. A complicare la vicenda c’è il tema dell'accorpamento nell'election day del referendum costituzionale, voluto da M5S e osteggiato dal centrodestra, che potrebbe finire davanti alla Corte costituzionale. Il decreto approdato nell'aula della Camera prevede una finestra per svolgere le amministrative e il referendum tra il 15 settembre e il 15 dicembre, con il Governo che ha già anticipato che la data ipotizzata è il 20 e 21 settembre per il primo turno e il referendum, e il 4 e 5 ottobre per il ballottaggio. In tutti gli interventi Fi, Fdi e Lega hanno chiesto uno slittamento del primo turno di almeno una settimana perché la data del 20 farebbe coincidere la campagna elettorale con la stagione turistica. In più è stato chiesto di non tenere il referendum costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari con le amministrative, cosa cui tiene invece M5S. 

Nel centrodestra c’è chi è disposto ad accettare il 20 settembre in cambio dell'accorpamento del referendum con i ballottaggi, cosa cui potrebbe accedere anche il Comitato promotore della consultazione referendaria. In questo quadro già teso il Governo dovrebbe mettersi d'accordo con le Regioni per far coincidere il voto per il rinnovo dei loro organismi; le Regioni infatti (articolo 122 della Costituzione) hanno il potere di indire le proprie elezioni. In un ruvido incontro con il ministro Luciana Lamorgese mercoledì sera dai Governatori è arrivato un secco no al 20 settembre, ma in direzione opposta a quella del centrodestra. Le date preferite, come ha ribadito Giovanni Toti, sono o il 27 luglio o il 6 settembre al massimo. Si è fatto portavoce di tali richieste con il Quirinale il presidente della Conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini, che ha avuto un colloquio telefonico con Mattarella. I Presidenti ricordano che le elezioni in settembre inoltrato impatterebbero sulla riapertura delle scuole. E il Dem Stefano Ceccanti osserva che se il Governo dovesse dar retta al centrodestra e far slittare l'election day, i Governatori potrebbero prendere tale atto come provocazione e fissare le Regionali il 6 settembre. Il 20 settembre, quindi, potrebbe essere l'impossibile quadratura del cerchio.

Salvini accusa l’ex vicepresidente del CSM: “Legnini tramò contro di me, intervenga il Colle”

Uno scambio di chat con il pm romano Luca Palamara, due anni fa, sulla vicenda della nave Diciotti scatena la bufera su Giovanni Legnini, già vice presidente del Csm e ora Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione del terremoto nel centro Italia. La Lega, con il sostegno dei Fratelli d'Italia, lo accusa di aver aizzato i pm contro l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini e chiede che lasci il nuovo incarico. Ma soprattutto invoca l'intervento del capo dello Stato perché, come dice il leader del Carroccio, c'è in gioco “la credibilità dell'intera Magistratura”. “Il mio fu un intervento doveroso” a tutela dell'indipendenza della Magistratura, replica Legnini, che parla di una polemica alimentata da “messaggi decontestualizzati e perciò parziali e fuorvianti” e sottolinea che quelle chat “non hanno nulla a che vedere con la vicenda Palamara”. Accade tutto proprio nel giorno in cui la maggioranza trova un'intesa di massima sul nuovo sistema elettorale del Csm, riforma che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ritiene irrinunciabile dopo il nuovo terremoto che lo sta investendo sulla scia delle chat di Palamara depositate nell'inchiesta di Perugia.  

L'accordo è sull'introduzione del doppio turno e del ballottaggio; sul testo la prossima settimana si aprirà il confronto con l'opposizione. A pubblicare i messaggi che infiammano il clima politico è il quotidiano La verità. Il titolo dell'articolo non lascia spazio a dubbi: “Il Pd ordina: attaccate Salvini. Il giorno dopo i giudici eseguono”. E la tesi è che Legnini, di cui si ricordano i trascorsi da sottosegretario nei governi Letta e Renzi, nell'agosto del 2018 avrebbe orchestrato una campagna contro Salvini. Da canto suo, il leader della Lega non ha dubbi, certo che Mattarella “non resterà indifferente” di fronte a queste nuove “incredibili intercettazioni”: da queste chat “emergono le trame di Giovanni Legnini, vice presidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti”. Per Salvini “Legnini si arrampica sugli specchi. Azzeriamo il Csm e sorteggiamo i futuri componenti”. La vicenda è “un’ulteriore conferma della politicizzazione di una parte della magistratura” osserva Silvio Berlusconi, che dice: “Adesso ce l'hanno come sempre con me e anche con Salvini perché il centrodestra potrebbe vincere le prossime elezioni”. 



SEGUICI SU TELEGRAM

icon-telegram.png

Nomos Centro Studi Parlamentari è una delle principali realtà italiane nel settore delle Relazioni IstituzionaliPublic Affairs, Lobbying e Monitoraggio Legislativo e Parlamentare 

Se vuoi conoscere in tempo reale tutto il monitoraggio parlamentare senza perderti nessun nostro aggiornamento seguici sul nostro canale Telegram