Il governo Conte II ottiene la fiducia anche dal Senato

La maggioranza giallorossa supera il banco di prova della fiducia al Senato con 169 voti favorevoli, superando di 8 voti la maggioranza assoluta, fissata a quota 161. Ma per soli due voti il Conte II non raggiunge l'obiettivo di sorpassare il Conte I: il precedente esecutivo aveva infatti ottenuto un anno fa 171 sì. Ci sono però dei dissidenti interni, uno Pd e due M5s: si tratta del dem Matteo Richetti, che si è astenuto per coerenza e ha annunciato l'addio al gruppo Pd per passare al Misto, anche se fonti dem contano di riuscire a evitare in extremis il divorzio, e dei pentastellati Gianluigi Paragone (anche lui astenuto) e Alfonso Ciampolillo, assente non giustificato.  

Extra maggioranza votano a favore anche i tre senatori a vita Mario Monti, Liliana Segre, che si dice preoccupata per il clima di odio ma anche speranzosa su un possibile ritorno ai valori democratici, ed Elena Cattaneo. Hanno votato a favore anche due senatori del Maie, uno del Psi, uno dell'Union Valdotaine, Gianclaudio Bressa e Pier Ferdinando Casini del gruppo delle Autonomie e alcuni ex M5S. Numeri a parte, il governo Conte II incassa anche la seconda fiducia, in una giornata senza pathos ma con diversi momenti di tensione in Aula. Lo scontro più aspro va in scena nel pomeriggio, quando interviene Matteo Salvini che torna ad attaccare il premier. Subito dopo tocca a Giuseppe Conte, che replica a muso duro al suo ex vicepremier. Per il resto, il copione si svolge come preventivato, con Lega e FdI che protestano in Aula, intonano cori da stadio al grido di “venduti, mai con il Pd, elezioni”. 

Ma anche nei momenti clou non si raggiunge mai la bagarre scoppiata lunedì alla Camera.Nessun tono trionfalistico accompagna il via libera alla fiducia, né in casa M5s né in casa PD. Soddisfazione sì, ma ora testa bassa a lavorare per il Paese, è il leitmotiv che accomuna le varie dichiarazioni. Soddisfatto il premier: “un nuovo inizio per l'Italia, una stagione riformatrice di rilancio e speranza”, commenta dopo aver incassato la fiducia. Soddisfatto anche Nicola Zingaretti: “Ora la sfida è cambiare insieme l'Italia”. Parole positive arrivano anche dall'ex premier Matteo Renzi, che non è intervenuto in Senato: “Ho votato sì per difendere gli interessi degli italiani”. Esprimono soddisfazione anche i 5 stelle: “Adesso con i fatti dobbiamo prendere anche la fiducia degli italiani”, afferma Luigi Di Maio. E il presidente della Camera Roberto Fico osserva: “Superata una fase delicata, ma è solo un punto di partenza”.  

Quanto all'opposizione, la Lega e FdI restano sulle barricate. Ed è proprio il leader leghista il protagonista della sfida a due con Conte. Matteo Salvini parte subito all'attacco: “Anche la nomina di Gentiloni rientra nel patto con il diavolo siglato con Merkel e Macron”, tutto solo per “tenersi la poltrona, come mummie della prima Repubblica”. Salvini chiama più volte il premier “Conte-Monti” e torna ad accusarlo di “tradimento”. Quindi, l'ex ministro dell'Interno lancia l'ultimo affondo: “Le lascio la poltrona, io mi tengo il mio onore mentre Conte ha svenduto gli interessi dell'Italia”. E chiosa con una sorta di anatema: “Non potete scappare per sempre, noi torneremo alla guida del Paese”. La replica di Conte non è da meno: “Dare agli altri la colpa dei propri errori è il modo migliore per conservare la leadership”. Ricorda la richiesta salviniana di “pieni poteri” e ai continui richiami leghisti alla “dignità” risponde: “Avrete modo di spiegare agli italiani cosa ci sia di dignitoso nei voltafaccia”. 

Al via i lavori sulla prossima legge di bilancio

Bloccare gli aumenti dell'Iva e abbassare le tasse per i lavoratori, senza toccare le due misure di bandiera gialloverdi, reddito di cittadinanza e Quota 100. Già prima di incassare la fiducia il Governo Conte bis è al lavoro per mettere a punto la prossima manovra: sminare le clausole di salvaguardia per 23 miliardi, coprire le spese indifferibili (3-4 miliardi) e riuscire a fare almeno un primo passo per ridurre il cuneo fiscale (almeno 4-5 miliardi); anche il nuovo esecutivo giallorosso avrà infatti bisogno di mettere mano al deficit, spuntando a Bruxelles nuova flessibilità. Già si parla di una richiesta di spazi di deficit per 10-12 miliardi che farebbero lievitare l'indebitamento dall'1,6% tendenziale, come dovrebbe essere certificato dalla Nota di aggiornamento al Def che sarà presentata a fine settembre. 

Le indiscrezioni innescano l’immediata smentita del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri: “Qualsiasi cifra in questa fase non può trovare alcun riscontro”, la manovra 2020 cercherà “una solida prospettiva di crescita ma assicurando la sostenibilità della finanza pubblica”. Del resto è davvero troppo presto e un nuovo target di deficit, precisano anche dal PD e dal M5S, ancora non è stato fissato. Al momento non sono state definite le scelte di politica economica e ancora non c’è stata una prima vera interlocuzione con la Commissione. La prima occasione per il titolare del MEF si presenterà già questo venerdì e sabato, quando ci saranno le riunioni informali di Ecofin e dell’Eurogruppo. Ad Helsinki Gualtieri potrà probabilmente confrontarsi con Pierre Moscovici, il Commissario uscente agli Affari economici che sarà sostituito da Paolo Gentiloni, e con Valdis Dombrovskis.  

Nasce l'Europa di Von DerLeyen, Gentiloni all'Economia

Sarà “una Commissione che farà quello che dice. Guidata con determinazione, concentrata su questioni chiave e capace di dare risposte”. È la promessa di Ursula Von DerLeyen all'Europa nel giorno della presentazione della sua squadra, la più rosa della storia comunitaria, attenta a equilibri geografici e politici, e con Paolo Gentiloni Commissario all'Economia. La presidente tedesca parla di un'Unione delle opportunità, dimostrandosi pronta a lavorare alla ricucitura di quelle lacerazioni geografiche e diseguaglianze sociali che rischiano di far naufragare il progetto comunitario sotto l'onda lunga dei sovranismi. La Von DerLeyen si dice disponibile a un nuovo rinvio sulla Brexit se Londra la chiederà e sposta in alto l'ambizione della lotta ai cambiamenti climatici, in un Green deal proiettato verso l'obiettivo di emissioni zero entro il 2050. 

Ma punta anche a portare il vecchio continente all'altezza delle sfide dell'era digitale, ridimensionando il potere fuori controllo dei giganti americani, a disegnare la partnership con gli Usa e a definire con maggior nettezza i rapporti con una Cina, cercando di mettere l'Unione il più possibile al riparo dalle tensioni commerciali. E tra i punti centrali c’è anche un nuovo Patto per le migrazioni, con investimenti in Africa e la riforma del regolamento di Dublino. La squadra della Von DerLeyen sarà composta da 26 Commissari che avranno il compito di dare sostanza e concretezza alle linee guida del programma per i prossimi cinque anni. Paolo Gentiloni, che occupa la casella dell'Economia, promette: “M’impegnerò per contribuire al rilancio della crescita e alla sua sostenibilità sociale e ambientale”. 

A tenere salde le redini della nuova Commissione, che si insedierà il primo novembre, saranno i tre vicepresidenti esecutivi: il lettone rigorista Valdis Dombrovskis coordinerà i temi economici oltre ad essere il Commissario ai servizi finanziari. l'olandese Frans Timmermans sovraintenderà i temi ambientali e le azioni per il clima, la danese Margrethe Vestager sarà alla guida delle politiche digitali e responsabile della Concorrenza. In ordine gerarchico i tre saranno al vertice di una piramide, che include altri cinque vice: tra questi, il nuovo Alto rappresentante, lo spagnolo Josep Borrell. Il greco Margaritis Schinas si occuperà di sicurezza, con la responsabilità sulla migrazione, mentre la ceca Vera Jurova sarà a guardia dello Stato di diritto. Tra i Commissari uno dei portafogli più consistenti va alla francese Sylvie Goulard che guiderà la politica industriale. 



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