La Bce rilancia il Qe pandemico, altri 600 miliardi

Christine Lagarde porta il programma d'acquisto sul mercato da 750 a 1.350 miliardi aggiungendone altri seicento ai cinquecento attesi dagli analisti. Inoltre allunga il periodo d'intervento a tutto il 2021 rispetto all'attuale scadenza fissata nel mese di dicembre. Via via che i titoli arriveranno a scadenza la Bce li rinnoverà e quindi, sostanzialmente, li metterà in ghiacciaia. Secondo le previsioni è probabile che a fine anno nel portafoglio della Banca centrale europea ci saranno Btp per almeno 580 miliardi (oggi sono circa 400). Vuol dire che Francoforte finanzierà le maggiori spese dovute alla pandemia e garantirà l'ordinato rimborso dei titoli in scadenza. Insomma Christine Lagarde ha stesso una robustissima rete di sicurezza per tenere insieme l'economia europea e prima di tutto quella italiana. Attenderà pazientemente che maturino i tempi della politica consentendo le iniziative più opportune. In conferenza stampa dice: “Quella sul Recovery Fund per il momento è una proposta su cui andrà trovato consenso a livello di Governi e poi la ratifica in Parlamento. Ma non ho dubbi sulla determinazione dei leader europei a rispondere alla sfida posta dalla pandemia e ai bisogni dell'economia in vista della ripresa”. 

I mercati rispondono in maniera disordinata. Lo spread crolla a 173 punti con il rendimento del titolo decennale che scende sotto l'1,4%. Si rafforza anche l'euro che scambia a 1,12 sul dollaro. Molto meno entusiasmo in Borsa: Milano piatta (-0,04%) interrompe la serie positiva di dodici sedute, ma è una reazione solo in apparenza tiepida, le Borse vengono da un lungo periodo di rialzo. Quello che invece è chiarissimo è la determinazione di Christine Lagarde a “evitare la frammentazione della zona euro”. Seguendo la lezione di Mario Draghi farà tutto quello che serve per salvare la moneta unica. E stavolta, a differenza del passato, può contare sull'appoggio assoluto del Consiglio direttivo. Anche la Germania si è allineata e questo consente al capo della BCE di dribblare senza difficoltà le domande sulla sentenza della Corte costituzionale tedesca che mette in dubbio la legittimità del bazooka monetario: “Ne abbiamo preso atto”. La speranza, ancora una volta, sta nell'europeismo di Angela Merkel, che ritrovando l'asse con la Francia, ha messo in piedi un'arma rivoluzionaria come il recovery fund. I dati illustrati in conferenza stampa lo confermano: secondo Lagarde “Il Pil dell'Eurozona segnerà quest'anno un calo dell'8,7% per poi recuperare l'anno prossimo al +5,2%". Ma c’è anche uno scenario peggiore: Pil giù del 12,6% nel 2020, per risalire solo del 3,3% nel 2021 e del 3,8% nel 2022. L'inflazione si attesterebbe allo 0,2% quest'anno, allo 0,4% l'anno prossimo e allo 0,9% nel 2022. Tuttavia il presidente della BCE non crede all’apocalisse: ci sono segnali che la crisi stia “toccando il fondo”, ma il recupero sarà “tiepido”, dopo il lockdown e i crolli “senza precedenti”. Insomma, il futuro si presenta con un “grado eccezionale di incertezza” e la BCE è “determinata a sostenere famiglie e imprese per salvaguardare la stabilità dei prezzi di medio termine”.

Conte prepara Stati generali dell’economia

Giuseppe Conte insiste sulla necessità di ingranare nuovamente la marcia. “Con l'arrivo di questa crisi il Pil tornerà ai livelli del 2000, abbiamo quindi il dovere tutti insieme di uno sforzo corale, per recuperare tutti insieme il ventennio perduto”, mette in chiaro. Per il Premier “non siamo ancora in grado di conoscere fino in fondo la portata” dei danni causati dall'emergenza economica, ecco perché è necessario serrare le fila. La task force guidata da Vittorio Colao ha praticamente ultimato il draft sulla ripartenza e forse già oggi il documento dovrebbe essere consegnarlo a Conte; per il Governo sarà un punto di partenza. “Nei prossimi giorni completeremo un lavoro che abbiamo già iniziato con il Comitato guidato da Vittorio Colao”, spiega il premier, “Avremo gli stati generali dell'economia con tutte le forze economiche e sociali del Paese per poter condividere con tutti questo nostro Recovery plan”: infrastrutture, accelerazione sui tempi della giustizia, riforma del fisco restano le priorità. Il calendario degli incontri è in fase di definizione ma è difficile che il confronto possa partire già da lunedì. Conte ha dalla sua il Pd, anche se da giorni invoca l’inizio di una fase nuova. Anche Matteo Renzi si dice della partita: “La mossa del cavallo che propongo non è un cambio di Governo, non lo vedo all'orizzonte. Noi condividiamo l'impianto del presidente del Consiglio al 95%”, concentrando i distinguo soprattutto sul dossier autostrade e sul capitolo giustizia. “L'aspettativa di vita del Governo è la più lunga possibile, voteremo nel 2023”. Le opposizioni restano sulle barricate: “Se il Governo vuole davvero collaborare per il bene dell'Italia, accetti il confronto con la Lega sulle nostre proposte di burocrazia zero sul Modello Genova e sulla Flat Tax per famiglie e imprese. Altrimenti saranno solo parole”, insiste Matteo Salvini, che auspica che non venga messa la fiducia sul decreto Rilancio, sul quale però alla Camera pesano circa 10 mila emendamenti

Il Pd incalza governo: diamo subito soldi o rischiamo rabbia

Il Partito Democratico teme la rabbia sociale e al Nazareno hanno paura di trovarsi in un vicolo cieco, costretti a sostenere comunque questo Governo perché “non ci sono alternative”, ma consapevoli che senza una scossa si rischia di non riuscire ad arginare il malessere per la crisi economica innescata dal Coronavirus. Nicola Zingaretti usa la presentazione del libro di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, per mandare alcuni messaggi chiari al Governo, al presidente del Consiglio e agli alleati: è ora di cambiare passo e di agire avendo le idee chiare perché nei prossimi mesi “avremo solitudine, che diventa paura, rabbia. E dalla rabbia scaturisce l'odio”. Le parole dette da Giuseppe Conte vanno nella direzione giusta per Zingaretti, ma ora c'è un solo modo di rispondere al rischio di rivolta sociale e non è “alzare le spalle” ma “avere il coraggio di dire a chi ha paura che possiamo farcela”. Un messaggio credibile, avverte però il Pd, solo se si agisce con “velocità” e usando bene i miliardi che arriveranno dall'Ue. Il timore circola già da settimane tra i democratici visti ritardi con cui vengono pagate le Cig e vista la lentezza con cui le Banche concedono prestiti nonostante il decreto liquidità

Zingaretti e Franceschini, finora, hanno sempre sopito le critiche, spiegando che il Governo va comunque difeso perché l'alternativa è solo un salto nel buio, oltre che un regalo a Matteo Renzi che lavora per nuovi assetti. Ma questo non significa restare alla finestra, la pressione sociale aumenta e Zingaretti adesso manda messaggi chiari al presidente del Consiglio: “Dobbiamo mettere in campo ricette economiche”, perché “è cambiato tutto” e adesso “occorre una grande politica. Bisogna capire che è cambiata l'agenda”, la paura per la malattia sta cedendo il passo a quella per “il futuro”. E il sindaco di Pesaro rende esplicito ciò che Zingaretti aveva lasciato tra le righe: il “Governo deve cambiare passo, non bastano più le misure estemporanee per tamponare l'emergenza, serve una visione, un progetto, bisogna mettere da parte le misure di tipo assistenziale per concentrare le risorse sugli investimenti, su infrastrutture come l'alta velocità”. Insomma, la richiesta di un cambio di rotta rispetto alle politiche che piacciono a M5S; spiega Ricci: finora il Governo con i vari decreti ha messo in campo “una manovra di resistenza per le categorie che hanno subito più danni. Adesso la partita è immaginarci il futuro del Paese”. 

Il M5S sospende gli europarlamentari Corrao, Pedicini e D'Amato

Gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini, Ignazio Corrao e Rosa D'Amato sono stati sospesi dal Movimento per un mese. La decisione dei probiviri, di cui dà notizia lo stesso Pedicini su facebook, arriva per il voto contrario a Strasburgo espresso dai tre esponenti pentastellati sul pacchetto di aiuti Ue nell'emergenza coronavirus. Corrao e D'Amato sono stati sospesi anche dal ruolo di facilitatori. “La mia, la nostra, contrarietà, precisa Pedicini, non era a un pacchetto per la ripresa economica in Unione Europea, era una contrarietà a una risoluzione politica che all'interno conteneva la polpetta avvelenata del MES. La nostra posizione riguardava una battaglia per noi identitaria e nella quale abbiamo creduto fin dall'inizio, battaglia per la quale oggi più che mai bisognava tenere la schiena dritta! In tutto questo c'era la consapevolezza che così facendo avremmo trasgredito una regola accettata all'atto della candidatura, quella di adeguarsi alla decisione di maggioranza espressa in delegazione. Tuttavia c'era anche la certezza che facendo diversamente avremmo trasgredito una regola molto più importante, perché traduzione di un patto siglato con i cittadini, quella della fedeltà al programma elettorale. E i nostri programmi elettorali hanno sempre previsto la contrarietà al MES”. 

Durissimo il commento della senatrice Barbara Lezzi: “Parliamoci chiaro. Colpire Ignazio Corrao e Rosa D'Amato rimuovendoli dal ruolo di facilitatori e sospendere per un mese Piernicola Pedicini significa isolare Alessandro Di Battista, reo di aver presentato una proposta. Parlare di temi, presentare proposte e chiedere di non rinnovare alla guida della più potente partecipata di Stato un inquisito è diventato per il M5S uno stigma”, scrive. “Bastava dire, da parte dei presunti vertici, che non c’è interesse per la proposta. Del resto, io stessa ho chiesto al capogruppo in Senato di organizzare una riunione per discuterne con lo stesso Alessandro ma mi ha risposto il vuoto pneumatico. Attenzione, il vuoto e non un diniego. Per dire NO ci vorrebbe un po' di coraggio nei confronti di quella buona parte del M5S che, invece, ne vorrebbe parlare. Eppure le riunioni tra noi sono numerose e convocate anche da chi non ha titolo per farlo. È, evidentemente, più facile, per i presunti vertici, sedere al tavolo con Franceschini, la Boschi e Salvini che confrontarsi con Alessandro Di Battista”.



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